Lo
hanno rifatto.
Continuano imperterriti con il revival degli anni ’80,
giustificato più da una cronica carenza di idee che
dalla reale necessità di appagare il bambino che è
in noi, quelli che gli anni ’80 li hanno vissuti e che,
nonostante tutto, ne hanno un buon ricordo, vuoi perché
l’adolescenza ha qualcosa di magico, vuoi perché
la televisione aveva idee e proponeva telefilm ormai classici.
Eppure, questa volta è uscito qualcosa di buono.
Dopo
Miami Vice, G.I. Joe, Transformers, ora è il turno
dell’A-Team, telefilm trasmesso dall’83 all’87
e che vedeva come protagonisti George Peppard nei panni di
Hannibal Smith, il capo del gruppo che adora i piani ben riusciti,
Pessimo Elemento (per gli amici P.E.), interpretato da Mr.T,
meccanico così abile da far impallidire l’ingegner
Scotty di Star Trek, Dwight Schultz nei panni di Murdock il
matto, pilota ed appunto matto e per questo elemento comico
del gruppo e infine Dirk Benedict nel ruolo di Sberla (Face
in originale), l’esperto di “pubbliche relazioni”
del team, sempre pronto ad usare il suo fascino per appropriarsi
di tutto ciò che può servire: veicoli, armi,
cuori femminili (questi più per lui che per il team).
I quattro sono militari accusati ingiustamente e sfuggiti
alle maglie dell’(in)giustizia militare, in cerca delle
prove della loro innocenza e che nel frattempo sopravvivono
come mercenari a contratto, ma accettano solo di lavorare
per persone indifese e vittime di soprusi. Morto Peppard e
invecchiati gli altri, i ruoli sono stati affidati rispettivamente
a Liam Neeson, Quinton Jackson, Sharlto Copley e Bradley Cooper.
La
serie televisiva originale aveva la sua forza non nelle storie,
che si svolgevano sempre secondo lo stesso copione, roba che
nemmeno i robot giapponesi della nostra infanzia erano così
precisi, ma nel rapporto tra i protagonisti, i loro piani
(ben riusciti), le loro invenzioni e, soprattutto, la follia
di Murdock, che spingeva i fan a seguire il telefilm per scoprire
che cosa si sarebbe inventato stavolta. Per questo motivo
nessuno si lamentava del fatto che le storie fossero sempre
sopra le righe, che nessuno morisse (quasi) mai, che i piani
fossero sempre al limite dell’impossibile e dell’incredibile.
Una volta tanto gli sceneggiatori hanno tenuto ben presente
tutto questo e hanno optato per una storia molto simile a
quelle dei telefilm, divertente, fracassona, che non si prende
mai sul serio e che lo spettatore può vedere senza
sentirsi truffato dei soldi del biglietto. La
storia è stata aggiornata, con i protagonisti che non
sono più reduci del Vietnam, ma della seconda campagna
irachena, inoltre viene raccontato l’antefatto su come
il gruppo si è formato, informazione mai data nella
serie Tv. In procinto di ritornare a casa dall’Iraq,
decidono di compiere un’ultima missione per recuperare
alcune matrici di banconote e mal gliene incoglie, trovandosi
incastrati ed incarcerati ingiustamente.
Da qui una sarabanda senza fine per riabilitare il loro buon
nome (e relativa fedina penale) tra fughe, sparatorie, “piani
ben riusciti” e trovate impensabili, come quella di
atterrare dolcemente in un lago, con un carrarmato!
È
difficile scrivere di questo film senza fare continuamente
riferimento alla serie da cui è originato: chi non
ha mai visto i telefilm troverà A-Team un divertente
film d’azione, chi invece li ha visti potrà rimanere
un po’ dispiaciuto del fatto che il personaggio di P.E.
sia quello che alla fine abbia il ruolo meno propositivo nel
gruppo, dove invece Mr. T era un coprotagonista alla pari
con Peppard, anzi, addirittura il telefilm era in origine
ritagliato su di lui (da qui la gelosia di Peppard). Mr. T
era creativo, aveva idee proprie, qui l’attuale P.E.
segue in maniera un po’ troppo indolente i piani di
Hannibal.
Anche la recitazione del nuovo Sberla è troppo sopra
le righe rispetto all’originale, che era una simpatica
canaglia rispetto al gran bastardo in cui il personaggio è
stato trasformato.
Liam Neeson invece offre un Hannibal molto vicino all’originale;
se ne discosta solo quando, per esigenze di copione, deve
interpretare un personaggio più attivo, quasi supereroistico.
Sharlto Copley è l’attore che tra tutti offre
non solo la migliore interpretazione, ma quella complessivamente
più aderente al carattere del personaggio originale.
I suoi siparietti sono esilaranti e peccato che nella traduzione
italiana non si possa rendere il suo inglese che cambia accento
a seconda delle situazioni. L’unico appunto che va fatto
riguarda la sua pazzia che, solo in alcuni tratti, è
spinta all’eccesso, avvicinandosi così all’interpretazione
sopra le righe di Cooper.
Ottima prova invece per Jessica Biel, che interpreta un ufficiale
capace, credibile, in grado di avere un vero ruolo da giocare
nella storia.
In conclusione, ciò che rende il film godibile e sopra
la sufficienza sta nella scelta di evitare le tipiche situazioni
da blockbuster, ormai l’unico standard di mediocri registi
che seguono solo il credo: uomini che sparano = bene, donne
con i vestiti = male.
Un consiglio finale per gli spettatori: non lasciate la sala
fino alla fine dei titoli di coda!
Giulio
Pesce