A-TEAM

Titolo Originale: Id
Genere: Azione/Commedia
Regia: Joe Carnahan
Sceneggiatura: Brian Bloom, Joe Carnahan, Skip Woods
Cast: Liam Neeson, Bradley Cooper, Quinton "Rampage" Jackson, Jessica Biel, Sharlto Copley, Patrick Wilson, Dirk Benedict, Dwight Schultz, Maury Sterling, Brian Bloom
Colonna Sonora: Alan Silvestri
Produzione: Dune Entertainment, Scott Free Productions, Stephen J. Cannell Productions, Twentieth Century-Fox Film Corporation
Paese d’origine: USA - 2010
Durata: 121 minuti
Data di uscita: 18 Giugno 2010

 

Lo hanno rifatto.
Continuano imperterriti con il revival degli anni ’80, giustificato più da una cronica carenza di idee che dalla reale necessità di appagare il bambino che è in noi, quelli che gli anni ’80 li hanno vissuti e che, nonostante tutto, ne hanno un buon ricordo, vuoi perché l’adolescenza ha qualcosa di magico, vuoi perché la televisione aveva idee e proponeva telefilm ormai classici.
Eppure, questa volta è uscito qualcosa di buono.

Dopo Miami Vice, G.I. Joe, Transformers, ora è il turno dell’A-Team, telefilm trasmesso dall’83 all’87 e che vedeva come protagonisti George Peppard nei panni di Hannibal Smith, il capo del gruppo che adora i piani ben riusciti, Pessimo Elemento (per gli amici P.E.), interpretato da Mr.T, meccanico così abile da far impallidire l’ingegner Scotty di Star Trek, Dwight Schultz nei panni di Murdock il matto, pilota ed appunto matto e per questo elemento comico del gruppo e infine Dirk Benedict nel ruolo di Sberla (Face in originale), l’esperto di “pubbliche relazioni” del team, sempre pronto ad usare il suo fascino per appropriarsi di tutto ciò che può servire: veicoli, armi, cuori femminili (questi più per lui che per il team).
I quattro sono militari accusati ingiustamente e sfuggiti alle maglie dell’(in)giustizia militare, in cerca delle prove della loro innocenza e che nel frattempo sopravvivono come mercenari a contratto, ma accettano solo di lavorare per persone indifese e vittime di soprusi. Morto Peppard e invecchiati gli altri, i ruoli sono stati affidati rispettivamente a Liam Neeson, Quinton Jackson, Sharlto Copley e Bradley Cooper.

La serie televisiva originale aveva la sua forza non nelle storie, che si svolgevano sempre secondo lo stesso copione, roba che nemmeno i robot giapponesi della nostra infanzia erano così precisi, ma nel rapporto tra i protagonisti, i loro piani (ben riusciti), le loro invenzioni e, soprattutto, la follia di Murdock, che spingeva i fan a seguire il telefilm per scoprire che cosa si sarebbe inventato stavolta. Per questo motivo nessuno si lamentava del fatto che le storie fossero sempre sopra le righe, che nessuno morisse (quasi) mai, che i piani fossero sempre al limite dell’impossibile e dell’incredibile.
Una volta tanto gli sceneggiatori hanno tenuto ben presente tutto questo e hanno optato per una storia molto simile a quelle dei telefilm, divertente, fracassona, che non si prende mai sul serio e che lo spettatore può vedere senza sentirsi truffato dei soldi del biglietto.
La storia è stata aggiornata, con i protagonisti che non sono più reduci del Vietnam, ma della seconda campagna irachena, inoltre viene raccontato l’antefatto su come il gruppo si è formato, informazione mai data nella serie Tv. In procinto di ritornare a casa dall’Iraq, decidono di compiere un’ultima missione per recuperare alcune matrici di banconote e mal gliene incoglie, trovandosi incastrati ed incarcerati ingiustamente.
Da qui una sarabanda senza fine per riabilitare il loro buon nome (e relativa fedina penale) tra fughe, sparatorie, “piani ben riusciti” e trovate impensabili, come quella di atterrare dolcemente in un lago, con un carrarmato!

È difficile scrivere di questo film senza fare continuamente riferimento alla serie da cui è originato: chi non ha mai visto i telefilm troverà A-Team un divertente film d’azione, chi invece li ha visti potrà rimanere un po’ dispiaciuto del fatto che il personaggio di P.E. sia quello che alla fine abbia il ruolo meno propositivo nel gruppo, dove invece Mr. T era un coprotagonista alla pari con Peppard, anzi, addirittura il telefilm era in origine ritagliato su di lui (da qui la gelosia di Peppard). Mr. T era creativo, aveva idee proprie, qui l’attuale P.E. segue in maniera un po’ troppo indolente i piani di Hannibal.
Anche la recitazione del nuovo Sberla è troppo sopra le righe rispetto all’originale, che era una simpatica canaglia rispetto al gran bastardo in cui il personaggio è stato trasformato.
Liam Neeson invece offre un Hannibal molto vicino all’originale; se ne discosta solo quando, per esigenze di copione, deve interpretare un personaggio più attivo, quasi supereroistico.
Sharlto Copley è l’attore che tra tutti offre non solo la migliore interpretazione, ma quella complessivamente più aderente al carattere del personaggio originale.
I suoi siparietti sono esilaranti e peccato che nella traduzione italiana non si possa rendere il suo inglese che cambia accento a seconda delle situazioni. L’unico appunto che va fatto riguarda la sua pazzia che, solo in alcuni tratti, è spinta all’eccesso, avvicinandosi così all’interpretazione sopra le righe di Cooper.
Ottima prova invece per Jessica Biel, che interpreta un ufficiale capace, credibile, in grado di avere un vero ruolo da giocare nella storia.
In conclusione, ciò che rende il film godibile e sopra la sufficienza sta nella scelta di evitare le tipiche situazioni da blockbuster, ormai l’unico standard di mediocri registi che seguono solo il credo: uomini che sparano = bene, donne con i vestiti = male.
Un consiglio finale per gli spettatori: non lasciate la sala fino alla fine dei titoli di coda!

Giulio Pesce