A HISTORY OF VIOLENCE

Titolo Originale: Id.
Genere: Drammatico
Regia:
David Cronenberg
Sceneggiatura:
Josh Olson
Cast:
Viggo Mortensen, Maria Bello, Ed Harris, William Hurt
Colonna Sonora:
Howard Leslie Shore
Produzione:
Chris Bender, David Cronenberg, J.C. Spink
Paese d’origine:
USA - 2005
Durata:
90 minuti

 

Tratto da una storia a fumetti di un cartoonist americano molto bravo come John Wagner, questo film parte nel più classico dei modi con la descrizione di una famiglia americana, solare e fin troppo perfetta (almeno in superficie…), la cui vita subirà un progressivo, profondo e drammatico mutamento a causa di un fatto da cronaca nera: due criminali armati irrompono nella tavola calda gestita dal capofamiglia Tom (Viggo Mortensen, il prode Aragorn de “Il Signore degli Anelli”) che reagisce con insospettabile violenza e determinazione uccidendoli entrambi. Celebrato in paese ed in televisione come un eroe borghese, Tom affronterà una pesante transizione a causa dell’arrivo di minacciosi stranieri (agenti segreti?) che sembrano conoscerlo bene, costringendolo ad affrontare un passato nascosto e non proprio immacolato nonché la sua natura di puro assassino. Affrontando la situazione, tutti i membri della famiglia cambieranno, portando alla luce un’insospettabile vena di violenza insita in loro ed in letargo che interesserà tutti i loro ambiti di interrelazione umana (scolastica, sociale e perfino sessuale).
A prima vista, A HISTORY OF VIOLENCE potrebbe sembrare uno di quei film appartenenti al classico genere “reazionario” dove c’è il buono che, dopo aver subito offese ed ingiustizie, rialza la testa e reagisce vendicandosi dei cattivi. In realtà il tessuto ed i contenuti narrativi del nuovo film di Cronenberg sono molto più profondi ed il regista mette in scena una vera e propria parabola, estremamente pessimista, sulla natura violenta dell’uomo, ancestrale e scevra da qualsiasi grado di civiltà. Ed infatti, nonostante il nostro grado di civilizzazione, abbiamo tutti un istinto “animale” aggressivo e di conservazione: questa sembra la tesi di Cronenberg che dirige un film duro, lucido e scontornato da qualsiasi elemento di giustificazione morale; un film che analizza quasi clinicamente gli elementi di una violenza umana le cui origini il regista sembra voler suggerire allo spettatore possano essere di natura genetica ed inoppugnabile.
Man mano che la storia prosegue, non ci sono sconti allo spettatore che rimane in balia dei dilemmi morali di un Cronenberg che dirige il film in maniera molto asciutta ma senza rinunciare a sottili punte di humor nero. Per i concetti contenuti a proposito della natura della violenza e del peso di un passato che ritorna, A HISTORY OF VIOLENCE potrebbe essere visto quasi come una sorta di western urbano, un noir psicologico e familiare che si discosta molto dal genere di film che Cronenberg ha diretto fino ad ora, anche dal punto di vista tecnico: infatti è un’opera psicologica più minimalista che “carnale” ed anche molto essenziale nella messa a punto delle riprese. Un film, insomma, “diverso” per i fan del regista di opere come “La Mosca” o “Il Pasto Nudo” ma convincente sia nella storia, sia nell’approccio narrativo, sia infine nell’interpretazione degli attori del cast: da un Viggo Mortensen che, da marito dolce e sensibile si rivela una spietata macchina da guerra, a Maria Bello che interpreta sua moglie, attonita ma che resta al suo fianco finendo “contagiata” anche lei dalla sua violenza (i loro rapporti sessuali, prima timidi e scherzosi, diventano estremamente impetuosi e violenti) così come anche il loro figlio, prima vessato dai soliti bulli della scuola e poi spietato vendicatore. Concludendo, A HISTORY OF VIOLENCE è un film che illustra senza sconti o giustificazioni la violenza repressa dell'America moderna, qualcosa di profondo ed ineluttabile che si nasconde sotto una patina di superficie a prima vista rassicurante e tranquilla. In pratica, una metafora su come sia cambiato il classico “sogno americano”, trasformato in un lucido incubo di provincia.

Paolo Pugliese