A
cinque anni dalla sua morte, un film racconta la drammatica
storia del giornalista ebreo-americano Daniel Pearl, ucciso
dal gruppo terroristico di Al Quaeda nel 2002.
Il film, “A Mighty Heart - Un Cuore Grande”, arriva
nei cinema (preceduto dall’anteprima europea al
Festival del Cinema di Cannes) mentre il nome di Pearl
è stato aggiunto alla lista delle oltre trentamila
vittime della Shoah che compare sul monumento Holocaust Memoria
Wall, a Miami. Giornalista per il celebre quotidiano Wall
Street Journal, Daniel Pearl fu rapito e brutalmente assassinato
tramite decapitazione in Pakistan il 23 Gennaio 2002 da un
gruppo legato ad Al Quaeda, mentre investigava sui legami
tra terrorismo e servizi segreti pachistani. Il suo assassino,
Khalid Sheikh Mohammed, è stato anche uno degli organizzatori
dell’attacco terroristico dell’11 settembre 2001
alle Twin Towers di NY.
“A Mighty Heart” è ispirato alle memorie
biografiche della vedova di Pearl, la giornalista Marianne,
raccontando la sua storia: quando il marito scompare, la donna
–incinta di sei mesi- inizia una drammatica ricerca
per trovarlo che però risulterà inutile, poiché
l’uomo in realtà è gia morto il cui cadavere
viene ritrovato mesi dopo, il 17 Maggio 2002.
Il
film è un biopic girato come una sorta di docu-fiction,
non bellissimo, ma ben realizzato ed autentico. Dirige un
autore impegnato come Michael Winterbottom (“La Strada
per Guantanamo”) con una regia molto sobria e non retorica
né sensazionalistica. La ricostruzione degli eventi
è rigorosamente filologica, con un ritratto veritiero
e senza filtri di persone e vicende nel corso della ricerca
disperata, ma mai soccombente, del personaggio di Marianne,
Le vicende personali della protagonista sono allineate sullo
sfondo della situazione politica internazionale e vengono
narrate in sequenza, settimana dopo settimana, senza scorciatoie
narrative. L’approccio narrativo del film è infatti
quasi documentaristico, con riprese girate con cinepresa a
mano, montaggio sequenziale e set nei luoghi veri percorsi
da Daniel e Marianne Pearl.
In
primo piano ci sono i personaggi raccontati senza enfasi,
che risultano molto credibili sul grande schermo ed accentrano
l’attenzione del pubblico che segue con partecipazione
fino alla fine, nonostante sappia già la storia come
si sia svolta. Il film non cerca un facile effetto di commozione
o condanna, ma racconta con forza ed onestà una verità
tragica ed ordinaria in un mondo impazzito senza strumentalizzione
né propaganda.
Angelina Jolie, per una volta, ha sacrificato la propria bellezza
e glamour pur di assomigliare fisicamente e psicologicamente
a Mariane Pearl, riuscendo a calarsi con intensità
nel ruolo e risultare anche credibile, nonostante qualche
eccesso di lirismo qua e là.
Marco
Valerio