Che
delusione! Che grande delusione!
Un film che voleva sembrare un fumetto ma che in realtà
diventa un videogame. Con il fondamentale difetto che non
ci puoi giocare ma solo assistere… vi è mai capitato
di guardare altri che giocano su una consolle o sul PC? Non
è un’esperienza granché entusiasmante!
Chi gioca si diverte un mondo, ma tu, ben presto, ti annoi
a morte. Per tutto il film traspare molto chiaramente che
Frank Miller e Zack Snyder si sono proprio divertiti a confezionare
questo spettacolo. Sì, si sono divertiti un sacco…
loro!
E allo spettatore ci ha pensato qualcuno?
Eppure viene narrata una tra le imprese più celebri
e affascinanti del mondo antico: l’imperatore persiano
Serse, dopo aver conquistato buona parte dell’Asia e
l’Egitto, sposta il suo enorme esercito verso occidente,
per portare sotto il suo dominio anche la Grecia, all’epoca
una civiltà in pieno fermento, ma politicamente e militarmente
divisa tra tante città stato, in lotta perenne tra
loro.
Una tra le più potenti di queste città è
Sparta, abitata da gente dura e leale e soprattutto da insuperabili
guerrieri. Il loro re, Leonida, si rende subito conto che
l’unico modo per cercare di bloccare l’immenso
esercito persiano è incontrarli alle strette gole delle
Termopili, dove l’angusta conformazione orografica vanificherà
l’enorme vantaggio numerico delle truppe di Serse. Ma
Leonida, con i suoi trecento fedelissimi, dovrà guardarsi
non solo dagli invasori, ma anche da insidiosi nemici interni
e dal tradimento…
Bisogna subito dire che il film segue l’impostazione
della graphic novel (romanzo a fumetti) da cui è tratto,
e quindi poco si cura della fedele ricostruzione storica degli
eventi, per concentrarsi invece nell’indagare l’animo
e le motivazioni degli spartani e la società che ha
forgiato questi straordinari guerrieri, capaci anche solo
di pensare (e addirittura di mettere in pratica) l’audacissima
impresa di bloccare, con un pugno di uomini, l’esercito
più imponente mai aggregato sino ad allora (un milione
di soldati).
In tale ottica, possiamo chiudere un occhio su tante imprecisioni
e incongruenze presenti, non ultima la visione severissima
con cui è rappresentata la civiltà persiana,
decadente, corrotta, marcia, oscurantista. Da contrapporre
a quella greca, portatrice di libertà, della ragione,
della legge. Un contrasto così stridente da ricordare
qualche vecchio western (con i selvaggi indiani e le giacche
blu avanguardia della civiltà) o i film di guerra prodotti
negli anni quaranta…
Ma è una scelta voluta, una precisa impostazione dell’autore,
e quindi da accettare, pur non condividendola. Il problema
è che il film fallisce miseramente anche in quest’aspetto!
Infatti, gli spartani sono caratterizzati in un modo talmente
forzato, talmente esasperato da risultare caricaturale. Figure
che vorrebbero sembrare eroiche nel loro stoico sacrificio,
ma che sono solo grottesche. Stimolano più il riso
che l’ammirazione.
Purtroppo si tratta di un film esagerato ed esasperato in
tutto, dalle caratterizzazioni ai dialoghi, dalle scene di
battaglia alle relazioni affettive: una lunga, ininterrotta,
sequela di spacconate che iniziano dalla prima scena e terminano
con i titoli di coda. Spacconate a volte divertenti, a volte
d’impatto, più spesso dozzinali, ma sempre, (sempre!)
senz’anima. Sterili virtuosismi con la cinepresa o con
il computer, che rendono questo film freddo come un ghiacciolo,
senza un briciolo di quell’emotività che la vicenda
dei trecento spartani meritava. Un film che è un lungo,
e snervante, collage di videoclip, una affannosa e perenne
ricerca dell’effetto che stupisce, una confezione scintillante
con il nulla dentro.
Ammetto che il regista prova insistentemente a donare una
cornice epica alla vicenda, a dare uno spessore eroico e leggendario
agli uomini. Ci prova ma non ci riesce, perché tenta
di tutto tranne che le cose giuste. Scene di battaglia cruente,
frasi altisonanti, musiche potenti e sparate a volume assordante,
fermi immagine e sequenze incalzanti di carneficine, volti
digrignati e inquadrature da vertigini… dimenticando
che sarebbe bastata narrare degli uomini, delle vicende umane
di quei 300 guerrieri, 300 figure epiche e tragiche. Sarebbe
bastato focalizzare l’attenzione su quell’impresa
e sugli uomini che contribuirono a compierla, invece di usarla
come pretesto per mostrare quanto si è bravi e
cool con la macchina da presa.
Non mi dilungo oltre, perché non ho molto altro da
dire su questa pellicola. Potrei parlare della colonna sonora
assordante quanto perennemente fuori contesto. Potrei parlare
della peculiare figura di Serse, che ci regala più
di un momento di comicità involontaria. Potrei parlare
del doppiaggio poco riuscito. Ma ormai il quadro mi sembra
chiaro…
In conclusione, un film pretenzioso, dozzinale, senza un filo
di ironia, freddo, noioso, del tutto privo di drammaticità,
nonostante le cruentissime vicende narrate. Zero anima, zero
emozioni. Un algido esercizio di stile.
Andate a vederlo sono se siete dei veri estimatori di film-videogioco,
altrimenti statene alla larga.
Mario
Colasuonno
Tratto
da una graphic novel di Frank Miller, già autore dell'apprezzato
Sin City, 300 racconta un fatto storico ed incarna un eroismo
enfatizzato fino alla follia del suicidio. La battaglia delle
Termopili viene ricostruita in un modo volutamente poco fedele
alla storica realtà dei fatti. Tutto si fa eccessivo,
a tratti epico grazie allo stile didascalico della narrazione
che, proprio come in un fumetto di Miller, viene impreziosita
da frasi fuori campo che sfiorano il poetico. Non di certo
un film spartano. 300 è un enorme fumetto in movimento,
costruito su fondali dalle tinte ambrate, all'interno dei
quali si muovono guerrieri greci saturi di steroidi, così
come creature deformi al limite del grottesco. E qualche donna
qua e là, in rispetto delle quote rosa. Un lavoro dalla
grande potenza visiva (e uditiva), che purtroppo si accompagna
a un intreccio di una linearità quasi disarmante. Croce
e delizia di una pellicola che va gustata letteralmente per
la sua forza espressiva, per come riesce a comunicare lo spirito
belligerante di un popolo pervaso da un fondamentalismo guerrafondaio
che sembra tornare di moda, dentro e fuori la fiction. Il
filo conduttore è una violenza così colorata
da sembrare viva. Quasi da riderci, mentre Re Leonida e i
suoi duecentonovantanove kamikaze infilzano e decapitano le
armate dell'effeminato sovrano di Persia. La virilità
estrema dei "trecento" si contrappone all'ambiguità
sessuale di un nemico dalle fattezze e dalla voce di un transgender.
Ma d'altronde "questa - è - Sparta": un esempio
da non imitare. Forse.
Simone
Celli