Quando
un produttore intende realizzare un blockbuster tipicamente
hollywoodiano, cioè roboante e fracassone, per andare
sul sicuro sono tre i nomi dei registi da interpellare: Michael
Bay (Transformers, Armageddon), Stephen Sommers (G.I.Joe,
La Mummia) e Roland Emmerich (Stargate, Indipendence
Day).
Essendo occupati i primi due, rimane libero Emmerich che è
anche quello tecnicamente più preparato e paradossalmente
anche il più economico. Da buon tedesco, massimizza
le risorse e porta perfettamente a compimento i film che gli
affidano, prediligendo il sensazionalismo visivo a dispetto
di un proprio stile di regia.
Artigiano cinematografico specializzatosi ormai nel ritrovato
genere cinematografico catastrofico, dopo il non del tutto
disprezzabile L’alba del Giorno Dopo, Emmerich
torna a raccontare la fine del mondo stavolta con una sceneggiatura
basata sulla leggenda metropolitana secondo la quale il calendario
dell’antico popolo dei Maya indicherebbe la fine del
mondo per il 21 Dicembre 2012. Le fonti di documentazione
per Emmerich e il co-sceneggiatore Kloser non sono basate
su fatti scientifici concreti (e non poteva essere altrimenti
visto il film), ma su migliaia di catastrofiche supposizioni
riportate in altrettanti articoli, libri, trasmissioni televisive
e siti web che ignorano, più o meno intenzionalmente,
il semplice fatto che, in quel giorno, il calendario Maya
non farà altro che azzerarsi e ricominciare il conteggio
inaugurando una nuova era.
Nel
film, naturalmente, è tutta un’altra storia ed
assistiamo quindi ad una serie di cataclismi provocati da
tempeste solari che devastano ogni angolo del pianeta. Un
docente universitario è l’unico a capire cosa
sta succedendo, ma osteggiato dalla comunità scientifica,
non riesce a dare l'allarme. In mezzo alla distruzione generale
sarà costretto a guidare un gruppo di persone nella
ricerca di una via d'uscita alla fine del mondo predetta dai
Maya, rispolverando l’antica idea delle Arche. Nonostante
Emmerich non perda mai di vista il disegno generale, isolando
nella catarsi planetaria le storie di alcuni personaggi attraverso
le quali il film progredisce spezzando la catena di eventi
distruttivi, il risultato è sempre simile a quello
delle altre sue precedenti pellicole: drammaticità,
epicità, vistosi effetti speciali, sequenze thrilling
ed il vuoto narrativo assoluto.
2012
è un film tanto roboante e visivamente spettacolare
quanto convenzionale e ripetitivo per costruzione degli eventi,
questo a causa di una sceneggiatura mediocre e facilona che
pecca su più fronti.
Facendo un rapido elenco, segnaliamo una trama banale e già
vista (Indipendence Day, L’Alba del Giorno Dopo,
Godzilla, The Core, Armageddon), infarcita di luoghi
comuni, con personaggi scritti con lo stampino (c’è
il solito scienziato illuminato, l’uomo mediocre che
diventa eroe e riconquista la famiglia, l’egoista che
si riscatta, il politico coscienzioso…) e un’insopportabile
retorica moraleggiante sulla classica famiglia americana.
I dialoghi uggiosi e sensazionalistici abbondano di battute
umoristiche spesso fuori luogo, facendo da contorno sonoro
ad un esasperato eccesso di spettacolarizzazione degli eventi,
con colpi di scena e rocamboleschi salvataggi che narrativamente
non danno nulla di concreto alla trama risultando, come anche
gli ottimi effetti speciali, solo fini a se stessi.
Paolo
Pugliese