Nel
lontano 1844, in Giappone, l' ascesa al potere di Naritsugu,
crudele e sadico fratellastro dello Shogun, è causa
di forte malessere tra le file militari e nelle sale del potere.
Per dare un freno alla cattiveria di questo personaggio si
decide di tramare alle sue spalle e di radunare un esercito
di uomini per tendergli un agguato e terminare così
la sua vita. Ciò che questi uomini però non
sanno è che Naritsugu è difeso da un invincibile
gruppo di soldati pronti a sacrificarsi per il loro signore,
e sconfiggerli non sarà un' impresa facile. Tredici
samurai, scaltri e abili nell' uso delle spade, si uniscono
e son pronti a scagliarsi sulle file del nemico in una missione
suicida per portare pace e giustizia.
Famoso
in Giappone per la vasta ecletticità con cui passa
da un genere cinematografico ad un altro (dall' horror "Audition"
al film-fumetto "Yatterman"), Takeshi Miike sta
diventando un regista molto popolare anche in Europa e le
sue pellicole stanno avendo un buon riscontro di pubblico
in sala. La capacità con cui si dedica anima e corpo
alla ricerca di storie interessanti da sviluppare, la passione
con cui segue ogni progetto, sono elementi caratterizzanti
del suo stile: idee in cui fissa completamente il suo essere,
la sua persona, e che porta avanti fino a che i risultati
finali non vedono la luce. Stesso percorso che è stato
seguito anche per questo "13 Assassini", basato
su fonti storiche non attendibili di una sanguinosa battaglia
tra guerrieri di due fazioni opposte.
La cura che Miike ha messo anche in questo prodotto è
innegabile e visibile fin da subito: ogni dettaglio non viene
lasciato al caso, ma è perfettamente inquadrato ed
inserito nel contesto di un disegno ben più ampio e
strutturato che si ricompone nella seconda parte negli esterni
dello Yamagata, area naturale da cui attingere a piene mani
per le scene degli scontri in queste zone selvagge, completamente
dimenticate e lontane dalla civiltà.
I
combattimenti qui girati sono il vero punto di forza della
seconda metà del film, e vengono accostate dal regista
a scene d’amore per la passione con cui son state girate.
Sebbene siano presenti aneddoti e dispensati consigli saggi,
è nell' ora della battaglia che assistiamo a tutta
la violenza e alla spettacolarità delle spade dei samurai
in lotta per far vincere il bene supremo contro la tirannia
del malvagio despota. Ogni lama che sferza l'aria, ogni movimento
che questi signori compiono, è una coreografia ben
studiata e ogni mossa può rivelarsi letale e pericolosa.
Nei loro sguardi non c' è solo la preparazione all'
attacco ma anche lo studio della mimica dell' avversario che
potrebbe rivelarsi utile in duello: non solo l' abilità
certa nel sapere usare la spada ma anche riconoscere il bluff
dell' avversario può dare punti in battaglia e salvare
la propria vita.
Le musiche, che fanno da introduzione ai momenti salienti,
non solo caricano l' animo del samurai pronto al sacrificio
ma innalzano questa pellicola girata a basso costo un prodotto
ancor più ricco e fastoso, che nulla hanno da invidiare
a quelle di Hollywood.
Una pellicola per stomaci forti, visto il copioso spargimento
di sangue, ma in cui prevalgono anche i buoni sentimenti e
il sapere che lo sforzo di una manciata di uomini è
entrato nella leggenda popolare.
Alessandro
Cristofaro