12

Titolo Originale: 12 - Razgnevannyh Muzhchin
Genere: Drammatico
Regia: Nikita Michalkov
Sceneggiatura: Nikita Michalkov, Vladimir Moiseyenko
Cast: Aleksei Gorbunov, Aleksei Petrenko, Mikhail Yefremov, Nikita Michalkov, Sergei Garmash, Sergei Gazarov, Sergei Makovetsky, Valentin Gaft, Viktor Verzhbitsky
Colonna Sonora: Eduard Artemyev
Produzione: Three T Production
Paese d’origine: Russia - 2007
Durata: 153 minuti
Data di uscita:27 Giugno

 

12 Giurati, rinchiusi in una palestra scolastica, devono decidere se condannare un giovane ceceno accusato di aver ucciso il padre adottivo, un ufficiale russo. Le prove ed i pregiudizi sono schiaccianti ed il verdetto è quasi unanime. Quasi. Un solo giurato mostra delle perplessità sul caso ed i suoi dubbi lentamente influenzano anche gli altri undici, dando luogo ad una lunga discussione che finisce per fare da specchio agli animi di ognuno dei presenti.
E’ un gran bel film quest’ultimo lavoro in ordine di tempo del maestro russo Nikita Michalkov (presente anche nel cast), ma a patto che il pubblico si immerga in una storia molto parlata, ricca di sfumature e confronti psicologici, e soprattutto priva di qualsiasi sensazionalismo tipico delle pellicole legal-thriller americane.

Nuova versione cinematografica della piéce teatrale “La Parola ai Giurati” di Reginald Rose, già portata sul grande schermo dal grande Sidney Lumet, “12” ha un’impostazione fedele all’originale, con una narrazione ricca di tensione e scandita da un serrato confronto verbale dei protagonisti, durante il quale ognuno racconta stralci della propria storia che insieme contribuiscono, secondo una precisa visione del regista, a dare un duro ritratto della Russia di oggi, con le ferite, le paure, i rancori e le speranze di un intero popolo, che qui viene incarnato dai dodici personaggi che danno il volto, senza perdere di credibilità, alle varie tipologie di cittadini russi come l’antisemita, il neocapitalista oppure il nostalgico del regime o il religioso ortodosso.
Come già detto, la messa in atto del film ha una struttura drammaturgica compatta e tipicamente teatrale, narrativamente coinvolgente grazie anche ad un’atmosfera claustrofobica focalizzata sui dodici personaggi in un ambiente ristretto quale il lungo tavolo di mogano dove sono seduti, all’interno della palestra. Le riflessioni su un’intera nazione si mescolano quindi con l’apologia del regista sulla natura dell’uomo nel corso di un racconto di due ore e mezzo che rimane sospeso tra humor e dramma, arricchendosi di flashback sulla guerra in Cecenia.

Michalkov racconta un caso di cronaca e di coscienza e, grazie ad una sceneggiatura quasi perfetta ed un gruppo di ottimi attori, affronta le tensioni della Russia attuale, evidenziando con poche battute dubbi e fratture insanabili (quelle tra i Russi ed i Ceceni).
Unici nei di un lavoro quasi perfetto, qualche riflessione retorica di troppo ed un finale diviso tra il buonismo ed il paternalistico che, forse nelle intenzioni del regista, dovrebbe fungere da messaggio di maggiore distensione e comprensione verso gli altri, oppure essere un semplice escamotage narrativo furbetto per promuovere l’esportazione della pellicola.

Paolo Pugliese