007 - CASINO ROYALE

Titolo Originale: Id.
Genere: Azione/Spy Story
Regia: Martin Campbell
Sceneggiatura: Neal Purvis & Robert Wade
Cast: Daniel Craig, Eva Green, Mads Mikkelsen, Judi Dench, Jeffrey Wright, Giancarlo Giannini, Caterina Murino
Colonna Sonora: David Arnold
Produzione: Barbara Broccoli & Michael G. Wilson
Paese d’origine: USA/UK - 2006
Durata: 144 minuti

 

CASINO ROYALE è un film interessante, con un restart della serie decisamente riuscito (cosa tentata ultimamente da molti per rimpolpare i vecchi fasti di serie famose e un pò imbolsite, ma riuscita non certo a tutti) e uno 007 decisamente più umano e persino più “carnale” rispetto a tutti quelli a cui eravamo abituati finora.
L’operazione in verità era stata già tentata anni fa col secondo film di Timothy Dalton, Licence to Kill, con la differenza però che allora si era appena pochi anni dopo il Bond damerino e spiritoso di Roger Moore e vedere un’icona del cinema come 007 tutto graffiato e coperto di lividi e di sangue era qualcosa un pò troppo avanti coi tempi, che il pubblico non sembrò apprezzare. Ora invece dopo tutti gli eroi-antieroi dell’action-movie come i vari Arma Letale e Die-Hard la cosa ci appare assai più normale e allora finalmente giungiamo a vedere un James Bond umano e tutt’altro che invulnerabile, sia fisicamente che emotivamente, che urla, soffre dolore fisico, subisce tortura e altre cose sulle prime di sicuro un pò scioccanti, ma che in ogni caso avvicinano l’ineffabile e infallibile supereroe ad un piano decisamente più “terreno”.
La maggiore “carnalità” la si vede bene anche dalla faccia e dal fisico stesso della nuova incarnazione dell’agente segreto più famoso della storia del cinema, ovvero Daniel Craig: se parliamo del suo nuovo volto bisogna ammettere che ci ha convinto, smentendo coloro i quali protestavano per l’aspetto in un certo senso insolito del nuovo protagonista (alcuni nella fretta di giudicare anzitempo avevano persino paragonato Craig al Gollum del Signore degli Anelli, ma si sa, i fans incalliti…) e la vera novità, anzi, è che a tratti questa nuova faccia risulta persino inquietante e temibile, ma in fondo dato il suo ruolo è così che dovrebbe essere, o no? James Bond è uno che quando ti vuole ammazzare sa come farlo e lo fa senza complimenti e finalmente ora ha la faccia di uno che se solo lo vuole ti uccide senza pietà (a proposito, scopriremo anche come un agente segreto MI6 si guadagna il doppio zero, ovvero la famosa “licenza di uccidere”…).
Per quanto riguarda la fisicità, del suo nuovo interprete, l’atletico e decisamente muscoloso Daniel Craig è di gran lunga il più massiccio dei Bond visti da decenni a questa parte, e allora perché non fargli fare anche cose nuove? In questo film i corpo a corpo sono duri, veloci, violenti; si mette un pò da parte il Bond ineffabile guidatore capace di compiere ogni sorta di prodezza con ogni possibile mezzo di trasporto senza manco minimamente scomporsi o sporcarsi lo smoking e si punta anche qui sul lato fisico: gli inseguimenti sono spesso a piedi ma comunque spettacolarmente acrobatici e soprattutto entra in scena una maggiore vulnerabilità: già nel precedente 007-La Morte può attendere avevamo visto il protagonista preso prigioniero e torturato, il quale riusciva a scappare nonostante un tentato lavaggio di cervello (uno spunto preso dal libro L’uomo dalla pistola d’oro che era stato inspiegabilmente rimasto inusato per moltissimi anni); questa volta si va anche oltre: le scene di tortura sono assai più grafiche ed esplicite (ma attenzione: questa non è una esagerazione gratuita solo per colpire allo stomaco lo spettatore, poiché la scena in questione è esattamente così come appare nel libro originale, Casino Royale di Fleming) e anche il nuovo Bond ritorna ad una maggiore fedeltà alla figura così come l’aveva concepita il suo creatore; d’altra parte si ritorna proprio con questo film ai libri di Ian Fleming, mettendo in scena l’unico romanzo che – ingiustamente a nostro avviso - finora non era stato usato solo perché nel 1967 ne era stato tratto una commedia parodistica dal cast stellare ma in verità dal risultato piuttosto mediocre.
E il risultato, a nostro avviso, si vede: i produttori già dall’inizio ci avevano promesso un film meno “esagerato” e più realistico, con una trama che forse un pochino sacrifica l’azione in favore di una storia più marcatamente spionistica, magari anche un pò vecchio stile, ma nella quale riconosciamo finalmente gli elementi che hanno tanto fatto amare la serie: non solo azione in sé e per sè e belle donne (tolti i quali, in verità, di alcuni film precedenti della serie non rimaneva poi molto altro) ma anche elementi come l’attrazione per il lusso sfrenato, il gioco come denaro ma anche come ebbrezza di potere, i soldi in quantità da capogiro…
La trama è abbastanza semplice: si tratta di sgominare una organizzazione internazionale di finanziamenti occulti al terrorismo internazionale le cui fila sono tenute dal viscido genio del gioco e della matematica Le Chiffre, ma per batterlo bisognerà scendere nel terreno a lui più congeniale: il tavolo da gioco, poiché l’organizzazione criminale ha come base un elegante casinò in Montenegro che consente puntate multimiliardarie senza alcun limite. E chi è, secondo voi, il più grande giocatore al servizio di Sua Maestà Britannica? Bene, avete indovinato…
L’interpretazione del nuovo Bond non è assolutamente da meno rispetto a quella dei precedenti: ci è parso che il nuovo 007 sia un duro ma allo stesso tempo una figura tesa, nervosa, a tratti persino tormentata, assolutamente lontana dai Bond-damerini di un tempo, un “mister Guerra Fredda” dai metodi un pò all’antica e che prende le sue decisioni – anche le più drastiche, come vedrete - in piena autonomia, che fa imbestialire il suo capo (“M”, ovvero il sempre bravissimo premio Oscar Judy Dench) e che giocandosi il tutto per tutto, tanto al tavolo verde che fuori, a volte sbaglia e paga per i suoi errori sempre arrivando ad un filo dalla morte (chi ha già visto il film capirà bene che cosa intendiamo dire).
Inoltre, per la seconda volta ritorneremo a vedere uno 007 non solo emotivamente vulnerabile ma persino innamorato! La prima volta andò a finire molto male (nel finale di Al servizio segreto di Sua Maestá, il primo e unico film con George Lazenby): questa volta pensate che andrà meglio? Bè, questo ve lo lasciamo scoprire da soli…

Stefano Damato