CASINO
ROYALE è un film interessante, con un restart della
serie decisamente riuscito (cosa tentata ultimamente da molti
per rimpolpare i vecchi fasti di serie famose e un pò
imbolsite, ma riuscita non certo a tutti) e uno 007 decisamente
più umano e persino più “carnale”
rispetto a tutti quelli a cui eravamo abituati finora.
L’operazione in verità era stata già tentata
anni fa col secondo film di Timothy Dalton, Licence to Kill,
con la differenza però che allora si era appena pochi
anni dopo il Bond damerino e spiritoso di Roger Moore e vedere
un’icona del cinema come 007 tutto graffiato e coperto
di lividi e di sangue era qualcosa un pò troppo avanti
coi tempi, che il pubblico non sembrò apprezzare. Ora
invece dopo tutti gli eroi-antieroi dell’action-movie
come i vari Arma Letale e Die-Hard la cosa ci appare assai
più normale e allora finalmente giungiamo a vedere
un James Bond umano e tutt’altro che invulnerabile,
sia fisicamente che emotivamente, che urla, soffre dolore
fisico, subisce tortura e altre cose sulle prime di sicuro
un pò scioccanti, ma che in ogni caso avvicinano l’ineffabile
e infallibile supereroe ad un piano decisamente più
“terreno”.
La maggiore “carnalità” la si vede bene
anche dalla faccia e dal fisico stesso della nuova incarnazione
dell’agente segreto più famoso della storia del
cinema, ovvero Daniel Craig: se parliamo del suo nuovo volto
bisogna ammettere che ci ha convinto, smentendo coloro i quali
protestavano per l’aspetto in un certo senso insolito
del nuovo protagonista (alcuni nella fretta di giudicare anzitempo
avevano persino paragonato Craig al Gollum del Signore degli
Anelli, ma si sa, i fans incalliti…) e la vera novità,
anzi, è che a tratti questa nuova faccia risulta persino
inquietante e temibile, ma in fondo dato il suo ruolo è
così che dovrebbe essere, o no? James Bond è
uno che quando ti vuole ammazzare sa come farlo e lo fa senza
complimenti e finalmente ora ha la faccia di uno che se solo
lo vuole ti uccide senza pietà (a proposito, scopriremo
anche come un agente segreto MI6 si guadagna il doppio zero,
ovvero la famosa “licenza di uccidere”…).
Per quanto riguarda la fisicità, del suo nuovo interprete,
l’atletico e decisamente muscoloso Daniel Craig è
di gran lunga il più massiccio dei Bond visti da decenni
a questa parte, e allora perché non fargli fare anche
cose nuove? In questo film i corpo a corpo sono duri, veloci,
violenti; si mette un pò da parte il Bond ineffabile
guidatore capace di compiere ogni sorta di prodezza con ogni
possibile mezzo di trasporto senza manco minimamente scomporsi
o sporcarsi lo smoking e si punta anche qui sul lato fisico:
gli inseguimenti sono spesso a piedi ma comunque spettacolarmente
acrobatici e soprattutto entra in scena una maggiore vulnerabilità:
già nel precedente 007-La Morte può attendere
avevamo visto il protagonista preso prigioniero e torturato,
il quale riusciva a scappare nonostante un tentato lavaggio
di cervello (uno spunto preso dal libro L’uomo dalla
pistola d’oro che era stato inspiegabilmente rimasto
inusato per moltissimi anni); questa volta si va anche oltre:
le scene di tortura sono assai più grafiche ed esplicite
(ma attenzione: questa non è una esagerazione gratuita
solo per colpire allo stomaco lo spettatore, poiché
la scena in questione è esattamente così come
appare nel libro originale, Casino Royale di Fleming) e anche
il nuovo Bond ritorna ad una maggiore fedeltà alla
figura così come l’aveva concepita il suo creatore;
d’altra parte si ritorna proprio con questo film ai
libri di Ian Fleming, mettendo in scena l’unico romanzo
che – ingiustamente a nostro avviso - finora non era
stato usato solo perché nel 1967 ne era stato tratto
una commedia parodistica dal cast stellare ma in verità
dal risultato piuttosto mediocre.
E il risultato, a nostro avviso, si vede: i produttori già
dall’inizio ci avevano promesso un film meno “esagerato”
e più realistico, con una trama che forse un pochino
sacrifica l’azione in favore di una storia più
marcatamente spionistica, magari anche un pò vecchio
stile, ma nella quale riconosciamo finalmente gli elementi
che hanno tanto fatto amare la serie: non solo azione in sé
e per sè e belle donne (tolti i quali, in verità,
di alcuni film precedenti della serie non rimaneva poi molto
altro) ma anche elementi come l’attrazione per il lusso
sfrenato, il gioco come denaro ma anche come ebbrezza di potere,
i soldi in quantità da capogiro…
La trama è abbastanza semplice: si tratta di sgominare
una organizzazione internazionale di finanziamenti occulti
al terrorismo internazionale le cui fila sono tenute dal viscido
genio del gioco e della matematica Le Chiffre, ma per batterlo
bisognerà scendere nel terreno a lui più congeniale:
il tavolo da gioco, poiché l’organizzazione criminale
ha come base un elegante casinò in Montenegro che consente
puntate multimiliardarie senza alcun limite. E chi è,
secondo voi, il più grande giocatore al servizio di
Sua Maestà Britannica? Bene, avete indovinato…
L’interpretazione del nuovo Bond non è assolutamente
da meno rispetto a quella dei precedenti: ci è parso
che il nuovo 007 sia un duro ma allo stesso tempo una figura
tesa, nervosa, a tratti persino tormentata, assolutamente
lontana dai Bond-damerini di un tempo, un “mister Guerra
Fredda” dai metodi un pò all’antica e che
prende le sue decisioni – anche le più drastiche,
come vedrete - in piena autonomia, che fa imbestialire il
suo capo (“M”, ovvero il sempre bravissimo premio
Oscar Judy Dench) e che giocandosi il tutto per tutto, tanto
al tavolo verde che fuori, a volte sbaglia e paga per i suoi
errori sempre arrivando ad un filo dalla morte (chi ha già
visto il film capirà bene che cosa intendiamo dire).
Inoltre, per la seconda volta ritorneremo a vedere uno 007
non solo emotivamente vulnerabile ma persino innamorato! La
prima volta andò a finire molto male (nel finale di
Al servizio segreto di Sua Maestá, il primo e unico
film con George Lazenby): questa volta pensate che andrà
meglio? Bè, questo ve lo lasciamo scoprire da soli…
Stefano
Damato