Il
tradimento di Vesper è un dolore tanto grande quanto
la sua morte, la donna amata da James Bond ha provocato una
frattura nel cuore e nella mente della spia inglese, una frattura
difficile da riparare.
Turbato e ancora confuso, Bond otterrà informazioni
importanti da Mr. White, scoprendo che l'organizzazione a
cui da la caccia è molto più complessa di quanto
si immaginasse. La famigerata Quantum pare avere loschi affari
con tutte le nazioni e uomini più influenti al mondo
e ad Haiti Bond invidua in Dominic Green un pista che potrebbe
placare la sua sete di vendetta. Sempre ad Haiti intreccerà
il suo destino con la giovane e bella Camille, anche lei mossa
dal desiderio di vendetta.
Dai
primi minuti del film pare di assistere al secondo tempo di
“Casino Royale”, il primo celebre film del 2006
che ha ricostruito il mito e la leggenda della più
famosa spia inglese del mondo. Effettivamente è proprio
così: siamo di fronte al primo sequel della lunghissima
saga di Bond. Come per il precedente episodio anche “Quantum
of Solace” preferisce focalizzare la narrazione sul
percorso introspettivo che ha portato James Bond ad essere
tale. La spia non ha un comportamento ancora professionale,
commette i suoi banali errori, agisce ancora in modo irresponsabile
ma soprattutto fa della sua missione una questione personale,
o meglio, una questione di vendetta.
C'è ancora tempo e molto da lavorare per fare di Bond
il personaggio che tutti noi abbiamo conosciuto in questi
anni. Non è ancora arrivato il momento dello smoking
di classe, i gadgets, l'ironia, i sorrisi ammiccanti, le conquiste
e soprattutto lo stile.
Siamo di fronte nuovamente a un film di transizione che porta
lentamente il protagonista alla dimensione familiare a cui
siamo abituati, non c'è nessuna fama che lo precede.
Il personaggio sta muovendo i suoi primi passi nel mondo dello
spionaggio scegliendo con molta difficoltà gli alleati,
peccando d'irruenza e faticando ad ottenere la fiducia di
M.
E' chiaro che “Quantum of Solace” appare come
un percorso iniziato a suo tempo in “Casino Royale”,
che qui trova (forse, probabilmente) compimento, nel momento
in cui Bond rinuncia al rancore, alla vendetta, lasciandosi
alle spalle con freddezza quasi innaturale il dolore e la
sofferenza. La pellicola si muove in un mondo così
simile al nostro, contemporaneo fatto di problemi reali che
sono vicini e tangibili (la crisi economica ed energetica
per citarne due a caso e di grande attualità) che dà
inevitabilmente uno slancio al film, quella marcia in più
che contraddistingue sempre di più questo rilancio
del personaggio.
Pur
essendo l'idea buona, il film si riavvicina ai binari dei
soliti film bondiani (maggiore è però l'influenza
di “The Bourne Identità” con Matt Demon),
laddove “Casino Royale” rompeva un po' gli schemi
generali. Tuttavia la reinterpretazione del mito, nelle vesti
sempre più convincenti di Daniel Craig, nuovamente
originale e attuale, rende il prodotto notevolmente superiore
alla media degli ultimi film di Pierce Brosnan. Ad impreziosire
il film è certamente anche il cattivo, Dominic Green
(l'attore Mathieu Amalric) che da vita ad un personaggio sfaccettato,
un vero e proprio villain credibile. La regia di Marc Forster
("Il Cacciatore di Aquiloni") è buona, ma
non eccezionale come quella di Martin Campbell in “Casino
Royale”, evidentemente influenzata da Dan Bradley, regista
della seconda unità (“The Bourne Ultimatum”
e “The Bourne Supremacy”) frenetica e talvolta
sconclusionata.
Il
capitolo bond-girl è affrontato in maniera completamente
diversa, rompendo i soliti clichè, dovuto essenzialmente
ad esigenze di trama. Olga Kurilenko potrebbe essere una facile
distrazione per l’eroe, eppure la vera Bond-girl di
questo film pare M. Sublime, più che mai, la prova
di Judy Dench che si ritaglia maggior scene rispetto ai film
precedenti apparendo non solo un capo risoluto ma una donna
forte, attenta ai suoi agenti e ai particolari. Un ruolo più
attivo il suo, un personaggio ormai ben incastrato nella mitologia
di James Bond.
Ora non dobbiamo far altre che attendere (l'inevitabile) terzo
capitolo, l'ultima di questa fase di transizione che ha portato
James Bond ad essere il prototipo ideale per questo nuovo
mondo che ci circonda.
Mattia
Sicuro