007 - QUANTUM OF SOLACE

Titolo Originale: Id.
Genere: Avventura/Spionaggio
Regia: Marc Forster
Sceneggiatura: Neal Purvis, Paul Haggis, Robert Wade
Cast: Daniel Craig, Judi Dench, Olga Kurylenko, Giancarlo Giannini, Jesper Christensen, Mathieu Amalric, Gemma Arterton, Jeffrey Wright, Jesper Christensen, Neil Jackson
Colonna Sonora: David Arnold
Produzione: United Artists, Eon Productions, Metro-Goldwyn-Mayer, Columbia Pictures
Paese d’origine: GB/USA - 2008
Durata: 110 minuti
Data di uscita: 7 Novembre 2008

 

Il tradimento di Vesper è un dolore tanto grande quanto la sua morte, la donna amata da James Bond ha provocato una frattura nel cuore e nella mente della spia inglese, una frattura difficile da riparare.
Turbato e ancora confuso, Bond otterrà informazioni importanti da Mr. White, scoprendo che l'organizzazione a cui da la caccia è molto più complessa di quanto si immaginasse. La famigerata Quantum pare avere loschi affari con tutte le nazioni e uomini più influenti al mondo e ad Haiti Bond invidua in Dominic Green un pista che potrebbe placare la sua sete di vendetta. Sempre ad Haiti intreccerà il suo destino con la giovane e bella Camille, anche lei mossa dal desiderio di vendetta.

Dai primi minuti del film pare di assistere al secondo tempo di “Casino Royale”, il primo celebre film del 2006 che ha ricostruito il mito e la leggenda della più famosa spia inglese del mondo. Effettivamente è proprio così: siamo di fronte al primo sequel della lunghissima saga di Bond. Come per il precedente episodio anche “Quantum of Solace” preferisce focalizzare la narrazione sul percorso introspettivo che ha portato James Bond ad essere tale. La spia non ha un comportamento ancora professionale, commette i suoi banali errori, agisce ancora in modo irresponsabile ma soprattutto fa della sua missione una questione personale, o meglio, una questione di vendetta.
C'è ancora tempo e molto da lavorare per fare di Bond il personaggio che tutti noi abbiamo conosciuto in questi anni. Non è ancora arrivato il momento dello smoking di classe, i gadgets, l'ironia, i sorrisi ammiccanti, le conquiste e soprattutto lo stile.
Siamo di fronte nuovamente a un film di transizione che porta lentamente il protagonista alla dimensione familiare a cui siamo abituati, non c'è nessuna fama che lo precede. Il personaggio sta muovendo i suoi primi passi nel mondo dello spionaggio scegliendo con molta difficoltà gli alleati, peccando d'irruenza e faticando ad ottenere la fiducia di M.
E' chiaro che “Quantum of Solace” appare come un percorso iniziato a suo tempo in “Casino Royale”, che qui trova (forse, probabilmente) compimento, nel momento in cui Bond rinuncia al rancore, alla vendetta, lasciandosi alle spalle con freddezza quasi innaturale il dolore e la sofferenza. La pellicola si muove in un mondo così simile al nostro, contemporaneo fatto di problemi reali che sono vicini e tangibili (la crisi economica ed energetica per citarne due a caso e di grande attualità) che dà inevitabilmente uno slancio al film, quella marcia in più che contraddistingue sempre di più questo rilancio del personaggio.

Pur essendo l'idea buona, il film si riavvicina ai binari dei soliti film bondiani (maggiore è però l'influenza di “The Bourne Identità” con Matt Demon), laddove “Casino Royale” rompeva un po' gli schemi generali. Tuttavia la reinterpretazione del mito, nelle vesti sempre più convincenti di Daniel Craig, nuovamente originale e attuale, rende il prodotto notevolmente superiore alla media degli ultimi film di Pierce Brosnan. Ad impreziosire il film è certamente anche il cattivo, Dominic Green (l'attore Mathieu Amalric) che da vita ad un personaggio sfaccettato, un vero e proprio villain credibile. La regia di Marc Forster ("Il Cacciatore di Aquiloni") è buona, ma non eccezionale come quella di Martin Campbell in “Casino Royale”, evidentemente influenzata da Dan Bradley, regista della seconda unità (“The Bourne Ultimatum” e “The Bourne Supremacy”) frenetica e talvolta sconclusionata.

Il capitolo bond-girl è affrontato in maniera completamente diversa, rompendo i soliti clichè, dovuto essenzialmente ad esigenze di trama. Olga Kurilenko potrebbe essere una facile distrazione per l’eroe, eppure la vera Bond-girl di questo film pare M. Sublime, più che mai, la prova di Judy Dench che si ritaglia maggior scene rispetto ai film precedenti apparendo non solo un capo risoluto ma una donna forte, attenta ai suoi agenti e ai particolari. Un ruolo più attivo il suo, un personaggio ormai ben incastrato nella mitologia di James Bond.
Ora non dobbiamo far altre che attendere (l'inevitabile) terzo capitolo, l'ultima di questa fase di transizione che ha portato James Bond ad essere il prototipo ideale per questo nuovo mondo che ci circonda.

Mattia Sicuro