REESE WHITERSPOON

 

Nata il 22 Marzo 1976 a Nashville (Tennessee), Laura Jeanne Reese Whiterspoon, meglio nota come Reese Whiterspoon, è attualmente una delle migliori attrici in circolazione a Hollywood. Carattere sbarazzino, non bella ma piena di un fascino che sa conquistare gli spettatori in ogni suo film, questa giovane cresciuta nel profondo sud degli Stati Uniti è divenuta in pochissimi anni, grazie alla sua abilità e caparbietà di interprete, non solo uno degli astri nascenti della nuova generazione di giovani attori esplosa negli ultimi anni ma anche una delle attrici più potenti di Hollywood, sapendo legare al suo nome il successo di ogni pellicola che l’ha vista protagonista e che con un cachet di 15 milioni di dollari a film è seconda solo a Julia Roberts come star femminile più pagata del cinema americano.
Dopo aver esordito nel 1991 in televisione, partecipando a numerosi telefilm, a metà degli anni novanta approda sul grande schermo con “L’uomo della luna” di Robert Mulligan, dando subito una ottima prova che attira subito l’attenzione della critica, un attenzione che non cesserà ma bensì aumenterà nella sua successiva apparizione in “Un eroe piccolo piccolo” accanto a Gary Sinise e Danny De Vito, e poi in “S.FW” di Jefery Levy.
Una bravura che si riflette anche sul carattere dell’attrice che la porterà, a differenza di altre sue colleghe come Sarah Michelle Gellar, Jennifer Love Hewitt o Neve Campbell, a rifiutare di raggiungere il successo tramite pellicole di stampo adolescenziale, un veicolo per la consacrazione che la Whiterspoon ritiene troppo semplicistico; e infatti dice no a pellicole divenute poi dei cult del genere horror degli anni ’90 come “Scream”, “So cosa hai fatto” ed “Urban Legend”, per dedicarsi invece a film in cui ad emergere risulta la sua qualità di interprete, qualità capace al tempo stesso di recitare in ruoli leggeri e drammatici: una scelta che infatti la spinge prima al successo con “Pleasantville” (favola dei sentimenti diretta da Gary Ross in cui affianca Tobey Maguire) e poi alla consacrazione nel 1998 con “Cruel Intentions”, trasposizione moderna del romanzo “Le relazioni pericolose” dove recita accanto a colui che diventerà suo marito, l’attore Ryan Philippe, conosciuto tempo prima alla festa del suo ventunesimo compleanno e che sposerà nel 1999, dopo un lungo corteggiamento che sembrava “tratto da un libro di Edith Wharton. Tutto lettere e scambi di romanzi”, come ha dichiarato in più di un occasione la stessa Whiterspoon.
Negli anni successivi, Reese conferma non solo il suo fiuto per i copioni giusti, ma anche la concentrazione con cui ricopre i personaggi che è chiamata ad interpretare, a cui infonde una carica di energia inesauribile che coinvolge e trascina il pubblico: con la commedia “Election” di Alexander Payne si cuce addosso il personaggio indimenticabile di una ragazzina perfida e perfettina in una piccola ma pungente satira della politica in un liceo statunitense; con questo film la Whiterspoon sembra in qualche modo anticipare il personaggio che la lancerà definitivamente nel 2001: la commedia campione d’incassi “La rivincita delle Bionde”, dove Reese costruisce il personaggio della bionda svampita Elle Woods, che diviene in poco tempo una delle sue migliori interpretazioni, oltre che un folgorante exploit al botteghino con un incasso di oltre 100 milioni di dollari. Il suo nome diviene sinonimo di successo e la sua successiva pellicola “Tutta colpa dell’amore” (2002) conferma la tendenza con un incasso, in pochi giorni, di 130 milioni di dollari. Nel frattempo, la Whiterspoon rafforza la sua immagine fondando la Type A Films, casa di produzione che prende il nome dal nomignolo che la madre le affibbiava da piccola e cioè Miss Type A (“Miss dieci e lode”), con cui produce il seguito de “La Rivincita delle Bionde”, da noi uscito con il titolo “Una bionda in carriera”.
Star in patria, con un nutrito seguito di fan anche in Europa (tra cui il sottoscritto), per uno strano caso il nome della Whiterspoon in Italia è sì noto ma non portatore di molto successo: se nel 2002 “La rivincita delle bionde” in Italia fu fatto uscire l’8 Marzo per sfruttare la festa della donna sparendo in pochi giorni dalle sale e dalle classifiche, il seguito dello stesso film ha subito sorte peggiore, relegato nel periodo estivo e con cambio del titolo da parte della distribuzione per evitare qualsiasi legame con il precedente film. Una situazione questa che si è un pochino allentata con la commedia romantica “Tutta colpa dell’amore”, che alla sua uscita nel nostro paese ha avuto una buona accoglienza e che forse con “Vanity Fair”, pellicola presentata alla Mostra del Cinema di Venezia diretta dall’indiana Mira Nair, porterà il pubblico italiano a dare più attenzione a un attrice che nei suoi ruoli ha sempre fatto intravedere l’impegno, la capacità e la determinazione di una vera star.


Carlo Coratelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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