"PONYO
SULLA SCOGLIERA": LETTERA APERTA AGLI ITALIANI
Riportiamo
integralmente una lettera aperta rivolta a tutti gli amanti dell'animazione
giapponese e non, da parte di Gualtiero Cannarsi, dialoghista e
direttore del doppiaggio italiano in occasione dell'uscita nei nostri
cinema delll'ultimo lavoro di Hayao Miyazaki, Ponyo_sulla_Scogliera.
Un film che ha registrato purtroppo incassi tutt'altro
che esaltanti a fronte di una grossa distribuzione, con appena 236.000
euro in 180 schermi; un risultato negativo che
rischia di avere grosse ripercussioni sulla distribuzione di altre
opere d'animazione giapponese in Italia, prime tra tutte, quelle
dello studio Ghibli del maestro Miyasaki.
Caro
amico,
come probabilmente già saprai, questo fine settimana vede
l'uscita nelle sale cinematografiche italiane del film 'Ponyo sulla
Scogliera', ovvero la versione italiana di 'Gake no Ue no Ponyo',
l'ultimo film dello Studio Ghibli firmato da Miyazaki Hayao.
Più
che parlare del valore della pellicola, cosa per cui ci saranno
di certo tempo e spazi futuri, vorrei ora provare a farti riflettere
su una questione ben più urgente.
Ovvero: questa uscita cinematografica rappresenta un'occasione unica
non solo per 'Miyazaki in Italia', non solo per lo 'Studio Ghibli
in Italia', ma per la salute di tutto il settore dell'animazione
giapponese in Italia.
Perché?
E' molto semplice. Sin dalla 'seconda invasione' di anime (e manga)
nel nostro paese, ovvero quella avvenuta all'inizio degli anni novanta,
non si è mai riusciti a fondare in Italia un reale zoccolo
di cultura di settore. Questo significa che, dai novanta a oggi,
i manga e gli anime hanno avuto un loro piccolo 'boom di nicchia',
che ha provato a espandersi commercialmente, fallendo nel diventare
mainstream, e ora siamo agli sgoccioli. Questo proprio perché
non si è mai pensato, né si è mai riusciti,
a fondare in Italia un'onesta cultura di settore. Quindi la nicchia
è stata prosciugata, e ora è in secca.
Ho
personalmente vissuto tutte queste fasi sia da appassionato che
da addetto ai lavori, perché c'ero personalmente, in prima
linea, nel corso di tutta questa evoluzione. E non è nulla
di originale. Così capita nei mercati di nicchia quando non
fondando realmente nulla di subculturale, si cerca a un dato momento
di spaccare la nicchia per mera ragione economica: non funziona.
E' evidente che manga e anime non saranno mai moduli espressivi
realmente di massa in Italia, e non credo lo si dovrebbe neppure
auspicare. Tuttavia, senza fondare una solida base culturale anche
di un settore 'medio piccolo', la sua nicchia muore, muore commercialmente
perché non riesce né a mantenersi, né soprattutto
a rinnovarsi.
Tuttavia, fondare una cultura di settore è la cosa più
difficile, perché richiede due elementi che difficilmente
si associano: l'intento culturalizzante/artistico E un serio e oculato
investimento di risorse economiche.
Ed
eccoci giunti al punto: perché l'uscita di ‘Ponyo sulla
Scogliera’ rappresenta un'occasione reale, e perché
altre uscite non erano altrettante occasioni?
E' presto detto. Da un lato, un'uscita artisticamente impeccabile,
ma economicamente misera, non muove nulla. Non vi è un investimento
serio, e quindi neppure la visibilità mediatica reale del
prodotto è tale da raggiungere nuovi fruitori. All'opposto,
anche la diffusione commercialmente sovraesposta di un prodotto
di gran visibilità, ma tuttavia non culturalmente rispettoso
della sua eredità culturale originale, non crea nulla, perché
non comunica nulla di vero al pubblico.
Uscite cinematografiche come quelle di ‘Ken’ o ‘Lupin’,
quindi, non significano nulla. Sono solo delle operazioni di 'passa
alla cassa', fatte per spremere i residui nostalgici di personaggi
già noti e amati. Lavori realizzati col minimo investimento
possibile per massimizzare il guadagno al più possibile.
Prendi i soldi e scappa. Taglia e brucia.
Uscite
invisibili apparse sull'onda di distribuzioni straniere, come quelle
dei film di Kon Satoshi (‘Tokyo Godfathers’, ‘Paprika’)
non significano evidentemente nulla.
Il mercato dell'home-video è ormai pressoché esploso,
vive di sola grande distribuzione 'squarciata', ovvero di merchandise
a basso costo da edicola o cestone di centro commerciale.
Questa è l'attuale situazione dell'animazione giapponese
in Italia.
In questa situazione, ‘Ponyo sulla Scogliera’, un film
inedito, esce al cinema in Italia in duecento copie. Per intenderci,
sono più copie di quelle di ‘The Millionaire’,
il campione degli Oscar di quest'anno. Non solo. Esce in duecento
copie con una localizzazione italiana fedele all'originale, dove
il bambino protagonista, un bambino giapponese, viene chiamato 'Sosukechan',
dove si parla -con naturalezza e normalità- di Dea Kannon
e di Urashima Taro, perché è un film giapponese ambientato
in Giappone. Ed è un film per bambini, ovvero i soggetti
ideali per il fondamento di una nuova cultura.
Oltre alle duecento copie, c'è la serietà di un distributore,
la Lucky Red, che ha investito grandemente e intelligentemente su
questo film. E' innanzitutto il terzo film Ghibli che distribuisce,
sempre con serietà. Presentato a Venezia, con l'autore giunto
in Italia. Ottenendo grande riscontro di critica, cosa che si è
rispecchiata in tutta la stampa nazionale, dai giornali quotidiani,
alle riviste di settore, ai telegiornali più in vista. Molte
iniziative pubblicitarie sono state varate a latere dell'uscita
del film: un concorso sul sito Lucky Red, uno sul sito Cartoon Network,
uno sul sito di Nanoda.
Molto, molto lavoro è stato profuso SIA dal punto di vista
commerciale, SIA dal punto di vista artistico e culturale, intorno
a ‘Ponyo sulla Scogliera’.
Per
questo è un'occasione unica.
E
per questo credo che proprio in questo momento, chi si vuole chiamare
"un appassionato di animazione giapponese" dovrebbe saper
premiare tanto sforzo e tanta cultura profusa dalla Lucky Red in
questo settore che noi diciamo di amare.
Il modo per farlo è, chiaramente, andare al cinema e portare
amici e parenti al cinema, spingerli al cinema a vedere quello che
è un magnifico film, il film dell'autore di animazione giapponese
che -anche e soprattutto e innanzitutto in giapponese - è
a giusto titolo ritenuto il simbolo e l'erede della tradizione animatoria
nipponica.
Soprattutto quando Lucky Red ha già dichiarato la sua intenzione
a distribuire l'intero catalogo dei film di Miyazaki bei CINEMA
italiani, e di distribuirli nella totale fedeltà artistica
e culturale agli originali, questa è un'occasione irripetibile,
venutasi a creare per una serie tanto lunga di coincidenze tanto
fortuite che sarebbe persino noioso stare qui a elencarle.
Ma è forse la rara, unica occasione di fondare una onesta,
modesta ma VERA cultura dell'animazione giapponese in Italia, e
spero solo di essere riuscito a comunicare questo obiettivo dato
in tutta la sua poderosa e onesta realtà.
Perché
ho scritto questa lettera aperta non da addetto ai lavori, ma da
appassionato di animazione giapponese, proprio come il suo ideale
ricevente. Sono personalmente coinvolto nella realizzazione dell'edizione
italiana di 'Ponyo sulla Scogliera', ma non sono un dipendente della
Lucky Red. Non trarrò alcun beneficio economico dall'eventuale
successo di 'Ponyo sulla Scogliera', e siccome per deontologia professionale
io lavoro sempre alla paga minima sindacale del settore (doppiaggio),
nulla cambierà nella mia sfera economica personale. Scrivere
questo è per me umiliante (è sempre umiliante parlare
di denaro quando si ha in mente l'arte), ma mi preme davvero che
l'onestà di questo scritto sia palese anche al lettore più
diffidente, quindi non esiste ora per me neppure nessuno orgoglio,
nessuna dignità. C'è qualcosa di più importante
di me, ed è esattamente l'occasione di cui ho parlato.
Sono quindici e più anni che opero in questo settore, e da
più di una decade lamento la mancanza di una cultura specifica
di questo settore. Nessuno ha mai realmente investito nulla per
crearla. Le fiere sono sempre state sterili o quasi. Tutti gli agenti
del settore o erano chiusi in una nicchia, o speravano in una gallina
dalle uova d'oro che non è mai esista, e tutti gli sforzi
miei e di pochi altri appassionati professionali si sono sempre
persi così, in questa ineluttabile mancanza.
Siccome
ora potrebbe, forse per la prima volta, essere diverso, io spero
davvero che chi ama ritenersi un appassionato di animazione giapponese
in Italia sappia sentire la semplice responsabilità anche
solo della propria passione.
Spero che questa lettera sia stata letta e non fraintesa.
Spero che questa occasione non sfumi nella tipica abulia del sedicente
appassionato italiano.
Amichevolmente,
Gualtiero
Cannarsi
(Marzo
2009)
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