SPECIALE
THE AMERICAN
Il
premio Oscar George Clooney è il protagonista di questo nuovo
thriller girato interamente in Italia e basato sul romanzo “A
Very Private Gentleman” di Martin Booth, che arriverà
nelle sale il 10 Settembre 2010.
La Trama
Solo ed unico tra gli assassini, Jack (interpretato da Clooney)
è un esperto artigiano. Quando un lavoro in Svezia finisce
in maniera più cruente di come se lo sarebbe aspettato, questo
Americano all’estero promette al suo contatto Larry (Bruce
Altman) che il suo prossimo incarico sarà il suo ultimo.
Jack si ritira nella campagna italiana, dove si nasconde in un piccolo
paesino sperduto e gode la lontananza dalla morte. Il suo compito,
come assegnatoli da una donna belga, Mathilde (Thekla Reuten di
“In Bruges”) è nella costruzione di un’arma
super letale. Sorprendendo se stesso, Jack si rivolge al prete locale
Padre Benedetto (Paolo Bonacelli) e inizia una relazione amorosa
con Clara (Violante Placido). Nell’uscire dalla solitudine
ed oscurità Jack però sta provocando la sorte.
Note sul Regista
Citazione diretta di un mood visivo tipico degli spy–movie
anni Sessanta/Settanta, il manifesto di The American, diretto
da Anton Corbijn, svela da subito una precisa, definita e innegabile
carica di raffinatezza. Ma facciamo un passo indietro, e più
precisamente verso l'uomo che sta dietro questo poster: è
possibile essere considerato uno stilosissimo regista di culto anche
prima di esordire nel lungometraggio? Se ti chiami Anton Corbijn
sì, certamente. Già dalle prime voci sulla produzione
di Control (biopic del 2007 dedicato a Ian Curtis, leader
dei Joy Division), infatti, l'attesa per l'esordio cinematografico
di questo eclettico artista nato nel 1955 a Strijen, in Olanda,
era alimentata da una palpabile e diffusa curiosità, oltreché
dei fan dei vecchia data, anche da parte degli stessi media, che
aspettavano al vaglio il tanto atteso passaggio al cinema. Del resto
a dirigere, questa volta, sarebbe stato uno dei più influenti
artisti della sua generazione, un fotografo prima di tutto, un grafico
di successo poi (sua, tra le altre, la celebre copertina di The
Joshua Tree degli U2), ma soprattutto l'autore di alcuni tra
i videoclip più fortunati della storia della musica rock
per artisti come Depeche Mode, U2, Nirvana, David Sylvian. Il suo
esordio cinematografico ad ogni modo non ha nulla in comune con
quello di altri filmmaker che si sono fatti le ossa coi video musicali
per poi passare al grande schermo, da David Fincher a Michel Gondry
e Spike Jonze la lista sarebbe lunghissima. Corbijn, difatti, pur
debuttando in un'arte fino ad allora mai frequentata, continua a
rimanere nel mondo dei suoni che gli sono più famigliari,
scegliendo di portare su schermo la tragica vita di Ian Curtis,
morto suicida nel 1980, cui il regista è particolarmente
affezionato.
Ed
è proprio The American – opera numero 2 e
½, se si conta il mediometraggio Linear, uscito insieme all'album
degli U2 No Line On The Horizon – a inaugurare il
nuovo corso della sua carriera. Girato tra la Svezia e l'Italia
(nella provincia dell'Aquila post–terremoto), il film racconta
la vita di un killer esperto nella fabbricazioni di armi che, volendo
uscire dal giro, va a stare in un paesino abruzzese, fino a quando
un passo falso potrebbe gettarlo nuovamente nel violento mondo da
cui proviene. Dal periodo della scena post–punk, in cui collaborava
con l'influente rivista New Musical Express, a qualche anno dopo,
quando le sue foto venivano regolarmente comprate da testate come
Vogue, Rolling Stone, Details o Entertainment Weekly, fino ai Novanta,
in cui le sue competenze di grafico erano richieste per promuovere
il lavoro dei nuovi giganti del rock, Corbijn è stato fedele
ad uno stile originale e immediato, in grado di porre l'accento
e rendere vincente ciò su cui prima non si sarebbe puntato
neanche per idea. L'importanza dell'opera di questo artista è
confermata anche dalle innumerevoli mostre dedicategli in giro per
il mondo, dall'apprezzamento dimostrato da buona parte della critica
e dall'affetto di chi gli riconosce un atteggiamento – chiamatelo
libero o, se preferite, intimamente rock – per cui non sussiste
alcun confine tra le differenti arti.
Note di Produzione
The American si sviluppa come un Western introspettivo:
c’è un uomo che vive della sua pistola, e la violenza
del suo passato minaccia di infettare la pace che ha provato a cercare
in un posto dove pensa di potersi rifare una vita.
La produttrice Anne Carey (21 grammi, Cavalcando
col Diavolo) aveva letto il romanzo di Martin Booth A Very
Private Gentleman più di dieci anni fa, pensando subito
che si potesse tradurre in un film complesso ed intrigante. Anche
i produttori Ann Wingate (Casa Howard, Ritratto
di signora) e Jill Green (i serial Trust
e Collision) stavano entrambi cercando di acquisirne
i diritti, perché entrambi colpiti dall’analisi del
personaggio principale in quanto figura solitaria che vuole redimersi
e trovare l’amore, nonostante il suo crescente tormento interiore.
Piuttosto che competere gli uni con gli altri, i tre hanno convenuto
che sarebbe stato meglio unire le nostre forze e realizzare insieme
il film, producendolo congiuntamente insieme a George Clooney
e Grant Heslov, produttore e co-sceneggiatore
dei film Good Night, and Good Luck, In amore niente regole
e L’uomo che fissa le capre.
Quando il regista Corbijn è entrato a far parte della produzione,
è diventato subito la chiave di volta, il collante del progetto.
La sua idea era di un film classico nella struttura e contemporaneamente
nello stile.
Lo
sceneggiatore Rowan Joffe ha affrontato e organizzato
il materiale secondo vari punti di vista: dopo molti anni dalla
sua pubblicazione il materiale narrativo doveva essere aggiornato.
Lo sceneggiatore si è subito entusiasmato all’idea
di adattare un romanzo così moralmente ricco e visivamente
interessante. Sebbene esistessero varie versioni precedenti della
sceneggiatura, decise di ricominciare dal nulla, ispirato dall’idea
di Anton di raccontare la storia come se si trattasse di un western
contemporaneo.
Partendo da questo concetto, Joffe ha semplificando la struttura
del romanzo fino ad ottenere un thriller centrato su un personaggio
con una trama lineare, basato sul tema della redenzione, con pochi
dialoghi; inoltre, il paesaggio selvaggio della campagna italiana
che diventa un personaggio a se, imponendo la sua bellezza manipolatrice
e melanconica sul protagonista, accompagnandolo nel suo viaggio
alla ricerca di redenzione. L’interesse espresso da George
Clooney nella prima versione della sceneggiatura ha consentito di
lavorare alle stesure successive con lui in mente nel ruolo principale;
è stata una cosa che ha contribuito molto a dare un’impronta
particolare alla sceneggiatura.
Per
le locations, puramente italiane, nell’inverno del 2008, la
produzione aveva deciso per l’Abruzzo dopo una serie di sopralluoghi
compiuti da Corbijn e Joffe, e prima ancora dalla Carey. La scelta
era motivata per l’atmosfera delle terre abruzzesi che conferisce
alla storia una diversa prospettiva e un senso particolare; non
è la bella Toscana o L’Umbria che il pubblico è
abituato a vedere, né Firenze o la Roma di così tanti
altri film, bensì un’Italia mai vista prima. Poi, il
6 aprile del 2009, in Abruzzo c’è stato un violento
terremoto che ha causato più di 300 morti e lasciato oltre
60.000 persone senza casa e distruggendo gran parte della città
de L’Aquila, a circa 120 km a nord-est di Roma.
I realizzatori si sono immediatamente avvalsi della legge italiana
sugli incentivi finanziari che, dopo dieci anni di discussioni,
è stata approvata poco prima del terremoto; The American
è stato il primo film ad avvalersene prima dell’inizio
delle riprese. Spiega la produttrice Carey, “Il grosso
vantaggio è che ottieni I fondi durante la produzione, a
differenza di quello che accade con molti sgravi fiscali dove devi
aspettare 1 o 2 anni”.
Clooney si è recato in visita a L’aquila insieme all’attore
Bill Murray il 9 luglio per aiutare le vittime del terremoto che
vivevano nelle tende, e per inaugurare un cinema realizzato sotto
ad una tenda a San Demetrio. In quell’occasione ha promesso
che le riprese del film avrebbero avuto inizio a settembre.
Mentre
la produzione confermava il suo impegno con la regione e si preparava
alle riprese dell’autunno successivo, continuava la ricerca
degli interpreti. Per i ruoli degli italiani che influenzano profondamente
la vita di Jack, i realizzatori desideravano degli attori famosi
in patria ma non necessariamente noti a livello internazionale.
Paolo Bonacelli (Johnny Stecchino) è stato scelto
per il ruolo del prete, Padre Benedetto, mentre per il ruolo di
Clara, la donna di cui si innamora il protagonista, è stata
scelta l’attrice italiana Violante Placido (Lezioni di
Cioccolato).
Poiché
l’Aquila era stata danneggiata in maniera troppo grave, la
produzione ha scelto la città di Sulmona come base. Sulmona,
una fiorente città commerciale, è circondata da meravigliose
montagne, e possiede una piazza centrale che risale al 17° secolo
con un viadotto parallelo. Sulmona è molto conosciuta per
la sua produzione di “confetti” – dei dolci particolari
(mandorle ricoperte di zucchero) che si regalano agli ospiti in
occasione di battesimi e matrimoni.
Il
sindaco e la popolazione di Sulmona hanno accolto a braccia aperte
gli attori e i tecnici, in grande maggioranza italiani, garantendogli
la loro più completa disponibilità. Molti abitanti
del luogo appaiono nel film, sono i passanti tra i quali si avventura
cautamente Jack quando esce allo scoperto.
Clooney ha ricevuto poi qualcosa di ancora più ambito quando
nella città di Sulmona si è tenuto il film festival
annuale e l’attore è stato premiato con l’Ovidio
d’Argento per i successi ottenuti nel corso della sua carriera
cinematografica. Il premio Ovidio d’Argento viene assegnato
a Sulmona perché la città vanta I natali del poeta
latino.
Mentre Sulmona è stata una delle zone chiave per le riprese,
varie scene sono state girate a Calascio, Anversa, Castelvecchio,
e Pacentro. A causa del terremoto e delle varie zone bloccate, la
produzione ha dovuto cambiare la pianificazione dei set; per trovare
il paesino dove il protagonista Jack mette temporaneamente radici,
la produzione ha scelto un luogo abbastanza in alto: Castel del
Monte, annidato tra le montagne a 1600 metri circa, è un
piccolo paese che spesso sembra galleggiare in un mare di nuvole,
mentre il tempo varia al di sotto. All’interno delle antiche
mura, poco è cambiato nel corso dei secoli. Inizialmente
una cittadella dei romani, venne poi invasa dai Goti. Dal 16°
secolo è stata parte dei possedimenti dei Medici, che commissionarono
molti degli edifici rinascimentali al suo interno. I Borboni, in
seguito, la annessero all’Impero di Spagna, e solo nel 19°
secolo divenne territorio italiano.
Aneddoti
Tra gli sfondi più straordinari ripresi nel film spiccano
quelli del fiume Aterno, nel Parco Nazionale del Grand Sasso. Una
curva del fiume è stato il background per due scene cruciali
del film, ciascuna delle quali recitata da Clooney e da una delle
due protagoniste femminili. Lo scenografo Mark Digby e la sua squadra
hanno dovuto apportare alcune modifiche al luogo. Poi, nelle prime
ore del mattino del giorno di inizio delle riprese, si è
scoperto che qualcuno aveva devastato il set, scalzando le piante
attentamente sistemate dagli scenografi. Non erano stati degli adolescenti
ribelli, ne degli abitanti del luogo infastiditi, ma un branco di
cinghiali che ovviamente non avevano gradito l’invasione del
loro territorio. Questi animali possono essere molto aggressivi
se disturbati, e quindi la squadra ha tenuto attentamente d’occhio
I dintorni per individuare la possibile presenza di cinghiali. Il
set è stato ricostruito velocemente, e delle guardie lo hanno
protetto durante la notte dalla possibile invasione dei suini.
Digby
e la sua squadra hanno dovuto affrontare un compito completamente
diverso nel realizzare l’arma che è stata commissionata
a Jack. Spiega, “Sembra una cosa facile – prendi
un fucile, gli trovi una custodia –ma non lo è affatto.
Il fucile è stato realizzato in Inghilterra, e ci voleva
un certo tempo per ottenere i permessi necessari per farlo arrivare
in Italia. Abbiamo dovuto organizzarci per fare in modo di accorciare
questi tempi. Allo stesso tempo, in Italia, stavamo realizzando
una custodia della misura giusta, dello stile giusto e sufficientemente
elegante per contenere quel tipo di arma. C’è stato
uno scambio di fotografie e di misure, ma c’erano tre o quattro
elementi che necessitavano di essere combinati e che non siamo riusciti
a far quadrare praticamente fino all’ultimo minuto".
“Per far fronte a qualsiasi tipo di problema, abbiamo
realizzato tre custodie diverse, compresa una da utilizzare nei
campi lunghi quando Jack se la porta dietro. Alla fine, abbiamo
dovuto ridurre la lunghezza della canna e del silenziatore di alcuni
centimetri, e l’artigiano che ha realizzato per noi la custodia
ce ne ha fatta una speciale, con la cerniera, e di una lunghezza
diversa dal solito”.
E
rimanendo in tema di armi, l’armiere Jonathan Baker ha lavorato
a stretto contatto con i realizzatori, con i tecnici e con gli attori,
occupandosi attentamente dei dettagli di tutto, dagli occhiali protettivi
a tutte le altre misure di sicurezza. La Reuten ha lavorato sotto
il suo stretto controllo per due settimane, preparandosi alle scene
in cui Mathilde assembla e/o smonta un’arma. “Ha cominciato
lentamente, partendo dalle basi, fino a diventare molto agile e
brava, gareggiando costantemente con se stessa per diventare sempre
più veloce”, spiega Baker. “George invece
vantava già un’ottima destrezza con le armi acquisita
nel corso dei suoi film precedenti, e mi ha risparmiato un sacco
di lavoro!”
Nella
scena del mercato, girata nella piazza principale di Sulmona, il
ruolo della venditrice di formaggi che serve Jack è interpretato
dall’attrice italiana Silvana Bosi. Nel bel mezzo delle riprese,
Anton Corbijn è rimasto colpito – non dalla performance
della Bosi, ma da una donna anziana che è entrata in scena
e ha cominciato a parlare con l’attrice. Questa signora, causa
dell’interruzione delle riprese, si è poi rivelata
essere la padrona del bancone dei formaggi; la stessa cosa si è
ripetuta per altre due volte, poiché l’anziana signora
si opponeva al modo in cui venivano effettuate le riprese. Il suo
orgoglio professionale l’aveva infatti spinta ad intervenire,
visto che la Bosi, apparentemente, non aveva servito a George Clooney
l’esatto tipo di parmigiano da lui richiesto.
Con l’arrivo in paese degli attori e dei tecnici, la popolazione
di Castel del Monte (129 persone) è raddoppiata in un solo
colpo. Quando uno dei tecnici ha avuto bisogno di un dentista, è
dovuto andare nella città più vicina, poiché
il messaggio della segreteria telefonica del dentista di Castel
del Monte spiegava che il medico non era raggiungibile “perché
impegnato a recitare in un film di Hollywood”.
Infatti,
quasi tutti gli abitanti di Castel del Monte compaiono in The American,
perlopiù nella scena della processione condotta da Padre
Benedetto.Nonostante nella sceneggiatura si parlasse della Processione
dei Serpenti, che si tiene annualmente nel paese di Colculla, i
realizzatori sono stati costretti a cambiarla nella Processione
degli Agnelli, poiché gli abitanti di Colculla si erano molto
seccati che la loro processione fosse stata “rubata”
da un altro paese – anche se solo per un film – e c’è
mancato poco che richiedessero l’intervento del vescovo locale.
Gli
spettatori più attenti noteranno la presenza di una cane
nero in diverse scene girate a Castel del Monte. Wally, questo è
il nome del cane, viveva nella piazza ed è stato adottato
dai tecnici; ogni volta che il regista gridava “Azione!”
lui trotterellava in scena.
Per
non essere da meno a Sulmona, Castel del Monte ha messo in bella
mostra il suo mercato dei formaggi, dove si vendono deliziosi latticini
di produzione locale che non vengono esportati ma sono destinati
solo agli abitanti e ai ristoratori della zona. Alla fine del film,
si stava ancora lavorando alla realizzazione del “Capra di
Clooney,” un formaggio realizzato in ricordo della produzione
locale del film.
Alla
fine delle nove settimane di riprese in Italia, la produzione si
è avventurata su un terreno molto più familiare per
le riprese di una delle scene iniziali del film, quando Jack arriva
Roma prima di spostarsi in Abruzzo. Ma girare una scena con un attore
famoso nella stazione Termini, che è la principale stazione
della città ed è sempre affollatissima, e nelle strade
circostanti, non era una cosa semplice. Un binario è stato
bloccato e messo a disposizione della produzione, ma per le riprese
in strada è stato necessario adottare delle tecniche un po’
fuori dal comune. Una macchina da presa è stata infatti nascosta
dietro alla vetrina di un bar e George Clooney, vestito da Jack
e con in mano la famosa valigetta, è stato fatto scendere
da un’auto dall’altro lato della strada. Nessuno si
è accorto di nulla, e i realizzatori hanno girato la scena
di Clooney che attraversa la strada ed entra nella vettura con la
quale Jack se ne va, senza alcun problema. “Non l’abbiamo
neanche mai inserita nell’ordine del giorno” spiega
la Carey. “Avevamo un piano di riserva, con una controfigura
pronta a girare la scena, ma George è stato fantastico e
tutto è andato magnificamente.
Le
riprese principali hanno avuto termine diverse settimane dopo aver
lasciato l’Italia, con cinque giorni di riprese ad Ostersund,
in Svezia. L’attesa intermedia è stata dettata dal
desiderio del regista di catturare il paesaggio scandinavo in tutta
la sua bellezza invernale, per creare un netto contrasto con il
calore del paesaggio italiano.
Note sullo staff tecnico
Il produttore esecutivo Enzo Sisti da tempo produce
film in tutto il mondo. E’ uno dei partner della Film Production
Consultants, una casa che offre servizi di produzione per la realizzazione
di film italiani e internazionali. Nei vari ruoli di direttore di
produzione, supervisore delle finanze, amministratore di produzione
e produttore, ha partecipato alla realizzazione di dozzine di film
girati in Tunisia, Marocco, Irlanda, Spagna, Francia, Germania,
Russia, Svezia, Colombia, Croazia e in Italia. Tra I molti film
dei quali il signor Sisti ha collaborato alla realizzazione ricordiamo
Scontro fra Titani di Desmond Davis; Ladyhawke
di Richard Donner; Indiana Jones e l’ultima crociata
di Steven Spielberg; il film di Terry Gilliam Le avventure del
Barone di Munchausen; Kundun e Gangs of New York,
di Martin Scorsese; e i film di Anthony Minghella Il talento
di Mr. Ripley e Il paziente inglese, quest’ultimo
vincitore dell’Oscar come Miglior Film.
Più di recente è stato il produttore esecutivo del
film di Mel Gibson La passione di Cristo; co-produttore
del film di Wes Anderson Le avventure acquatiche di Steve Zissou
e del film di Mark Steven Johnson La fontana dell’amore;
and line producer per i film di Catherine Hardwicke The Nativity
Story e di J.J. Abrams Missione: Impossibile III (per
le riprese in Italia).
Il
direttore della fotografia Martin Ruhe vive a Berlino
ed aveva già collaborato con Anton Corbijn alla realizzazione
del videoclip musicale dei Coldplay “Talk”, del video
degli U2 Linear e del film Control. Tra gli altri film
per i quali ha realizzato la fotografia ricordiamo Harry Brown,
di Daniel Barber, con Michael Caine, e The Countess, scritto e diretto
da Julie Delpy.
Scenografo
già di Anton Corbijn per la realizzazione del film/video
degli U2 Linear, Mark Digby ha realizzato
le scenografie per il film di Danny Boyle vincitore di numerosi
premi Oscar, The Millionaire , ottenendo un premio della
Art Directors Guild. Ha lavorato anche in altri due film di Boyle
quali Millions e 28 giorni Dopo, oltre a The
Mother, Beautiful People, Codice 46, The Road to Guantanamo, A Mighty
Heart- Un cuore grande e Genova.
Il tecnico del montaggio Andrew Hulme aveva già
precedentemente lavorato con Anton Corbijn montando la sua opera
prima Control. Si occupa del montaggio di documentari e
di film dal1990, dopo aver lavorato come assistente al montaggio
per la BBC. Tra i vari progetti da lui montati spiccano The
Acid House di Irvine Welsh, Wicker Park, Gangster No. 1,
The Reckoning e Slevin, per il quale ha ottenuto il
Premio per il Montaggio al Festival Internazionale del Cinema di
Milano.
L’autore
della colonna sonora Herbert Grönemeyer è
il più famoso tra I musicisti pop tedeschi ed ha lavorato
con Anton Corbij, per 22 anni, collaborando alla realizzazione di
fotografie, copertine di album musicali, videoclip e allestimenti
teatrali; si è dedicato più assiduamente alla musica
pubblicando gli album “Total Egal”; “Gemischte
Gefühle”; e “Bochum,” che ha ottenuto ben
cinque dischi di platino. Nel 1994 ha ottenuto un secondo premio
Echo; ed è stato il primo artista di lingua non inglese ad
essere invitato dalla MTV a suonare per il concerto Unplugged.
La
scenografa Suttirat Anne Larlarb ha ricevuto il
premio della Costume Designers Guild per i costumi del film di Danny
Boyle, vincitore del premio Oscar, The Millionaire. Lavorerà
nuovamente con lo stesso regista, sia come costumista che come scenografa,
alla realizzazione del suo nuovo film 127 Hours, con James
Franco. Ha realizzato i costumi di Sunshine di Danny Boyle,
La famiglia Savage di Tamara Jenkins, Il destino nel nome
di Mira Nair.
Credits
Un film di Anton Corbijn. Produzione di Anne Carey, Jill Green,
Ann Wingate, Grant Heslov, George Clooney e Focus Features. Protagonisti:
George Clooney, Violante Placido, Thekla Reuten, Paolo Bonacelli,
Bruce Altman. Casting di Beatrice Kruger. Costumi di Suttirat Anne
Larlarb. Musiche di Herbert Grönemeyer. Montaggio di Andrew
Hulme. Scenografie, Mark Digby. Direttore della fotografia, Martin
Ruhe. Produttore esecutivo, Enzo Sisti. Sceneggiatura di Rowan Joffe,
basata sul romanzo A Very Private Gentleman di Martin Booth..
(Agosto 2010) |

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