Rubrica a cura di Paolo Pugliese

 

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PERCY JACKSON: INCONTRO CON IL REGISTA CHRIS COLUMBUS

Il 3 Febbraio scorso, nel corso della conferenza stampa italiana del film “Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo: Il Ladro di Fulmini”, in uscita per l’Italia il 12 marzo, abbiamo incontrato il regista Chris Columbus. Il regista di successi cinematografici come “Mamma Ho Perso l’Aereo”, “Mrs. Doubtfire”, “L’Uomo Bicentenario” ed i primi due episodi della saga di Harry Potter, ha diretto il primo capitolo di una nuova trilogia di genere fantasy, prodotta dalla 20th Century Fox ed interpretata da attori giovani ed emergenti come Logan Lerman, Brandon T. Jackson, Alexandra Daddario e Jake Abel insieme ad interpreti del calibro di Uma Thurman, Pierce Brosnan e Rosario Dawson.

Tratto dal primo di una serie di celebri romanzi, “Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo: Il Ladro di Fulmini” è ambientato nel mondo moderno, abitato anche dalle mitiche divinità del Monte Olimpo, situato 600 piani al di sopra del celebre Empire State Building di New York. Gli dei hanno dato vita a una nuova razza di giovani eroi, per metà mortali e per metà divini. Percy, figlio adolescente di Poseidone, è sospettato di aver rubato il fulmine di Zeus, l'arma più potente dell'universo. Per provare la sua innocenza ed evitare una guerra devastante tra gli Dei, Percy intraprende un'odissea attraverso il continente alla ricerca del vero ladro. Lungo il viaggio, il ragazzo dovrà affrontare acerrimi nemici decisi a fermarlo e tentare di salvare la madre dalle grinfie mortali di un altro dio greco, Ade.

 

Non ha paura che Percy Jackson sia visto come una copia di Harry Potter o di Frodo nel Signore degli Anelli?

Quando mi dicono che Percy assomiglia un po’ a questi personaggi, sorrido e dico che secondo me può essere vero, anche se si tratta di film molto diversi. Sia Percy che Harry Potter che Frodo sono dei personaggi che hanno dei problemi, dei difetti, e nonostante questi difetti o forse grazie ad essi riescono a vivere le loro avventure e a crescere. Percy Jackson è un ragazzo che soffre di dislessia e di disturbo dell’attenzione, due problemi abbastanza comuni ai giovani di oggi, e queste sue difficoltà hanno un ruolo importante nella storia.

 

Qual è il suo rapporto con la mitologia greca, dalla quale avete preso molti personaggi?

Sono sempre stato affascinato dalla mitologia classica, fin da piccolo. Sono un fan del film del 1963 “Gli Argonauti” e ricordo benissimo la scena in cui i protagonisti combattono l’Idra. Oggi abbiamo la possibilità di ricreare i personaggi mitologici con un dettaglio straordinario, cosa che negli anni ’60 non si poteva fare: l’Idra (interpretata da Uma Thurman), che ho raffigurato nel mio film, è un po’ un omaggio a quel tipo di cinema, ma con tutto il valore aggiunto della tecnologia più avanzata. La mitologia ha resistito ai secoli perché è un fenomeno culturale straordinario, con dei diversi livelli di lettura: il primo è quello classico che i ragazzi studiano a scuola, ma ce n’è sicuramente anche un’altro più oscuro e drammatico che ancora oggi coinvolge e appassiona anche gli adulti.
Comunque ci tengo a sottolineare che questo film non vuole essere un’opera educativa, ma semplicemente un momento di divertimento e di evasione per i ragazzi e per le famiglie: essendo anch’io un genitore ci tenevo a creare un prodotto che si può apprezzare a tutte le età. Mi piacciono i film che affrontano questioni sociali e penso che siano importanti in questo momento difficile ma, appunto perché ci troviamo in una congiuntura economica difficile, sono necessario anche i film di evasione che permettono alla gente di sorridere e distrarsi.

 

Visto che si tratta di un altro adattamento letterario, la saga di Percy Jackson è altrettanto fedele al libro rispetto alle avventure di Harry Potter?

Quando abbiamo lavorato al primo Harry Potter, tutto era molto diverso. Si trattava di una serie di libri che avevano già avuto un successo planetario e quindi, nello scrivere la sceneggiatura, ci sentivamo gli occhi del mondo addosso. La pressione non veniva tanto dall’autrice J.K. Rowling, quanto dai fans che avevano paura di quello che avremmo aggiunto o tolto rispetto al libro. Con il secondo episodio e ancora di più con il terzo, questa pressione si è un po’ allentata. Lavorando a Percy Jackson, fortunatamente, non l’ho avvertita affatto: mi sono concentrato sul mio lavoro che è creare la miglior esperienza cinematografica possibile. Per esempio, nel libro non c’è il combattimento con l’Idra e non c’è la scena in cui Percy controlla delle enormi colonne d’acqua, sono momenti che ho aggiunto io seguendo la mia creatività.

 

Durante il film, i protagonisti scoprono che il mondo degli inferi si trova ad Hollywood. Un modo satirico per attaccare il mondo dello show-business?

Di sicuro Hollywood può essere l’inferno se il tuo film non ha successo. Io ho scelto di non vivere lì, se non per i pochi mesi cui ci sono costretto per lavoro. Ho scelto di vivere a San Francisco con i miei quattro figli, e ci sto benissimo. Quindi lo confermo, la scelta di collocare l’inferno ad Hollywood non è affatto casuale [ride].

 

Quali sono le sue considerazioni relative alle nuove tecnologie e alle prospettive più attuali del cinema?

Abbiamo ragionato a lungo se far uscire o meno il film in 3d, ma ci sarebbero voluti altri 4 mesi per la post-produzione e abbiamo deciso di non aspettare, anche perché sono in uscita altri film con tematiche legate alla mitologia, come Clash of the Titans, e ci tenevamo ad essere i primi. Film come Avatar, Up e Coraline hanno dimostrato che il 3d non è più un esercizio stilistico, ma è ormai da considerate un importante strumento espressivo per il cinema del nostro tempo. Mi auguro di vedere sul grande schermo anche dei musical e dei film drammatici in tre dimensioni e sono sicuro che ci arriveremo presto.

 

Qual è, secondo lei, la ricetta per creare una serie di film di successo?

Tutto comincia dal trovare l’attore giusto per essere il protagonista. Quando ho conosciuto Logan Lerman ho capito subito che sarebbe stato lui. E’ stato per me un onore lavorare con questo ragazzo, e vedo una lunga carriera davanti a lui, non solo da star del cinema, ma grande interprete, perché ha tutte le qualità. Ha reso Percy Jackson un personaggio credibile, ti porta ad identificarti e a simpatizzare con lui. Il secondo ingrediente sono sicuramente gli effetti speciali, il cui utilizzo è, in alcuni casi, molto delicato. Quando un attore si trova infatti a lavorare molto tempo con il green screen, si trova senza punti di riferimento e può diventare meno credibile. Ecco perché abbiamo ricostruito sul set quanti più elementi possibili: abbiamo ricreato l’intero Partenone in modo che, anche se l’Idra contro cui i ragazzi combattono è digitale, i nostri attori hanno comunque avuto un ambiente di riferimento reale.

 

E’ lecito aspettarsi altre avventure cinematografiche di questo nuovo, giovane eroe?

Mi piacerebbe dire già di sì, ma non voglio sfidare il destino. Dipende molto dal successo che avrà questo film, ma di sicuro a me piacerebbe moltissimo continuare a lavorare con questi attori e sul tema della mitologia.


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(Febbraio 2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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