Rubrica a cura di Paolo Pugliese

 

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CINEPANETTONI: ANALISI DI UN RITUALE COLLETTIVO

In Italia la contrapposizione secolare tra cultura "alta" e "bassa", ha fatto sì che determinate parole, nate con intento dispregiativo, finissero per trasformarsi in motivo d'orgoglio per chi veniva fatto oggetto di scherno.
E' il caso di "Cinepanettone".
Da una parte si tenta di porre l'attenzione sulla scarsità di contenuti, lontana da
esigenze artistiche o genuina ispirazione, quasi come se fosse il surrogato su pellicola dei dolci preconfezionati, nati per esigenze di palati frettolosi e poco esigenti. Dall'altra invece si valuta positivamente un prodotto capace comunque di radunare ingenti quantità di pubblico, rimettere in circolo il mercato, creando una formula replicabile all'infinito, e, in definitiva, di creare lavoro e occasioni di aggregazione.
Questa capacità, in una semplice parola, per quanto composta, di poter scindere il proprio significato, diventando buona o cattiva a seconda del referente colloquiale, è soltanto uno dei tanti esempi delle profonde fratture nell'etica e nella cultura di questo nostro paese. Ci si chiude in caste, ognuna convinta di possedere il Verbo, e quel che è peggio convinta di dover esercitare poteri forti per imporre agli altri il proprio gusto.

Il Cinepanettone è espressione stessa del mercato, e della domanda che lo crea. Indirizzare le proprie critiche al mero prodotto non aiuterà a incrementare la consapevolezza delle scelte degli spettatori, così come esaltarlo, elevarlo a simbolo di un' Italia più schietta è sincera, è altrettanto fuorviante.
Colui che si definisce o viene definito artista o intrattenitore in Italia sembra sempre agire cercando prima di tutto la propria posizione nel mercato, invece di capirlo, e sintonizzarsi coi propri ascoltatori.
Prima ancora di esercitare una funzione critica, o di pensare a ciò che si vuole raccontare, si cerca il pulpito corrispondente ai propri colori di riferimento.
E quindi prima viene la collocazione, poi le cose che hai da dire.
Prima mi auto-eleggo come rappresentante, o continuatore della "cultura alta", oppure vado a collocarmi orgogliosamente tra gli intrattenitori senza pretese. Poi cerco i seguaci dell'una o dell'altra corrente, richiamandoli, e preoccupandomi solo dopo di ciò che sto andando a creare.

La cosa che preoccupa nel mercato cinematografico italiano non è certo la presenza di film per famiglie, rispetto ad altri più impegnativi… ma il fatto che si possa andare a vedere un film senza riflettere su ciò a cui si è assistito, o essendo magari convinti di aver visto qualcosa di degno soltanto perché prodotto dal proprio pulpito di riferimento.
Per esempio, il successo dei cinepanettoni italiani e dei vari "marchi" riprodotti in serie, come i vari "Natale a...", è testimoniato dal fatto che durante le feste a tutti capita di andarli a guardare. In questo non c'è nulla di male, d'inverno sono davvero poche le occasioni per stare tutti insieme, o per scovare spettacoli pensati per radunare e divertire gran parte della famiglia.
Il problema è che se si guarda altri esempi di intrattenimento "per tutti", come una trasmissione, o una partita, il giorno dopo, senza fare chissà quali considerazioni da critico d'arte, mi può tranquillamente capitare di parlarne. Possiamo ad esempio parlare di un reality, commentare una partita, o rievocare le scene del film.
In ogni caso, la cosa che abbiamo visto ci ha lasciato determinate osservazioni, nonché la voglia di condividerle. Possono essere superficiali, perfino pilotate (un po' come il reality che vive stuzzicando le manie di pettegolezzo degli italiani), ma quel che importa è che comunque un minimo di funzione critica c'è.

Il Cinepanettone si va a vedere essenzialmente perché a Natale odiamo essere soli. Abbiamo bisogno di riunirci con amici o grosse comitive, in cui più siamo meglio è. Il cinema in questi casi è semplicemente un luogo caldo nel quale ammucchiarsi durante le serate fredde.
E' davvero una sorta di rituale collettivo, uno dei tanti esempi di ciò che può fare un essere umano, semplicemente per non rimanere solo.
Anche guardare qualcosa che magari nemmeno lo fa ridere. Rivedere gli stessi tic, gli stessi tormentoni, le smorfie ripetute sempre uguali... il commendatore arrapato che gonfia le guance e si lecca le labbra, la stelletta televisiva che si spoglia, osservata dal buco della serratura, il romano cafone e arricchito, il milanese operoso, ma fessacchiotto.
Non è la risata, ma la rassicurazione.
Ciò che fa ridere lo spettatore del Cinepanettone non è la gag in sé, ma il fatto che ogni anno si ripetano uguali gli stessi stereotipi.
E' consolazione.

Ma crescere purtroppo significa anche confrontarsi col cambiamento.
Lo stile di comicità che Boldi e De Sica hanno preso da altri modelli e poi cristallizzato in un contenitore vuoto e immobile (si veda la mimica facciale di Villaggio che Boldi riprende solo perché "funziona", riproponendola senza inserirla in un contesto) ha lo stesso meccanismo della risata che ci scattava da neonati, quando la paura di veder scomparire il volto di nostro padre dietro le mani si trasformava in una risata liberatoria quando lo vedevamo riapparire.
Sembra quasi un modo per cullare la funzione critica dello spettatore, rassicurarlo sulla sua mediocrità, invece che spingerlo a usare la risata come metodo per analizzare l'ambiente che ci circonda.
Se dovessimo ripercorrere l'Italia raccontata nei vari "Natale con...", dagli anni ottanta a oggi, sembrerebbe quasi che nulla sia cambiato. Uomini infantili e arroganti, donne stupide e procaci. Soldi spesi in vacanze costose. Purtroppo sappiamo tutti che non è così. Forse ci piace riconoscerci ancora oggi in certi modelli, forse ci rassicura... ma il paese è cambiato e sta cambiando, modificando anche abitudini che ci sembravano secolari, e su cui ironizzavamo con un bonario sorriso, perché riconoscerci in esse ci compiaceva a un livello molto più alto dello scherno elementare usato per trasfigurarle.

Christian De Sica disse:
« Drammaturgicamente i film di Natale spesso sono ordinari, molte volte ripetitivi, orgogliosamente grossolani. Sono un po' il discount del cinema. Ognuno di loro si può smontare, stroncare e rimontare con grande facilità. Sono film semplici, ma non disonesti ».
Racchiuse in questa dichiarazione ci sono un nugulo di esplosive auto-contraddizioni, nonché uno strano astio che si fatica a comprendere.
Innanzitutto De Sica riconosce alcuni dei difetti dei film nei quali spesso si trova a lavorare. Li identifica egli stesso come sciatti e ripetitivi. Essere ripetitivi non è un vanto per chi ha intenzione di intrattenere la gente, anche a livello "basso" o "orgogliosamente grossolano".
Se voglio divertirmi, non vado a cercare ripetizioni.
I film di Totò, o quelli di Franco e Ciccio non erano ripetitivi. Si basavano su un canovaccio semplice, ma poi era la verve e l'esperienza dei comici a fare la differenza. Inoltre la metafora col discount non regge, perché è vero che si va
in certi negozi alimentari ben consapevoli della scarsa qualità... ma si va anche per risparmiare.
E De Sica, i Vanzina, Neri Parenti i soldi del biglietto non ce li regalano.
Finisce poi per valutare quelle che secondo lui sono le caratteristiche positive dell'opera, ossia la facilità di analisi e la presunta "onestà".
Per contrapposizione, verrebbe da chiedersi: ma allora chi sono i disonesti?
Sicuramente nel cinema cosiddetto impegnato esistono tante pellicole altrettanto vuote e incapaci di raccontare la realtà.
Ma qui sembra quasi una presa di posizione "a priori" contro qualsiasi cosa abbia un minimo di costruzione in più. Ciò che è "semplice", sembra quasi da sentir dire a De Sica, è "onesto", mentre la complessità tende solo a fregarti.
E torniamo al meccanismo di rassicurazione di cui sopra. Sarebbe facile andare a identificarlo con chissà quale complottistico intento politico, volto ad anestetizzare l'elettorato, ma non credo che il problema sia questo.
Io credo che mantenere la percezione di uno status quo auto-consolatorio sia una necessità del mercato, aliena da qualsiasi colore politico.

Gli italiani leggono poco e guardano pochi film, è un dato di fatto.
In un simile scenario c'è forse chi pensa che per fare soldi facili è molto più produttivo rassicurare la mancanza di senso critico e di informazione, piuttosto che stimolarla.
Forse i film di Totò erano più divertenti di quelli di Boldi e De Sica perché semplicemente Totò veniva da una tradizione in cui dovevi impegnarti, intrattenere, sedurre il pubblico, altrimenti si sarebbe incavolato e avrebbe preteso indietro i soldi del biglietto.
Per cui a discapito delle analogie che si possono fare coi film di Vanzina o di Neri Parenti, basati su una semplicità delle sceneggiature che molti accostano a quelle dei comici anni Cinquanta, quasi a proporsi come continuatori degli stessi, manca di base la verve e il mestiere che rendeva comunque un'esperienza unica la comicità vecchio stile.
Ma oggi... c'è davvero qualcuno che, una volta uscito da una sala cinematografica, si metterebbe a farsi domande sulla comicità di Boldi e De Sica?
Loro ci sono. E ci saranno. Sempre.
Nessuno metterà mai in dubbio il fatto che si debba andare a vederli, così come nessuno mette in dubbio la presenza del panettone a tavola, anche se magari ha lo stesso sapore di quello dell'anno scorso, e della Colomba mangiata a Pasqua.
E se magari confessi agli amici "Sapete, la gag del tizio che riceve una carota nel deretano è uguale a quella di due anni fa, e nemmeno allora faceva ridere", tutti ti guardano come se avessi osato fare chissà quale critica da vecchio anziano rompiscatole. Ora, questo meccanismo sembra assurdo, e anche un po' pauroso. Ma forse è colpa mia, forse non capisco davvero a fondo la gente, e magari c'è un senso, nella visione di film fotocopia affidati a comici senza idee, un senso più profondo che non riesco ad afferrare.

C’è però un altro dato di fatto: i cinepanettoni vendono tantissimo, come i loro equivalenti prodotti dall'industria dolciaria. Sono basati su meccanismi di domanda e offerta eterni, capaci di auto-alimentarsi all'infinito, e che vanno oltre perfino
rispetto al confronto con le altre pellicole disponibili sul mercato. Tanto è vero che in tanti anni non c'è stata nessuna modifica della formula di base, e se i cast cambiano e i duetti comici si modificano è solo a causa di beghe contrattuali interne (vedi il divorzio de Sica-Boldi).
Il cartone animato dovrà confrontarsi con altre pellicole d'animazione, la commedia romantica avrà decine di rivali. Ma il cinepanettone si guarderà sempre, così come si andrà sempre alle cene natalizie. Se te ne capitano due in una settimana, vai a entrambe, non ne scegli una sola.
Mi sfugge quindi il senso di una notizia diffusa in questi giorni, secondo cui i cinepanettoni potranno beneficiare degli stessi sgravi fiscali dei film di interesse culturale nazionale.
Sgravi nati appunto per supportare l'esistenza di pellicole che non possono naturalmente sostenere la stessa presenza sul mercato, e che, suddivisi in modo fintamente equo con pellicole che incassano già parecchio, toglieranno denaro prezioso a chi ne ha davvero bisogno, rimpinguando ulteriormente gli stomaci di chi non ne ha. Specie considerato che in un periodo di crisi l'italiano medio non
si farà mancare il panettone, ma limiterà le occasioni in cui provare qualcosa di veramente nuovo.
Sembra che questo problema sia soltanto un'ulteriore replica delle contrapposizioni culturali di cui parlavo all'inizio.
In un'Italia in cui il ministero dei Beni Culturali si interessasse davvero a mantenere viva la possibilità di diversificazione delle proposte culturali, lo spettatore sarebbe messo in condizione di variare i propri gusti e diventare più esigente, costringendo anche i produttori di pellicole di largo consumo a far evolvere il linguaggio comico e i contenuti.
Invece di guardare la realtà per ciò che è, ossia un mercato in cui le pellicole d'essai vanno sostenute, per variare il mercato e aiutare la formazione culturale, si perde tempo nel compiacere l'una o l'altra casta, imponendo criteri d'uguaglianza meramente formale.

Marco Foti

(Gennaio 2010)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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