Conferenza
Stampa del film X-Men: Le Origini - Wolverine
Incontro con Hugh Jackman e Gavin Hood
In occasione dell’imminente uscita internazionale del
film X-Men Origini – Wolverine,
spin-off nonché prequel della trilogia cinematografica X-Men
dedicato interamente al mutante artigliato canadese Logan (alias
Wolverine), l’attore protagonista Hugh Jackman (The
Prestige, X-Men, Australia) e il regista premio Oscar Gavin
Hood (Il Suo Nome è Tsotsi, Rendition)
sono arrivati a Roma, incontrando gli organi di stampa e rispondendo
a diversi quesiti sul film.
Cosa
pensate della recente uscita della copia pirata del film su internet,
e come credete che questo influenzerà il box office? Ci sono
stati nuovi sviluppi nelle indagini?
Hugh
Jackman: Devo dire che quando è venuta fuori la
notizia ci ha davvero spezzato il cuore. Avevamo appena finito di
lavorare: turni di 24 ore di fila per il montaggio... molti non
si rendono conto di quanto lavoro c’è dietro, quanta
fatica. Quella versione è vecchia di 3 o 4 mesi, e non è
chiaramente una prova valida di quanto abbiamo fatto. Almeno è
stato rincuorante il supporto della comunità online: il 95%
dei siti ha reagito negativamente all’uscita della copia pirata.
Io spero e mi auguro che i fan del film e della serie andranno a
vederlo, loro sanno che i grossi blockbuster estivi vanno visti
sul grande schermo. Per quanto riguarda l’andamento del box
office, non è proprio la mia materia, e non so quanto questa
faccenda possa influenzarlo, spero semplicemente che la gente vada
al cinema. Delle indagini invece non so cosa rispondere: non sono
direttamente coinvolto nelle operazioni.
Dirty Harry, Mad Max, Han Solo:
secondo una recente intervista sono questi i personaggi che hanno
influenzato maggiormente la sua interpretazione di Wolverine. In
che modo esattamente?
Hugh
Jackman: Innanzi tutto devo dire che quando ho cominciato
a lavorare a fianco di un regista premio Oscar come Gavin Hood ho
subito capito che sarebbe stata un’esperienza importante.
I personaggi che hai nominato vengono riassunti tutti nel mio ruolo.
È un archetipo, un personaggio buono, ma decisamente poco
simpatico. Ha dei lati difficili, spigolosi. Non volevo nessuna
compiacenza nei miei confronti, volevo essere spronato a dare di
più. Gavin ha compreso bene il personaggio e mi ha aiutato
a forgiarlo. In questo film ci si concentra su Logan, diversamente
da quanto avviene negli altri X-Men. Spesso, dopo aver girato una
scena, sentivo la sua mano sulla spalla: “Hugh, rifacciamola.”
mi diceva. Sono 10 anni ormai che interpreto questo personaggio,
e con questo film penso che abbiamo riempito le lacune che erano
rimaste, abbiamo unito tutti i punti.
Mr. Hood che sensazione ha avuto dirigendo questo film,
così diverso dai suoi precedenti lavori? Come si è
sentito a partecipare a un progetto così distante dal cinema
che aveva realizzato in passato?
Gavin
Hood: Un’ ottima domanda. Quando Hugh mi ha contattato
sapevo poco del mondo X-Men. Abbiamo parlato e mi ha detto: “Ora
leggi questi fumetti e vediamo”. Ho scoperto molto: è
un personaggio che disprezza se stesso, che si pone delle domande
ed è in costante coinflitto.
I film precedenti erano film corali con molti personaggi, mentre
questo si concentra principalmente su di lui. La tradizione romantica
dell eroe solitario, alla Clint Eastwood direi, è un vecchio
mito. In questo film il protagonsita vuole stabilire dei legami,
cerca il contatto con gli altri. È un punto di rottura con
la tradizione precedente. Abbiamo lavorato molto sul personaggio,
che è senza dubbio molto virile, duro, ma al contempo bisognoso
di sviluppare emozioni. Victor Creed, al contrario, non ha bisogno
di nessuno, è il personaggio maledetto. Questo elemento di
unicità del protagonista mi ha attirato molto e mi ha spinto
a realizzare il film.
Wolverine è sicuramente il personaggio più
amato dell’ universo X-Men. In effetti è l’unico
che ha un percorso di crescita nel corso dei film della serie. Altri
pesonaggi, come Ciclope e Colosso, diventano in sostanza dei comprimari.
Questo era già previsto o è stato dovuto alla sua
interpretazione come Wolverine?
Hugh
Jackman: Mi viene da sorridere, perché non credo
ci sia attore al mondo che si lamenti se gli viene concesso più
spazio. La saga degli X-Men ha a che fare con molti temi,
molto differenti, come ad esempio la fratellanza, ma anche il valore...
ci sono molti elementi. Il mio personagio è assai popolare,
anche se devo ammettere che quando abbiamo mostrato per la prima
volta il trailer con Gambit i fan erano davvero esaltati,
e mi sono sentito un po’ invidioso. Il mutante è l’outsider,
per questo lo spettatore si identifica con lui: per la sua diversità.
Non credo di aver avuto questa importanza nella realizzazione della
saga cinematografica: quando la sceneggiatura era ormai pronta non
ero stato nemmeno ingaggiato. Il senso di questo film sta proprio
nel fascino del personaggio, e abbiamo deciso di girare le sue origini
proprio per comprendere meglio il suo spessore. C’è
molto materiale su Wolverine: ad esempio la saga giapponese del
personaggio mi piace particolarmente, e spero un giorno di poterla
realizzare, incrociando le dita. Ad ogni modo ritengo fosse fondamentale
tornare indietro per capire a fondo il personaggio.
Questo film è un blockbuster, ma c’è
tradimento, passione, si gioca con il politicamente scorretto: è
un film decisamente molto denso, forse avrebbe voluto espanderlo
ancora di più, se non ci fosse stato il limite del rating?
Gavin
Hood: Vorrei accennare al rating: in America il film è
vietato ai minori di 13 anni. Quando sono stato coinvolto nel progetto
è stato subito chiaro fin dall’inizio quali sarebbero
stati i limiti. E andava benissimo per me. Avremmo potuto realizzare
un film vietato ai minori, spingerci ancora oltre, ma la cosa interessante
di questa serie è che è diversa dai classici film
di supereroi. Nei blockbuster c’è sempre la lotta tra
bene e male, invece qui la storia è più complessa.
C’è l’esigenza di avere un eroe che riconosce
la sua capacità di essere violento, cattivo: questo mi ha
attirato. Il supereroe è consapevole della sua natura, della
sua violenza, e non ne è necessariamente contento, anzi.
Gli artigli stessi simboleggiano la sua rabbia, nascosta dentro,
ma anche il suo bisogno di allontanarsi, di isolarsi dagli altri:
anche lui come gli artigli vorrebbe potersi nascondere. Credo sia
importante che questi messaggi raggiungano i giovani.
Hugh, è coinvolto in altri
progetti riguardanti gli X-Men? E sarebbe eventualmente interessato
a girare con registi europei, magari Italiani?
Hugh
Jackman: Per quel che rigarda questo film e il genere a
cui appartiene, Brian Singer con i primi due X-Men ha riscritto
un po’ le regole. Ci sono equilibri difficili: si cerca l’intrattenimento,
ma anche di dare qualcosa di più: argomenti di riflessione.
Il Caveliere Oscuro è stato un ottimo esempio: diverte,
intrattiene, fa pensare, sentire, porta le persone a reagire, a
provare dei sentimenti. In questo senso Gavin ha fatto qualcosa
di eccezionale. Wolverine è stato uno dei primi anti-eroi
dei fumetti, e merita lo splendido lavoro che è stato fatto.
Per quanto riguarda il mio coinvolgimento in altri film della saga
non saprei rispondere, in questo momento non ci sono altri progetti,
anche se so che ci sono altre sceneggiature, altri personaggi. Per
quanto riguarda l’opportunità di girare con registi
italiani la mia risposta è: MAGARI! Chiamatemi, fate girare
la voce! Sono amico di Muccino, con il quale ho già collaborato
in passato, mia moglie parla italiano, e farebbe sicuramente bene
al mio matrimonio venire a lavorare qui!
So che è padre di due bambini. Mentre giravate
il film vi siete posti il problema della violenza delle immagini?
Questo film, con la sua violenza esplicita e diretta, è più
adatto forse di tanti telefilm che invece mostrano un tipo di violenza
differente, più ambigua?
Hugh
Jackman: Sicuramente una domanda interessante. Mi sono
spesso trovato a parlare con genitori che mi raccontavano di aver
portato i propri figli a vedere i film della saga. Ho una figlia
di 4 anni e uno di 9, e non gli ho ancora fatto vedere il film.
Forse lo vedremo insieme al più grande, ma non sono sicuro...
lui a volte litiga con la sorellina e io cerco di spiegargli che
deve essere gentile, ma se vedesse il padre che affetta gente sullo
schermo credo che questo minerebbe la mia autorità. (ride)
Comunque non penso farei vedere un film vietato ai minori di 13
anni a dei bambini piccoli. Mi è venuto in mente un particolare
aneddoto: mentre giravamo X-Men 2 avevo ricevuto un sacco
di merchandising: action figures, statuine... ne avevo a migliaia.
E mio figlio le decapitava quando ce l’aveva con me. (ride)
C’era anche un punchin’ ball con la mia faccia sopra,
e mio figlio lo aveva in camera. Ogni volta che lo sgridavo e lo
spedivo in camera sua, sentivo subito il suono del punchin’
ball che veniva colpito a ripetizione! (ride) Credo che
ogni genitore dovrebbe dare al proprio figlio qualcosa del genere.
Qual è stato l’effetto speciale più
difficile da realizzare?
Gavin
Hood: Di sicuro il salto nella cascata in cui Hugh era
completamente nudo. Non potevamo inquadrarlo frontalmente, per ovvie
ragioni. Non che non sia niente di bello da vedere, ci mancherebbe!
(ride) Non avevamo uno stunt disposto a gettarsi in una
cascata di oltre 100 metri, abbiamo quindi ricreato una versione
digitale di Hugh, che fosse il più fedele possibile. D’altro
canto, ce n’è uno soltanto! E poi lui si è rifiutato
di saltare! (ride) Comunque gli esperti degli effetti sono
stati davvero bravi.
Il film parla del lato oscuro dell’eroe, qual
è quello di Wolverine?
Gavin
Hood: Il lato oscuro non è l’unica cosa che
volevamo trasmettere: volevo il calore, l’umanità.
Hugh è una persona di cuore, calorosa, e questo viene fuori
nel suo personaggio. Tutti noi diamo sfogo alla rabbia, abbiamo
bisogno di liberarci: questo è il motivo dell’esistenza
di luoghi come le arene, ad esempio il Colosseo. Credo fosse Aristotele
a dire che dobbiamo lasciar libero sfogo alle emozioni, di tanto
in tanto, per poterle controllare. Tutti abbiamo bisogno di uno
sfogo. Noi volevamo rappresentare quest’idea. Ci vuole consapevolezza,
però, quando si da libero sfogo all’emozione, è
necessaria la ricerca di un equilibrio. Questo mi piace di Wolverine:
la sua eterna lotta interiore. Lo rende molto umano, la sua difficoltà
a rapportarsi col prossimo. Spero questo venga fuori dal film. Sappiamo
essere cattivi, ma possiamo migliorare. Wolverine e Victor rappresentano
questo.
Hugh, qual’è stata
la scena più difficile da girare per te?
Hugh
Jackman: La ripresa più difficile, per il vento
soprattutto, è stata quella in cui con la moto dovevo saltare
e prendere le pale di un elicottero. Mi sono letteralmente affettato
le dita.
Gavin
Hood: Eravamo preoccupati che le pale gli tagliassero il
polso!
Hugh
Jackman: Un’altra scena molto difficile è
stata quella nella vasca. Abbiamo passato giorni a girare, e dovevo
tenere spesso gli occhi spalancati sott’acqua.
Gavin
Hood: Abbiamo cercato di mettere degli altoparlanti nella
vasca, in modo tale da poter dare indicazioni a Hugh, ma non è
stato possibile, per cui abbiamo trovato un altro sistema per fargli
capire cosa doveva fare. Gli strizzavo un alluce. Una strizzata
voleva dire una cosa, due consecutive un’altra, tre un’altra
ancora. Davvero un metodo particolare, devo dire. (ride)
(Roma,
14 Aprile, Hotel Hassle)
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