RIPRESA
DEL CINEMA ITALIANO NEL 2007 (CON QUALCHE RISERVA)
I 12 mesi del 2007 hanno evidenziato, nonostante la crisi del settore
e la pirateria informatica, risultati positivi ed incoraggianti
per il cinema italiano, in netta ripresa. La maggior parte delle
produzioni italiane hanno ottenuti discreti -se non eccezionali
per alcuni casi- risultati ai botteghini, con clamorose rivelazioni
e rassicuranti conferme. Sul podio dei film italiani più
visti dell’anno si confermano i tre cine-panettoni “Natale
in Crociera”, “Matrimonio alle Bahamas”
ed “Una Moglie Bellissima” del trio
De Sica-Boldi-Pieraccioni, titolari di un incasso corale ammontante
a 35 milioni di euro; subito dopo si piazzano “Manuale
d’Amore 2” di Giovanni Veronesi ed "Sms
- sotto mentite spoglie" di e con Vincenzo Salemme.
Conferma ai botteghini anche per i nuovi astri del cinema adolescenziale
italiano Pietro Scamarcio e Nicola Vapodiris: il primo è
titolare del successo di critica e pubblico “Mio Fratello
è Figlio Unico”, ma anche di “Ho
Voglia di Te” (sequel di “3 Metri sopra il
Cielo”); il secondo è stato invece il protagonista
di due hit quali “Notte prima degli Esami: Oggi”
e “Come tu mi Vuoi”.
Sul fronte film d’autore, si registra il grande successo ai
botteghini del film-rivelazione dell’anno: l’opera prima
“La Ragazza del Lago” di Andrea Molaioli,
lodato dalla critica e vincitore anche del premio FAC (Comitato
Nazionale per la Diffusione del Film d'Arte e di Cultura).
Buoni risultati anche per "Saturno Contro"
di Ferzan Ozpetek, “I Vicerè”
di Roberto Faenza e “La Terza Madre”
di Dario Argento (che ha comunque ottenuto un risultato inferiore
alle aspettative), oltre alle commedie “Notturno Bus”
e “Il 7 e l’8” di Ficarra &
Picone, oltre ai due ultimi film di Pupi Avati: la commedia “La
Cena per Farli Conoscere” ed il thriller “Il
Nascondiglio”.
Da segnalare infine la buona accoglienza (nonostante una distribuzione
difficile) del nuovo film di Ermanno Olmi “100 Chiodi”,
oltre all’esordio alla regia di Kim Rossi Stuart con “Anche
libero va bene” e di alcune pellicole indipendenti
quali “Lezioni di Cioccolato”, “L’Orchestra
di Piazza Vittorio” ed i semi-invisibili ed originali
“Il Vento fa il suo Giro”, “L’Estate
di Mio Fratello” ed “Il Rabdomante”.
Se i risultati al botteghino sono aumentati, così come il
numero di opere italiane nella classifica del box-office, i flop
non sono comunque pochi, ed anche cocenti: “2061”
di Carlo Vanzina e con Diego Abatantuono non ha recuperato neanche
i soldi del proprio budget e poco visti sono stati anche il disturbante
“L’Ora di Punta” di Vincenzo Marra, i
biopic “Maradona la mano de dios” di
Marco Risi e “Rosso come il Cielo”
di Cristiano Bortone, oltre alle commedie “Liscio”
e “Tutte le donne della mia vita”.
Bilancio non felice anche per “Lezioni di Volo”
di Francesca Archibugi, “Quale Amore”
di Maurizio Sciarra, “Viaggio Segreto”
di Roberto Andò e le commedie “Nero Bifamiliare”,
“Last Minute Marocco” e “Cardiofitness”.
Snobbati dal pubblico e penalizzati anche da una pessima distribuzione
i film “Sangue” di Libero de Rienzo,
“Mater Natura” di Massimo Andrei, “L’Uomo
di Vetro” di Stefano Incerti, la favola neorealista
“Salvatore-Questa è la vita”
ed il noir di provincia “Apnea” di
Roberto Dordit, con Claudio Santamaria; nella rosa dei dimenticati
ci sono anche interessanti opere d’autore come “L’Aria
Salata”, “Uno su Due”,
“Come l’Ombra” e “La
Masseria delle Allodole” e "Le Ragioni
dell'Aragosta" di Sabina Guzzanti.
Ed abbiamo solo citato alcuni dei film italiani che ce l'hanno fatta
almeno ad uscire nei cinema, a differenza di tanti altri (e sono
tanti) che rimangono -spesso ingiustamente e spesso a ragione- senza
distribuzione.
Urge, quindi, una maggiore selezione a monte per la produzione di
film italiani, tagliando finanziamenti ad incapaci e raccomandati,
promuovendo pellicole che coniughino esigenze d’autore e di
cassetta per essere “appetibili” in misura superiore
agli occhi del pubblico; non ha senso disperdere energie, talenti
e risorse per una serie di film ambiziosi che alla fine nessuno
vede perché sbagliati oppure inadeguati a reggere il confronto
con la concorrenza straniera. Non ha senso neanche distribuire certi
film se il distributore stesso non ci crede fino in fondo, impegnando
il minimo di risorse e contatti, affossando di fatto il film prima
ancora che sia uscito.
Per
superare il periodo di ristagno (ancora risolvibile a nostro parere)
bisogna perseguire la logica del “pochi, ma buoni”,
ovvero non affollare di opere le sale, ma programmarle attentamente
e progressivamente. Il nostro cinema ha bisogno di prodotti realizzati
con la massima cura (e casi come “La Ragazza del Lago”
lo dimostrano ampiamente) che il pubblico può riconoscere
e premiare se, però, venga messo in grado di farlo grazie
ad informazione, pubblicità e presenza nei cinema; parliamo
di film che devono essere tutelati e promossi con una distribuzione
adeguata, ovvero attenta e capillare; tutto ciò deve però
essere frutto di volontà e di nuove logiche e politiche di
mercato che devono vedere produttori, distributori ed esercenti
(di sale e multi-sale) discutere e collaborare allo stesso tavolo
per proteggere e rilanciare senza moralismi né nazionalismi
un cinema italiano in crisi di idee e mezzi, ma ancora capace di
graffiare con opere fresche e di successo.
(Gennaio
2008)
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