ADDIO
A MICHELANGELO ANTONIONI ED INGMAR BERGMAN
Nel
giorno 30 luglio 2007, a distanza di poche ore l’uno dall’altro,
sono scomparsi due grandi maestri del cinema europeo: Michelangelo
Antonioni ed Ingmar Bergman.
Una triste fatalità oppure un addio al mondo di comune accordo,
accomiatandosi insieme dal loro pubblico visto i molteplici punti
in comune che i due autori avevano tra loro: entrambi sono stati
alfieri di un cinema personale, intimo e non urlato, definito a
torto da qualcuno ermetico, ma che invece ha narrato storie di vita
comune che fungevano da riflessione metafiorica sulle ambiguità
della vita, dei sentimenti e del linguaggio.
Michelangelo
Antonioni si è spento per cause naturali lunedì
sera 30 Luglio.
La morte è sopraggiunta nel sonno e la notizia è stata
data dalla moglie Enrica Fico. Il maestro avrebbe compiuto 95 anni
a settembre.
Definito il regista dell’incomunicabilità, Antonioni
ha impostato il suo modo di fare cinema con una continua sperimentazione
del linguaggio filmico, certo non di facile lettura, ma che raccontava
stati d’animo e pensieri, turbamenti ed alienazioni attraverso
le immagini e facendo spesso a meno delle parole. Il suo è
stato un cinema metafisico che ha sviscerato argomenti come la solitudine,
il malessere del vivere e l’incomunicabilità tra gli
individui. Tra i sui film più famosi ci sono appunto le due
pellicole-manifesto sull’incomunicabilità “L’Avventura”
e “L’Eclisse”, entrambe interpretate da una giovane
Monica Vitti divenuta poi sua compagna di vita; poi gli enigmatici
ed ipnotici “Zabrinskie Point”, “Professione Reporter”
e “Blow Up” che vinse la Palma d’Oro a Cannes
nel 1967. Altri film degni di nota sono “Le Amiche”,
“La Notte”, “L’Urlo”, l’episodio
del film “Eros” ed il suo ultimo lungometraggio “Al
di là delle Nuvole”; nel 1964 vinse il Leone d’Oro
alla Mostra del Cinema di Venezia con “Deserto Rosso”
che lo premiò ancora nel 1983 con un Leone alla carriera.
Nel 1995 ricevette il Premio Oscar alla carriera dalle mani dell’attore
Jack Nicholson che aveva diretto in “Professione Reporter”.
Nel 1985 un ictus gli tolse la parola, ma non gli impedì
di lavorare e dirigere altri film grazie anche all’aiuto della
devota moglie Enrica. Il suo ultimo lavoro verrà presentato
alla Mostra del Cinema di Venezia: si tratta di un cortometraggio
da lui diretto ed interpretato, intitolato “Lo Sguardo di
Michelangelo”.
Ingmar
Bergman è invece morto nella sua casa nel Mar Baltico
la mattina di lunedì 30 Luglio.
Il grande regista svedese aveva 89 anni e da un decennio aveva abbandonato
il cinema per dedicarsi al teatro, vivendo una vita schiva e ritirata
dopo la morte della sua seconda moglie. Maestro del cinema intimista,
Bergman ha diretto 40 film, tra cui pellicole di culto come “Il
Settimo Sigillo”, “Sussurri e Grida”, “Luci
d’Inverno” ed “Il Posto delle Fragole”.
Nel corso della sua carriera ha portato avanti una personale ricerca
ed analisi delle molteplici sfaccettature dell’animo umano,
dell’infanzia e dell’ambiguità della memoria,
vincendo tre premi Oscar rispettivamente per “La Fontana della
Vergine”, “Come in uno Specchio” e “Fanny
ed Alexander”. Caposaldo della storia del cinema la sequenza
in cui l’attore ed amico personale del regista Max Von Sidow
interpreta il cavaliere che mette in palio la propria vita in una
partita a scacchi con la Morte, enunciando il tema del rapporto
dell’uomo con l’ignoto in quello che forse è
il suo film più famoso e celebrato, “Il Settimo Sigillo”.
(Luglio
2007)
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