SILVIO
FOREVER: INCONTRO CON GLI AUTORI
In
occasione della presentazione del film Silvio Forever,
si è tenuta a Roma il 22 marzo una conferenza stampa, alla
presenza dei registi Roberto Faenza e Filippo Macelloni, degli sceneggiatori
Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, e di Neri Marcorè.
Non avete paura che questo film
aumenti il fascino di Berlusconi?
Roberto Faenza: Questo è un film che ognuno
prenderà per come lo vuole prendere. Noi abbiamo fatto un’operazione
interessante: Berlusconi nel bene o nel male è una star.
Quindi la sua storia andava raccontata, anzi mi stupisce che non
l’abbiano fatto prima, probabilmente andava fatta molto tempo
fa. Io credo che Berlusconi rappresenti una parte del paese e quindi
lo rispetto in questo senso.
Gian Antonio Stella: Questa domanda conferma quello che è
stato il nostro obiettivo: stare alla larga da ogni progetto che
fosse ostile o nemico a priori.
Qual
è il motivo di un’autobiografia personale, dove non
c’è nulla di politico?
Sergio
Rizzo: Abbiamo voluto innanzitutto raccontare un personaggio,
di una persona che è al centro della vita italiana dal ’93
e che è una delle persone più famose al mondo, che
su tutti i giornali e le televisioni del mondo. La politica è
sicuramente centrale nella vita di Berlusconi, ma non è l’unico
aspetto. Noi abbiamo anche voluto dare un punto di vista sul perché
da 16 anni in Italia c’è un dibattito su una persona
che, più di chiunque altro, è riuscito a toccare determinate
corde di questo paese. Abbiamo realizzato una fotografia, una fotografia
scattata dallo stesso protagonista.
Che
tipo di pubblico vi aspettate che vada in sala a vedere il film?
Filippo Macelloni: Speriamo che in sala vada più
gente possibile! Non ci siamo posti la domanda se era giusto fare
un film per i pro-berlusconiani o per gli anti-berlusconiani. A
noi interessava mantenere un punto di vista distaccato da qualsiasi
presa di posizione politica. Abbiamo cercato di fare qualcosa che
non era mai stato fatto prima, ovvero raccontare la sua storia attraverso
le sue stesse parole.
Gian Antonio Stella: Nel film, c’è
ovviamente una vena ironica. Se l’avessimo fatto un personaggio
altrettanto straripante ma di sinistra lo avremmo fatto uguale.
Noi non ci siamo neanche posti il problema di fare un film su misura
per un pubblico anti-berlusconiano, noi abbiamo fatto un film mettendoci
dentro l’ironia che ci sembrava opportuna, senza voler realizzare
un trattato sociologico o politologico.
Alla
fine di questa ricostruzione che avete fatto, che idea vi siete
fatti di Berlusconi?
Neri Marcorè: Ho la stessa idea che avevo
nel ’94 e della quale mi sono convinto anno dopo anno. Personalmente
non è una scoperta questo film, ma è comunque curioso
vedere le immagini di questo film e rivivere le stesse sensazioni
che ci hanno accompagnato in questi 17 anni. Mi sono concentrato
molto sulle figure che gli sono accanto e che lo acclamano: mi è
sembrato di percepire nei loro volti un filo di imbarazzo per non
poter prendere le distanze da espressioni che sono tipicamente sue.
In questo film, non ho un vero ruolo se non quello di recitare le
dichiarazioni vere di Berlusconi delle quali non esiste un supporto
audio o video.
Quanto
è presente la folla, il popolo italiano, in questo film?
Roberto Faenza: Nel film ci sono parecchie immagini
di folle, il popolo è presente nelle immagini delle piazze,
piazze che adorano il suo leader, e di questo non si può
non tenerne conto, non si può cancellare una parte del paese
che adora Berlusconi. Questo è tipico del “vetero-comunismo”
che considera queste persone ipnotizzate o come comparse pagate
e portate con i camion. Quella è gente che crede veramente
in Berlusconi, crede che il suo messaggio sia il loro messaggio.
Credo che sia molto più intelligente un film di questo tipo
che invece di attaccare Berlusconi, lo rappresenta, lo rappresenta
proprio nella parte del paese che lo adora.
Il
film pone l’accento sul rapporto di Berlusconi con Bossi,
ma non su quello con Fini. Come mai questa scelta?
Filippo Macelloni: Il rapporto di Fini con Berlusconi
non è minimamente paragonabile a quello con Bossi. Il rapporto
con quest’ultimo, infatti, è stato molto più
personale e decisamente più fondamentale nella vita di Berlusconi.
Il rapporto con Fini è stato quasi esclusivamente a livello
politico, e non essendo questo un film sul Berlusconi politico,
abbiamo ritagliato per Fini un ruolo molto più limitato rispetto
a Bossi.
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la recensione del Film
(Marzo
2011) |