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| Rubrica a cura di Paolo Pugliese
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IL RITORNO DI “GOLA PROFONDA”: IL FENOMENO DEL PORNO D’ANNATA A partire
da Venerdì 27 Maggio, sarà distribuito anche nei cinema
italiani la pellicola celebrativa “Inside Deep Throat” (“Inside
Gola Profonda”), il documentario che ha dato inizio ad una recente
celebrazione “culturale” del genere Porno, proponendo la rilettura
di un film storico come “Gola Profonda” che, nel 1972 (anno
della sua uscita), segnò una svolta epocale di costume facendo
nascere quello che fu poi definito il “Porno-Chic”. Sono molti,
anche in Italia, quelli che si stanno interessando a questo fenomeno:
una sorta di nobilitazione galoppante ed inarrestabile del porno d’annata,
con opera di studio ed approfondimento attraverso festival cinematografici,
convegni, saggi, documentari e perfino corsi universitari e tesi di laurea.
Condensando e prendendo in prestito le parole della giornalista Silvia
Bizio e del critico cinematografico Paolo Merenghetti, in due articoli
rispettivamente pubblicati su L’Espresso ed Il Corriere della Sera,
nell’ America puritana di Bush jr. è in atto una rivoluzione
che segna un nuovo trend e vede il Porno come genere entrare nel circuito
alto della cultura sotto forma di film, libri e studi. Il segnale di inizio
è venuto dall’annuale Festival di Sundance a cura di Robert
Redford, evento cinematografico d’autore, nella cui ultima edizione
è stato presentato al pubblico “Inside Deep Throat”,
un dietro le quinte del film-elogio del sesso orale che lanciò
(e segnò) l’attrice Linda Lovelace, impegnata in scene di
sesso non simulato per la prima volta sullo schermo. (Maggio 2005)
FESTIVAL DI CANNES 2005: LA PREMIAZIONE La settimana
del Festival è continuata senza troppi scossoni –a parte
il mix di entusiasmi e polemiche scatenate dalla grottesca crime story
“Sin City” del regista Rodriguez- ed ha visto
in concorso giovedì 19 Maggio “Don’t Come Knocking”,
la nuova pellicola del blasonato (e celebrato dalla folla sulla croisette)
Wim Wenders inerente un incontro/scontro tra padre e figlio con protagonista
l’americano Sam Shepard; in concorso anche la commedia francese
“Peindre ou faire l’amour” dei fratelli
Larrieu (divertenti scambi di coppia per arginare la noia matrimoniale
con il divo francese Daniel Auteuil), il film coreano “Keuk
Jang Jeon” di Hong Sangsoo e l’istraeliano “Free
Zone D”, un acclamato road movie ambientato in Giordania
e firmato dal grande Amos Gitai con la giovane diva americana Nathalie
Portman; fuori concorso sono stati presentati “C’est
pas tout à fait la vie dont j’avais revé”
dell’attore francese Michel Piccoli e “Cindy, the
dolls is mine” di Bertrand Bonello mentre l’evento
speciale della giornata è stata la presentazione del film del 1963
“Cronaca Familiare” di Zurlini, restaurato
dal Centro Sperimentale di cinematografia italiano. Venerdì 20
è stata la volta invece di “The Three burials of
Melquiades Estrada”, opera crepuscolare e politicamente
graffiante molto lodata, diretta ed interpretata l’attore americano
Tommy Lee Jones ed infine, l’ultimo film orientale in competizione
quest’anno: il taiwanese “Three Times”
di Hou Hsiao Hsien. Fuori concorso, sono stati proiettati il cine-documentario
“Habana Blues” di Benito Zambrano, un viaggio
nel mondo della musica e della cultura pop dell’isola caraibica
alla cui proiezione è intervenuto a sorpresa l’ex-calciatore
Diego Armando Maradona. Per la chiusura del concorso, Sabato 21, è
stato compilato il (sofferto) verdetto con le premiazioni, anticipato
da una ridda di indiscrezioni, proiezioni e pronostici sui titoli dei
film premiati. Domenica 22 c’è stata quindi l’attesa
cerimonia di premiazione -frutto di litigi, compromessi e stroncature
tra i membri della giuria capitanata dal regista Kusturika- che ha visto
inattese “bocciature” come quelle dei film di Wenders, Giordana,
Von Trier, Cronenberg e Van Sant in favore dei ben meno famosi fratelli
francesi Jean-Pierre e Luc Dardenne che hanno vinto a sorpresa la Palma
d‘Oro come miglior film con il loro “L’ Enfant”,
mentre il premio “Grand Prix” è andato al regista indipendente
Jim Jarmush per il suo “Broken Flowers”. Palma d’Oro: “L’Enfant” di Jean-Pierre e Luc Dardenne Grand Prix: Premio Gran Prix: “Broken Flowers” di Jim Jarmush Premio della Giuria: “Shangai Dreams” di Wang Xiaoshuai Miglior attore: Tommy Lee Jones (“I Tre Funerali di Melquiades Estrada”) Miglior attrice: Hanna Laslo (“Free Zone D”) Miglior regia: Michael Haneke (“Chachè”) Miglior sceneggiatura: Guillermo Arriaga (“I Tre Funerali di Melquiades Estrada”) Miglior Opera Prima: Vimukthi Jayasundara (“La Terra Abbandonata”) e Miranda July (“Me and You and Everyone with know”) Miglior Cortometraggio: “Podorozhni” di Igor Strembitskyy (Maggio 2005)
STAR WARS: LA FINE E’ VICINA Il momento
tanto atteso è finalmente arrivato: Venerdì 20 Maggio. Data
di uscita in tutto il mondo di STAR WARS EPISODE III. (Maggio 2005)
AL VIA IL FESTIVAL DI CANNES 2005 Mercoledì 11 Maggio è avvenuta l’apertura della nuova edizione del Festival del cinema di Cannes. L’edizione di quest’anno, che chiuderà il prossimo 22 Maggio, nelle intenzioni degli organizzatori vuol proporre al suo interno un mix tra qualità, affari e spettacolo e quest’ultimo aspetto è stato enfatizzato dall’evento cinematografico che ha illuminato il Festival nella serata di domenica, ovvero l’anteprima mondiale “Episode III – Revenge of the Siths”, l’attesissimo ultimo capitolo di Guerre Stellari. Il Festival è stato dedicato ai tre giornalisti francesi (Folrence Aubenas, Hussein Hanoun e Ingrid Betancourt), prigionieri i primi due in Iraq e l’ultimo in Colombia, le cui gigantografie (con le date dei rispettivi rapimenti) sono state appese sul frontone del Palazzo del Cinema dove avvengono le premiazioni. Presieduta dall’ironico regista Emir Kusturica (due Palme d’oro all’attivo per “Papà è in viaggio d’affari” e “Underground”), la giuria che dovrà decidere quali film premiare vede la partecipazione degli attori Javier Barden e Salma Hayek, del premio Nobel per la letteratura Toni Morrison, del regista asiatico John Woo, di quelli francesi Agnès Varda e Benoit Jacquot, il regista turco-tedesco Fatih Akin e l’attrice l’indiana Nandita Das. Ben 90 saranno i film –che rappresentano 37 paesi del mondo- proiettati nelle varie sezioni e dei quali 21 si contenderanno la Palma d’oro. I temi dominanti dell’edizione di quest’anno sono estremamente drammatici, con storie di guerra, delitti efferati, ricatti e trame senza lieto fine. Nella cerimonia d’apertura, è stato presentato il primo film in gara, il grottesco francese “Leamming” di Dominik Moll, giovedì e venerdì 12 e 13 Maggio è stata proiettata –fuori concorso- la commedia noir “Match Point” di Woody Allen e poi il nostalgico “Last Days” di Gus Van Sant (attinente non ufficialmente gli ultimi giorni di vita di Kurt Kobain), il thriller erotico “Where the Truth Lies” di Atom Egoyan e poi “Nordeste” di Juan Solanas, “Sangre” di Amat Escalante ed infine l’italiano “L’orizzonte degli Eventi” di Daniele Vicari (con Valerio Mastrandrea). Sabato 14 è stata la volta del noir francese “Caché” di Michael Hanecke e Domenica 15 l’attesissimo “Quando sei nato non puo più nasconderti” di Marco Tullia Giordana ha commosso il pubblico il quale ha applaudito per 9 minuti sui titoli di coda mentre il messicano “Batalla en el Cielo” di Carlos Reygadas ha scandalizzato con una storia a base di sesso, violenza e rimorsi. Lunedì 16, in concorso, sono stati proiettati “Madalay” di Lars Von Trier -secondo capitolo della trilogia del regista sull’America razzista degli anni ’30-, “The History of Violence” di David Cronenberg e l’action movie “Sin City” di Robert Rodriguez mentre in sezioni laterali sono stati proiettati “Down in the Walley” di e con Edward Norton e “Factotum” con Matt Dillon nel ruolo dello scrittore “maledetto” Charles Bukowski. Martedì 17 è stata la volta del divertente “Broken Flowers”, il nuovo film di Jim Jarmush, “L’Enfant” di Jean Pierre Dardenne e soprattutto il quotatissimo “Shanghai Dreams” di Wang Xiaoshuai alle prese con un tema tabù in Cina quale il sesso tra gli adolescenti ma anche con le esecuzioi pubbliche degli anni ‘80. Ben 5, poi, sono i film orientali in gara tra i quali “Bow”, il nuovo lavoro del regista coreano di “Ferro 3” Kim Ki-duk, ed il giapponese “Bashing” che racconta la storia di un ostaggio in Iraq. Molto interesse hanno poi riscontrato il film “Kilométre Zero” del curdo Hiner Saleem, anch’esso incentrato sulla guerra in Iraq, e, fuori concorso, hanno entusiasmato il thriller australiano “Wolf Creek” di Greg McLean e “Cache cache” di Yves Caumon. Solito bagno di folla poi sulla croisette dei divi in passerella come i francesi Daniel Auteuil, Juliette Binoche e Catherine Denuve, le attrici Natalie Portman, Penelope Cruz, Monica Bellucci, Scarlett Johanson, Laetitia Casta e Aishwarya Rai, i registi Woody Allen, George Lucas, Robert Rodriguez, Wim Wenders, Lars Von Trier, David Cronenberg, Jim Jarmush e Luc Besson (che ha annunciato la costruzione di una sorta di Cinecittà francese vicino Parigi) ed ancora gli attori Viggo Morhesen, William Hurt, Mickey Rourke, Willem Dafoe, Tommy Lee Jones e Robert Downey Jr. Appuntamento per domenica 22 con l’attesa premiazione. (Maggio 2005)
STOP AI BELLONI TELEVISIVI AL CINEMA! Nato nella
trasmissione pomeridiana di Maria de Filippi “Uomini e Donne”
e poi protagonista di tante puntate di "Buona Domenica" su Canale
5, il fenomeno mediatico-gossipparo di cotal Costantino Vitagliano approda
dal piccolo al grande schermo grazie a "Troppo Belli", una commedia
cinematografica prodotta dalla Rodeo Cinema e scritta da Maurizio Costanzo
insieme a Stefano Sudrè con la tacita e speranzosa l’intenzione
di rinverdire i fasti degli anni ’50, quando si facevano commedie
leggere e popolari come “Poveri ma belli” con attori presi
dalla strada. Qui, semmai, gli attori sono stati presi dalle discoteche
o dai vocianti salotti televisivi e rispetto a chi è venuto prima
di loro sono più griffati e smaniosi di apparire quanto desolatamente
inespressivi e totalmente privi di umiltà. Nel cast, accanto al
Costantino nazionale anche un certo Daniele Interrante (suo amico ed anche
lui creatura della De Filippi) oltre a Jennifer Poli e Chara Tomaselli,
mentre la regia è stata affidata ad un coraggioso (o disperato)
Fabrizio Giordani. (Maggio 2005)
PREMIO
DAVID DI DONATELLO: Venerdì
sera 29 Aprile si è svolta la cerimonia di premiazione del cinema
italiano con i David di Donatello. Ci sono state numerose, prestigiose
presenze, sia dell’industria cinematografica italiana che di quella
internazionale. A sorpresa, il vincitore quasi assoluto della manifestazione
di quest’anno (presentata da un inossidabile Mike Buongiorno) è
stato in bellissimo noir di Paolo Sorrentino “Le Conseguenze dell’Amore”,
che ha battuto “temibili” rivali come “Manuale d’Amore”
e “Cuore Sacro” –forti di ben 12 nomination ciascuno-
oltre ad altre pellicole d’autore come “Le Chiavi di Casa”
e “Certi Bambini”. Il film di Sorrentino, una delle pellicole
più originali prodotte in Italia in questi ultimi anni, ha avuto
una tardiva quanto netta rivincita sulla scarsa considerazione ottenuta
al Festival di Cannes ed anche sul suo passaggio inosservato nei cinema
nonostante le belle recensioni ottenute dai severi critici italiani. “Le
Conseguenze dell’Amore” ha infatti fatto man bassa di premi
aggiudicandosi ben 5 David per le categorie di miglior film, miglior attore
(premiato il bravo Tony Servillo), miglior regia, miglior sceneggiatura
e miglior fotografia. (Maggio 2005)
IL RITORNO DEI CINEDOCUMENTARI Diciamocelo, il successo commerciale (ed il conseguente aumento di offerta) di certi documentari cinematografici di denuncia -come "Farhenheit 9/11", ”The Corporation” o “The Agronomist”- è dovuto principalmente alla mai sopita esigenza d’informazione da parte della gente che reagisce alla crisi d’informazione di questi ultimi tempi, mai completa o libera, andando al cinema ed appassionandosi ad argomenti specifici che non vengono approfonditi in televisione. In questo mese di Aprile, l’offerta di cine-documentari è abbastanza ghiotta con 3 titoli di forte denuncia molto interessanti come “The Take”, ”Supersize Me” e “Mondovino”. Distribuiti, i primi due, dalla divisione Fandango Doc dell’omonima società di produzione e distribuzione italiana di Domenico Procacci, “The Take” e ”Supersize Me” affrontano entrambi, ma da angolazioni differenti, il peso sulla società da parte delle multinazionali che detengono un potere economico il cui mantenimento e rinnovamento comporta quasi sempre il calpestare diritti fondamentali a tutela della persona umana come quelli imprescindibili ed inalienabili della salute e del lavoro. Il primo,
“The Take”, è un documentario contro
un “cattivo” capitalismo argentino, firmato da Naomi Klein
(autrice del libro “No Logo”, divenuto il manifesto del movimento
dei No Global) insieme al giornalista Avi Lewis. Il docu-film mostra un
paese prostrato da una profonda crisi economica come l’Argentina,
percorrendo le vicende di un movimento di operai di Buenos Aires che decidono
di occupare la fabbrica dove lavoravano in seguito al loro licenziamento
per il fallimento e la conseguente chiusura della stessa. Per tre mesi
Klein e Lewis hanno seguito le vicende degli operai il cui esempio si
è allargato a macchia d’olio con una ventina di iniziative
analoghe per quanto riguarda altrettante fabbriche argentine, autogestite
collettivamente dopo la loro chiusura (quasi sempre causate da ammanchi
e ruberie delle classi dirigenti), per risollevare il paese dalla crisi
che lo attanaglia da oltre 40 anni e che dopo i primi, buoni risultati
hanno visto il ritorno d’interesse dei vecchi proprietari che dopo
aver abbandonato le fabbriche ne rivendicano ora utili e proprietà. “Supersize Me” predilige invece una cronaca più divertente (ed anche un po’ più “sensazionalistica” per quanto riguarda il metodo di denuncia) incentrata su una sorta di “Via Crucis” gastronomica con opinioni, diagrammi e referti medici contro l’obesità dilagante e l’omologazione del cibo e del gusto negli USA. Mangiare “all’americana” e cioè nei fast food fa malissimo: è quello che si è prefissato di raccontare Morgan Spurlock il quale si è alimentato per un mese esatto solo da Mc Donald –colazione, pranzo e cena- documentando il suo esperimento con un libro (“Don’t eat this book”) e con un film, quest’ ultimo intitolato “Supersize Me”. Per la cronaca, i “Supersize” sono le porzioni maxi di cibo della catena Mc Donald che Spurlock –vincitore del Sundance Film Festival- ha costantemente mangiato dimostrando di essere ingrassato di ben 11 chili in 4 settimane con tutti i suoi valori biologici (colesterolo, trigliceridi, zuccheri nel sangue) schizzati alle stelle e danni al cuore ed alle arterie. Facendosi seguire da medici, ematologi e dietologi, Spurlock ha realizzato un film al tempo stesso divertente ed allarmante con una denuncia, certo sensazionalistica (ma serve anche questo per attirare l’attenzione), di come non si mangi più con la consapevolezza di un’alimentazione sana e variegata a causa del massiccio bombardamento pubblicitario di certi alimenti “facili”, veloci ed a prima vista economici ma estremamente dannosi per la salute a medio-lungo termine. Spurlock ha aperto un dibattito contro il cibo-spazzatura americano ed una prima vittoria l’ha già ottenuta: come un piccolo Davide ha colpito in pieno viso il Golia/Mc Donald, visto che l’omonima catena di fast food ha ritirato dalla vendita le porzioni “Supersize”. Più affabile ma non meno di denuncia il film “Mondovino” di Jonathan Nassiter. Il regista per tre anni ha intervistato grandi e piccoli produttori di vino nel mondo, documentandone filosofia e metodi di produzione con un’ indagine sui problemi dell’industria vinicola. Si allarga l’offerta di vini economici ma sofisticati ed artefatti; le grosse produzioni -ma di bassissima qualità- di vino, il cui gusto e colore sono pianificati a tavolino piuttosto che coltivati con cura e pazienza, si oppongono ai vini artigianali dall’essenza vera ed aristocratica; questi ultimi, forse, sono destinati ad essere schiacciati perché non competitivi (per produzione e prezzo) rispetto ai vini industriali la cui presenza appiattisce gusto e memoria storica. L’ arte di produrre vino, antica e passionale, si scontra con le logiche di mercato, arroganti e senz’anima, che sommergono il mercato di prodotti vinicoli che ne stravolgono l’anima: il tutto raccontato dai diretti produttori intervistati da Nassiter, le cui riflessioni ed opinioni si confrontano le une con le altre senza nessuna presa di posizione da parte dell’autore che lascia le conclusioni allo spettatore. “The Take”, ”Supersize Me” e “Mondovino” sono tre film, insomma, da vedere per saperne un pò di più su come elementi essenziali della nostra vita -quali cibo e lavoro- possano essere condizionati e non essere mai veramente liberi nel mondo di oggi. (Aprile 2005)
UN MIRACOLO A PALERMO! “Per sconfiggere Mafia e criminalità bisogna solo saper dire basta alle vendette!”. Questa è la dichiarazione dell’attrice Maria Grazia Cucinotta che sintetizza così il tema del suo nuovo film, distribuito nei cinema dal 1 Aprile. I giornali hanno azzardato, in proposito, di un ruolo alla Anna Magnani o Sofia Loren per l’attrice siciliana che interpreta in “Un Miracolo a Palermo!” la parte dura di una donna, vedova di Mafia (suo marito è stato ucciso per uno sgarro), che si muove con fatica nei vicoli di Palermo, costretta a lavare scale e pianerottoli di vecchi palazzi, a lavare e strizzare i panni altrui per sfamare i due figli che crescono covando vendetta verso gli assassini del padre. Il film racconta una storia di ordinaria sofferenza e miseria, potenzialmente interessante e didattica, che illustra la situazione di degrado materiale e morale entro il quale prospera la mentalità dilagante di omertà che favorisce il sistema mafioso, cercando di andare oltre i luoghi comuni sulla Sicilia e sulla sua gente. La vedova, sofferente e con pochi mezzi per vivere, non rinuncia comunque alla sua dignità e prosegue il suo cammino fiera e risoluta a dare un futuro diverso, migliore ai figli perché è una madre che non vuole vendetta per la morte del marito, che spera nella fine della violenza e non vuole essere né lei né i figli prigionieri di un mondo arido e violento. Alla fine, il miracolo avverrà davvero, con il figlio più piccolo –testimone del delitto del genitore- che recepisce gli insegnamenti della madre e si libera della pistola che nascondeva in attesa di crescere ed uccidere gli assassini del padre. Scritto e diretto da Beppe Cino, regista del film “Diceria dell’ Untore” ed in passato aiuto-regista in alcuni film di Roberto Rossellini, “Un Miracolo a Palermo!” è un omaggio al cinema del neorealismo italiano di De Sica e Rossellini con una storia dura ma raccontata con i toni di una fiaba, vista soprattutto attraverso gli occhi dei due bambini protagonisti di essa. Il film comprende, nel suo sviluppo, tutti gli stereotipi sulla Sicilia che vengono alla fine negati in una storia neo-realistica che contiene al suo interno sia una certa dose di fantastico sia un messaggio di speranza per un mondo migliore di quello che è oggi. Protagonista del film, in un ruolo difficile che potrebbe definitivamente lanciarla come attrice vera e non solo bella, Maria Grazia Cucinotta (“Il Postino”) accanto a caratteristi di lusso come Tony Sperandeo (“I 100 Passi”,”La Scorta”,”La Squadra”), Luigi Maria Burruano (“I 100 Passi”) e l’italoamericano Vincent Schiavelli (era il fantasma della metropolitana nel film “Ghost”). (Aprile 2005)
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