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LA NUOVA
STAGIONE CINEMATOGRAFICA DEL 2005
Nel precedente
articolo invitavamo i lettori cinefili scampati alla consueta (e semi-mediocre)
programmazione delle feste natalizie ad avere pazienza e guardare con
speranza a Gennaio, un mese che anno dopo anno si conferma sempre denso
di proposte molto interessanti rispetto ai vari cine-panettoni programmati
in precedenza.
Prepariamoci, quindi, a riconciliarci con le sale cinematografiche perché
il 2005 si preannuncia una stagione ricca di appuntamenti golosi ed attesi,
a cominciare già da questo mese: tra i film più interessanti
della prima decade ci sono la bella storia d’amore interrazziale
diretta dal grande Ken Loach “Un Bacio Appassionato”, l’horror
nippo-americano “The Grudge” che sfrutta il nuovo filone orientale
dei film da brivido, la commedia “Che Pasticcio, Bridget Jones!”
e l’attesissimo kolossal di Oliver Stone “Alexander”.
Il mese prosegue con 2 cartoni giapponesi quali il digitale “Avalon”
e “Steamboy”, quest’ultimo di Katsuhiro Otomo (l’autore
del cartoon di culto “Akira”), poi il drammatico e coraggioso
“The Woodsman-Il Segreto”, il film italiano di denuncia “Alla
Luce del Sole” sulla vita di Don Pugliesi (il prete idealista ucciso
dalla Mafia) con uno straordinario Luca Zingaretti (il Commissario Montalbano
in Tv) ed ancora il bellissimo e biografico “Ray”, film sulla
vita del cantante Ray Charles che si avvale di una stupefacente interpretazione
da parte dell’attore-rivelazione dell’anno Jamie Foxx (il
tassista coraggioso di “Collateral”); inoltre, il sulfureo
ed angosciante thriller psicologico “Saw”, “Neverland”
con Johnny Deep ed infine il roboante ed epico “La Foresta dei Pugnali
Volanti” di Zhang Yimou, il classico “Il Viaggio del Mondo
in 80 Giorni” con la star orientale Jackie Chan e soprattutto il
nuovo film ricco di aspettative “The Aviator” di Martin Scorsese
con Leonardo Di Caprio.
Nei primi mesi del 2005 verranno poi proposti molti film degni d’interesse,
come la commedia “Mi Presenti i Tuoi?”, scatenato sequel de
“Ti Presento i Miei” con Ben Stiller, Robert de Niro, Dustin
Hoffman e Barbra Streisan e poi i nuovi film di Clint Eastwood (“Million
Dollar Baby”), Pupi Avati (“Ma Quando Arrivano le Ragazze?”)
e Ferzan Opzetek (“Cuore Sacro”); si prosegue con lo spassoso
cartoon digitale “Shark Tale”, con i film i costume “Il
Mercante di Venezia” (quest’ultimo tratto dal famoso testo
di Shakespeare, con Al Pacino) e “Vanity Fair”; la commedia
“Manuale d’Amore” di Giovanni Veronesi (con Carlo Verdone,
Sergio Rubini, Margherita Buy, Luciana Littizzetto), i biografici “CinderellaMan”
con Russel Crowe e “The Life and Death of Peter Sellers” con
Geoffrey Rush, gli italiani “Parlami d’Amore” di Gabriele
Muccino, “Quo Vadis baby?” di Salvatores, “Romanzo Criminale”
e “Quando sei nato non puoi più nasconderti”, rispettivamente
di Placido e Giordana, oltre al prossimo blockbuster natalizio “La
Tigre e la Neve” di Roberto Benigni.
Archiviati i pochi film-evento del 2004 (“Matrix Reloaded &
Revolutions”, “Il Ritorno del Re”, “Kill Bill”,”Troy”
e ”Spiderman 2”) il nuovo anno ci porterà molte pellicole
che si contenderanno il primato ai botteghini: si comincia con l’atteso
terzo episodio di Guerre Stellari, ovvero “La Vendetta dei Sith”,
e di seguito le origini dell’Uomo Pipistrello in “Baman Begins”,
la nuova “Guerra dei Mondi” di Steven Spielberg con Tom Cruise,
il nuovo “King Kong” diretto da Peter “Signore degli
Anelli” Jackson e la “La Leggenda di Zorro”, seconda
puntata delle avventure del giustiziere mascherato con Antonio Banderas
e Katherine Zeta-Jones; si prosegue poi con le crociate narrate da Ridley
Scott in “Kingdom of Heaven”, la conquista dell’America
in “The New World” con Colin Farrell, il secondo “The
Ring” con Naomi Watts ed il quarto episodio della saga di Harry
Potter (“Il Calice di Fuoco”). Ed ancora, la favola “A
Series of Unfourtnate Events” con Jim Carrey e quella diretta da
Tim Burton “Charlie e la Fabbrica del Cioccolato” con Johnny
Deep; il thriller di Sidney Pollack “The Interpreteer” e la
commedia “Bewitched” (“Vita da Strega”) entrambi
con Nicole Kidman, lo spionistico “Syriana” con George Clooney
e l’action movie “Mr. & Mrs. Smith” con Brad Pitt
ed Angelina Jolie. Infine, il cartone animato politicamente scorretto
“Team America” (dai creatori di “South Park”),
la commedia “Bee Cool” con John Travolta (il quale ritorna
nei panni del simpatico gangster di “Get Shorty”), il fantasy
supereroistico tratto dai fumetti Marvel “I Fantastici 4”,
la nuova trasposizione del romanzo “Oliver Twist” diretta
da Roman Polanski, l’ultimo film di Lars von Trier “Manderlay”,
lo storico “The White Countess” di James Ivory e la commedia
“Match Point” di e con Woody Allen.
(Gennaio 2005)
BUON NATALE AL CINEMA!
E diciamocelo
una buona volta, da diversi anni a questa parte l’offerta cinematografica
del periodo natalizio lascia sempre abbastanza a desiderare, almeno per
quanto riguarda gli appassionati di cinema che, di solito (e senza fare
discorsi snob), hanno un palato più fine rispetto a quello degli
avventori occasionali che affollano le sale soprattutto durante le feste.
Chi va al cinema tutto l’anno rimane sempre abbastanza insoddisfatto
della programmazione natalizia, costruita ad arte soprattutto per soddisfare
le esigenze delle famiglie o anche di persone che normalmente ci vanno
di rado e di solito proprio a Natale. Ed ecco, quindi, che accanto alla
distribuzione dei cartoons per piccini, la produzione cinematografica
italiana “spara” in questo periodo i sui pezzi da 90, ovvero
i cosiddetti “film-panettone” interpretati dai vari De Sica,
Boldi, Pieraccioni, Salemme, Aldo, Giovanni e Giacomo. I loro film affollano
le sale invadendo il territorio con centinaia di copie che lasciano scarso
spazio ad altre pellicole, magari quelle che costituiscono una contro-programmazione
di qualità o di “autore” per gli spettatori più
esigenti.
In questo senso, la programmazione dello scorso Natale è stata
alquanto deludente (per non dire miserrima), quella di quest’anno
appare sulla carta leggermente migliore. Vediamo rapidamente quali sono
le offerte di questi giorni: si comincia con l’implacabile “Christmas
in Love”, puntuale ed ennesimo episodio della lunga serie cinematografica
delle vacanze becero-natalizie di Boldi e De Sica, affiancati quest’anno
da Sabrina Ferilli (che, evidentemente, aveva il mutuo di casa da pagare
per girare questo film), una sempre più stantia ed antipatica Anna
Maria Barbera (la “Sconsolata” televisiva) e persino star
americane perdute ed in trasferta come il mascellone di “Beautiful”
Ron Moss e Danny De Vito, secondo noi venuto in Italia più a farsi
una vacanza che a girare un film.
In diretta contrapposizione ci sono il trio d’oro Aldo, Giovanni
e Giacomo che, affiancati dall’enfatica Paola Cortellesi, propongono
la loro comicità trasversale (Nord, Centro e Sud Italia) di buoni
sentimenti e di stampo cabarettistico con il loro ultimo film “Tu
la conosci Claudia?” che, nonostante la trama esile, pare sia di
molto migliore del loro ultimo e deludente “La Leggenda di Al, John
e Jack” (ma a noi basta il fatto che non ci sia neanche stavolta
l’insopportabile Marina Massironi).
Sul fronte americano, a contendere la vetta del box office italiano, c’è
l’affollato (ma anche superficiale e dispersivo) “Ocean’s
Twelve”, nuovo film di Steven Soderbergh con un’invidiabile
parata di star hollywoodiane come George Clooney, Brad Pitt, Julia Roberts,
Katherine Zeta-Jones, Matt Damon ed Andy Garcia, e pazienza se il film
non è all’altezza del primo “Ocean’s Eleven”.
Si rivela, poi, un gradevole e divertente film d’avventura la seconda
proposta americana per il nostro Natale: l’adrenalinico e fracassone
“Il Mistero dei Templari” con un Nicholas Cage che, dopo varie
pellicole d’autore, ritorna ai classici blockbusters americani interpretando
una sorta di moderno Indiana Jones che si rifà per certi aspetti
anche all’eroina videoludica Lara Croft ed al personaggio di Jack/Michael
Douglas de “All’inseguimento della Pietra Verde” di
20 anni fa.
Inoltre, cercando di accontentar tutti i gusti possibili, viene anche
distribuito “Closer”, il nuovo film di Mike Nichols (“Il
Laureato”), che dirige star come Julia Roberts, Jude Law e Nathalie
Portman in un bel drammone sentimental-psicologico con tradimenti e scambi
di coppia. Sul fronte dell’animazione, invece, non possiamo proprio
lamentarci visto che l’offerta (e la concorrenza) di quest’anno
è molto forte, con ben tre film (tutti realizzati al computer)
per grandi e piccini: lo zuccheroso “Polar Express”, la proposta
più infantile della terna con un Tom Hanks digitale diretto da
un regista fantasioso ed attento come Robert Zemekis (“Ritorno al
Futuro”,“Chi ha incastrato Roger Rabbit?”,”Cast
Away”); poi ci sono il travolgente “Gli Incredibili”
della premiata ditta Pixar & Disney con un’esilarante famiglia
di supereroi e soprattutto “Shrek 2”, il secondo film della
Dreamworks dedicato al simpatico orco verde (qui con la moglie alle prese
con i genitori di lei), film che –zitto, zitto- è stato il
più visto in Italia in questi giorni.
Si aggiungono alla lista anche varie pellicole “leggere” quali
“Babbo Bastardo” con Billy Bob Torthon (che a dispetto del
titolo è una buona commedia basata su un gradevole humor nero),
l’adolescenziale e furbetto “La Ragazza della porta Accanto”,
il nuovo (manieroso e divertente a metà) film di Woody Allen “Melinda
e Melinda” e per ultimo “Matrimoni e Pregiudizi”, una
spumeggiante quanto frivola commedia sentimentale della regista Gurinder
Chada (“Sognando Beckam”), che si rifà abbondantemente
ai colorati musical “Bollywoodiani”, cioè del cinema
indiano.
Chiudono l’offerta natalizia il musical post-moderno e sfarzosamente
kitch “Il Fantasma dell’Opera” ed il noioso thriller
psicologico-intellettuale “Birth” con Nicole Kidman (che quest’anno
non ha imbroccato un film giusto), oltre infine ad uno sparuto gruppetto
di film d’autore che, si spera, non vengano troppo penalizzati in
distribuzione: c’è “Ferro 3-La Casa Vuota”, un
film coreano d’amore e solitudine, fatto di sguardi e silenzi; il
cerebrale e gradevole “Confidenze troppo Intime”, nuovo film
di Patrice Leconte (“L’Uomo del Treno”); il film ad
episodi “Eros” con la firma di Antonioni/Soderbergh/Kar Wai
e poi “La Nina Santa”, un interessante dramma argentino dove
eros e redenzione si fondono con la religiosità; infine, veri e
propri outsiders del gruppo natalizio, circolano nelle poche sale d’essai
italiane i due documentari “The Agronomist” diretto dal premio
Oscar Jonathan Demme e l’italiano “Piccola Pesca”. Il
primo racconta vita e morte di un coraggioso giornalista haitiano che
denunciò ingiustizie e regimi fantoccio del suo paese, il secondo
invece tratta i problemi dei pescatori sardi il cui lavoro è osteggiato
dalla forte presenza militare nella zona sud occidentale della Sardegna.
Insomma, il quadro generale ci pare decisamente più roseo di quello
dell’anno scorso ma, per i soliti incontentabili, invitiamo ad avere
pazienza e guardare con speranza a Gennaio, un mese denso di proposte
molto interessanti…
(Dicembre 2004)
IL JOE D’AMATO
HORROR FESTIVAL HA PORTATO ALLA RIBALTA I GENERI ANNI '70
Joe D’Amato
(alias Aristide Massaccesi), produttore e regista di film dei generi più
disparati inclusi i porno, è stato “border line” per
vocazione, sempre pronto a galoppare l’onda di un filone di successo
così come a realizzare pellicole tanto estreme da diventare degli
oggetti di culto. Alla sua memoria è stato intitolato un Festival
di cinema horror e fantastico svoltosi in novembre a Livorno. È
stata un’occasione per tornare a parlare di quel cinema italiano
di genere, fatto da registi “minori” o sempre considerati
di serie “B”, che sono stati però, a conti fatti, maestri
(per quanto involontari) di tanto cinema di serie “A”, e soprattutto
campioni d’incasso al botteghino prima della grande crisi. L’elemento
centrale, per importanza, all’interno del giovane festival, non
sono stati infatti i film, alcuni interessanti ma purtroppo quasi tutti
proiettati in video, con risultati a volte discutibili, quanto gli incontri
del pubblico con i registi dei vari poliziotteschi, horror, cannibalici,
erotici, che dalla fine degli anni 60 agli inizi degli 80 impazzavano
nelle nostre sale. Particolarmente “grintosi” si sono rivelati
Enzo G. Castellari, Ruggero Deodato e Umberto Lenzi, (quest’ultimo
presenzialista ad oltranza, non ha saltato un solo incontro). In mezzo
a veterani come Sergio Stivaletti e Dardano Sacchetti, rimarchevole è
stata la presenza dei “giovani” votati al genere come i Manetti
Bros (hanno annunciato un poliziesco televisivo, che, promettono, non
farà rimpiangere i film con Maurizio Merli) e Claudio Fragasso
(saltato per impegni improvvisi l’incontro con Alex Infascelli,
autore di “Almost Blue” e “Il siero della vanità”).
Lo scrittore Antonio Tentori ha fatto invece gli onori di casa durante
le presentazioni dei libri sempre riguardanti i suddetti film: una quantità
addirittura inquietante, segno evidente del rinato interesse per questi
prodotti del tempo che fu, come ha provato anche la retrospettiva veneziana
curata da Quentin Tarantino e Joe Dante. Una vera chicca il buon documentario
sul grande Mario Bava, prodotto da Sky, che attraverso le parole di autori
quali John Landis, Joe Dante, Lucio Fulci, Lamberto Bava, Dario Argento
e molti altri ha ricostruito la carriera e analizzato il genio visivo
di un artigiano di tale statura da essere “copiato” anche
da Federico Fellini.
Il Joe D’Amato Horror Festival ha inoltre dato spazio a tutto quanto
è cinema indipendente e di genere, con un concorso per lungometraggi
“artigianali” e ben due sezioni di cortometraggi, una “ufficiale”
ed un’altra “ufficiosa” con l’assegnazione di
un pemio del pubblico. L’organizzazione magari va messa a punto,
perché qualche lungaggine e qualche malfunzionamento ha impedito
di vedere alcuni film e di godersi quelli che c’erano, ma l’iniziativa
va lodata nella speranza che venga portata avanti. (di
Bruno di Marcello)
(Dicembre 2004)
IL PROBLEMA DEI CINEMA
DI BERLUSCONI
Pare che
il trend attuale per chi va consuetamente al cinema sia snobbare le classiche
sale cittadine per andare nei giganteschi multiplex in periferia, grandi,
comodi, con ampi parcheggi, negozi, ristoranti e quant’altro. Purtroppo,
se da una parte si registra un grosso successo di pubblico nelle multisale,
dall’altra i proprietari dei cinema di città vedono progressivamente
calare di anno in anno i propri guadagni. Tra i penalizzati c’è
naturalmente anche il nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi,
proprietario di molte sale cinematografiche in tutta Italia grazie alla
sua società di produzione e distribuzione “Medusa Film”,
i conti delle quali sono fortemente in rosso. Ma niente paura: per rilanciare
le sale in perdita del Cavaliere ci pensa il Governo, nella persona del
prode e solerte ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani che con un
decreto semplice semplice farà passare tutti gli schermi Finivest
in deficit economico ad alcune società di Stato come “Cinecittà
Cinema” e “Cinecittà Holding” oppure pubblica
come Mediaport (che gestisce già un ex-cinema Fininvest a Milano,
la sala Manzoni) oppure a forte partecipazione pubblica come “Circuito
Cinema” mentre resteranno a Berlusconi le attività più
redditizie del circuito “Medusa” quali i multiplex nuovi ed
inaugurati da poco a Milano, Roma, Torino, Bologna, Pavia, Livorno, Lecce
e Salerno. Insomma, si registra in questo caso un ennesimo, classico conflitto
d’interessi con le perdite della Finvest scaricate praticamente
allo Stato e gli utili che restano al privato, ovvero alla Fininvest Berlusconiana.
Inoltre, con tutti i problemi, proteste e riforme che si stanno susseguendo
al governo, questa ennesima “patacca” rifilata al paese rischia
di passare sotto silenzio (pochissimi canali mediatici ne hanno riportato
la notizia, tra i quali il settimanale “L’Espresso”),
visto che l’affare è stato già avviato da diverse
settimane. Naturalmente, questa bella operazione statale-commerciale permetterà
alla Fininvest di risparmiare parecchio e le frutterà al contempo
un bel gruzzoletto di soldi, che non fanno mai male, anzi.
(Dicembre 2004)
BENTORNATO, JOHN LANDIS!
Di nuovo
sulla cresta dell’onda grazie al successo delle versioni in DVD
–particolarmente curate- dei suoi film più famosi (“Animal
House”,”The Blues Brothers” ed “An American Werewolf
in London”) e con un’agenda piena di progetti futuri, il regista
John Landis è recentemente intervenuto alla ventiduesima edizione
del “Torino Film Festival”, svoltasi ai primi di Novembre
nel capoluogo piemontese. Con fare disponibile, istrionico e travolgente,
Landis ha incontrato il pubblico torinese in una serie di meeting in cui
ha parlato di tantissime cose: di cinema, politica, religione, dei suoi
film, del clima degli anni ’70, della sua amicizia con il mitico
e geniale John Belushi ed altro ancora, presentando soprattutto il suo
ultimo progetto, il documentario televisivo “The Slasher”.
In “The Slasher”, già considerato un piccolo capolavoro,
Landis ha documentato la storia, il lavoro e la vita quotidiana di un
“slasher”, ovverosia uno di quei venditori-imbonitori che
vendono a prezzi stracciati auto usate, attraverso la cui figura il regista
racconta il degrado di una città come Memphis (in cui è
ambientato il documentario) che riflette la crisi economica americana
e la realtà sociale di un paese il cui presidente, Landis, lo equipara
proprio al “suo” venditore d’auto: un capo di un governo
che è riuscito a vendere agli americani ed al mondo la guerra in
Iraq, spacciandola per conveniente e sicura. “The Slasher”
è davvero una gradita sorpresa: un film di forte valenza politica
e dal forte contenuto di critica sociale che testimonia la volontà
di analisi, verità e comprensione da parte del pubblico americano
(almeno, quello più colto) e che non si affida a sondaggi e cifre
ma scende direttamente in campo, mostrando la realtà di illusione
e povertà del substrato sociale americano. Un film-documento che
ci restituisce un John Landis al massimo della forma: sensibile, caustico
ed irriverente come non accadeva da molto tempo e, soprattutto, dopo tanti
film sbagliati. Landis è stato un regista che si è meritato
un piccolo posto nell’olimpo della storia di Hollywood, dando il
meglio di sé tra la fine degli anni’70 e l’inizio degli
’80, con una quaterna cinematografica d’oro: rispettivamente
nel 1977 e nel 1979 inaugurò il filone di commedia demenziale con
“Ridere per Ridere” ed “Animal House”, poi nel
1980 con “The Blues Brothers” (ingegnoso e roboante cult di
commedia slapstick musicale, pressoché unico nel suo genere) ed
infine girò uno dei migliori e più originali horror della
storia del cinema quale “Un Lupo Mannaro Americano a Londra”.
Dopo il sodalizio artistico con John Belushi, interrotto per la morte
del comico nel 1982 a causa di un’overdose, seguiranno altri successi
come “Una Poltrona per due”, “Spie come noi” ed
“Il Principe cerca Moglie” (che però segnano anche
la progressiva perdita della carica eversiva che aveva caratterizzato
tutti precedenti lavori di Landis) ai quali seguiranno una serie di film
errati nonché flop economici (quali “Oscar”,“Amore
fino all’ultimo morso”,”The Stupids”,”Blues
Brothers 2000”) che ne affosseranno la carriera. Dopo 4 anni di
inattività, fa piacere ritrovare un regista che, nelle delusioni
patite a livello professionale, riacquista grinta e forza comunicativa
offrendo un toccante e realistico spaccato dell’America con il suo
ultimo film. Ed il futuro, dopo quest’ottimo exploit di “The
Slasher”, si presenta roseo per Landis, al quale i vari produttori
hanno fatto ben 5 diverse proposte e che sta curando due prossimi progetti
cinematografici: “Gone”, un thriller di fantasmi ispirato
ad un fumetto e soprattutto “Le dieci Piaghe”, una satira
su Hollywood che racconterà il making di un kolossal epico il cui
titolo parafrasa il classico “I Dieci Comandamenti”. Noi non
possiamo fare altro che dire: bentornato John!
(Novembre 2004)
CORPORAZIONI E CACCE
A BIN LADEN AL CINEMA
Sono usciti
negli ultimi giorni di Ottobre, sulla naturale scia del successo di “Farhenheit
9/11” di Michael Moore, due nuovi documentari cinematografici americani:
“September Tapes” e “The Corporation”. Sono due
film profondamente diversi l’uno dall’altro per modus operandi,
concezione narrativa ed argomenti trattati ma hanno entrambi l’obbiettivo
di raccontare alcuni temi di attualità dal proprio punto di vista
(la società americana), con risultati estremamente diversi tra
loro, quasi opposti oserei dire.
Il primo, “September Tapes”, è un film-documentario
che narra la storia dei famosi nastri digitali incisi da Bin Laden e simula
il loro ritrovamento il 3 Settembre 2002 in una grotta di Al Quaeda in
Afghanistan. Il film illustra lo strenuo lavoro del documentarista Don
Larson, protagonista del film, il quale ha perso la moglie nell’attacco
delle torri gemelle dell’11 Settembre 2001 ed è intenzionato
ad arrivare alla verità su Bin Laden a tutti i costi. Particolare
non trascurabile è che il film in realtà è un falso
documentario (tipo il film “The Blair Witch Project”), una
fiction d’attualità –o meglio di finta attualità-
girata dal regista indipendente nonché ex-corrispondente di guerra
Christian Johnson e basata sui veri fatti scoperti a proposito di Al Quaeda.
“September Tapes”, comunque, è stato girato realmente
in Medio Oriente, a Kabul, con molti rischi e problemi affrontati dalla
troupe. Il parallelismo tra esso ed un altro finto documentario di qualche
anno fa come il famoso “The Blair Witch Project” è
fin troppo facile ma va anche a danno del film di Johnson visto che, a
differenza dell’horror fatto in casa, “September Tapes”
va a toccare un argomento molto ostico e delicato come quello della guerra
irachena, con tante bugie e mezze verità raccontate all’opinione
mondiale, da far risultare il film estremamente arrogante, falso e cinico.
Il film può avere la buona responsabilità di lasciar sottintendere
che i cosiddetti “liberatori” americani non abbiano fatto
realmente molto (o nulla) per acciuffare il terrorista Bin Laden ma un
prodotto di fiction travestito da documentario fa sorgere il sospetto
di un’operazione commerciale che sfrutta il tema di attualità
con finto sensazionalismo e finto carattere impegnato, finendo anche per
seminare confusione in una questione complessa ed oscura.
Di tutt’altra pasta, invece, “The Corporation”: un film
che il pregio di essere un vero documentario e di raccontare –e
raccontare terribilmente bene- la storia del capitalismo americano. I
due autori Mark Achbar e Jennifer Abbot si sono ispirati all’omonimo
libro di Joel Bakan che analizza la storia e le meccaniche dell’impresa
americana. “The Corporation” illustra con un ottimo lavoro
di ricerca ed abbondanza di esempi documentati di come il mercato americano
sia una sorta di campo da battaglia, dominato da poche e potentissime
“corporazioni” di aziende che commettono ogni tipo di sopruso,
sull’ambiente e sul lavoratore, con enormi conseguenze economiche,
politiche e di democrazia sulla società, e questo a livello mondiale
(vedi appunto la guerra irachena voluta soprattutto dalle lobby americane
del petrolio e delle armi).
“The Corporation” descrive con molta lucidità la situazione
di un mondo controllato da un capitalismo distruttivo, dove la presenza
delle grandi imprese multinazionali ha ampliato eccessivamente il divario
tra la potenza delle aziende ed il potere dello Stato, quest’ultimo
troppo spesso influenzato dal primo (tanto in America quanto anche qui
in Italia). Insomma, un film che meriterebbe di essere proiettato nelle
scuole a scopo didattico, al contrario della finta attualità di
“September Tapes”. A voi poi la scelta, indipendentemente
dalla mia opinione personale ed, in quanto tale, anche parziale. Andare
al cinema serve soprattutto a svagarsi, non lo neghiamo questo, ma aggiungiamo
anche che comunque ogni tanto fa sempre bene scegliere un prodotto d’informazione
più che d’intrattenimento, per capire meglio come va il mondo,
al di là di libri e giornali.
(Novembre
2004)
ADDIO,
SUPERMAN
Un altro
lutto colpisce il mondo del cinema e stavolta a lasciarci è purtroppo
Christopher Reeve, l’indimenticato interprete dei film di Superman,
che lunedì 11 Ottobre è morto a 52 anni di età, stroncato
da una crisi cardiaca dovuta a delle complicazioni per ferite da decubito.
Nato nel 1952 in New Jersey e con due lauree universitarie, Reeve iniziò
la carriera di attore a 26 anni interpretando nel 1978 il kolossal fantasy
“Superman” e tornando ad incarnare il volto dell’eroe
per altre tre volte. Nel corso della sua carriera si prodigò anche
nel tentare di scrollarsi di dosso l’ingonbranza del personaggio,
facendo molto teatro e recitando in film di vario genere ma non appartenenti
a quello dei classici blockbusters americani: fu protagonista di film
come “Gli Insospettabili”,“I Bostoniani” e “Quel
che resta del giorno”, tutti diretti da James Ivory; oppure i thriller
“Trappola Mortale” di Sidney Lumet e “Street Smart”
di Schatzberg; e ancora, la storia d’amore fantasy “Ovunque
nel Tempo”, l’horror “Il Villaggio dei Dannati”
di John Carpenter, fino al remake televisivo del classico di Hitchcock
“La Finestra sul Cortile”, interpretato quando era già
paralizzato a causa dell’incidente avuto il 29 Maggio del 1995.
La sua vita è un esempio mirabile di parabola sull’esistenza
umana: dalle stelle alle stalle e poi di nuovo in alto nei cieli risorgendo
come una fenice dalle proprie ceneri. Proprio così, Reeve incarnò
Superman, ovvero il super eroe americano per antonomasia, divenne un attore
ricco e famoso ma per una caduta da cavallo durante una gara equestre
la sua vita precipitò dai riflettori dei set e dalle luci della
ribalta ad una sedia a rotelle, tetraplegico a causa della rottura di
due vertebre cervicali. Ma la sua lotta era appena cominciata, così
come la fase più coraggiosa e combattiva della sua vita: Reeve
non si rassegnò mai al suo handicap ed intraprese una dura sfida
con sé stesso per sconfiggere la paralisi che affliggeva il suo
corpo, ma combatté anche per non essere dimenticato, né
lui né i tanti relegati su sedie a rotelle oppure in letti di ospedali.
Da quel giorno del fatale incidente nel 1995 e per 9 lunghi e faticosi
anni, Reeve è diventato il simbolo della ricerca medica e della
speranza dei sofferenti, trasformando il suo dramma personale in una missione
a beneficio dei paraplegici come lui.
Si sottopose a faticosi esercizi giornalieri di fisioterapia nonché
a cure sperimentali, si adoperò insieme alla moglie a fondare e
gestire una fondazione per la ricerca medica sulle cellule staminali di
embrione (ostacolata dalla gestione del presidente Bush Jr.); inoltre
operò continuamente una campagna di sensibilizzazione verso l’opinione
pubblica in favore dei malati e della ricerca scientifica; tenne poi conferenze,
fece nel 1996 un’apparizione applauditissima alla cerimonia degli
Oscar, si scontrò con la politica dei tagli di Bush Jr. e continuò
anche a lavorare per pagarsi le costose cure mediche di cui aveva bisogno
e che gli costavano la bellezza di 40.000 dollari all’anno.
Reeve ha avuto l’indubbio merito di non arrendersi mai e dare un
esempio concreto di come la forza dello spirito possa vincere la malattia:
rilevanti, infatti, furono i suoi miglioramenti fisici come la sua progressiva
semi-indipendenza dal respiratore, il riacquisto della sensibilità
delle dita e persino la mobilità del dito indice con cui sbalordì
i medici.
La sua crociata personale lo ha reso il simbolo nonché il portavoce
mondiale di milioni di portatori di handicap che, grazie a lui, ebbero
finalmente considerazione ed anche peso politico.
Reeve passò da eroe del cinema ad eroe spirituale, in un cammino
lungo, difficile e tortuoso che ne ha celebrato alla fine il coraggio
ed in futuro anche la memoria: quello che l’attore lascia in eredità
al mondo, infatti, non è solo l’esempio ma anche l’opera
di sensibilizzazione che ha fatto, la quale potrebbe avere un peso importantissimo;
infatti la proposta di legge che porta il suo nome, il “Christopher
Reeve Paralysis Act”, che chiede lo stanziamento di 300 milioni
di dollari (sottratti alle industrie belliche per la guerra contro il
terrorismo di Bush, ma questo è un altro discorso) per la ricerca
sulle staminali (il cui uso potrebbe consentire la “riparazione”
di lesioni fisiche) sarà presto presentata al Congresso degli Stati
Uniti con buone possibilità di essere approvata. E questo sarebbe
l’epilogo migliore per sancire la vita, l’opera e la morte
di Reeve, attore come tanti ma uomo come pochi, che alla fine col coraggio
della sua malattia forse riuscirà davvero a salvare milioni di
persone nel mondo come ha fatto tante volte nei film in cui ha incarnato
il personaggio di Superman. Perché una delle lezioni di questa
storia è anche questa: si può essere un Superman in tanti,
tanti modi.
(Ottobre
2004)
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