Può
un ragazzo senza genitori importanti alle spalle, senza grandi
possibilità economiche ed inserito in una realtà
inadatta ed immatura come quella dell’Italia meridionale
riuscire a coronare i suoi sogni? E’ quello che si chiede
con il film “35 MM” il giovane
film-maker Vito Palumbo, campano di nascita ma barese di adozione,
il quale ricorrendo all’autoproduzione ed alla tecnologia
digitale ha realizzato la sua opera prima. Ambientato in larga
parte nel barese, il lungometraggio è stato realizzato
da un cast tecnico e artistico di ragazzi pugliesi (molti dei
quali alla prima esperienza) e racconta la storia di Marco:
un ragazzo del Sud nato con il sogno di raccontare storie attraverso
il grande schermo cinematografico. Immerso nella sua realtà
di lavoratori incalliti, di persone alla concretezza da una
vita dura e senza fronzoli, lui vive le sue giornate nel cineforum
del suo paese. Attraverso i capolavori del cinema, la sua passione
aumenterà fino a dargli il coraggio di andare via per
realizzare il suo sogno. La chiave di lettura del film è
che, soprattutto al Sud, ci si ritrova a 18, 20, 30 anni a fare
le valigie ed emigrare verso altri lidi come una massa di illusi
incompresi che, invece di pensare alle “cose serie”
della vita (mettere su famiglia, cercare un lavoro serio...),
pensano a sognare ed a “perdere tempo” dietro a
termini astratti come arte, passione, sentimento, emozione.
E quando si è lontani da casa la rabbia cresce, ci si
chiede per quale motivo si è dovuti partire e lasciare
amici, parenti, genitori, amori...
Il film è una sincera ed appassionante dichiarazione
d’amore per il cinema ed, ancora privo di distribuzione
nazionale, sta circolando per varie manifestazioni cinematografiche
italiane vincendo anche il premio della giuria popolare all'ultima
edizione del Festival del Cinema Indipendente di Foggia.
Vito Palumbo è un trentenne che ha coltivato a lungo
l’amore per il mondo dello spettacolo e più precisamente
del cinema e del teatro. Nasce come attore teatrale esordendo
in compagnie locali nel barese ed in seguito si trasferisce
a Roma dove si diploma all’Accademia di Arte Drammatica
"P.Scharoff" frequentando poi la scuola di recitazione
e regia "L'Attore" di G. Argirò. Tornato a
Bari, decide di cimentarsi dietro la macchina da presa lavorando
per ben due anni alla realizzazione di “35 MM”,
film da lui prodotto, diretto e scritto in collaborazione con
lo sceneggiatore Massimiliano Vergani.
35 MM racconta la storia di
Marco, che sogna di fare cinema partendo da una piccola città
del Sud e senza possibilità economiche né conoscenze
importanti: è un film autobiografico?
Bè,
questa è sempre la prima domanda che mi rivolgono. Involontariamente
si, è un film autobiografico ma non è una scelta
iniziale perché il soggetto non è mio. La sceneggiatura
mi è arrivata tra le mani scritta da un mio amico sceneggiatore,
Massimiliano Vergani, e sicuramente l’ho scelta perché
mi sentivo molto vicino a ciò che raccontava. Poi ho
deciso comunque di riscriverla con il suo beneplacito e quindi
di farla un pò più mia, insomma. Quindi c’è
molto di autobiografico.
Nel film, il protagonista
è una sorta di sognatore/outsider, nel senso che preferisce
coltivare la sua passione per il cinema a dispetto della dimensione
di vita dura e senza aspirazioni della sua città. La
tua è una presa di posizione nei confronti della mentalità
comune del Sud, spesso troppo immobile?
Si,
sicuramente si. Sono anzi contento che questo aspetto sia arrivato
al pubblico, perché il film ha una veste molto leggera
però mi piace che venga fuori un messaggio più
riflessivo sulla mia terra. Io sono stanco di questa mentalità
e spero che cambi qualcosa perché non è giusto
che una persona che voglia realizzare un proprio sogno debba
essere costretta a realizzarlo da qualche altra parte. Purtroppo
dalle nostre parti chi fa questo mestiere è visto come
una persona che non vuol fare niente, cioè “non
ti va di lavorare e ti inventi di fare un film”. In questo
modo è difficilissimo fare cinema, si combatte tutti
i giorni.
Oltre a questo, c’è altro che hai voluto comunicare
al pubblico tramite il tuo film?
Nel
film ci sono dei valori che vengono fuori come l’amicizia,
l’amore e l’attaccamento alla propria terra. Io
non volevo che il mio personaggio fosse una persona senza valori;
volevo che si notasse quanto gli pesa lasciare il suo paese
e che non fosse visto come una persona fallita che non ha più
niente da perdere e quindi va via ma, invece, il protagonista
è una persona che sta bene dove sta perché ha
affetti, ha amicizie, ha comunque una famiglia a cui è
molto legato e quindi per lui è pesante la decisione.
Poi, alla fine, il suo sogno è più grande...
Quali sono state le tue scelte
per impostazione di regia e narrazione del film? C’è
stato qualche regista a cui ti sei ispirato?
Sicuramente
ci sono delle influenze, è stupido non dire che ognuno
di noi viene influenzato da capolavori che vede. Infatti all’inizio
del film c’è una frase che dice il protagonista:
“guardando i capolavori del cinema, impara a far cinema”.
E’ un pò quello che è successo a me; è
sicuramente importante studiare ma poi alla fine la formazione
vera e propria è guardando i film, i capolavori, i grandi
maestri. Perciò indubbiamente c’è sotto
qualche influenza ma io non ti so dire a chi mi sono ispirato:
io ho cercato di fare una regia secca e diretta, senza fronzoli
e con una narrazione pulita e molto lineare.
Nel tuo film c’è un omaggio
al cinema di Rossellini con “Roma Città aperta”...
Si,
io adoro Rossellini come autore perché mi piace la sua
semplicità, il suo modo di narrare con la semplicità.
Sicuramente mi rapporto a lui nel mio modo di fare cinema, partendo
proprio dal fare le cose in maniera semplice. Poi mi piace anche
molto la Nouvelle Vague, con il cinema francese dei vari Truffault
e Godard fatto con delicatezza, con un ritmo non esasperato
come siamo abituati a vedere oggi, molto lento senza correre.
Non si deve correre a tutti i costi perché, se giustificato,
anche il lento va bene secondo me.
La produzione del film è stata
abbastanza tortuosa: le riprese in Puglia e poi la post-produzione
a Roma e Milano...
E’
stato un gran casino. La colonna sonora è firmata da
un gruppo musicale [Nota: I B-Nario] di Milano, il
montatore invece stava a Roma ed era un ragazzo che ha fatto
il mio stesso iterim, cioè che si è trasferito
nella capitale per studiare, fare cinema. Perciò ho cercato
di mettere insieme persone che avessero “fame” di
dimostrare qualcosa, non quindi il professionista affermato
che lavora solamente perché viene pagato, ma persone
“arrabbiate” che veramente avevano voglia non di
giocare a fare cinema ma che volevano fare del cinema la loro
vita. Lo stesso montatore del film, in questo senso, è
una persona “incazzata” perché ha dovuto
lasciare la propria terra per poter lavorare in questo campo.
Quando poi senti che viene a girare qui in Puglia Pupi Avati,
Rubini, vengono dalla Spagna, ti chiedi perché mai non
possiamo farlo anche noi seriamente.
Il tuo è un film in digitale, autoprodotto ed a low budget:
siete stati aiutati dalle amministrazioni locali, da sponsor
privati o avete fatto da soli?
L’ho
sto ancora pagando. Il film è costato più o meno
30.000 euro, quindi abbastanza alto come low budget e realizzato
con tecnologie nuove. Ho girato con una XL-1s che è una
cinepresa non amatoriale ma di livello superiore, poi abbiamo
preso delle ottiche cinematografiche Zeiss professionali le
quali sono le stesse usate per realizzare ad esempio il film
“Ocean’s 12” per intenderci. Quindi, un buon
digitale ma sicuramente il termine “Low Budget”
è per qualcun altro perché per noi 30.000 euro
sono tantissimi.
Per quanto riguarda le “sponsorizzazioni” di amministrazioni
locali (posso piangere sul registratore?) ti dico che prima
di fare il film, sulla carta, avremmo dovuto avere 50.000 euro
da diverse fonti, ma poi, quando si è andato a chiedere
alle persone l’aiuto diretto, chissà perché
i soldi non c’erano mai. Abbiamo avuto 500 euro dal comune
del paese dove abbiamo girato e 2.500 euro dalla Provincia di
Bari, il resto è stato tutto autoprodotto. Abbiamo rotto
i porcellini.
In che zone hai ambientato 35 MM e
quali difficoltà avete incontrato durante la realizzazione?
Abbiamo
girato a Terlizzi, un paese in provincia di Bari, e le difficoltà
sono state tante. In particolare, il Comune di Terlizzi ci promise
degli aiuti sia dal punto di vista economico che logistico.
Io ho scelto questo paese perché aveva un centro storico
acerbo, non “ripulito” cioè ancora grezzo,
come era una volta e mi piaceva molto. Inoltre questo paese
non ha una sala cinematografica ed io volevo portare lì
il “cinema”, cercando di diffondere la curiosità
e l’amore per il cinema. Devo dire che ci siamo riusciti
perché in quei giorni ci fu una marea di gente che venne
a vedere mentre giravamo, però il Comune di Terizzi al
di là delle promesse ci ha ignorato completamente. Mi
ricordo un giorno, per esempio, dovevamo girare una scena molto
particolare ed avevamo bisogno di un supporto da parte dei vigili
che invece erano impegnati in una gara di macchinine, tanto
per dirtene una. E così, ogni giorno, abbiamo lavorato
sempre abbandonati, anche di notte, con persone che venivano
a dare fastidio ed altre che avevano bevuto e ci impedivano
di girare...
Cosa ha cambiato secondo te nel cinema
l’uso della tecnologia digitale?
La
premessa per me è che il cinema vero è il cinema
su pellicola perché ha un fascino che il digitale non
potrà mai avere. Però il digitale ha fatto in
modo che chiunque si possa avvicinare al cinema e questa è
una cosa molto bella. Il prezzo da pagare è che c’è
un aumento di sedicenti autori o pseudo-registi ma va bene così
perché alla fine è libera espressione; poi sta
al pubblico decidere quale film premiare ma col digitale il
cinema può diventare davvero una cosa per tutti e non
più per pochi.
Come ti sei trovato a lavorare con gli attori protagonisti del
film, tra i quali Angelo Argentina?
Io
non li conoscevo prima, l’incontro con loro è avvenuto
quasi casualmente. C’è da premettere che avrei
dovuto essere io il protagonista del film, perché sono
anche attore, poi però ho deciso di dedicare la mia attenzione
esclusivamente alla regia perché, essendo la mia opera
prima, ho preferito non distogliere le mie energie e concentrarmi
solo su quel compito; quindi ho affidato questo personaggio
ad Angelo Argentina ed è stato quasi come affidare un
figlio a qualcuno perché per me il personaggio di Marco
è importantissimo: perciò c’è stata
una simbiosi tra me ed Angelo con anche molte litigate sul set.
Per quanto riguarda gli altri attori, all’inizio non si
sono trovati molto bene a lavorare con me perché non
riuscivano a capire il perché facessero determinate cose,
ma alla fine sono rimasti tutti molto appagati da questa esperienza
poiché, dopo aver visto il film, hanno capito il senso
di cose non comprese durante le riprese. Purtroppo i film non
vengono girati in ordine temporale dalla prima all’ultima
scena, perciò l’attore non riesce a seguire quel
procedimento che il regista ha invece in mente ed essendo tutti
alla prima esperienza non è stato facile imbastire un
discorso di fiducia sul fare una scena senza capire subito,
se non alla fine, a cosa essa servisse..
Come è avvenuto l’incontro
con i B-Nario, autori della colonna sonora del film?
Il
tema portante è sempre quello. Ho cercato anche in questo
caso persone che avessero “rabbia” di fare. I B-Nario
sono un gruppo che ha avuto il proprio momento di gloria anni
fa con Cecchetto, avendo vinto manifestazioni canore come il
Festivalbar ed Un Disco per l’Estate. La loro canzone
“Tra Me e Te”, per inciso, è stata quella
che mi ha fatto innamorare di loro visto che la prima strofa
è in pratica la sinossi del mio film, tanto che l’ho
anche inserita in esso. Ho quindi fatto di tutto per conoscerli
e collaborare con loro, poi, quando li ho incontrati ho visto
che erano “arrabbiati” quanto me: avevano voglia
di tornare nuovamente a raccontarsi al pubblico e fare musica
perché dopo il successo erano usciti dal giro. Ci siamo
capiti da subito ed hanno realizzato una colonna sonora che
ben evidenzia ed accompagna i momenti del film.
Il tuo film non ha ancora una distribuzione
nazionale. Come lo stai promuovendo?
Io
mi sto muovendo principalmente con i Festival; mi piace far
circuitare i miei lavori in manifestazioni per via di questa
specie di magia che c’è in esse, visto che il festival
è un incontro di persone che amano il cinema. Quello
dei Festival è il circuito che mantiene un pò
“l’elite” degli spettatori, quelli più
“passionali” ed attenti e perciò è
molto bello proiettare un tuo film in una sede del genere dove
hai un rapporto diretto con il pubblico. Abbiamo presentato
il film a molti appuntamenti tra i quali i Festival del Cinema
Indipendente di Milano e di Foggia, il Vomero film festival
di Napoli e l'Imaginaria film festival di Bari. Oltre a questo,
poi, stiamo cercando una distribuzione alternativa del film
anche tramite i canali satellitari e piccoli distributori Dvd.
E’ possibile fare ancora cinema
in Italia senza una grossa società di produzione alle
spalle?
Secondo
me si, appunto con il digitale. Io sono convinto di una cosa:
alla base di un film “vincente” ci sono soprattutto
due elementi come storia ed attori; la struttura produttiva
è poi certo importante, sicuramente lo spettatore nota
la differenza tra digitale e pellicola oppure l’audio
magari imperfetto però alla fine quello che conta è
la storia e per fortuna le idee non vengono solo a chi ha i
soldi ma anche ad altri indipendentemente dalle risorse a disposizione.
Ci sono molti registi che dicono che i nuovi capolavori del
cinema nasceranno in futuro da che fa cinema indipendente, cinema
libero. Perché è l’idea che fa la differenza,
l’elemento vincente. Anche la distribuzione è importante,
ma sono convinto che con il circuito dei Festival si possa trovare
vie distributive alternative ed altrettanto valide.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Ho
girato un cortometraggio che denuncia il problema della mancanza
di rispetto per gli anziani (spesso abbandonati nelle case di
riposo) dal titolo "Precauzioni...", poi dovrei dirigere
nei prossimi giorni un altro cortometraggio di una ragazza che
studia drammaturgia dal titolo "L'Attimo" ed infine,
a Giugno, girerò come aiuto-regista e preparatore degli
attori un cortometraggio in pellicola dal titolo "H5N1"
di Roberto De Feo. In estate partirò
per fare uno stage con Wim Wenders... avrò molte cose
poi da raccontare. Inoltre sto preparando la regia di uno spettacolo
teatrale e poi
sto scrivendo molto per i miei prossimi progetti, tra i quali
spiccano le sceneggiature per un cortometraggio sugli Invisibili
dal titolo “L'Amore di plastica” e per un lungometraggio
che parla dell'amore nudo e crudo e in modo sdrammatizzante.
Come vedi i progetti sono davvero tanti e spero di fare qualcosa
con una produzione alle spalle altrimenti... altrimenti non
mi spavento e non mi paralizzo e le idee le giro lo stesso.
La frase " in questo
paese comandano i morti" è ripetuta più volte
nel film “Il Regista di Matrimoni”, dove Marco Bellocchio
si riferisce ad una situazione italiana generale dove non c'è
rinnovamento, ci sono sempre persone nuove ma le idee rimangono
vecchie, anche nell’ambito del cinema italiano. Cosa ne
pensi a riguardo?
Quella
frase ha colpito anche me quando ho visto il film. Effettivamente
si rimane sempre dietro a delle vecchie idee, ad un vecchio
cinema quasi come se il “classico” dovesse essere
sempre il nostro metro di paragone. Esso è certamente
fondamentale per chi ama e studia cinema però innovare
è importante. Importante e difficile: bisogna sempre
andare avanti e cercare nuovi mezzi di espressione ma è
la cosa più difficile del mondo; copiare o comunque ispirarsi
è relativamente facile ma innovare è tutta un’altra
cosa. E purtroppo non sempre è vista bene: spesso chi
innova alla fine non è premiato come dovrebbe.
Paolo Pugliese
2005
Nota:
questa intervista è stata resa possibile grazie alla
gentile collaborazione dello staff del cinema “Falso_Movimento”
di Foggia che ha organizzato una serie di incontri con autori
del cinema indipendente. Ringraziamo per la disponibilità
il proprietario Mauro Palma ed il suo collaboratore
Rino.
Per
ulteriori informazioni: http://www.falsomovimentoilcinema.it/eventi.htm