INTRODUZIONE
In
Toy Story 3 – La grande fuga
ritornano sul grande schermo le avventure del cowboy Woody,
dell'astronauta Buzz Lightyear e di tutta la banda dei loro
amici, ovvero i giocattoli del piccolo Andy che, in questo nuovo
film, è ormai cresciuto e si prepara alla partenza per
il college. I suoi compagni di giochi, invece, dalla tranquillità
della stanza di Andy, si ritrovano ad essere regalati all’asilo
Sunnyside, dove immaginano dovranno giocare per cinque giorni
a settimana, per tutto il resto della loro esistenza, con bambini
indomabili e poco propensi a trattarli con cura. Decidono quindi,
tutti insieme, di pianificare una grande fuga. All'avventura
si uniranno molti nuovi personaggi, alcuni di plastica, altri
di peluche, tra cui lo scapolo amico di Barbie, Ken. Un altro
personaggio chiave in quest'ultima avventura Toy Story è
un’amorevole e fantasiosa bambina di nome Bonnie, la figlia
di una donna che lavora al Sunnyside e proprietaria di una sua
troupe speciale di giocattoli.
Il regista Lee Unkrich afferma di aver continuato la tradizione
Pixar di saper miscelare al meglio il divertimento alla storia:
“Toy Story 3 parla del cambiamento, di come affrontare
le transizioni della vita. Tutti i personaggi si trovano a dover
affrontare ciò. Woody e gli altri devono confrontarsi
con il fatto che Andy è ormai troppo grande per loro.
Andy allo stesso modo dovrà prepararsi per il college
e sua madre dovrà prendere atto che il figlio è
ormai grande e pronto ad affacciarsi al mondo. E La storia inizia
con questi momenti chiave della vita di ogni personaggio”.
“Nel film si affrontano molti temi seri, per questo
abbiamo cercato di equilibrare la trama e i molti momenti divertenti”,
racconta la produttrice Darla K. Anderson. “È
una lettura che può essere fatta a più livelli.
La storia riflette come noi affrontiamo i cambiamenti nella
nostra vita; qualcosa di inevitabile”.
Continua John Lasseter (regista dei primi due film della serie
Toy Story): “Toy Story ha sempre parlato di noi. Di
me, di Andrew Stenton, di Pete Docter, di Joe Ranft e Lee [Unkrich]
ha capito come immergersi in queste storie e sono convinto che
Toy Story 3 continui a raccontare ciò. Personalmente
ricordavo l’emozione che ho provato nell’accompagnare
mio figlio al college, per la prima volta. Dopo avergli dato
una mano nel sistemare la sua stanza, mia moglie ed io eravamo
pronti per il ritorno a casa ed eravamo certi che lui volesse
ritornare con noi nella sua stanzetta. Invece era felicissimo
di restare lì. E allontanandoci, mentre ci salutava,
io sono scoppiato in lacrime. Hai al tuo fianco qualcuno sin
dalla sua nascita e all’improvviso va via. Il tempo trascorso
tra i due film Toy Story 2 e Toy Story 3 era perfetto affinché
sia Andy sia le nostre vicende personali si evolvessero”.
A dar voce ai personaggi troviamo nuovamente Fabrizio Frizzi
nel ruolo di Woody e Massimo Dapporto nel ruolo di Buzz Lightyear.
Barbie e Ken avranno la voce di Claudia Gerini e Fabio De Luigi.
A prestare la voce all'orsacchiotto Lotso Grandi Abbracci sarà
Riccardo Garrone, quella di Telefono Chiacchierone è
di Gerry Scotti, Chuckles è invece interpretato da Giorgio
Faletti. Infine la voce di Andy è quella di Matteo Leoni.
Diretto da Lee Unkrich (co-regista di Toy Story 2 –
Woody e Buzz alla riscossa e Alla ricerca di Nemo,
prodotto per la Pixar da Darla K. Anderson (Cars – Motori
ruggenti, Monsters&Co.), scritto dal Premio Oscar® Michael
Arndt (Little Miss Sunshine), Toy Story 3 –
La grande fuga sarà distribuito in Digital 3D™.
Il
film segna anche il ritorno del Premio Oscar® Randy Newman,
con una nuovissima colonna sonora. Il soggetto è di John
Lasseter, Andrew Stanton e Lee Unkrich. John Lasseter è
il produttore esecutivo. Story supervisor Jason Katz, montaggio
a cura di Ken Schretzmann, scenografie di Bob Pauley, Guido
Quaroni è a capo della supervisione tecnica. I supervisori
all’animazione sono Bobby Podesta e Michael Venturini,
direzione della fotografia a cura di Jeremy Lasky (per le macchine
da presa) e Kim White (per le luci).
Toy Story 3 – La grande fuga uscirà in
Italia il 7 luglio 2010. Torna all'indice
“TOY
STORY” CRESCE
Le vicende passate guidano le nuove avventure
Il
primo capitolo di Toy Story ha fatto la storia del
cinema nel 1995, quando divenne il primo lungometraggio animato,
interamente elaborato con la tecnologia di computer grafica.
E’ una pietra miliare non solo nell’animazione,
ma anche nella storia del linguaggio cinematografico.
Commenta Rich Ross, presidente di The Walt Disney Studios: "Toy
Story ha segnato il mondo del cinema. Il film è stato
realizzato con quel giusto spirito pionieristico, che ha aperto
nuovi orizzonti sia in termini tecnologici sia in termini narrativi.
Buzz, Woody e i giocattoli, subito conquistano il cuore delle
persone di ogni età, evocando quella devozione e ammirazione
tipica dei classici personaggi Disney. I film di Toy Story hanno
allargato il pubblico dei cartoni animati, riscrivendo le regole
della creazione di un film, provando che è possibile
realizzare un film con diversi livelli di lettura. In effetti,
Toy Story ha ridefinito lo stile narrativo per i film d’animazione
(e non solo) che lo hanno succeduto”.
I 77 minuti d’animazione del primo Toy Story,
con i suoi 1,561 fotogrammi e il cast di 76 personaggi, uomini,
giochi ed anche il cane, sono stati meticolosamente disegnati
a mano e successivamente ridigitalizzati al computer. È
stato il film che nel 1995 ha registrato l’incasso più
alto, con un boxoffice americano di quasi 192 milioni di dollari
e un boxoffice internazionale di 362 milioni di dollari. Ha
ricevuto tre nomination agli Academy Awards® per migliore
sceneggiatura, migliore colonna sonora e migliore canzone. John
Lasseter ha ricevuto un Premio Oscar® speciale per aver
guidato la squadra Pixar alla realizzazione del primo film interamente
creato al computer. Toy Story è stato incluso
dall’American Film Institute tra i 100 migliori film d’America.
“Ricordo quando uscì il film Toy Story”,
racconta la produttrice Darla K. Anderson, “Steve
Jobs disse che era il nostro Biancaneve e i sette nani. E noi
pensammo che sarebbe stato bello se Toy Story fosse diventato
un marchio, tipico di quei film che la gente sente come propri,
come parte della loro vita, della loro infanzia e della loro
famiglia. Questa era la nostra missione di allora ed è
ancora questa l’intenzione di ognuno dei nostri film”.
Nel 1999, Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa
(il terzo film prodotto dalla Pixar) è stato il primo
film completamente ideato, realizzato in digitale. Il film ha
superato il primo capitolo al boxoffice, divenendo il primo
sequel d’aimazione con gli incassi maggiori. Acclamato
da critica e pubblico ha ricevuto la nomination agli Academy
Awards® per migliore canzone originale ed è stato
premiato ai Golden Globe®, nella categoria miglio film –
commedia o musical. Nel 2009 i primi due capitoli di Toy
Story sono stati distribuiti al cinema in una versione
speciale in Disney Digital 3D™.
Per iniziare la lavorazione di Toy Story 3, la Pixar
ha riunito la stessa squadra che aveva lavorato alle prime due
storie. Ad affiancare il regista Lee Unkrich, nel gruppo ci
sono John Lasseter, Andrew Stanton (che hanno co-scritto la
sceneggiatura di Toy Story e Toy Story 2,
e che hanno scritto e diretto Alla ricerca di Nemo e Wall•E),
Pete Docter (regista/sceneggiatore di Monster&Co. e UP),
Darla K. Anderson, Bob Peterson e Jeff Pigeon.
Ricorda Anderso: "Siamo andati in un posto chiamato
The Poet's Loft a Tomales Bay a Marin County, una piccola palafitta
in cui è nata l'idea per il primo film di Toy Story.
Andrew ha portato con sé una bottiglia speciale di vino,
con un etichetta di Toy Story, che John ci aveva dato in occasione
dell’uscita del film. Abbiamo brindato a Joe Ranft, il
nostro caro defunto amico e collega, che era stato lo story
supervisor del primo progetto. Joe era capace di creare personaggi
veri, stravaganti, pieni di bontà ed umorismo. Ci mancava
moltissimo”.
Durante il ritiro, i vari membri del gruppo hanno rivisto i
primi due film nel loro insieme, come punto di partenza, per
immergersi nuovamente in quell mondo. “Il nostro obbiettivo
era quello di creare un film degno dei primi due”, dice
Unkrich. “Nella storia del cinema vi sono solo pochi sequel
belli quanto i primi e non riuscivamo a pensare ad un terzo
capitolo che fosse stato realmente bello. L’unico titolo
che ci è venuto in mente è stato Il signore degli
anelli - Il ritorno del re anche se è in realtà
la terza parte di un’enorme storia. Questo è stato
ciò che mi ha aperto la mente. Avevamo bisogno di un
Toy Story 3 che fosse parte dei primi due ed è stata
proprio quest’idea a trainare tutti noi nella realizzazione
del terzo film”.
Legare i tre film insieme è la chiave di lettura di Toy
Story 3. Alla fine dell’incontro la squadra aveva
fatto grandi progressi e Stanton guru, sceneggiatore e regista
della Pixar (a breve debutterà come regista nel progetto
della Walt Disney Pictures John Carter of Mars), era
pronto alla stesura iniziale della storia.
Dice Unkrich: “Eravamo ottimisti, perché, sebbene
lavorare ad un sequel fosse un’impresa ardua, eravamo
la stessa squadra che aveva lavorato ai primi due film. Durante
il secondo giorno di ritiro ci sono venute in mente alcune idee
tra cui quella di far crescere Andy, di collocare Woody e gli
altri giocattoli in un asilo o di impostare Buzz perennemente
acceso in modalità demo. Andrew ha scritto una prima
stesura che ha entusiasmato davvero tutti. E’ stato a
quel punto che MIchael Arndt ed io abbiamo iniziato a lavorare
alla storia seriamente”.
Per lo sceneggiatore Premio Oscar® Michael Arndt è
stato un vero piacere poter lavorare con il team d’animazione
della Pixar. “Avevo visto e amato tutti i film Pixar,
ma l’idea di poter un giorno lavorare ad uno di questi
non mi era mai passata per la mente”, racconta Arndt.
“Da appassionato di film ci sono due aspetti che mi
hanno sempre colpito dei loro film. Prima di tutto la completezza
delle loro storie. E’ raro vedere film dove tutti i dettagli
della sceneggiatura sono approfonditi al meglio e tutti i film
della Pixar danno questo piacevole senso di densità e
completezza. Inoltre in ogni film è possibile avvertire
la gioia del processo produttivo. I singoli fotogrammi, il montaggio,
le riprese, in tutto ciò sai che stai guardando qualcosa
fatto da persone che amano quello che fanno”.
Come per ogni grande film della Pixar, Toy Story 3
miscela al meglio la commedia, l’azione e le emozioni
per dare al pubblico un’esperienza unica e commovente,
capace di arrivare al cuore. I filmmakers, basando molto della
storia sulla propria esperienza di vita e familiare, hanno reso
la storia sicuramente più credibile e ricca di significato.
Unkrich ricorda quanto di personale ci fosse in un punto chiave
della sceneggiatura: “Molto prima di avere dei figli,
mia moglie ed io che vivevamo in un appartamento in West Hollywood,
decidemmo di trasferirci a Pasadena. Facemmo il trasloco da
soli, impacchettammo le nostre cose e riempimmo alcune buste
con tutto ciò che non ci sarebbe stato più utile.
Il mio compito era quello di buttare via queste buste negli
appositi contenitori, nel retro del palazzo e tra queste buste
una era particolarmente grande. Poche settimane dopo, durante
la sistemazione nella casa nuova, mia moglie mi chiese se avessi
visto i suoi animali. Non riusciva a trovare nessuno dei peluche
della sua infanzia, che aveva conservato per anni. Le chiesi
in che scatola fossero e mi rispose che non erano in una scatola,
bensì in una grossa busta per la spazzatura. Ebbi un
colpo allo stomaco perché capii immediatamente cosa era
successo e dovevo trovare il modo giusto con cui darla. Non
riuscivo a capire perché avesse messo quagli animali
in quella busta e lei non capiva perché non avessi controllato
prima di buttarla via. Dopo tutti questi anni ancora non mi
ha ancora perdonato quello che ho fatto. Per questo mi piace
pensare che quando in Toy Story 3 la mamma di Andy prepara le
buste da gettare via, ciò sia in qualche modo in memoria
dei giocattoli di mia moglie e spero che la loro morte in una
discarica non sia stata del tutto vana”.
Spiega Lasseter: "Tutto ciò che impedisce ai
giocattoli di giocare con il loro bambino, provoca in loro ansia
e preoccupazioni. In ognuno dei film c’è questo
tema. In sostanza nel primo film, Woody si preoccupa di essere
sostituito da un nuovo pupazzo. I giocattoli sono preoccupati
in due momenti particolari dell’anno, il Natale e il compleanno.
In Toy Story 2 i giocattoli si trovano a dover affrontare l’idea
di non essere più presi in considerazione perché
rotti e strappati e quindi fragili. Woody infatti si trova di
fronte alla scelta di restare perfetto, ma senza essere più
amato. E’ questo un aspetto molto profondo. Nel terzo
film invece il problema fondamentale per i giocattoli è
quello di essere ormai superati. Quando si è rotti, si
può essere riparati; quando si è persi, si può
essere ritrovati, quando si è rubati, si può essere
recuperati. Ma non c'è alcun rimedio quando si è
ormai inutili per i bambini. E’ una svolta della storia
molto interessante”.
“Il segreto di questi film è che in ognuno
di essi non si ripetono le emozioni e la storia del precedente”,
continua Lasseter. "Affrontiamo qualcosa di veramente
nuovo, ciò che è uguale è il mondo con
i suoi personaggi, ma siamo in grado di attingere ad una serie
completamente diversa di emozioni. Una volta che i giocattoli
sono vivi diventano adulti con le preoccupazioni degli adulti.
Tutti possono relazionarsi a questi personaggi. Guardando il
mondo dal punto di vista del gioco è una cosa, ma guardarlo
attraverso gli occhi del personaggio la rende una cosa ancora
più profonda e più emotiva. Gli spettatori sono
in grado di confrontarsi con la propria esperienza”.
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LA
SQUADRA DI “TOY STORY 3”
I vecchi amici incontrano nuovi giocattoli
Oltre
al cast dei personaggi di sempre e all’arrivo di Ken,
Toy Story 3 vanta una vasta gamma di nuovi giochi colorati
e qualche nuovo personaggio in carne ed ossa. Commenta la produttrice
Darla K. Anderson:” Avere il gruppo nuovamente insieme,
ci ha aiutati a gettare le basi per la realizzazione del progetto.
L'intero cast, i vecchi amici e i nuovi, apportano enorme valore
aggiunto, con una piacevolissima capacità di improvvisazione,
perfetti in queste vesti, che aiutano molto il processo di animazione”.
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I
VECCHI AMICI
WOODY
è un cowboy sceriffo con una cordicella sulla schiena
che, quando è tirata, annuncia il suo nome nel tipico
stile del suo personaggio dello show televisivo degli anni Cinquanta,
Woody’s Roundup. È sempre stato il giocattolo preferito
di Andy. E anche se il suo proprietario è ormai cresciuto,
il fedele sceriffo è convinto che Andy continuerà
ad aver cura dei suoi giocattoli. Nel momento in cui però
tutti i giochi si ritroveranno nel proprio incerto futuro, Woody
rimane la voce della ragione e nei panni di capo assicura tutti
che nessuno verrà abbandonato.
Per Tom Hanks, che nella versione americana presta la voce a
Woody, ritornare nel ruolo del cowboy dopo una lunga assenza,
è stato un impresa facile. “Woody è
un ragazzo passionale che mette tutto se stesso nell’azione”,
commenta Hanks. “Quando d’istinto pensa di dover
aiutare tutti, o pensa di dover scappare, il suo impegno è
al 100%. E’ amabile per questo e un altro aspetto che
mi ha colpito molto è il rapporto tra lui e Buzz è
ormai maturo. Avevano iniziato come perfetti avversari, ma hanno
imparato ad apprezzare ognuno le qualità dell’altro,
a dimenticare le debolezze e a rispettarsi. Mai come in questo
caso gli opposti si attraggono”.
Continua Hanks: “Il fatto che la Pixar potesse creare
il terzo capitolo della storia, un film completamente nuovo,
reale ed unico, dimostra quanto siano brillanti. Il principio
su cui John Lasseter, Lee [Unkrich], Darla [K. Anderson] e tutta
la squadra di sceneggiatori si sono basati è fare in
modo che il pubblico potesse rilassarsi e lasciarsi trasportare
in questo mondo magico. Quando riesci a fare ciò con
un film, allora è una cosa fantastica. Con Toy Story
3 viaggi con la mente verso un mondo piacevole, familiare e
felice".
Hanks sostiene che il terzo capitolo della storia è davvero
emozionante. “Toy Story 3 è un’enorme
avventura che ti tiene incollato alla sedia. In parte è
una grande fuga, con la stessa dose di fibrillazione di Dorothy
che cerca di scappare dalla Perfida Strega dell’Est. Hanno
saputo trasformare questi elementi in qualcosa di molto emozionante.
Se pensi ai giochi come il dinosauro o Mr. Potato, non puoi
fare a meno di pensare che non vuoi assolutamente che siano
riciclati o che finiscano nelle mani di bambini monelli. Desideri
vederli tutti insieme e alla fine del film hai voglia di giocare
con loro. I filmmaker della Pixar sanno sempre come farti sentire
bene. La storia è semplice, un ragazzo che cresce e va
al college, ma è così profondamente toccante che
ti vengono le lacrime agli occhi”.
Sarà nuovamente Fabrizio Frizzi a prestare la propria
voce al personaggio di Woody.
BUZZ
LIGHTYEAR è un eroico ranger spaziale, dotato
di raggi laser, ali automatiche, in grado di eseguire colpi
di karate. È il giocattolo che tutti i bambini sognano
e ben presto diviene il pupazzo preferito di Andy e il più
caro tra gli amici di Woody. Mentre la sola missione di Buzz
era quella di sconfiggere l’imperatore Zurg, ciò
che ora maggiormente gli importa è mantenere la sua famiglia
di giochi tutta unita. Questa nuova avventura, fa emergere aspetti
della sua personalità, di cui neanche lui era a conoscenza.
Tim Allen, che nella versione orignale presta nuovamente la
voce a Buzz, riconosce che questo nuovo film ha qualcosa di
magico. “Toy Story 3 è un risultato finale
eccellente”, commenta Allen. “A tal punto
che la storia è così perfetta che avrebbero potuto
vendere sul mercato la versione in storyboard. Sebbene avessi
letto la storia e conoscessi il finale, mi ha totalmente coinvolto
e sono sicuro che il pubblico avrà la stessa sensazione.
Ci sono sequenze d’azione molto belle, anche se la bellezza
del film è l’evoluzione della storia e di come
questa è diretta. La Pixar sta creando prodotti sempre
migliori. È una storia molto semplice sull’amicizia
e sullo stare insieme e mi è molto piaciuta l’idea
che nel finale c’è un nuovo inizio. Realizzi che
quando si chiude una porta, un’altra ne viene aperta.
È davvero molto emozionante”.
“La cosa per me più bella che ho scoperto,
lavorando ai film di Toy Story, è la grande amicizia
che ho stretto con lo staff della Pixar e con Tom Hanks”,
aggiunge Allen. “A me e a Tom piace molto lavorare
insieme, collaborare. Rispetto a fondo il suo talento e credo
che sia lo stesso per lui nei miei confronti”.
Parlando di Buzz, continua Allen: “In questo terzo
film, Buzz sviluppa il suo personaggio. Quando accidentalmente
viene resettato inizia a parlare uno spagnolo perfetto. E’
un conquistador e un toro da combattimento, con un pizzico di
divertente isteria. Buzz è un personaggio che ho costruito
anche grazie all’aiuto di John Lasseter e mi diverte molto
interpretarlo”.
La voce italiana di Buzz Lightyear è per la terza volta
quella di Massimo Dapporto.
JESSIE
(la cowgirl) è un’esuberante bambola,
una cowgirl con alti e bassi, che è sempre alla ricerca
di audaci avventure in cui salvare piccoli giocattoli nei momento
del bisogno. Con la partenza imminente di Andy che incombe su
i giochi, Jessie teme di essere nuovamente abbandonata. Si da
forza, insistendo sul fatto che siano i giocattoli a prendere
il controllo sul proprio destino. Ma sarà questa una
decisione che poi rimpiangerà?
Joan Cusack, che offre nuovamente la voce alla dinamica cowgirl,
è un’ammiratrice del suo personaggio: “Jessie
è un modello positivo”, afferma. “Ritiene
che i bambini siano importanti e li approccia con orgoglio e
passione. Crede che le ragazze siano in grado di fare tutto!
Naturalmente è vero! Ha uno spiccato spirito di iniziativa
e un atteggiamento positivo nei confronti della vita. Inoltre
non è affatto impaurita dei sentimenti e sa che può
imparare molto da ciò che prova. È stato bellissimo
poter lavorare nuovamente con la squadra Pixar, sapevo che avremmo
fatto un lavoro di alta qualità e molto divertente”.
Commenta la produttrice Anderson: “Jessie è
uno dei miei personaggi preferiti di Toy Story, perché
porta una ventata di femminilità nel film. Ha un cuore
enorme, sa tenere testa a Woody e Buzz e non teme di dire ciò
che pensa”.
"Sia in Toy Story 2 sia in Toy Story 3”, continua
la Anderson, “Joan Cusack è capace di apportare
a Jessie quella giusta dose di tenacia che la rende particolare.
La sua è una voce potente, ma allo stesso tempo sa essere
dolce, tranquilla e naturalmente estremamente comica”.
HAMM
è un maialino salvadanaio di colore rosa, con
un debole per le battute. È un tipo so-tutto-io, o almeno
è quello che vorrebbe tutti credessero di lui.
Nessun film Pixar potrebbe dirsi completo senza la presenza
di un attore dalla voce piena di fascino come quella di John
Ratzenberger. L’attore, per le sue versatili doti, ha
prestato la sua voce in tutti i film Pixar, dal maialino rosa
fino ad un cameo in Up (film premiato agli Academy
Awards®), in cui interpreta il personaggio del costruttore
Tom.
Afferma Ratzenberger: “Creare la voce di Hamm, non
è tanto interpretare un personaggio, quanto più
stare con un gruppo di amichetti dentro una sabbionaia piena
di giocattoli. Sono molto felice di far parte delle passioni
e delle gioie della Pixar. Mi piace interpretare Hamm perché
lui è un tale furbacchione che mi fa divertire. Quando
guardo il film con gli altri non posso fare altro che ridere.
La bellezza di lavorare in Pixar è che fanno tutto il
lavoro in modo ineccepibile. Sanno l’esatta punteggiatura
e i respiri che il personaggio deve compiere. Il regista ha
piena coscienza del senso emotivo e sa cosa è meglio
per i vari personaggi. Loro costruiscono la nave, tutto quello
che devi fare è salire a bordo”.
MR.
POTATO è un saggio burbero a forma di patata,
con gli occhi sempre arrabbiati. È un eterno pessimista
dal guscio di plastica, ma che ha un’unica totale devozione
nei confronti della sua Mrs. Potato, per la quale rivela il
suo lato più dolce.
Per Don Rickles è la terza volta che interpreta l’irascibile
Mr. Potato. “Quando per la prima volta John Lasseter
mi disse che avrei interpretato Mr. Potato, dissi che non era
mia abitudine interpretare patate. Dissi di lasciare stare,
dovevo costruirmi una carriera. Poco dopo realizzai che avrei
potuto regale dei gioielli a mia moglie, un paio di case e così
via. La paga era davvero ottima.
Rickles ritiene che Mr. Potato sia la vera star del film. “Devo
essere onesto, sono un portento nel film e le cose che dico
sono brillanti. Nulla a che vedere con Tom Hanks e Tim Allen.
Devo ammetterlo, sono bravissimo. Mi spaventa la mia bravura.
Infatti, quando ci penso credo di esser troppo grande per il
film. Dovrebbe essere tutto su Mr. Potato”, scherza.
MRS. POTATO è la principale ammiratrice
di Mr. Potato. Ama il suo animo impavido ed è sempre
pronta a dargli una mano. Oppure un occhio. La dolce Mrs. Potato
è all’altezza del suo nomignolo, e deve condividere
il temperamento irascibile del marito.
REX potrebbe sembrare il più temibile
dei dinosauri nella scatola dei giochi, ma questo tirannosauro
è uno dei più amabili giochi della banda. Nonostante
le sue interminabili paure e insicurezze dovute al suo piccolo
ruggito, Rex per gli amici c’è sempre.
SLINKY
assicura che il detto il cane è il migliore amico dell’uomo
vale anche per un animale di plastica. Slink ha una fiducia
quasi incontrollabile in Woody e raggiungerebbe qualsiasi lunghezza
pur di aiutare i suoi amici.
BULLSEYE
è il fedele destriero di Woody, della banda del Woody’s
Roundup. Bullseye è in grado di correre come il vento
e saltare da un canyon all’altro in un colpo solo, specialmente
se Woody è in sella.
Gli ALIENI sono soliti dire in coro “ooohhh!”. Questi
tre piccoli pupazzetti di gomma, con tanti occhi, adorano, al
posto del braccio meccanico, il loro padre adottivo, Mr. Potato,
perché lui ha salvato loro la vita e per questo gli sono
eternamente grati.
BARBIE
è sopravvissuta ad anni di vendite e pulizie di primavera,
ma i suoi giorni di gloria stanno per terminare bruscamente,
quando la sorella di Andy, l’abbandona in una scatola
destinata ad un asilo. La disperazione di Barbie dura però
poco. Il suo temperamento giulivo ritorna quello di un tempo
quando all’asilo Sunnyside incontra Ken e la sua casa
dei sogni. Nonostante lui resti colpito da lei, non è
solo una delle tante bambole innamorate, anzi Barbie insegna
a Ken un paio di cose sulla vera amicizia. È Claudia
Gerini a dare la voce al personaggiodi Barbie.
ANDY, il fantasioso e gentile proprietario
di Buzz e Woody, è ora prossimo alla maggiore età
e pronto per trasferirsi al college. Le pareti della sua stanza,
un tempo coperte dai poster di Buzz Lightyear, sono ora piene
di immagini di sport, macchine, bande musicali e skateboarder.
È da molto tempo che Andy non usa più i suoi vecchi
giocattoli e non trova ancora il coraggio di disfarsene.
Con la partenza che incombe, incalzato da sua madre, è
giunto il momento per lui di decidere cosa fare con i suoi giochi
preferiti.
Nella versione italiana è Matteo Leoni a dare la voce
al personaggio. Torna all'indice
I
NUOVI PERSONAGGI
I
protagonisti di Toy Story, nella nuova ambientazione
dell'asilo Sunnyside, interagiranno con gli altri giocattoli
del luogo, facendo debuttare diversi nuovi personaggi:
LOTSO
GRANDI ABBRACCI è un orsacchiotto ultra soffice
di peluche rosa e bianco, con un naso di velluto viola che profuma
di fragole dolci! Lotso è un personaggio complesso la
cui tenera apparenza non racconta tutta la verità sul
suo conto. A dare voce al personaggio nella versione americana,
c'è Ned Beatty: “Credo che se un personaggio
vi si presenta in un modo e successivamente mostra un altro
lato del carattere, sarà sicuramente apprezzato dal pubblico,
in quanto è un'esperienza questa che tutti abbiamo avuto
nella nostra vita. Ogni cosa non è mai come ci appare
la prima volta”.
“Spesso quando si interpreta un personaggio si fanno
cose non molto positive”, continua Beatty. “Alcune
possono essere poco gentili e sono cose che non faresti mai.
Ma in qualità di attore devi necessariamente domandare
a te stesso di poter fare ciò. Può essere spaventoso,
ma allo stesso tempo divertente. Scopri molti lati del tuo carattere,
perchè è quello che devi necessariamente fare
per recitare la parte. Per me è bellissimo far parte
di Toy Story 3”.
La voce italiana di Lotso è di Riccardo Garrone.
KEN
è uno scapolo pieno di energia e sempre in cerca di divertimento,
che indossa il completo perfetto per le sue eco-avventure: pantaloncini
azzurri, maglietta leopardata a manica corta, foulardino abbinato,
mocassini intonati e una cinta dorata alla moda. A dar la voce
a Ken nella versione americana è Michael Keaton, che
è subito entrato in sintonia con il personaggio. “Adoro
questo ragazzo, è emotivo, pazzo di Barbie e ha un sacco
di vestiti, davvero tanti”. Michael Keaton ritiene
che la Pixar è stata in grado di trovare il giusto mix
di humor, emozioni e avventura. “Si è in linea
con questi film perchè affrontano temi universali”,
continua. “Sono divertenti e il ritmo è sempre
quello giusto”.
La voce italiana di Ken è di Fabio De Luigi.
PRICKLES
è un riccio con indosso i caratteristici pantaloncini
lederhosen proviene dalla collezione di importazione Waldfreunde
(Amici della foresta), giocattoli di lusso di prima qualità.
L'ex-James bond, Timothy Dalton, dà la voce al personaggio,
il quale si crede un grande attore. “Prickles è
un personaggio dolcissimo”, commenta Dalton. “È
un piacere osservarlo, piccolo e grassoccio, con i suoi pantaloncini
corti, in perfetto stile tirolese. Tutti i giocattoli di Bonnie
sono grandi attori che sognano di girare film o improvvisare.
Per il mio personaggio è una cosa molto seria. È
una sorta di agente. La cosa straordinaria dell'animazione
è che ogni cosa ha una forte dose di emozione di fondo,
in un modo che non potresti avere nei film in live action. L'animazione
può arrivare dal cuore delle cose, dritto al cuore delle
persone. Ogni personaggio descrive un aspetto di noi. Il film
è genuino, commovente, eccitante e pieno di sentimenti.
La storia è ricca di immaginazione e d'umanità”.
DOLLY
è una morbida e dolce bambola di pezza, il regalo perfetto
per ogni bambina! Il suo corpo morbido e il suo sorriso solare
la renderanno un nuovo membro irresistibile della vostra famiglia.
Dolly ha i capelli viola, gli occhi rotondi e le guance leggermente
arrossite. Viene fornita con un bel vestitino blu, ma sono inclusi
dei modelli per creare e cucire da soli dei nuovi vestiti! Lavabile
in lavatrice, usare il ciclo delicato.
A dare la voce a Dolly, nella versione americana, c'è
Bonnie Hunt, che ha già lavorato per la Pixar in A
Bug's Life, nei panni di Rosie e in Cars, nei
panni di Sally. In questo film, enfatizza lo spirito sardonico
di Dolly, che è in contrapposizione con Woody, la cui
voce è quella del capo. “Dolly non è
sicuramente la bambola più bella”, spiega
la Hunt. “Ma è molto carina. I suoi bottoni
non sono regolari e i suoi capelli sono viola, ma il suo è
un personaggio delizioso e divertente. Potrebbe sembrare superficiale,
ma ha un grande cuore ed è un personaggio molto profondo.
Mi ha riportata alla mia infanzia, quando con la fantasia giocavo
con una bambola”.
Oltre
a loro, in Toy Story 3 sono stati introdotti:
STRETCH, una piovra sottomarina dai tentacoli appiccicosi,
che risplende grazie ai suoi brillantini color porpora. TWITCH,
il guerriero insettoide alieno, alto quasi 13 centimetri, con
oltre 15 punti di articolazione, incluse le feroci mandibole.
CHUNK, una pantagruelica creatura con corazza
protettiva sulle spalle. SPARKS è un
giocattolo in stile un po' retrò dotato di braccia telescopiche
con pinze funzionanti e un effetto di sollevamento che eleva
il suo intero corpo verso nuove altezze. Ha come occhi dei luminosi
LED rossi e una cavità di lancio da cui escono delle
vere scintille quando viene fatto scivolare in avanti sulle
sue resistenti ruote di gomma. TELEFONO CHIACCHIERONE
è il tradizionale giocattolo da tirare dietro di sé
che ha fatto sorridere e divertire generazioni di bambini che
imparavano a camminare e a rimanere in equilibrio (doppiato
da Gerry Scotti). BOOKWORM è un bruco,
compagno di lettura della favola della buona notte, dotato di
torcia. TRIXIE è invece un triceratopo
femmina, disegnato seguendo la stessa linea di Rex, mentre CONO
DI PANNA è un tenero unicorno di velluto bianco
e oro. Infine, i
BISI E BISI sono dei piselli di peluche chiusi in un
morbido baccello con chiusura di metallo a zip. Torna
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BARBIE INCONTRA KEN
Una storia d'amore in Toy Story?
Uno
degli aspetti più importanti di Toy Story è
stato l'introduzione di Barbie, forse la più famosa bambola
di tutti i tempi. In Toy Story 3, Barbie ha un ruolo
molto più importante e quando incontra Ken all'asilo
Sunnyside, è per lei l'uomo dei suoi sogni. Come ogni
situazione romantica, la relazione è piena di sfide,
ma questa in particolare presenta particolari risvolti affascinanti.
Secondo Unkrich: “L'idea di inserire Ken nel film
era legata ai possibili elementi comici. Ken è apparentemente
solo un giocattolo da ragazzine e per Barbie non è altro
che un accessorio. Non è più importante di un
paio di scarpe o di una borsa. Capivamo che doveva essere abbastanza
esperto di tutto ciò, che fosse preprarato il pià
possibile. È veramente un tipo alla moda, un vero esperto.
Per ogni scena indossa sempre i vestiti adatti. Pensavamo che
sarebbe stato giusto vestire Ken solo con abiti che esistono
realmente, per questo abbiamo chiesto a chi è il più
importante esperto di Ken nel mondo”.
“È impossibile non divertirsi con Ken e condurlo
dovunque si voglia”, racconta Jason Katz, story supervisor
del progetto. “È quel classico ragazzo tanto
bello quanto insicuro. Lo abbiamo reso come il classico belloccio
degli anni Ottanta incredibilmente superficiale e imbarazzante.
E credo che Michael Keaton abbia interpretato il ruolo in modo
magnifico”.
Aggiunge il supervisore all'animazione Bobby Podesta: “Quello
che è interessante nel lavorare con Barbie e Ken è
che il pubblico già conosce molto su questi giocattoli
e sono molte le cose note su di loro, con cui puoi divertitri
nella trasposizione cinematografica. Non devi dimostrare che
Barbie è una bambola. Il pubblico lo sa. La gente sa
come si piegano le sue gambe. Quando piange le sue mani le coprono
il viso in una posizione strana, proprio come farebbe la bambola
reale. E questo è divertente. È come quando Ken
mostra la sua casa dei sogni a Barbie con le sue dita unite”.
L'animatrice Jaime Landes ha attinto ai suoi ricordi per creare
le scene con la bambola leggendaria. “Era come ritornare
all'infanzia e giocare nuovamente con lei. È molto popolare
anche tra le ragazze di oggi. Rispetto a Toy Story 2, il ruolo
di barbie è diverso”.
L'attore Michael Keaton, che ha recitato in film memorabili,
da Batman a Beetlejuice, presta la sua voce
a Ken. “Ken è un personaggio fantastico”,
commenta Keaton. “Apprezzo veramente qeusto ragazzo.
Non è solo un pupazzo per ragazzine, sebbene tutti cerchino
di farlo sentire tale. È vero ha molti vestiti ed è
pazzo di Barbie. Si tratta realmente di amore a prima vista”.
“L'aspetto più interessante di Toy Story 3
sono non solo le emozioni, ma anche la grande dose di avventura”,
continua Keaton. “Quando guardavo il film, ero preoccupato
se ce l'avrebbero fatta o no. Vieni realmente catturato dalla
storia. Sei collegato ad essa perchè i temi sono universali.
Il ritmo è sempre quello giusto. È un'alchimia
pefetta. Inoltre ci sono molti effetti visivi che mi hanno davvero
colpito”.
Aggiunge Keaton: “Ken è passionale, sensibile
e scopre che Barbie è una donna formidabile. E non se
l'aspettava di certo. Probabilmente l'ha sempre immaginata come
una ragazza schiva. Il personaggio è molto enfatizzato
rispetto alla realtà, ma di base mi assomiglia molto”.
A prestare nuovamente la voce a Barbie, dopo Toy Story 2,
nella versione americana c'è Jodi Benson, famosa attrice
di Broadway, che ha debuttato come doppiatrice nel 1989 nel
film Disney La Sirenetta. “Trovo che Barbie
sia un personaggio incredibilmente divertente e mi trovo molto
bene in quella sua pelle di plastica perfetta”, commenta
la Benson. “Mi piace che il suo personaggio nel film
sia più approfondito. Lavorando a stretto contatto con
Lee [Unkrich], ho cercato di renderla il più credibile
e reale possibile. C'è la convinzione che non sia troppo
intelligente e volevamo dimostrare che in realtà è
abbastanza sveglia e capace di dare il meglio per fare la cosa
giusta. Ama le persone, è un'amica leale ed è
fedele. Ed è una grande appassionata di moda”.
Durante Toy Story 2, John Lasseter ed io avevamo una scatola
di Barbie con cui giocare, per aiutarci ad entrare nello spirito.
Per questo film, Lee mi ha raccontata l'intera vicenda. Al momento
della lettura del copione ha interpretato la parte di Ken ed
è stato bravissimo. Così come Howard Ashman per
La Sirenetta, è stato un'eccezionale fonte d'ispirazione
che mi ha permesso di rendere al meglio l'interpretazione”.
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ANIMARE
I PERSONAGGI
La vecchia squadra d'animazione Pixar accoglie nuovi amici
Negli
ultimi quindici anni, dall'uscita di Toy Stoy nel 1995,
nel campo della tecnologia e dell'animazione computerizzata,
sono stati fatti progressi enormi.
“Dovevamo esser fedeli al mondo di Toy Story, ma rinnovarlo,
renderlo al meglio e divertente”, dice la produttrice
Darla K. Anderson. “Dovevamo attenerci al linguaggio
e allo stile dei personaggi, ma ricrearli con la tecnologia
moderna. Così, tra la storia, il mondo, i personaggi
e la tecnologia, abbiamo dovuto trovare quel giusto modo di
raccontare una nuova avvincente storia, pur rimanendo in linea
con questo classico senza tempo”.
Per il regista Lee Unkrich, per i supervisori all'animazione
Bobby Podesta e Michael Venturini e per il resto del team di
Toy Story 3, la sfida era poter usare tutte le moderne
tecnologie a disposizione, assicurandosi che Buzz, Woody e il
resto della squadra fossero ancora parte del mondo dei due film
precedenti.
“Necessitavamo che tutti i personaggi di Toy Story
si comportassero come avevano fatto nei film precedenti”,
spiega Unkrich. “Ma gli animatori avevano la possibilità
di usare modelli molto più sofisticati dei precedenti.
Per esempio con i personaggi umani di Ratatouille i disegnatori
avevano più controllo, avevano la possibilità
di creare animazioni più precise e fluide. Bisognava
fare molta attenzione con Toy Story 3, soprattuto nell'espressioni
e nei movimenti come nel caso di Woody e Buzz. Volevamo che
fossero come li ricordavamo. Tutto stava nel rimanere entro
i confini giusti, con le conseguenti limitazioni”.
Durante la produzione, Unkrich ha avuto la fortuna di poter
lavorare al fianco della squadra di animatori che aveva lavorato
ai precedente film: “Nei giornalieri, Angus MacLane,
Bobby Podesta e altri del gruppo, dicevano cose del tipo non
alzare troppo la fronte di Buzz perchè si esce fuori
modello oppure le palpebre di Woody non devono essere abbassate
troppo. Questo per assicurarci che i personaggi fossero fedeli
a ciò che ricordavamo”.
Ricorda Podesta: “Ero il primo animatore del film
per cui mi sentivo come un archeologo. Molti sono stati gli
scavi necessari per vedere come è stato possibile la
costruzione di questa civiltà e capire le motivazione
delle scelte degli animatori precedenti. Con attenzione abbiamo
cercato di capire le ragioni dei comportamenti dei vari personaggi
e abbiamo cercato di legarle alle enormi tecnologie moderne.
Credo che le scelte fatte siano molto fedeli alle intenzioni
originali. Ho chiesto a John Lasseter, Pete Docter, Doug Sweetland,
Dylan Brown e Angus MacLane di spiegarmi l'approccio originale
ai personaggi, da un punto di vista dell'animazione”.
“È emerso che alla base c'era una semplicità
di fondo che arricchisce di fascino i personaggi”,
continua Podesta. “Un esempio è il modo in
cui sono disegnati e articolati i modelli, che influisce sullo
stile dell'animazione. Gli animatori dei film precedenti hanno
fatto un lavoro eccezionale, considerando gli strumenti a loro
disposizione. Come animatori abbiamo cercato di scegliere la
qualità da abbinare alla semplicità che caratterizza
i primi due film”.
“Devi avere piena consapevolezza di come si vuole
utilizzare il personaggio”, aggiunge Jaime Landes.
“Sono solito adoperare controlli e strumenti per creare
animazioni particolari. Ma nel caso di Toy Story i personaggi
sono semplici e ben chiari nella mente del pubblico. Non potevo
fare troppi stravolgimenti, per cui se avevo esagerato era chiaro
che dovevo semplificare”.
“Molti di questi film hanno successo perchè
costruiamo la traccia emotiva con cui il pubblico può
identificarsi”, dice Michael Venturini, supervisore
all'animazione. “È una sottile linea che alimenta
il pensiero degli spettatori e permette loro di rapportarsi
alla storia del personaggio. Quindi quando creiamo la storia,
inseriamo molti elementi ma cerchiamo di lasciare quello spazio,
utile allo spettatore per inserirsi nella storia con i propri
sentimenti. Ciò è davvero emozionante e credo
che i nostri film siano così abili nel toccare le persone
nel profondo proprio per questo rapporto che manteniamo con
il pubblico”.
Con un cast così ricco di nuovi personaggi, gli animatori
hanno dovuto industriarsi molto per i nuovi movimenti e le animazioni
stesse. “Il nostro obbiettivo per ogni nuovo personaggio
era cercare di delinearli bene e dare loro una specifica fisicità”,
spiega Podesta. “In qualità di animatori abbiamo
fatto molte ricerche affinchè ogni personaggio avesse
una propira storia, come se venissero da un posto ben preciso.
Volevamo che fossero credibili”.
Lotso, il più importante personaggio di peluche della
Pixar, rappresenta una nuova serie di sfide per la squadra tecnica
e gli animatori. “Non avevamo mai affrontato un peluche
prima d'ora”, racconta lo scenografo Bob Pauley.
“Storicamente i personaggi di plastica sono i più
semplici da ricreare. Con le moderne tecnologie eravamo in grado
di creare un peluche. E per ricreare Lotso abbiamo studiato
dei pupazzi reali. Abbiamo cercato di capire come si comparta
il tessuto e le pieghe del corpo, per capire il reale comportamento
del giocattolo”.
“L'animatore David DeVan e il designer delle articolazioni
dei personaggi, Sajan Skaria, dovevano trovare il modo per rendere
Lotzo un peluche verosimile”, racconta Podesta. “Avevano
a che fare con un pupazzo che in fondo non ha una struttura
scheletrica interna, ma che si comporta come tale. Sono stati
abili a creare un personaggio che è un un tenero orsacchiotto
credibile”.
Aggiunge DeVan, “Non c'è una struttura di base.
Tutto è dovuto a cosa c'è all'interno. Le braccia
sono legate alla pancia e le sue gambe sono vincolate al busto.
Tutto quindi condiziona tutto, perchè le parti sono cucite
insieme. Quando sollevi una parte, tutto all'interno si sposta
e condiziona i movimenti”.
Per i personaggi umani, la Pixar ha affrontato le stesse sfide,
cercando di sfruttare le nuove teconologie, pur mantenendo i
personaggi fedeli al mondo di Toy Story. “Lee [Unkrich]
cercava un maggiore contrasto tra i giochi e gli uomini, rispetto
ai film precedenti”, ricorda Rob Russ. “Nei
primi due film, sia a livello visivo sia a livello di movimenti
è difficile trovare sostanziali differenze, perché
non avevamo la tecnologia che ci permetteva di ricreare gli
uomini al meglio. Il nostro obbiettivo era ora di creare gli
umani più reali possibili. La domanda era quanto dovessero
essere caricature”.
Aggiunge il regista Unkrich: “In questa storia c'è
una gran quantità di sottotesto anche nelle azioni umane
che prima non avevamo, per cui migliorarne le caratteristiche
era un dovere”.
Molti animatori hanno tratto ispirazione dalla propria esperienza.
Racconta Russ: “Ho un figlio che è coetaneo
di Bonnie, così ho tratto molti spunti osservando i suoi
piccoli gesti. I bambini a quell'età fanno con le loro
mani cose molto complesse e senza motivo. Spesso pensano e fantasticano
con la mente e le loro mani agiscono e basta”. Torna
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IL
MONDO TRIDIMENSIONALE DI “TOY STORY 3”
Toy
Story 3 eleva il livello del 3D e sfrutta le nuove tecnologie
per apportare profondità e spessore alla storia. Per
questo film, il team Pixar ha messo a punto e sperimentato i
più recenti progressi del 3D per raccontare la loro storia
in modo visivamente dinamico. Per il regista Lee Unkrich il
3D migliora sicuramente l'esperienza cinematografica, per questo
la Pixar da sempre incorpora la tridimensionalità nei
suoi film da sempre.
"Il nostro approccio tende ad usare il 3D come una
finestra sul mondo, perché il pubblico possa sperimentare
tutto ciò che c'è in profondità,"
dice Unkrich. "Abbiamo ricreato e ri-renderizzato Toy Story
e Toy Story 2 in 3D e, anche se nessuno di questi film è
stato progettato per essere in 3D, sembrava fossero stati creati
in quel modo. Questo è dovuto al fatto che la profondità
era già nella scena, all'interno delle nostre immagini
in 2D. Per Toy Story 3, il mio obbiettivo era di raccontare
una bellissima storia nel modo più dinamico possibile".
Una delle più grandi sfide del film era quello di sfruttare
i progressi tecnologici dell'animazione computerizzata che ci
sono stati nel corso degli ultimi 15 anni (sin dal 1995, al
debutto dello storico Toy Story), pur mantenendo l'aspetto
e il fascino del film originale. Spiega lo scenografo Bob Pauley:
"Tutti i personaggi sono stati ricostruiti. La tecnologia
era così vecchia che non bastava inserire quei personaggi
nel film. È stato fatto un lavoro enorme per ridisegnarli
tutti. Abbiamo studiato a fondo i primi due film per trovare
l'essenza vera di Toy Story”.
Aggiunge Unkrich: “L'impegno in Toy Story 3 è
stato enorme, per il grande progresso tecnologico che c'è
stato rispetto al precedente Toy Story 2. Inoltre l'abilità
tecnica della squadra produttiva è elevatissima. I film
che riusciamo a fare ora sono meravigliosi. Non volevo che Toy
Story 3 fosse differente, ma volevo sfruttare al meglio le nuove
tecnologie”.
Come spiega John Lasseter: “Sapevo, fin dall'inizio,
che con l'avvento del computer, il mondo avrebbe acquisito la
terza dimensione. E questa è una cosa che lo stesso Walt
Disney avrebbe apprezzato moltissimo, perché era sempre
alla ricerca di maggiore dimensionalità nei suoi film
d'animazione. Ed oggi, con l'avvento della tecnologia 3D e delle
moderne tecniche di proiezione, siamo capaci di dare al pubblico
esperienze straordinarie. È come se avessimo sempre fatto
film in 3D, solo che il pubblico non era ancora in grado di
vederlo. Era come vedere un film con un occhio solo. L'anno
scorso abbiamo distribuito la versione 3D di Toy Story e Toy
Story 2 e sembrava fossero film nati in 3D”.
Uno degli aspetti che rende Toy Story 3 un'esperienza
divertente è che, come per i precedenti capitoli, il
film è girato dal punto di vista dei giocattoli e non
degli uomini. “Siamo in un mondo in cui oggetti come
sedie, tavoli, macchine sono più grandi rispetto alla
realtà”, dice Unkrich. “E il 3D
aiuta realmente ad immergersi in questo mondo dei giocattoli”.
Afferma Bob Whitehill riguardo al 3D: “Lavorando alla
versione tridimensionale dei primi due film, siamo riusciti
a trovare un linguaggio narrativo visivo in 3D. Abbiamo imparato
che molto di questa nuova tecnologia è legata alla percezione
separata della telecamera dell'occhio destro rispetto all'occhio
sinistro. Poiché il mondo era quello dei giocattoli,
tale percezione separata è molto ridotta e per mantanere
il punto di vista di Woody abbiamo imparato a impostare le macchine
da presa nella posizione corretta. Nel produrre successivamente
Toy Story 3, è stato molto più semplice ricreare
questo particolare punto di vista”.
Continua Whitehill: “In qualità di studios,
noi focalizziamo la nostra attenzione sulla storia. Lee [Unkrich]
e la sua squadra ci rendono dei geni del 3D perchè hanno
fatto un lavoro eccezionale, il 3D è così naturale
e realistico. Con Toy Story 3 i tecnici hanno perfezionato le
proprie abilità e tecniche. Ciò che colpisce maggiormente
è la tridimensionalità maggiore e una profondità
più evidente e tutto è stato fatto nel miglior
modo possibile. Nel vedere il film in 3D mi sento rapito, coinvolto,
tutto è più reale”.
Whitehill ribadisce che l'elemento che più apprezza del
film è luce. “È semplicemente meravigliosa,
la finitura dell'immagine e la tonalità sono rese al
meglio. Molte scene sono impostate così bene che si ha
realmente la sensazione di attraversare questo mondo. È
come una danza in cui la disposizione della camera da presa,
l'animazione, l'ottimo montaggio e questa luce meravigliosa,
sono combinati al meglio in modo da rendere il tutto poetico
e ricco d'azione. Il 3D è appena palpabile e realistico”.
Whitehill ha lavorato a stretto contatto con Unkrich e Jeremy
Lasky, il direttore della fotografia per capire come il 3D potesse
essere utile ai fini della storia. Hanno creato una scala da
0 a 10, per capire che livello di profondità dovesse
essere attribuito ad ogni singola scena. Nel caso della fuga
rocambolesca di Woody dall'asilo, Witehill ha chiesto ai filmmaker
di inserire qualche fotogramma aggiuntivo proprio perchè
in quel caso sarebbe stata un'esperienza 3D eccezionale. Nel
caso invece della scena western iniziale, rispetto alla tabella
che avevano costruito, il 3D aveva un livello pari ad 8. Per
la scena finale, il 3D è invece al massimo livello proprio
per creare un divertimento altissimo. Conclude Whitehill: “Spero
che il pubblico lasci il cinema pensado wow è stata un'esperienza
fantastica. Abbiamo pianto, abbiamo riso, ci siamo commossi.
E tornando alla macchina potessero pensare e il 3d poi!”.
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LA
CINEMATICA DI “TOY STORY 3”
Con
l'arrivo di Toy Story, ben quindici anni fa, la Pixar
Studios Animation ha ridefinito gli standard nell'utilizzo della
tecnologia, modificando non solo le tradizionali tecninche ma
anche il linguaggio cinematografico tipico dei film.
Con John Lasseter al timone e l'esordiente Lee Unkrich in sala
di montaggio, nel 1995 il film fu accolto come un mix perfetto
di un'eccellente narrazione e una sofisticata cinematica. Nel
corso dei successivi nove lungometraggi, la Pixar ha sempre
affinato la propria tecnica. Con Toy Story 3 Unkrich,
in qualità di regista, ha preso il controllo della situazione
portando il film verso nuovi ed interessanti orizzonti.
“Con Toy Story per primi abbiamo adoperato la tradizionale
grammatica cinematografica per applicarla ad un film d'animazione”,
dice Unkrich. “È questo ciò che tutti
fanno ora. Da un punto di vista cinematografico dovevamo affrontare
una sfida impegnativa. La tecnologia moderna è molto
più avanzata rispetto a Toy Story 2, per cui gli animatori
hanno potuto lavorare con una strumentazione migliore. Osservando
bene Toy Story, oggi appare meno rifinito. Dopo tutto era il
primo film completamente girato con l'utilizzo della computer
grafica e da allora abbiamo fatto progressi enormi in termini
di profondità di campo e di utilizzo della luce. Per
Toy Story 3 non volevo che il film sembrasse troppo diverso.
Volevamo che il film fosse come Toy Story, ma volevamo sfruttare
tutti i vantaggi delle moderne tencologie. Credo che siamo riusciti
a mantenere la stessa linea del film precedente, pur creando
qualcosa di molto più bello”.
Continua Unkrich: “Per me il montaggio è il
punto cruciale della storia. Stilisticamente volevamo che il
film fosse perfettamente in linea con Toy Story e Toy Story
2. In fin dei conti era necessario che il mondo fosse credibile,
specialmente se la storia che raccontiamo è ambientata
in un mondo di umani, ma dal punto di vista dei giocattoli”.
Il direttore della fotografia, Jeremy Lasky, ha lavorato a stretto
contatto con Unkrich per definire al meglio le riprese. “Abbiamo
cercato di rendere i movimenti di camera il più verosimilmente
possibile”, afferma Lasky. “Questo non
è un videogame, stiamo raccontando una storia ed è
necessario che sia tutto credibile. Il pubblico deve sentirsi
parte del modo, tutto deve avere senso. Vuoi concentrarti sulla
storia e non su come si muove la telecamera. Quello che vuoi
è confrontarti con i personaggi e con i loro sentimenti”.
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IL
LOOK DI “TOY STORY”
Lo
scenografo della Pixar, Bob Pauley, ha passato gli ultimi quindici
anni alle prese con i giocattoli, cercando di capire cosa è
che li fa trillare, suonare o parlare. Pauley, che ha originalmente
creato il personaggio di Buzz Lightyear per Toy Story,
ha seguito la squadra che ha disegnato i giochi e i personaggi
del terzo film, definendo lo stile e il look per le scenografie
e gli oggetti di scena.
“Abbiamo fatto molte ricerche per questo film, girando
per negozi di giocattoli e asili nido”, ricorda Pauley.
“Siamo stati ad Alcatraz per avere un'idea della vita
in prigione. Abbiamo anche visitato un enorme inceneritore per
avere dei riferimenti grafici per il film. I filmmaker di Ratatoullie
sono stati a Parigi per conoscere i migliori ristoranti francesi,
per Up invece hanno scalato montagne in Venezuela. Al rientro
dalle nostre ricerche, quello che volevamo era solo fare una
doccia. Con Toy Story, abbiamo sempre cercato di creare
un mondo credibile ma non reale. Non volevamo replicare il mondo
in cui viviamo. Cerchiamo di creare forme interessanti, ispirandoci
alle fotografie ma senza copiarle. Qualcosa che sia molto affine
al mondo dei cartoni. Le texture non sono reali, ma molto simili
ai materiali di cui sono fatti i giocattoli. Fin dall'inizio,
John [Lasseter] ha insistito che i materiali fossero verosimili”.
In merito ai personaggi umani, Andy rappresenta una delle sfide
più complesse. Il pubblico è cresciuto con questo
personaggio, per questo per filmmaker il suo personaggio era
molto importante. “Dovevamo capire a fondo il personaggio
di Andy, come sarebbe cresciuto e come sarebbe stato nei panni
di un teenager”, racconta Pauley. “Abbiamo
messo insieme tutte le vecchie immagini del personaggio e abbiamo
studiato un vecchio modellino che avevamo. Abbiamo rivisto i
disegni e vecchie immagini, ma quello che ci ha aiutato molto
sono state delle foto di famiglia, che ci ha portato John”.
Ricorda Lasseter: “Cercavamo di immaginare Andy all'età
di diciassette anni, pronto per il college e mia moglie ha trovato
queste foto dei nostri figli ai tempi della scuola e abbiamo
messo a confronto le più recenti, rispetto alle più
vecchie. È affascinante vedere la loro evoluzione, come
crescono. Tutto ciò ci ha aiutati molto a capire come
sarebbe stato Andy da teenager”.
Un altra cosa che ha necessitato di un restyling in Toy Story
3 era la cameretta di Andy, dove molte delle sue fantasiose
avventure avevano luogo. “La camera da letto ha subito
molti cambiamenti in questi tre film”, racconta Pauley.
“Nel primo film la stanza ha le nuvole alle pareti.
In Toy Story 2 sulle pareti ci sono le stelle. Ma ora non è
più un bambino, così tutto e coperto da poster
. C'è una bacheca con dei cupon per il Pizza Planet e
alcune informazioni del Western Cowboy Ranch. Abbiamo cercato
di definire la sua personalità attraverso il disordine”.
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RANDY
NEWMAN RINNOVA LA SCATOLA DEI GIOCHI
Uno
degli elementi distintivi dei film di Toy Story è
la colonna sonora e l'utilizzo innovativo delle canzoni. Il
merito di tutto ciò è del Premio Oscar® Randy
Newman. Newman ha scritto la canzone “You’ve Got
a Friend in Me” (Un amico in me) per il primo film e la
colonna sonora e la commovente ballata “When She Loved
Me” (canzone candidata agli Academy Awards® e interpretata
Sarah McLachlan) per Toy Story 2. Anche in Toy Story 3, c'è
spazio per il suo talento, con la nuova versione “You’ve
Got a Friend in Me,” arrangiata con melodie spagnoleggianti,
interpretata dai Gipsy Kings.
Questa nuova versione è stata registrata dai Gipsy King
a Londra, nei leggendari studi di Abbey Road. La versione spagnola
(Para Buzz Español), è l'accompagnamento ideale
al forte elemento d'azione della scena, uno speciale numero
di danza latina tra Buzz e Jessie, coreografati da Burke and
Tony Dovolani, famosi per lo show americano Dancing with the
Stars, sul network ABC.
Afferma la produttrice Darla K. Anderson: “Cheryl
e Tony erano entrambi fun della Pixar ed erano eccitati all'idea
di poter creare un ballo che sarebbe stato in un nostro film.
Hanno impiegato molto tempo a sperimentare passi che non avevano
mai fatto prima di allora. Entrambi sono campioni mondiali”.
Oltre al restyling del suo successo, Randy Newmann ha creato
altri pezzi eccezionali per Toy Story 3, tra cui la nuova canzone
“We Belong Together.”
“Quando lavoravo a Toy Story sapevo che era il miglior
film che avessi mai fatto”, racconta Newmann. “E
questo è vero per tutti i film che ho fatto con la Pixar.
Fanno cose eccezionali, mi è difficile pensare ad uno
studio che abbia tali successi tra i propri film. È senza
precedenti. La Pixar merita tutti questi successi perchè
realmente creano i film migliori”
Come per ogni film, il lavoro di Newman è aiutare i filmmaker
a raccontare la storia. “Quando inizialmente scrissi
‘You’ve Got a Friend in Me', ho semplicemente focalizzato
quello che mi dissero fosse l'idea centrale del film. È
sul valore dell'amicizia e del particolare rapporto tra Andy
e Woody. In Toy Story 3 viene esaminato cosa accade quando questo
rapporto arriva alla fine. Questo concetto era già stato
introdotto in Toy Story 2 con il personaggio di Jessie. Il testo
deve essere concentrato, devi dire quello che vuoi dire in pochissimo
tempo”.
Continua Newmann: “Scrivere una colonna sonora per
un film d'animazione richiede più energia, rispetto ad
un film in live action. C'è più musica, e più
musica con molte note. Quando i personaggi corrono, devi correre
con loro. I filmmaker alla Pixar sono eccezionali e mi ritengo
fortunato di poter lavorare con loro”.
Fa notare Unkrich: “Abbiamo fatto molte cose con Randy
e ascoltare nuove cose per l'universo di Toy Story è
stato grandioso. Per Toy Story 3, Randy ha non solo reinterpretato
alcuni brani, ma ha anche scritto molta musica nuova. Per il
personaggio di Lotzo, un gentiluomo del sud, con l'accento di
New Orleans, Randy ha scritto un brano per armonica e fisarmonica,
che descrive al meglio la sua personalità”.
“La colonna sonora di Randy ha una pienezza e un tono
drammatico che ben si integrano con i momenti più bui
ed emotivi del film”, dice Unkrich. "È
un grande collega. Di solto ci sediamo, guardiamo il film insieme
e discutiamo scena per scena. Parliamo della musica che ho inserito
nel montaggio e del perché ho scelto quella in particolare.
Naturalmente Randy si siede al tavolo con le proprie idee, su
come rendere al meglio alcuni momenti. Si discute dove deve
e non deve essere presente la musica o che tipo di musica bisogna
utilizzare. Successivamente si alza e per conto suo comincia
a scrivere."
Rispetto ai film precedenti la colonna sonora di Toy Story
3 è molto più varia. Dalla partitura classica
che accompagna la sequenza di apertura del film, alla musica
più drammatica che accompagna il climax nelle scene d'azione.
Per concludere con i credits nel finale, con la canzone "We
Belong Together", con cui Newman ha esplorato un nuovo
stile.
"Una delle caratteristiche principali dei film di Toy
Story è che in essi ci sono le canzoni”, afferma
Unkrich. “Fanno parte del tessuto della storia. Per
Toy Story 3 volevo che il pubblico si alzasse su note allegre,
così abbiamo chiesto a Randy di scrivere la nuova canzone
per i titoli di coda. 'We Belong Together' tocca alcuni temi
del film. Parla dei cambiamenti, di passare oltre e di cosa
significhi stare con qualcuno, di cui senti il bisogno. Per
me era fondamentale che fosse Randy a cantare la canzone, perchè
la sua voce è parte essenziale del DNA di Toy Story.
Come sempre Randy ha fatto un lavoro incredibile ".
Aggiunge Anderson: "L'intero film, con il cast originale,
è stato come una grande riunione di famiglia. È
del tutto incoraggiante poter avere quel supporto che ha permesso
di ottenere la giusta spinta creativa. Siamo tutti molto legati
sia personalmente che professionalmente ai film di Toy Story.
Tutta questa energia positiva è di grande incoraggiamento
e certamente ha aiutato il processo creativo, che all'inizio
spaventa sempre un po' ". Torna all'indice
LO
STAFF DELLA PRODUZIONE
LEE
UNKRICH (Regista) è parte dellla Pixar Animation
Studios dall'aprile del 1994 e ha rivestito numerosi ruoli creativi
chiave in quasi tutti i film sin dal suo ingresso. La sua carriera
in Pixar è iniziata come montatore di Toy Story
e successivamente come supervisore al montaggio di A Bug's
Life – Megaminimondo. Il suo debutto come co-regista,
risale al 1999 con Toy Story 2 – Woody e Buzz alla
riscossa, film premiato ai Golden Globe®. Ha co-diretto
anche Monster&Co. (Monsters, Inc) e il film Premio
Oscar® Alla ricerca di Nemo (Finding Nemo). Ha
preso parte anche ai progetti Cars – Motori ruggenti
e Ratatouille. Nel 2009, Unkrich e la sua squadra sono
stati premiati alla 66a Mostra di Venezia con il Leone d'Oro
alla Carriera.
Prima di lavorare alla Pixar, Unkrich ha lavorato per molti
anni in televisione come montatore e regista. Ha conseguito
la laurea alla University of Southern California’s School
of Cinema/Television nel 1991. Nato a Chagrin Falls, Ohio, Unkrich
ha trascorso l'adolescenza recitando per il Cleveland Playhouse.
Vive a Marin County, California con la moglie e i suoi tre figli.
DARLA
K. ANDERSON (Produttrice) è parte della Pixar
Animation Studios dal 1993. Da allora il suo talento ha contribuito
alla realizzazione di molti film di successo tra cui: Toy
Story, A Bug’s Life – Megaminimondo (A Bug's Life),
Monster&Co.(Monsters, Inc.). Ha prodotto il film che
ha vinto il Golden Globe® Cars – Motori Ruggenti,
per il quale ha ottenuto il premio come Producer of the Year
in Animated Theatrical Motion Pictures dalla Producers Guild
of America.
Prima di occuparsi della produzione dei film, la Anderson era
executive producer del gruppo commerciale Pixar Animation Studios.
Ancora prima lavorava per gli Angel Studios in Carlsbad, California,
come executive producer sempre per la divisione commerciale.
Lì è stata introdotta al mondo del 3D e della
computer grafica. Come una delle più importanti produttrici
è stata eletta nel 2008 nel Producers Council Board of
the Producers Guild of America. È la prima produttrice
nel campo dell'animazione a far parte del Consiglio.
Nata e cresciuta a Glendale, California, ha studiato design
ambientale alla San Diego State University. Dopo poco ha iniziato
la sua carriera nell'industria dell'entertainment lavorando
ad una produzione televisiva di San Diego.
Attualmente risiede a San Francisco.
MICHAEL
ARNDT (Sceneggiatore) è entrato nella Pixar
Animation Studios nel 2005. Nel 2007 ha vinto un Academy Award®
nella categoria migliore sceneggiatura originale per il film
Little Miss Sunshine. Toy Story 3 è
il suo primo lavoro alla Pixar. Vive tra New York e San Francisco.
JOHN
LASSETER (Produttore esecutivo) è il responsabile
creativo dei Walt Disney and Pixar Animation Studios e il principale
consigliere creativo della Walt Disney Imagineering. Da regista,
ha vinto per due volte il Premio Oscar® e ha supervisionato
tutte le pellicole d’animazione e i progetti della Pixar
e della Disney. Lasseter ha diretto titoli innovativi ed acclamati
come Toy Story - Il mondo dei giocattoli (Toy Story), A
Bug's Life – Megaminimondo (A Bug's Life – Megaminimondo)
e Toy Story 2 - Woody e Buzz alla riscossa (Toy Story 2).
Inoltre, è stato produttore esecutivo di Monsters
& Co. (Monsters, Inc.), Alla ricerca di Nemo (Finding Nemo),
Gli incredibili (The Incredibles), WALL-E e Up.
Lasseter è tornato al ruolo di regista nel 2006, grazie
all’uscita del film Disney/Pixar Cars.
Nel 2004, Lasseter è stato celebrato dall’Associazione
americana degli scenografi con un prestigioso premio per lo
straordinario contributo al linguaggio cinematografico, mentre
ha ricevuto una laurea ad honorem da parte dell’American
Film Institute. Sotto la supervisione di Lasseter, i cortometraggi
e le pellicole d’animazione della Pixar hanno ricevuto
un’infinità di riconoscimenti da parte della critica
e dell’industria cinematografica. Nel 1995, ha ricevuto
un Oscar® speciale per come aveva diretto magnificamente
la squadra di Toy Story. Il suo lavoro per questo film
ha portato anche ad una candidatura all’Academy Award®
per la miglior sceneggiatura originale, la prima occasione in
cui una pellicola animata ha ricevuto un riconoscimento in questa
categoria. Alla ricerca di Nemo, uscito nella primavera
del 2003, è diventato all’epoca il cartone animato
di maggiore successo di tutti i tempi, vincendo anche un Oscar®
per la miglior pellicola d’animazione.
Come responsabile creativo della Pixar, Lasseter ha ottenuto
nel 2004 il consenso della critica e il successo al botteghino
per Gli Incredibili. Il film ha ottenuto il numero
record di sedici candidature agli Annie Awards e diversi inserimenti
nelle liste dei migliori film dell’anno redatte dal The
Wall Street Journal, dall’American Film Institute, dal
National Board of Review e da molte altre importanti associazioni.
Lasseter ha anche scritto, diretto e animato per la Pixar una
serie di cortometraggi e di pubblicità molto celebrata,
tra cui Luxo Jr. (nominato agli Oscar® del 1986,
con il personaggio della lampada che è diventato il simbolo/mascotte
della Pixar); Red’s Dream (1987); Tin Toy
(vincitore dell’Academy Award® del 1988);
e Knickknack (1989), che è stato realizzato
come un prodotto stereoscopico in 3D. Tin Toy della
Pixar è diventato il primo prodotto di animazione digitale
a vincere un Oscar®, quando, nel 1988, si è affermato
nella categoria miglior cortometraggio d’animazione, oltre
ad essere considerato per tematiche il precursore di Toy
Story.
Prima di fondare la Pixar nel 1986, Lasseter ha fatto parte
della Divisione informatica della Lucasfilm Ltd., dove ha ideato
ed animato il personaggio, generato al computer (il primo delal
storia del cinema), del Cavaliere sulla vetrata dipinta nella
pellicola del 1985, prodotta da Steven Spielberg, Piramide
di paura (Young Sherlock Holmes).
Lasseter ha frequentato il programma di animazione dei personaggi,
proprio nell’anno in cui è stato inaugurato questo
corso, al California Institute of the Arts e si è laureato
in cinema nel 1979. Mentre frequentava questo istituto, ha prodotto
due film animati, entrambi vincitori dello Student Academy Award®
per l’animazione: Lady and the Lamp nel 1979 e Nitemare
nel 1980.
Ha ottenuto il suo primo riconoscimento a cinque anni, quando
si è aggiudicato un premio di quindici dollari dal Model
Grocery Market di Whittier, in California, per un disegno a
pastelli del Cavaliere senza testa.
RANDY
NEWMAN (Compositore) è un compositore e autore
premiato agli Oscar®, ai Grammy Awards® e agli Emmy
Awards®, che ha lavorato in numerosi film, tra cui James
e la pesca gigante (James and the Giant Peach, 1996), A
Bug's Life - Megaminimondo (A Bug’s Life), Monsters &
Co. (Monsters, Inc.) e Cars - motori ruggenti (Cars). Di
Recente ha ottenuto due candidature agli Oscar® per il film
La principessa e il ranocchio (The Princess and the Frog).
È stato candidato a 17 Academy Award®, tra cui due
per Ragtime (1981), Monsters & Co. (Monsters, Inc. )
e Toy Story - Il mondo dei giocattoli (Toy Story). Ha ottenuto
il suo primo Oscar nel 2002 per la canzone If I Didn’t
Have You in Monsters & Co. (Monsters Inc.). Il
brano gli ha anche fatto ottenere il secondo dei suoi cinque
Grammy Award®. La canzone When She Loved Me, scritta per
Toy Story 2 - Woody e Buzz alla riscossa (Toy Story 2),
ha ottenuto un Grammy per il miglior brano scritto per un film,
prodotto televisivo o media visivo.
Nella sua filmografia, figurano anche Il migliore (The Natural),
Avalon, Parenti, amici e tanti guai (Parenthood), Seabiscuit
- Un mito senza tempo (Seabiscuit), Risvegli (Awakenings), Cronisti
d'assalto (The Paper), Pleasantville, Ti presento i miei (Meet
the Parents) e Mi presenti i tuoi? (Meet the Fockers).
Ha anche composto delle canzoni per la televisione, tra cui
il tema della serie vincitrice dell'Emmy Award® Monk,
"It’s a Jungle Out There".
Inoltre, il talentuoso Newman ha partecipato alla sceneggiatura
de I tre amigos! (Three Amigos!, 1986) con Steve Martin
e Lorne Michaels, film per cui ha realizzato anche tre canzoni.
Nato nel 1943 in una famiglia di musicisti, Newman ha iniziato
la sua attività di compositore a 17 anni, realizzando
dei brani per un'etichetta di Los Angeles. I suoi zii Alfred,
Lionel ed Emil erano tutti dei rispettati compositori cinematografici
e direttori d'orchestra. Il padre Irving Newman, un celebre
dottore, ha scritto un brano per Bing Crosby.
Nel 1968, Newman ha esordito con il suo album ricco di orchestrazioni
Randy Newman. Dopo poco tempo, le sue composizioni straordinarie
ed evocative sono state oggetto di cover da parte di un'ampia
gamma di artisti importanti, da Pat Boone e Peggy Lee, passando
per Ray Charles e Wilson Pickett. I critici sono rimasti entusiasti
di fronte al suo secondo lavoro, uscito nel 1970, 12 Songs,
e il pubblico ha incominciato a notare sempre di più
le sue composizioni leggere e satiriche grazie ad album come
Live del 1970, il classico del 1972 Sail Away e l'acclamata
e provocatoria uscita del 1974 Good Old Boys. Il suo disco del
1977, Little Criminals, comprendeva il grande successo Short
People.
Negli anni ottanta, si divideva tra le composizioni cinematografiche
e i suoi album personali, tra cui il disco del 1988 Land of
Dreams, un altro lavoro fondamentale contrassegnato da alcune
delle sue opere più personali e potenti.
Gli anni novanta hanno visto nascere l'approccio comico di Newman
del Faust, che comprendeva la partecipazione di Don Henley,
Elton John, Bonnie Raitt, Linda Ronstadt e James Taylor, la
compilation Guilty: 30 Years of Randy Newman, e un disco nel
1999 per la DreamWorks, Bad Love. L'album Harps and Angels è
stato prodotto da Mitchell Froom e Lenny Waronker ed è
uscito nell'agosto del 2008. Torna all'indice
(Luglio
2010)