Abbiamo
incontrato Stefano Jacurti, attore, regista e sceneggiatore
di origine teatrale, ideatore di “Inferno Bianco”:
un insolito progetto low cost auto prodotto che, se da un lato
omaggia un genere classico ed ormai desueto come il Western,
dall’altro percorre nuove strade concettuali proponendo
venature thriller inedite per il cinema di frontiera. Il film
ha recentemente vinto il premio Acec al Tentacoli film Festival
di Castel San Pietro Terme - Bologna.
La chiacchierata che abbiamo fatto con il regista rivela ancora
una volta quanto sia vasto ed attivo il cinema italiano indipendente
e sommerso, con produzioni autoctone tanto variegate quanto
coraggiose per generi e temi trattati...
Cosa racconta, innanzitutto, “Inferno Bianco”?
“Inferno
Bianco” è un western con le atmosfere dell’horror.
Ci sono due generi che si incontrano in una storia unica dove
il western gioca in casa.
E’ la storia di Rick Morrison, archeologo di Boston che
si reca nel west, esattamente nell’Oregon per inseguire
il suo sogno: trovare la valle dei fossili e diventare famoso.
Per far questo ha assoldato sul posto una spedizione di scout
e pistoleri e sua cugina Peggy lo ha seguito. Il tutto è
condito da regolamenti di conti, dalla follia spinta all’estremo
e dalle inquietanti presenze sulle montagne innevate, perché
“qualcosa” nella valle dei fossili attende l’archeologo
ed i duri uomini della frontiera…
La durata del film è di 82 minuti e quasi tutti girati
in esterni.
Come è nata l’idea
del film?
Il
tutto è nato per raccontare qualcosa di diverso nell’ambito
dei corti e dei lunghi che partecipano ai festival.
Pur pensando in grande, siamo partiti come spesso avviene in
questo settore, da casa nostra e non da qualche studio cinematografico.
E’ il primo lungometraggio con ambientazione western dopo
molti anni di assenza di questo genere ed è stata un’avventura
nell’avventura che ho condiviso con Emiliano Ferrera,
il co-regista del film, e altri dodici attori.
Perché proprio un western, genere ormai desueto nel panorama
cinematografico internazionale?
Ero
stanco (e lo sono ancora) delle solite tematiche del cinema
italiano di oggi spesso raccontate male e sempre nel quotidiano.
Storie troppo minimaliste, prive di quel pensare in grande che
ha caratterizzato il cinema italiano di altri tempi. Tra l’altro
questa ambientazione di oggi non può certo competere
con quello che fu il neorealismo.
Ci sono delle eccezioni nel nostro cinema per fortuna: Salvatores,
Tornatore, Pupi Avati, Benigni, Gianni Amelio che hanno portato
gloria, ma il panorama generale mi sembra spesso piatto e privo
di coraggio. Questo come spettatore e allora, visto che il western
è da sempre una grande passione, una sorta di “telefono
casa” per molti della mia generazione, non ho esitato
a buttarmi in questo progetto.
E’ vero, persino in America non è che se ne facciano
molti, questo è pacifico, ma il western torna sempre
prima o poi e per quanto riguarda l’Italia mi piaceva
gettare un sasso nello stagno. Forse ho voluto ricordare il
glorioso passato del western nel nostro paese e più che
con una retrospettiva come feci anni fa, con qualcosa di mio.
Del resto “Inferno Bianco” non è il mio primo
lavoro western, ma il terzo: c’è anche “Boot
Hill”, un cortometraggio, e “Goldencity”,
un western che rappresentai a teatro nel ‘95 e nel ‘96
a Roma.
“Inferno Bianco” è un film totalmente autoprodotto:
come è iniziata e si è sviluppata la produzione?
Siamo
partiti da casa nostra e non da Cinecittà, non c’erano
finanziamenti ma solo passione sincera, tanta grinta e naturalmente
la volontà di produrre il film con Emiliano Ferrera e
Fernando di Virgilio. Siamo stati favoriti dalla situazione
già a stand by perché i costumi e le armi di “Inferno
Bianco” fanno parte della mia collezione privata.
Gran parte del materiale tecnico è stato fornito dagli
altri e dopo che ho scritto la sceneggiatura, siamo partiti
per gettare il cuore oltre le montagne.
E’ possibile fare in Italia del buon cinema, anche con
un budget ridotto?
Di
certo a low budget non potevamo competere con i mostri sacri
del western, è quasi una banalità sottolinearlo,
ma potevamo raccontare una storia piena di colpi di scena e
di tensione. Secondo me in Italia, quello che sembra vecchio
non è il western a questo punto, ma l’andazzo generale
del cinema che raramente riesce a bucare all’estero. I
generi dove sono finiti?
A mio modesto avviso bisognerebbe ricominciare tutto daccapo
per ricreare le fondamenta dell’avventura, dell’emozione,
quell’ Humus della fantasia che sembra finito chissà
dove e questo mi sembra allarmante perché un cinema senza
generi non va da nessuna parte. C’è stato qualche
film in costume in effetti, ma sembrano essere casi isolati.
In ogni caso “Inferno Bianco” deriva dal mio background.
Ai giovani vorrei dire solo una cosa: lavorate di fantasia.
Una spiaggia, un bosco, una montagna... siamo proprio sicuri
che siano in Italia se inquadrati in un certo modo? La parola
low budget vuole dire tante cose, ma si può raccontare
qualcosa di diverso. Il cinema italiano tradizionale ha estremo
bisogno dei generi che sembrano quasi completamente cancellati,
tranne qualche rara eccezione, mentre nel settore indipendente
ci sono moltissimi lavori interessanti.
Il film ha una location affascinante. Dove sono state effettuate
le riprese e quanto tempo sono durate?
Abbiamo
girato in Abruzzo sul Gran Sasso ed a Campo Felice, scenari
spettacolari che riportano ai grandi spazi americani. Erano
l’ideale per “Inferno Bianco”.
Quali sono state le difficoltà
che avete incontrato durante la lavorazione?
La
difficoltà incontrata si chiama “generale inverno”
e non l’inverno di quest’anno che non c’è
stato, ma quello vero dell’anno scorso.
Per tutti è stata una grande esperienza umana oltre che
artistica, indimenticabile. Non avevano i tir del cinema, le
roulotte o posti per scaldarci.
Abbiamo girato sempre a meno dieci gradi sottozero e non vestiti
western, bensì spogliati western, perché il trucco
di infilarsi indumenti da settimana bianca sotto i costumi del
set, non avrebbe funzionato.
Le nostre sagome sarebbero state rotondeggianti a dismisura,
quindi coperture minime per tutti e questo aspetto è
stato molto duro sul set.
Non è facile girare in quelle condizioni, ma nonostante
ciò non siamo andati a fare un corso di sopravvivenza
in qualche reality, ma a raccontare un western che incontra
l’horror e il mistero.
Era proprio questo mi affascinava. Tutto si può dire
meno che girare “Inferno Bianco” sia stato facile,
ma era esattamente quello che volevo e già il titolo
doveva rispecchiare un’ambientazione che era tutto un
programma.
Ho voluto girarlo in bianco e nero affinché il bianco
fosse ovunque perché il bianco può essere anche
il colore dell’angoscia in un mondo selvaggio come il
west.
Per quanto riguarda le riprese, gli esterni sono stati girati
da dicembre ad aprile 2006 perché molti di noi erano
impegnati in altre cose.
Ma ogni week end andavamo sul Gran sasso per diventare dei puntini
sperduti in quello scenario, e ogni volta aggiungevamo anche
se non cronologicamente, un capitolo alla storia.
Cosa puoi dirci a riguardo del
cast artistico e tecnico?
E’
stata soprattutto la volontà e la determinazione di un
gruppo molto unito per lungo tempo che ha permesso la realizzazione
di un western horror, un gruppo eterogeneo che ha lottato fino
all’ultimo ciak. Chi ha fatto la comparsa al cinema, chi
si impegna nel teatro, chi si è prestato a fare
un piccolo ruolo. Il gruppo di “Inferno Bianco”
mi ha gratificato al massimo per l’impegno profuso.
Io ho seguito gli attori, Cosimo Fiore è stato il nostro
direttore della fotografia e ha fatto un lavoro magnifico, come
lo ha fatto Emiliano Ferrera, che si è profuso in una
regia tecnica entrando perfettamente con le inquadrature e le
atmosfere, nello spirito della storia che ho scritto.
E’ ovvio che nelle condizioni in cui eravamo abbiamo dovuto
per forza dividerci i compiti nella regia.
Abbiamo girato anche sotto una bufera di neve che veniva giù
a raffiche.
Parlaci di te. Qual’è
stato il tuo percorso artistico?
Come
attore, lavoro soprattutto a teatro. Ho cominciato nel 1985,
gli anni sono passati, ma il fascino e l’emozione del
palcoscenico quando vado in scena, è come se mi riportasse
sempre alla prima volta. Scrivo sceneggiature e racconti quando
posso e se mi viene un idea, la giro.
Da pochi giorni ho finito uno spettacolo al Teatro delle Muse
di Roma, “In fondo alle scale”, di Corrado Scalia.
Bisogna però essere pronti a tornare al quotidiano di
tutti i giorni anche quando i riflettori si spengono perché
nella vita non ci sono solo film a basso costo, ma verrà
il momento che si tornerà a combattere per raggiungere
un’obbiettivo.
Come sarà distribuito o
promosso “Inferno Bianco”?
Sto
inviando “Inferno Bianco” a diversi festival, mentre
il comune di Ferrara lo ha recentemente acquistato per inserirlo
nella sua video-biblioteca a disposizione dei cittadini. Ora
sto aprendo un dialogo con le scuole per delle proiezioni e
a metà giugno “Inferno Bianco” sarà
proiettato al cinema Massimo di L’Aquila grazie all’interessamento
di Abruzzo film Commision.
Questa proiezione assume un valore fortemente simbolico perché
saremo sul territorio dove abbiamo girato ed i comuni di L’Aquila
e quello di Lucoli ci hanno concesso il patrocinio, cosa che
mi ha reso molto felice.
Per quanto riguarda la distribuzione, mi sono messo subito nella
situazione migliore. Non ho scadenze, la sto cercando, la cercherò
ancora perché è importantissima, non c’è
solo il prima e il durante, c’è anche un dopo in
ogni lavoro, ma non ho paranoie tipo: entro sei mesi la devo
trovare, altrimenti partirei con il piede sbagliato.
Le difficoltà a trovare una distribuzione sono ben note
e se non a tutti, a molti, ma vedremo cosa accadrà. Infine,
è visionabile in rete il trailer
del film.
C’è qualcos’altro
che vorresti aggiungere prima di chiudere?
Colgo
l’occasione per augurare a Enzo Castellari e Franco Nero
un grosso in bocca al lupo con il ritorno del western in Italia.
Ringrazio voi redattori di Occhi sul cinema ed aspetto chi vorrà
seguirci sulle piste del selvaggio west.
Se in futuro sentirete ancora parlare di una sporca dozzina
di attori che hanno girato un western sulla neve, sarà
ancora il ringhio di “Inferno Bianco”, perché
io non mollo mai.
Paolo
Pugliese
2007