SPARTACUS
è il primo film a colori diretto da Stanley Kubrick, nonché
la sua unica opera dai toni storici ed epici.
Il regista subentrò già a produzione iniziata sostituendo
Anthony Mann licenziato da Kirk Douglas, protagonista e produttore
del film. Douglas insistette molto perché Kubrick, con
il quale l’attore aveva lavorato un anno prima in “Orizzonti
di Gloria”, dirigesse il kolossal storico inerente la famosa
(e realmente accaduta) rivolta dei gladiatori e schiavi romani
guidati da Spartacus.
Tratto
dall’omonimo romanzo di Howard Fast uscito nel 1952, SPARTACUS
è uno dei film più costosi e famosi degli anni ’60,
campione d’incassi ai botteghini e figlio della caparbietà
di Douglas che riuscì con non pochi problemi a produrlo,
sfidando persino la politica maccartista americana sia nel trarre
un film da un’opera molto apprezzata tra i circoli e gli
intellettuali comunisti, sia nel dare l’incarico di scrivere
la sceneggiatura (prima sotto falso nome e poi con quello vero)
a Dalton Trumbo, un bravo autore (scrisse “Vacanze Romane”)
sospettato però di essere comunista dalla commissione del
terribile senatore Mc Carthy ed impossibilitato a lavorare.
Il film racconta la storia dello schiavo trace Spartaco che, condannato
a morte per aver picchiato un romano, viene salvato da Batiato,
ricco possidente di una scuola di gladiatori, il quale lo inserisce
nella sua scuderia e lo addestra facendolo combattere nelle arene.
Ben presto Spartaco diventa uno dei gladiatori più forti
e famosi dell’impero, ma la crudeltà dei romani lo
spingerà a combattere per la propria libertà, provocando
una gigantesca rivolta e ritrovandosi a guidare un esercito composto
da oltre 60.000 schiavi fuggiti da tutto l’impero per unirsi
a lui. Gli schiavi saranno comunque sterminati dai soldati romani
e Spartaco portato a Roma e crocefisso, ma prima di morire avrà
la soddisfazione di sapere che suo figlio, avuto dalla compagna
ed ex-schiava Lavinia, sarà libero.
SPARTACUS
è forse il migliore kolossal storico di Hollywood, con
imponenti e spettacolari scene di battaglia, una narrazione robusta,
una ricostruzione impeccabile grazie ad ottime scenografie e costumi
ed infine un cast di lusso, composto da grandi attori quali Kirk
Douglas, Laurence Oliver, Tony Curtis, Jean Simmons, Peter Ustinov
e Charles Laughton... Nonostante questo, però, non si tratta
di un film completamente riuscito, risultando una sorta di “ibrido”
senza molta eterogeneità stilistico-narrativa a causa sia
dei molteplici rimaneggiamenti della storia sia dello scontro
di paternità tra regista, sceneggiatore e protagonista/produttore.
Molte
delle idee e delle intenzioni di Kubrick furono abortite, realizzando
solo a metà il disegno di realizzare il primo kolossal
rivoluzionario della storia di Hollywood arricchito di contenuti
di critica sociale. Il film comunque risulta ben strutturato nel
raccontare una fiera lotta per la libertà umana con toni
epici e, come voleva la tradizione cinematografica di allora,
anche melodrammatici: questi ultimi Kubrick ha tentato inutilmente
di evitarli, onde dare al film un carattere narrativo meno convenzionale
e prevedibile.
La sceneggiatura del film subì molte variazioni, soprattutto
su pressioni di attori come Peter Ustinov, Laurence Oliver e lo
stesso Douglas, che provocarono anche diverse frizioni tra lui
e Kubrick durante la lavorazione, con un contrasto di personalità
che tolse entusiasmo al regista culminante nella decisione di
ritirare clamorosamente la sua firma dal film. Tra i motivi del
dissenso di Kubrick c’era il lato eccessivamente romanzato
e poco realistico delle vicende degli schiavi, con il regista
che insistette molto per conferire maggiore realismo e dare alla
storia contenuti metaforici sulla lotta di classe e sul colonialismo
politico/militare americano di quegli anni che, però, furono
totalmente stemperate dalle continue modifiche alla sceneggiatura
e dalle ingerenze di Douglas nelle scelte di regia. L’attore
finì per apportare anche tagli alla pellicola che Kubrick
non apprezzò assolutamente, prendendo alla fine le distanze
da un film di cui non riconosceva più la paternità.
La prima edizione del film, infatti, si presentò molto
modificata rispetto allo schema originale, con diverse scene tagliate
per aggirare il pericolo di censura (ce n’era una con Laurence
Oliver e Tony Curtis dai chiari toni omosessuali), la cui mancanza
però rovinarono l’impianto narrativo del film rendendo
ingiustificati vari sviluppi, fino ad una risoluzione praticamente
incomprensibile ed un finale melenso [ci fu poi una successiva
opera di rimontaggio e recupero delle scene tagliate].
Al
di là del trattamento subito dal film, Kubrick non fu mai
pienamente soddisfatto del suo lavoro su SPARTACUS, sia perché
non poté esercitare alcun controllo e supervisione sulla
sceneggiatura, sia perché sentì di non essere stato
messo in grado di esprimere quello che aveva in mente per la storia
né a dare il meglio di sé per quanto riguardava
le meccaniche interrelazionali tra i vari personaggi, con dialoghi
e scontri epurati da qualsiasi metafora o ambiguità, in
un puro esercizio di stile che finì per non evidenziare
molto le pregevoli performance dell’intero cast, nonostante
le sottili caratterizzazioni psicologiche che tanto il regista
quanto lo sceneggiatore e gli attori riuscirono ad infondere ai
personaggi.
L’impronta
del regista nel film è poi riconoscibile solo per alcuni
elementi, come ad esempio la fotografia oppure le inquadrature
geometriche ed asciutte di alcune sequenze, ma senza quel senso
di pessimismo e quel gusto per la sottile metafora politica che
avevano caratterizzato da sempre il cinema di Kubrick. Nel film,
il suo tocco si vede soprattutto nelle scene di combattimento
e di battaglia, di grande e realistico impatto visivo che stupisce
gli spettatori ancora oggi.
Fu proprio in seguito all’esperienza negativa di SPARTACUS
che Kubrick decise di tutelare il suo lavoro e controllo sull’opera
esigendo da quel momento in poi completa autonomia dagli studios
cinematografici americani.
Considerazioni
a parte merita la spettacolare (e costosissima) sequenza della
battaglia finale tra l’esercito romano e quello degli schiavi:
Kubrick riesce ad impostare in maniera chiara ed impeccabile i
movimenti dei rispettivi eserciti, soprattutto per quanto riguarda
l’avanzata delle Coorti romane, con le fasi di battaglia
visualizzate nitidamente nonostante le altissime difficoltà
tecniche di ripresa ed organizzazione delle migliaia di comparse.
Kubrick realizzò prospettive ampie e spettacolari illustrando
le manovre dei due eserciti con un aumento crescente della tensione
che ha il suo climax nelle fasi del contrattacco, orchestrate
e riprese in maniera perfetta dal regista, con “maestose”
carrellate ed un eccellente uso del montaggio in fase di post-produzione.
Degno di nota il fatto che le comparse erano in realtà
truppe militari spagnole (si parla di ben ottomila soldati) noleggiate
a prezzo di favore grazie al finanziamento da parte di Douglas
di una fondazione della quale era presidentessa la moglie del
dittatore spagnolo Francisco Franco, che poi permise la disponibilità
dei suoi soldati.
Quando
SPARTACUS uscì nei cinema fu accusato di essere un’opera
sovversiva e socialmente pericolosa da parte della commissione
maccartista, con una grossa propaganda atta a boicottare il film,
propaganda che fu disinnescata e resa vana addirittura dal presidente
americano J.F. Kennedy che andò a vederlo al cinema e dichiarò
anche di essergli piaciuto molto.
SPARTACUS fu campione d’incassi in tutto il mondo, vincendo
poi un Golden Globe come “miglior film drammatico”
e quattro Premi Oscar (su sei nominations) nelle categorie “miglior
attore non protagonista” (Peter Ustinov), “miglior
scenografia” (Alexander Golitzen, Jula Heron, Eric Orbom,
Russell A.Gausman), “migliori costumi” (Bill Thomas)
e “miglior fotografia” (Russell Metty).
Le riprese del film si svolsero in Spagna (a Madrid e Taracena)
ed in America, presso gli Universal Studios di Los Angeles ed
in varie zone della California quali la Death Valley e San Simeon.
La lavorazione del film contiene anche numerosi aneddoti, primi
tra tutti, la sequenza di numerosissimi errori tecnici riconoscibilissimi
sul grande (e piccolo) schermo, i quali contribuirono indirettamente
e non poco alla fama del film: infatti, tra le maglie dell’ampia
e laboriosa organizzazione di una grossa produzione come SPARTACUS,
sfuggirono diversi errori come, ad esempio, moderni orologi da
polso e scarpe da tennis indossate dalle comparse, Tony Curtis
in jeans sotto la tunica romana, “cadaveri” che durante
le carrellate alzano la testa ed, accorgendosi di essere ancora
ripresi, “muoiono” di nuovo, oppure un “morto”
che, nella confusione, si alza e se ne va via da una porticina...
Marco
Scaligeri
2006 |