PETER USTINOV

Un attore poliedrico e generoso

 

 

Nato a Londra il 16 aprile del 1921 da genitori russi, ma inglese d’adozione -senza rinnegare peraltro le sue origini-, Peter Ustinov (morto all’età di 82 anni lo scorso 28 marzo) rappresenta un piccolo pezzo della storia del cinema mondiale: uno spazio conquistato con bravura ed umiltà, dividendosi tra Europa ed America e continuando a lavorare fino a pochi giorni prima della morte. Con lui scompare un grande interprete che ha caratterizzato la sua carriera con una ricca galleria di interpretazioni e si è differenziato dai suoi colleghi per istrionismo e soprattutto, al di fuori del set, per discrezione ed impegno umanitario, scegliendo di aiutare lontano dai clamori i bambini più sfortunati e divenendo ambasciatore per l’Unicef , nel cui ruolo ha portato avanti molti progetti personali (cioè pagati di tasca propria) in favore dell’infanzia in Africa.

Nel suo lavoro Ustinov non è mai stato un vero e proprio “divo” ma un attore e caratterista molto bravo ed incisivo, in qualunque delle sue interpretazioni, che si è saputo costruire e, soprattutto, meritare stima e credibilità collezionando -in oltre 60 anni di carriera- tantissimi premi tra i quali gli Oscar come attore non protagonista per “Spartacus” (1960) e “Topkapi” (1964) e varie nominations come quella per il film “Quo Vadis?”(1951).

Peter non era solamente un grande attore, era anche una grande persona: un personaggio singolarissimo, un attore unico nel suo genere che come i grandi sapeva essere drammaticamente comico e comicamente drammatico perché in lui coesistevano il volto buffo e quello triste di un attore. Un clown esibizionista che univa la parola inglese allo spirito delle sue antiche radici russe. Era una presenza speciale sul set: su ogni cosa faceva un commento spiritoso, lavorare con lui era un piacere perché quando era presente tutti erano molto più allegri” A descriverlo in questa maniera sono le parole del regista Franco Zeffirelli che lo diresse nel ruolo di Erode in “Gesù di Nazareth” e che più di una volta ha riconosciuto insieme ad altri il suo talento ma anche la sua carica umanitaria e di tolleranza che, unite ad una sorta di illuminato cosmopolitismo condito da un forte humor tipicamente inglese, lo avevano reso una personalità davvero diversa e per certi versi unica nel firmamento dorato e spesso falso del mondo del cinema contemporaneo.

La sua carriera è iniziata come attore teatrale a soli 18 anni ed un anno dopo scrive già la sua prima commedia ed esordisce nel cinema con il film “Volo senza ritorno” (1942) ma in 64 anni di lavoro si è rivelato una personalità estremamente poliedrica: attore cinematografico e teatrale ma anche regista, scrittore, sceneggiatore, commediografo e persino speaker radiofonico e direttore di opere liriche. Poliglotta ed instancabile viaggiatore, sapeva parlava correntemente 4 lingue (tra cui l’italiano).

Ha diretto otto film e come attore ha interpretato un centinaio di pellicole, legando soprattutto il suo nome ad Hercule Poirot -il celebre ispettore inventato da Agatha Christie- nei film “Assassinio sul Nilo”(1978) e “Delitto sotto il sole”(1982). Ma sono davvero tante le sue interpretazioni degne di nota: ne citiamo qualcuna a cominciare dall’imbranatissimo aspirante ladro nella commedia “Topkapi”, dall’isterico e capriccioso Nerone in “Quo Vadis?” e continuando con il sardonico Barbanera ne “Il Fantasma del Pirata Barbanera”(1968), l’infantile e cattivissimo colonnello di “Io, Beau Geste e la Legione Straniera” (parodia comica del 1977 di un film con Gary Cooper) oppure l’esilarante evaso nel film “Non siamo Angeli”(1955) con Humprey Bogart, fino poi ad interpretazioni più complesse come l’immaturo sovrano di “Lord Brummel”(1954) o l’allenatore di gladiatori in “Spartacus” o ancora nei panni di Federico il saggio, maestro di Martin Lutero, nel recente -e suo ultimo film- “Luther”.

Nella sua filmografia spiccano altri classici del cinema come “Sinuhe l'egiziano”, “Un angelo è sceso a Brooklyn”(1957), “Billy Budd” (1962, da lui anche diretto), “Lady L”(1965) ed “I commedianti”(1967).

Paolo Pugliese 2004