Tratto
dall’omonimo romanzo di Humphrey Cobb, ORIZZONTI DI GLORIA
è il primo film di Kubrick che ha per tema la guerra e
la logica del militarismo. Dopo questa pellicola bisognerà
aspettare ben trent’anni prima che il regista torni sull’argomento
con il penultimo film della sua carriera, “Full Metal Jacket”.
La pellicola del 1957, ambientata durante la prima Guerra Mondiale,
racconta l’impari lotta tra raziocinio ed ottusità,
nonché idealismo e cinismo, durante il processo di alcuni
soldati accusati di vigliaccheria e sottoposti a corte marziale
e fucilazione.
Considerato
all’unanimità un capolavoro del cinema antimilitarista,
ORIZZONTI DI GLORIA racconta una storia che illustra, con una
forte carica di denuncia condita anche da un astratto accento
satirico-caustico, il duro schematismo ideologico all’interno
di un esercito in cui valori come il sacrificio e l’onore
dei soldati vengono inquinati da ambizioni personali e sentimenti
di rivalsa da parte degli ufficiali.
La storia si svolge quasi interamente in un settecentesco castello
divenuto comando militare francese: siamo nel 1916, sul fronte
franco-tedesco, ed il generale Mireau riceve tramite il collega
ed amico Broulard l’ordine dallo stato maggiore di attaccare
un’importante ed invincibile postazione nemica chiamata
“il formicaio”. Nonostante l’attacco non abbia
alcuna possibilità di successo e possa costare un altissimo
numero di vite umane, spinto dalle sua ambizioni di carriera e
di gloria, Mireau dà il via all’operazione, ma gli
uomini delle tre compagnie ai suoi ordini non riescono a conquistare
la posizione a causa del superiore fuoco nemico, finendo per ritirarsi
e causare l’ira del generale. Mireau, per dare una punizione
esemplare, intende processare e condannare a morte per vigliaccheria
decine di soldati, ma su consiglio dell’amico Broulard,
si accontenta di processarne solo tre, uno per ciascuna delle
tre compagnie al suo comando e scelti a sorte dai relativi ufficiali.
Uno di loro, Dax (Kirk Douglas), ottiene di essere il difensore
dei tre uomini nel processo, ma nonostante tutti i suoi sforzi
e la sua accorata difesa, non riuscirà ad impedire che
i tre vengano messi a morte con l’accusa di “vigliaccheria”
per ragioni di pura convenienza personale da parte dei loro superiori.
ORIZZONTI
DI GLORIA è un sorprendente ed amaro apologo contro la
guerra, contro l’ottusità e contro l’opportunismo
degli uomini, di cui fanno sempre le spese i più deboli.
Lo splendido romanzo “Path of Glory”, in parte autobiografico,
di Humphry Cobb è stato adattato da Kubrick insieme allo
sceneggiatore Calder Willingham ed il romanziere noir Jim Thompson,
riuscendo a spostare con molto equilibrio e sensibilità
l’asse narrativa della storia dai fatti storici alle dinamiche
umane, focalizzando l’attenzione e la riflessione soprattutto
sulla follia, sulle mire personali e l’irresponsabilità
delle alte sfere militari piuttosto che sul dramma dei tre soldati
condannati a morte (che nel romanzo era il tema principale). La
costruzione narrativo-ideologica del film è esemplare:
ogni elemento è esposto in maniera chiara e non astratta,
senza alcun intento pedagogico o accento lirico, il tutto portato
sul grande schermo con un magistrale esercizio di stile, dove
ogni inquadratura ed ogni angolazione di ripresa hanno un significato
preciso e simbolico: una ricerca visiva, quella di Kubrick, atta
a sottolineare in ogni sequenza una realtà assurda e rituale
(vedi ad esempio il moribondo portato in barella per essere fucilato).
I soldati sono visti come feccia ed usati come pedoni sacrificabili,
mandati al macello senza alcun rimorso o ripensamento per soddisfare
le esigenze di carriera e gloria dei loro superiori, i quali esigono
un debito di sangue -per fallaci ragioni di disciplina ed onore-
qualora i propri ordini siano disattesi.
Il
film è anche uno di quei rarissimi casi in cui analizza
lucidamente il cinismo sadico delle autorità di comando
militare, le loro meschine velleità carrieristiche a cui
si accompagna l’ipocrita schematismo ideologico ed il confronto
di classe nell’esercito. Una storia di denuncia ideologica,
di grande ed appassionante forza narrativa girata con uno stile
che mescola realismo, riflessione, allegoria ed amara ironia.
Incredibile e minuziosa fu la perizia da parte di Kubrick nell’uso
della macchina da presa per portare sul grande schermo una narrazione
strutturata in maniera schematica e simmetrica, che suggerisce
allo spettatore ancor prima che lo metabolizzi il glaciale e vuoto
meccanicismo rituale dell’esercito.
Il personaggio del colonnello Dax è un antieroe ragionevole,
idealista eppure incerto e perplesso sulle logiche militari a
cui è sottoposto; un individuo singolo che si pone inutilmente
contro l’assurdità del sistema e per questo è
considerato uno dei migliori personaggi cinematografici di sempre,
nonché giudicato all’unanimità come la migliore
interpretazione di Kirk Douglas.
Di
grande rilievo tecnico, infine, l’unica sequenza di battaglia
nel film, che Kubrick filmò dopo diversi giorni di accurata
preparazione, e che vede Dax/Douglas ripreso in un’unica,
efficace, carrellata che mostra tutto l’orrore e la realtà
cruda della guerra nelle trincee.
Il film si conclude con una struggente e bellissima sequenza finale
che, poche ore prima di una nuova battaglia, illustra i soldati
in osteria che smettono di fare chiasso ascoltando la canzone
di una giovane ragazza e, commossi, cantano insieme a lei, osservati
da Dax in strada che concede ancora qualche minuto ai suoi uomini
prima di comunicare loro l’ordine di attacco.
Curiosità:
ORIZZONTI DI GLORIA fu girato in Germania, presso i Geiselgasteig
Studios di Monaco e la lavorazione durò due mesi e mezzo,
con un cast quasi completamente tedesco. Fu distribuito negli
USA –il cui governo aveva ostacolato la produzione- grazie
unicamente alla presenza ed alla caparbietà di Kirk Douglas,
produttore del film insieme allo stesso Kubrick ed alla United
Artist.
Elogiato da Winston Churchill per il realismo della ricostruzione
storica, il film fu però censurato in Svizzera e boicottato
in Francia dove fu distribuito solo nel 1975, ben 18 anni dopo
la sua prima uscita. Proiettato in Belgio, provocò degli
scontri in strada tra manifestanti pacifisti ed associazioni di
combattenti.
L’attrice Suzanne Christian Harlan che interpreta la giovane
ragazza che canta per i soldati, diventerà in seguito la
moglie di Kubrick.
ORIZZONTI DI GLORIA ha avuto nel 1958 una nomination ai British
Academy Awards come miglior film.
Marco
Scaligeri
2006
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