MR. SMITH VA A WASHINGTON

Quando la politica incontra la commedia

 

 

Frank Capra è l’incarnazione di quel sogno americano che sembra definitivamente scomparso: italo-americano figlio di emigranti poverissimi, a partire dalle comiche del muto ha avuto il successo, denaro e una vita lunga e felice (ha di poco mancato i 100 anni), almeno stando alle biografie ufficiali.
“Mr. Smith va a Washington” assieme a “La vita è meravigliosa” (anche quello interpretato da un giovane James Stewart), “Arsenico e vecchi merletti” e “Angeli con la faccia sporca” è uno dei suoi film più noti. Ed è uno dei più attuali, tanto da sembrare di epoca bushiana. Un pamphlet sulla corruzione della politica, che propone il dramma dell’ignaro ed entusiasta idealista che si trova a fare i conti con una realtà di compromessi, interessi personali e addirittura espliciti coinvolgimenti malavitosi.

La trama del film narra che, per una coincidenza fortuita, un giovane e irreprensibile capo scout di paese (James Stewart) si ritrova al senato degli Stati Uniti. Chi ha fatto in modo che ci arrivasse lo ha fatto per avere una marionetta da muovere a proprio piacimento. In realtà il giovanottone è figlio di un uomo che per tener fede alle sue idee è stato assassinato. E buon sangue non mente. Quando il suo carattere viene fuori, arriva puntuale la ritorsione di forze che sembrano troppo al di sopra di lui. I suoi avversari usano ogni mezzo per farlo recedere dai suoi convincimenti che mettono in pericolo forti interessi economici: il tentativo di corruzione, l’intimidazione e anche le calunnie. Sarà solo un pentimento dell’ultimo minuto a salvarlo dalla disfatta.

“Mr. Smith va a Washington” nella sua semplicità formale che a tratti sembra scivolare nell’ingenuità (ma l’epoca del muto è ancora troppo vicina), colpisce ancora oggi per la lucidità senza compromessi con cui il mondo politico americano ci viene presentato. Inutile dire che il ruolo del protagonista sembra fatto apposta per la faccia di James Stewart, celebre volto (insieme a Henry Fonda) cinematografico dell’americano medio, idealista ed onesto. Impagabile la sequenza in cui, arrivato a Washington, il protagonista non può fare a meno di perdersi per la città per visitare i monumenti ai padri della nazione che lui venera come semidei. Primo fra tutti Abramo Lincoln, cui andrà a chiedere lumi nei momenti bui.

Uno dei pregi maggiori di Capra è di gestire con tanta convinzione la retorica, pure presente in massicce dosi nei suoi film, da disinnescarla e restituircene soltanto il contenuto profondo e puro. Dei molti emuli, uno dei più noti, con le dovute differenze di “tocco” e in chiave di commedia pura, resta “Dave presidente per un giorno” di Ivan Reitman, con Kevin Kline e Sigourney Weaver.

Bruno di Marcello 2005