Intervista a Max Chicco

regista di "Saddam"

 

 

Max Chicco è un regista nonchè documentarista televisivo. Nel 1994 vince il Festival Cinema Giovani con il documentario “Il signor Rossi prese il fucile”, prodotto per il programma televisivo Mixer per RAI 2. Nel 1995, con la fondazione della MEIBI Produzioni Audiovisive, inizia ufficialmente la sua attività professionale lavorando ad alcuni video promozionali e collaborando, come regista, con la RAI. Ha realizzato diversi cortometraggi e documentari, alcuni dei quali hanno conseguito premi e riconoscimenti. Nel 2004 è regista della programmazione dei due nuovi canali tematici digitali terrestri della Rai, Rai Doc e RaiUtile. Ma nel 2005 riesce a coronare il suo sogno di regista cinematografico ed esordisce nel suo primo lungometraggio, dal titolo “Saddam”: un film indipendente, girato interamente a Torino ed ambientato nella prigione di Abu Ghraib, in Iraq, con la storia di due persone normali in una situazione border-line...

 

DI COSA PARLA “SADDAM”?
Il film racconta la storia di due contractors italiani (soldati mercenari) che hanno il compito di fare la guardia nella prigione di Abu Ghraib a un prigioniero eccellente; ovviamente entrambi pensano che all’interno della cella 51/A ci sia l’ex dittatore iracheno. Una storia attuale, ma come dico sempre non è assolutamente un film sul popolo iracheno, ma bensì su noi italiani.


IN CHE SENSO PARLA DEGLI ITALIANI?
L’analisi parte dalla domanda: cosa farebbero due italiani se avessero una grande responsabilità? Infatti subito uno dei due propone all’altro di entrare nella cella e scattare una foto al grande dittatore. Il mio film propone insomma un viaggio nello spirito di due disgraziati che sono alle prese con una missione più grande di loro. Attraverso i due personaggi protagonisti racconto anche la dimensione di precariato del nostro paese: Antonio ha scelto di fare questa vita, Mauro invece ci si è trovato suo malgrado, con una prospettiva di fare molti soldi velocemente e il miraggio di poter uscire da una situazione senza futuro.


A COSA TI SEI ISPIRATO NELLO SCRIVERE LA SCENEGGIATURA?
L’idea mi è venuta quando ero negli Stati Uniti, avevo visto un documentario su come la Delta Force si allenava e ho pensato di raccontare la storia di due americani. Poi però mi sono detto che in fondo essendo italiano sarebbe stato meglio raccontare una nostra storia.


RACCONTACI COME È AVVENUTA LA PRODUZIONE DEL FILM
E’ avvenuta molto veloce: dopo anni di speranza e spedizioni a sedicenti produttori che credo non abbiano mai letto le mie storie, ho radunato una serie di finanziatori e con l’aiuto della Film Commission abbiamo prodotto un film in 5 giorni, in modo indipendente da tutti e da tutto... è stata quindi una nostra opera totale. Dico nostra perché creo molto nella collaborazione con tutta la troupe, ognuno ha messo del proprio, e si vede. Realizzare un film lungometraggio è molto complicato, molte sono le fasi creative, altre quelle produttive, ma una cosa deve essere al primo posto: il rapporto con la troupe.
Nonostante avessimo pochi soldi, ho cercato di non lesinare su quegli elementi che quando si va al cinema si pensa, “Ah questo è un film italiano!”. Quindi un grosso uso del carrello, presa diretta, steadicam, un bel commento musicale a cura di Ugo Basile, una scenografia particolare (di Giorgio Barolo) ed una splendida fotografia del grande Mladen Matula (suoi “Fame Chimica” e i video dei Litfiba). Abbiamo inserito in post-produzione perfino effetti 3D finali. E poi ci sono gli attori: Mauro Stante e Riccardo Leto sono stati davvero molto bravi.


CHE SCELTE DI REGIA SONO STATE FATTE PER LA NARRAZIONE DI “SADDAM”?
Avevo una location, due attori che interagiscono con la porta della cella e una serie di sorprese che portano poi al colpo di scena finale finale che, spero, sorprenderà gli spettatori che lo vedranno in Dvd come ha colpito quelli andati al cinema a vederlo. Ho sfruttato al massimo tutti questi elementi a mia disposizione, con una narrazione non statica: la macchina da presa non sta mai ferma, usando molto anche il carrello per le sequenze. Per quanto riguarda l’ambientazione, ho voluto raccontare una storia in un unico luogo, in una location che mi permettesse di far agire i due protagonisti in modo semplice e che essi stessi potessero interagire con altri personaggi che nel corso della storia entravano in scena. Una sola location per avere tutto sotto controllo. Una location che rappresentasse una prigione. Abbiamo girato tanto, da ogni angolazione. In montaggio poi ho ricostruito le sequenze e ho dovuto tagliare delle cose che nel ritmo del film sono troppo lunghe.


PARLACI DELLA LOCATION DEL FILM: UNA PRIGIONE IRACHENA
Io vivo a Torino, è una città che ha due carceri di cui uno non più in uso, per tale scopo ho subito pensato che sarebbe stato un ottimo set, ma un’altra produzione ci ha anticipato [“L’Uomo Sbagliato”, con Beppe Fiorello]. Perciò, abbiamo deciso di crearla: avevo visto su internet delle foto della prigione di Abu Ghraib e si prestava benissimo a ciò che avevo in mente. Doveva esser un luogo angusto, buio, con molti tubi all’interno e mattoni rossi. Allora, con lo scenografo Giorgio Barullo, siamo andati alla ricerca di un luogo da trasformare (una cantina, un magazzino...) in maniera da fare al caso nostro. La decisione è subito stata quella di intervenire scenograficamente per rendere il tutto più veritiero: infatti, dopo aver trovato una cantina spaziosa, in tre settimane Giorgio Barullo e il suo staff l’hanno trasformata in una vera e propria prigione.


QUALI SONO STATE LE DIFFICOLTA’ NEL GIRARE UN FILM A LOW-BUDGET COME “SADDAM”?
Praticamente nessuna, perché tutto fin dall’inizio era stato calcolato.
Il solo over budget è stato provocato dalla presenza dell’attore Frank Adonis che ho conosciuto quando vivevo a New York e ho convinto a venire a girare in Italia dicendogli che Torino era vicino Bari. Il problema è che una volta qui pretendeva di andare a Bari a trovare i suoi parenti, allora con uno stratagemma il produttore Luca Dematteis lo ha portato per un giorno intero in giro per le Langhe ad assaggiare tartufi e bere vino: si è dimenticato Bari!
Frank Adonis è un grande caratterista del cinema americano gangster movie, tra i suoi film ci sono “Toro Scatenato”, “Quei bravi Ragazzi”, “Il cattivo Tenente”, “True Romance”, “Il Giurato”...
E’ stata un’emozione averlo con noi: nel film interpreta Joe Di Bello, il responsabile della società di servizi nella quale i due protagonisti lavorano…


CHE TIPO DI MESSAGGIO INTENDI COMUNICARE AL PUBBLICO TRAMITE IL TUO FILM?
Non bisogna mai credere a quello che televisione e giornali ci fanno vedere, infatti il titolo americano del film è “Open your mind”. Per un’ora e mezza ti faccio vedere delle cose, ma non sono mai quelle che in realtà vedi. In questo senso, desidererei dire che questo film è puramente commerciale…è puro divertimento.


COME E’ AVVENUTA LA PROMOZIONE E LA DISTRIBUZIONE IN ITALIA?
“Saddam” è un film totalmente indipendente, siamo riusciti soprattutto con l’aiuto di Luca Dematteis a far uscire il film il venti sale, un record! Abbiamo lavorato moltissimo, abbiamo creato un sito spettacolare, una locandina che colpisce l’attenzione, una sorta di mondo attorno al film e tutto da soli…senza aiuti. La film Comm Piemonte ci ha aiutati un po’ per la distribuzione a Torino, ma è stata veramente dura, non credevo che in Italia le Major avessero un controllo così capillare su tantissime sale cinematografiche. Preferiscono fare uscire un film contemporaneamente in dodici sale in una città che diversificare, per questo il pubblico non va più al cinema, non c’è scelta.
Poi ho avuto la fortuna di trovare la Millennium Storm che ha creduto nel film è ha realizzato una bella versione in Dvd (con ben 1 ora e mezza di contenuti extra) e sono felice di questo. Loro, credo, siano stati gli unici esterni al mio gruppo a credere in “Saddam”. La cosa bella è che quando la gente vedeva il film e si divertiva, l’esercente della sala era stupito che nessuna Major lo avesse distribuito.


CHE PROBLEMI SI PRESENTANO SUL MERCATO DELL’HOME VIDEO COME INDIPENDENTI?
Il problema adesso è che siamo legati alla scelta delle videoteche: il primo step è che il proprietario della videoteca acquisti il film a noleggio. Ma se non lo prende per la sua videoteca il pubblico non potrà vedere il film in dvd e dovrà aspettarlo in vendita. Quindi appello a tutti coloro che si sono incuriositi: andate nella vostra videoteca di fiducia, chiedete se il 17 ottobre esce il film “Saddam”, se non è così, dite di richiederlo alla Millennium Storm. Questa è l’unica cosa da fare se si desidera vedere qualcosa di nuovo per il cinema italiano! A oggi comunque il film Saddam uscirà in duecento videoteche sparse per l’Italia.


PARLACI DEGLI ATTORI PROTAGONISTI DEL TUO FILM
Gli attori sono il pezzo forte. Mauro Stante e Riccardo Leto sono riusciti perfettamente a impersonare i due personaggi che avevo scritto: il primo, buono e un po’ tonto, il secondo, furbo e cattivo. Mauro Stante è un attore che conosco da anni. Con me aveva già fatto un paio di produzioni, amo il suo modo di immedesimarsi nelle cose, nelle storie. Riccardo Leto, invece, l’ho visto per la prima volta nel corto di Alessio Fava “Un giorno da Re” e mi aveva colpito il suo modo espressivo e scanzonato nel proporre un personaggio rendendolo realistico. Credo che la qualità del film si basi molto sui due attori, che sono riusciti, cosa difficile, a diventare ognuno parte dell’altro.
Poi ci sono gli attori comprimari, Federica Gili e Stefano Saccotelli, Frank Adonis e Joe LaBarbera: due grandi caratteristi da cui ho imparato molto.


C’E’ QUALCHE ANEDDOTO INERENTE LE RIPRESE?
Mi ricordo che la troupe era stata preventivamente informata della presenza di Adonis, del suo background (avevamo adibito un camerino tutto per lui, riscaldato, con bevande di ogni genere, perché sui set d’oltreoceano si usa così!), volevo – questo era il mio desiderio- che il set assomigliasse ai tanti set che lui aveva frequentato, con efficienza e professionalità. E così fu: ecco che finalmente il grande Frank Adonis arriva, lo presento alla troupe, nessuno fiata, nessuno parla, tutti in adorazione della star americana. I due attori protagonisti del film Mauro Stante e Riccardo Leto, ansiosi di conoscerlo e di recitare con lui, si avvicinano timorosi, con le mani sudate, un po’ impacciati, palpitanti…”Piacere Mauro..nice to meet you, Riccardo!” i due sussurrano con filo di voce.
In quel momento, in quell’istante, Frank percepisce qualcosa. Qualcosa forse di familiare ? Il silenzio cala sul set. Frank li guarda, li osserva. I due attori rimangono attoniti, io penso “Cosa hanno detto! Lo hanno offeso?”. Non so come, ma Frank in un microsecondo ha compreso che sia Mauro che Riccardo avevano un’inflessione linguistica del Sud…di una zona particolare della provincia di Bari: Frank aveva capito che i due erano originari dello stesso paese (duecento anime) di sua nonna, novantacinquenne che vive a Brooklyn. Da quel momento Frank, Riccardo e Mauro hanno iniziato a parlare in uno stretto barese, ridendo, scherzando e trasformando quella tensione da set in una fantastica esperienza di cinema!


COME HAI INIZIATO A LAVORARE IN CAMPO CINEMATOGRAFICO?
Il primo corto in 8mm l’ho girato a dieci anni e si intitolava Frankestein Senior: io interpretavo anche il mostro! Ho sempre amato raccontare storie ed ho realizzato molti corti ed alcuni documentari. La cosa bella di questo lavoro è che si crea un mondo che non esiste, racconti in un film un mondo che non c’è: crei la storia, la scenografia, la luce i rumori e questo è in un certo senso un desiderio di onnipotenza. Ho iniziato a fare l’aiuto regista, poi ho girato il primo corto in 16mm nel 1992, mi sono laureato in Lettere, nel 2000 ho frequentato un master in regia alla New York Film Academy vincendo con il saggio di fine corso, “Chocolate and Flowers”, l'International Internet Award 2001. Nel 1995 ho fondato la mia società di produzione Meibi www.meibi.it con la quale ho realizzato tutte le mie produzioni, una grande fatica, ma anche una grande passione. Dal 1998 collaboro anche come free-lance con RAISAT nei settori danza, teatro, musica classica e cinema.


COME VEDI, SIA COME REGISTA CHE COME SPETTATORE, L’ATTUALE SITUAZIONE CINEMATOGRAFICA DEL NOSTRO PAESE?
E’ un disastro completo: finchè si aspettano i soldi dal Ministero e si permette ai soliti registi di fare film che poi non escono, non si può pretendere di riscattare il cinema italiano. Troppe regalie, troppi servilismi, bisogna rischiare e puntare in alto. Prendiamo l’esempio della Francia, avanti a noi almeno di vent’anni. Un regista come Luc Besson è riuscito a creare un impero ed è l’unico che fa film qualitativamente come gli americani. Certo non si possono solo fare film splatter e violenti, ma un’industria si costruisce così: ottimi prodotti, investimenti mirati, grande accuratezza nella distribuzione e regole certe. Da noi il 90% del cinema arriva dagli Stati Uniti. Non parliamo dei produttori: come successe con le mie sceneggiature, anche spedendo il film alle case di distribuzione, non lo vedevano nè mi rispondevano…e questa è professionalità?
Una ricetta: provare per tre anni a fare cinema con nessun aiuto dal Ministero, solo distributivo. Una bella sfida! Chissà!


QUALI SONO I TUOI PROGETTI PER IL FUTURO?
Tanti progetti. Ma posso pensarci solo dopo “Saddam”, progetto che vorrei seguire nella distribuzione in Home Video. Ho molte storie nel cassetto, storie che raccontano la realtà di tutti i giorni: basta alzarsi al mattino e guardarsi attorno...certo bisogna sapere guardare, non basta vedere.

Paolo Pugliese

(Ottobre 2006)