Quando
fu distribuito nei cinema, MATRIX fu una sorpresa sia per spettatori
che per addetti ai lavori: originale, complesso, con diverse
tematiche filosofiche e tecnologiche e soprattutto un incredibile
impianto visivo, effetti speciali mai visti e barocche sequenze
di combattimenti; un film che in pochissimo tempo impose un
nuova visione di fantascienza di chiara matrice Cyberpunk (genere
letterario che ha sempre faticato ad imporsi al cinema), arricchito
da influenze nipponiche e da fumetti di ultima generazione.
Il suo successo fu immediato e planetario, nonostante il fatto
che una certa critica cinematografica arricciasse il naso, bollandolo
come un’opera di melting-pot sopravalutata rispetto ai
reali meriti artistici (ma ciò fu detto anche di “Guerre
Stellari”).
MATRIX
è un film diventato tanto fenomeno di costume quanto
punto di riferimento per la moderna fantascienza cinematografica:
visti anche gli altissimi incassi e le richieste da parte dei
fan per una prosecuzione, nonostante il film fosse stato in
origine concepito come un’opera unica (cosa smentita poi
dai registi), fu messo in cantiere un gigantesco sequel strutturato
in due film (“Reloaded” & ”Revolutions”)
che arrivarono dopo 4 anni di attesa, distribuiti a distanza
di sei mesi l’uno dall’altro, ma il cui risultato
deluse comunque le forti aspettative del pubblico.
MATRIX
– ANALISI DI UN FENOMENO
L’ultima cosa che i fratelli Wachowsky si aspettavano
nel 1999 era che la loro seconda opera da registi divenisse
in brevissimo tempo oggetto di culto (con ben 4 premi Oscar
vinti e migliaia di fanclub e siti ad hoc) nonché campione
di incassi in tutto il mondo, con oltre 800 milioni di dollari
guadagnati fin ad oggi e svariati premi, tra i quali, ben 4
Oscar nelle categorie tecniche.
In quell’anno Andy e Larry Wachowsky, registi e sceneggiatori
con un solo film al loro attivo (l’interessante noir “Bound”),
avevano concepito THE MATRIX come un’opera completa, sontuosa
ed innovativa, dall’impostazione veloce ed ipertecnologica,
riversando in essa tutto il loro background fantasioso a base
di manga (i fumetti “Dragonball”, “Akira”
e “Ghost in the Shell” furono fonte di ispirazione
per i Wachowsky) ed animazione giapponese, arti marziali,
buddismo, videogiochi e concetti legati all’essenza stessa
dei computer e di Internet: in fondo, l’universo di Matrix
non è altro che una visione estesa, futuribile ed apocalittica
della rete telematica globale alla quale sono collegati ogni
giorno milioni di individui, cittadini/schiavi di una realtà
virtuale e parallela a quella reale (vedi ad esempio il fenomeno
della comunità virtuale di Second Life).
THE MATRIX fu anche il primo film occidentale a fare un lucido
e largo uso di coreografie di combattimento tipiche del cinema
orientale: non si tratta di semplici sequenze di lotta corpo
a corpo, ma di vere e proprie coreografie pianificate in ogni
minimo dettaglio, per le quali sono stati fatti arrivare diversi
esperti, tra maestri d’armi ed istruttori di arti marziali,
con un training durissimo per gli attori del cast (Keanu Reeves,
Laurence Fishburne, Carrie-Anne Moss e Hugo Weaving), ai quali
è stato insegnato a muoversi e combattere nell’arco
di sei mesi prima delle riprese.
LE
TEMATICHE DEL FILM
Come già anticipato, la storia di MATRIX è di
chiara matrice CyberPunk, con un ritratto apocalittico del futuro
in cui il mondo è stato distrutto da una guerra tra uomini
ed un ordine avanzatissimo di macchine. L' umanità sconfitta
è ridotta in schiavitù, vivendo inconsapevole
in una realtà virtuale (Matrix) e venendo usata come
batterie viventi per alimentare la società robotica.
La sceneggiatura contiene inoltre numerose contaminazioni, soprattutto
per quanto riguarda la descrizione dei personaggi e l’evoluzione
che essi attraversano, descritta con una curiosa commistione
di filosofie Zen, arti marziali e New Age, legate ai concetti
di auto miglioramento, di crescita interiore e di superamento
dei propri limiti.
La
trama propone anche altre tematiche, come ad esempio quello
della scelta, che è in grado di cambiare se stessi e
gli altri; il controverso rapporto con il destino ed il desiderio
di conoscerlo; il rapporto fra l'uomo e la tecnologia.
Sono presenti numerosi riferimenti religiosi e filosofici, come
quelli cristologici e messianici che individuano Neo come il
Messia della liberazione dell’umanità dalle catene
mentali di Matrix. La traccia religiosa del film è debitrice
anche di un'influenza buddista, specialmente per il tema della
realtà considerata come una mera illusione che solo l'illuminato,
grazie alla purezza della propria mente, sa riconoscere come
tale.
L'idea che la ricerca della verità debba passare da un
risveglio dal mondo delle illusioni verso un viaggio di rinascita
ed illuminazione si appoggia al topos classico del "Conosci
te stesso" (citato in una scena del film dal personaggio
dell'Oracolo) ed è trattata attraverso il complicato
rapporto uomo-macchina, all'interno del quale la seconda ha
preso il sopravvento sul primo schiavizzandolo e sostituendosi
a lui: l'uomo non è più in grado di distinguere
se stesso dalla macchina, e questo lo porta a perdere la coscienza
di sé.
Tali
riflessioni all’interno dello sviluppo della trama di
MATRIX tracciano quindi un parallelismo tra la figura di Neo
e le riflessioni del filosofo ateniese Socrate.
In che modo vi chiederete?
Presto detto: la saga di Matrix rappresenta per gli autori un
viaggio verso la conoscenza della verità ultima ed intrinseca:
quella –metaforica- del mondo reale. Un percorso di formazione
ed una presa di coscienza della propria identità e del
proprio e reale “io” individuale da parte degli
stessi protagonisti che si staccano dal ventre asettico ed artificiale
di Matrix, raggiungono la consapevolezza e ne combattono la
realtà fittizia immergendosi ancora in esso e lottando
al suo interno per “liberare” il mondo esterno (una
dualità interessante e claustrofobica), il tutto realizzato
con tecniche e ritmi mirabolanti.
“Il leit motiv dei due film – dice Keanu
Reeves – è il cosiddetto processo della simulazione,
ossia il rapporto dei protagonisti, ma anche quello dello spettatore,
con la realtà virtuale, con le sue evoluzioni, le sue
insidie e come può diventare una pericolosa prigione”.
EFFETTI
SPECIALI: IL BULLET-TIME
Una delle caratteristiche più famose ed affascinanti
del film THE MATRIX è rappresentato dall'uso dell'effetto
speciale conosciuto come “Bullet-Time” (letteralmente
"tempo della pallottola"), che consente di vedere
ogni momento della scena al rallentatore, con torsione della
visione a 180/360 gradi, mentre l'inquadratura sembra girare
attorno alla scena alla velocità normale.
Il “Bullet Time” è in realtà lo sviluppo
di una vecchia tecnica fotografica conosciuta come fotografia
time-slice (fetta di tempo), nella quale un grande numero di
camere fotografiche sono disposte attorno ad un oggetto e vengono
fatte scattare simultaneamente. Quando la sequenza degli scatti
è vista come un filmato, lo spettatore vede come le "fette"
bidimensonali formano una scena tridimensionale.
Guardare una tale sequenza di "fetta di tempo" è
analogo all'esperienza reale di camminare attorno ad una statua
e di vedere come appare dalle diverse angolature. Alcune scene
di Matrix implementano l'effetto "fetta di tempo"
congelando totalmente personaggi e oggetti. Tecniche di interpolazione
consentono di rendere fluido il movimento dell'inquadratura.
L'effetto è stato sviluppato ulteriormente dai fratelli
Wachowsky e dal supervisore agli effetti speciali John Gaeta
per creare il Bullet-Time, che supporta movimenti temporali,
in modo tale da non congelare totalmente la scena ma facendola
vedere al rallentatore o con velocità variabile. Ingegneri
della Manex Visual Effects implementarono metodi per spostare
l'inquadratura su complesse curve in modo flessibile. Fu introdotta
anche maggiore fluidità con l'uso di interpolazioni non
lineari, e la creazione di scene virtuali al computer.
In
molte sequenze di MATRIX, il “Bullet-Time” è
stato addizionato anche alla tecnica dello “Slow-Motion”,
ovvero una tecnica cinematografica molto diffusa nel cinema
internazionale, la sua traduzione (movimento lento), esprime
pienamente il suo utilizzo, nel senso che viene utilizzata per
rendere un movimento più lento della velocità
di ripresa, nella proiezione finale della pellicola, questa
tecnica cinematografica può essere premeditata oppure
aggiunta nel montaggio. Tale tecnica visiva si ottiene con l’utilizzo
di speciali cineprese che hanno una velocità di ripresa
superiore ai “normali” 24 fps (fotogrammi per secondo,
in inglese: frames per second), con una più grande quantità
di fotogrammi al secondo, così da rendere l'effetto al
rallentatore più preciso e senza salti di tempo, più
comunemente chiamati "scatti", rendendo l'immagine
animata fluida come se fosse a velocità reale ma rallentata,
quindi maggiore sarà grande la portata di fotogrammi
al secondo di una macchina da presa, maggiore sarà la
velocità alla quali si potrà vedere l'immagine
animata fluida durante la riproduzione rallentata. (da Wikipedia)
IL
SUCCESSO ED I SEQUEL
Il successo del film nel 1999 fu enorme e totalmente inatteso:
in tutto il mondo scoppiò una vera e propria “matrixmania”
che quasi spaventò i fratelli registi, i quali si ritrovarono
a fare i conti con 2 fattori che avrebbero messo in crisi qualsiasi
cineasta, ovvero un gigantesco fenomeno di culto intorno al
loro film ed un clima di enorme aspettativa da parte di milioni
di appassionati per il secondo capitolo della saga.
Un aspetto molto importante che ha spinto i fratelli Wachowsky
a pianificare meticolosamente e studiare attentamente ogni singolo
elemento di MATRIX RELOADED e MATRIX REVOLUTIONS, in un lungo
e gigantesco sforzo produttivo che ha tenuto occupati la troupe,
lo staff tecnico ed il cast degli attori per circa 20 mesi di
lavoro, tenendo sulle spine per oltre due anni produttori e
spettatori del film.
Il
secondo capitolo della trilogia di Matrix, arrivato il 15 Maggio
2003 nei cinema USA, è stato presentato in pompa magna
al festival di Cannes ed è stato oggetto di un lancio
colossale e contemporaneo in tutto il mondo, con una campagna
miliardaria a base di ogni genere di merchandising: gadgets
vari, pupazzi, magliette, videogiochi, fumetti e persino alcuni
libri. Il successo naturalmente è stato enorme ed immediato:
incassi record di circa 200 milioni di dollari in appena 9 giorni
di programmazione in America; in Italia, solo nel primo fine
settimana, il film ha guadagnato quasi 6 milioni di euro. A
distanza di 6 mesi, arrivò nelle sale MATRIX REVOLUTIONS,
chiudendo la trilogia.
Infine,
per completare la storia della trilogia (ma molti accusarono
registi e produttori di raschiare il fondo del barile), furono
prodotti un film a cartoni animati intitolato ANIMATRIX e composto
da nove cortometraggi animati della durata di dieci minuti l’uno
(tre dei quali scritti dai Wachowski), realizzati da team d’animazione
diversi ed inerenti storie sull’universo della Matrice
(ma dei quali, solo i due episodi di “Flight of Osiris”
e “Kid's Story” hanno collegamenti diretti con la
trilogia), oltre ai videogiochi “Enter The Matrix”,
“The Matrix - Path of Neo” e “The Matrix Online”,
i quali raccontano alcuni elementi inediti della storia principale
e contengono addirittura al loro interno spezzoni originali
dei film, tagliati nella versione definitiva.
Il carattere smaccatamente commerciale dell’intera operazione
ha prodotto grande delusione e feroci critiche, anche da parte
de fan più fedeli, alla coppia di registi ed al produttore
Joel Silver.
MATRIX RELOADED & REVOLUTIONS
Della profondità e dell’originalità di MATRIX
rimane ben poco nei due sequel, i quali prediligono l’aspetto
visivo piuttosto che quello narrativo, con una sceneggiatura
lineare e scarna per eventi ed approfondimenti.
Il secondo capitolo MATRIX RELOADED finisce infatti per deludere
parecchio le aspettative, perché le premesse filosofiche
e le intenzioni introspettive e riflessive sull’universo
della Matrice (presenti nel primo, vertiginoso episodio) sono
messe in secondo piano a favore dell’aspetto puramente
spettacolare del film. E’ proprio lo spettacolo visivo
infatti, l’azione e l’effetto speciale a farla alla
fine da padrone, in una storia composta per la maggior parte
da un’antologia di combattimenti multipli, eccezionali
per resa visiva, ma alla fine poco giustificati a livello narrativo,
perché eccessivamente lunghi e quindi stucchevoli e fini
a se stessi.
Dal punto di vista tecnico –intendiamoci- il film è
ineccepibile: uno sforzo produttivo notevole dove tutto è
stato meticolosamente studiato e pianificato ma purtroppo questo
MATRIX RELOADED ha il tallone d’Achille costituito da
una sceneggiatura francamente debole, con una storia che risulta
impoverita di contenuti, semplificata rispetto alle tematiche
del primo MATRIX ed eccessivamente dilatata –senza peraltro
elementi narrativi che la supportino- al puro scopo di garantire
la realizzazione dei due episodi.
Il finale è sospeso e rimanda direttamente al film seguente,
chiudendosi con un criptico “continua” che indispettisce
non poco gli spettatori.
L’episodio
conclusivo MATRIX REVOLUTIONS si rivela ancora peggio del secondo,
con pochi elementi narrativi da sfruttare, anche se è
forse più dark della trilogia: se nel primo episodio
si veniva a conoscenza della sconvolgente verità di un
apocalisse moderno, ma nasceva una nuova speranza per il futuro
e nel secondo tale speranza si rafforza celebrando a metà
film la vita e l’amore, in questo terzo episodio la storia
si incupisce con un senso di incertezza per il futuro, di ineluttabilità
e di sacrificio fino al momento in cui tutti i protagonisti
compieranno il proprio destino.
A favore di questa pellicola c’è sicuramente una
presa di coscienza da parte dei registi delle critiche al precedente
“Reloaded” ed infatti c’è una sorta
di ritorno alle origini per storia ed atmosfere, con varie correzioni
di rotta come l’abbreviazione delle lunghe sequenze di
lotta.
Momenti salienti di questa nuova pellicola, sono sicuramente
il combattimento conclusivo sotto la pioggia tra Neo e l’agente
Smith e la cruenta battaglia finale tra gli uomini e le macchine
che si svolge nella città di Zion, della durata di 40
minuti e costata da sola 14 milioni di dollari, ma niente riesce
salvare questo film dalla noia causata dalla povertà
narrativa della sceneggiatura francamente desolante e “mascherata”
dal massiccio apporto tecnico degli effetti speciali e delle
coreografie d’azione.
La
stragrande maggioranza degli spettatori ha giudicato i due sequel
come inutili e "falsi", arrivando a definire la trilogia
come una invenzione puramente commerciale. Il divario tra il
primo e gli altri due film è incolmabile: MATRIX era
stato pensato come un’opera originale e completa per un
pubblico adulto, RELOADED e REVOLUTIONS sono invece prodotti
commerciali “per ragazzini”, film che non hanno
né l’originalità né la profondità
del capostipite e che risultano quasi sgangherati nelle loro
storie basate unicamente su combattimenti e duelli fino all’ultimo
effetto speciale.
Molti sono certi addirittura che Reloaded & Revolutions
saranno considerati col tempo obsoleti: ci si ricorderà
solo del primo “Matrix”, ormai cult movie di riferimento
entrato nella storia del cinema accanto a classici di fantascienza
inarrivabili ed indimenticabili come “2001” di Stanley
Kubrik o il primo “Star Wars” di George Lucas. Di
RELOADED e REVOLUTIONS ci si ricorderà solo in termini
poco lusinghieri: come 2 scintillanti e rutilanti operazioni
commerciali, quasi spurie in confronto al prototipo originale.
CURIOSITA’
• Il ruolo di Neo era stato inizialmente offerto a Will
Smith, che ha rifiutato perché a suo dire non capiva
il senso del film. In “Matrix Reloaded” e “Revolutions”,
invece, recita nel ruolo di Niobe la moglie di Smith, Jada Pinkett
Smith.
•
Il nome del protagonista, Thomas Anderson / Neo, ha molti significati:
Thomas come Tommaso, l'apostolo del vangelo ("Il Regno
dei Cieli è dentro l'uomo, e lui non lo sa") che
come Neo non crede finché non vede. Il cognome, Anderson,
invece vuol dire Figlio dell'Uomo (son=figlio in inglese; andròs=uomo
in greco). Figlio dell'Uomo è uno dei nomi con cui viene
chiamato il Gesù Cristo. Neo, invece, può essere
spiegato come segue: Neo è l'anagramma di One (in inglese
si traduce con uno, l'eletto, The One nella versione originale),
ovviamente, "neo" vuol dire anche "nuovo"
e rappresenta l'archetipo del Cristo, dell'uomo cosmico risvegliato
che ha raggiunto la massima maestria. Inoltre, Il numero dell'appartamento
di NEO è il 101, e simboleggia sia il codice per computer
(scritto in 1 e 0) che il ruolo di "Eletto" (101=
One O One = L'Eletto degli Eletti).
• Il personaggio di Trinity, interpretato da Carrie-Ann
Moss, può essere stato chiamato così in quanto
rappresentazione della Trinità (entro i limiti di Matrix)
composta da Morpheus, Neo e sé stessa. Il nome di Morpheus,
invece, è un facile riferimento al Dio del Sonno della
mitologia greca, visto che il personaggio interpretato da Laurence
Fishburne ha il compito di svegliare gli uomini.
• Molti fan del primo episodio si sono convinti (contrariamente
a quanto affermano invece i registi) che i due seguiti di Matrix
siano stati pensati soltanto dopo il successo del primo, proprio
perché in termini di trama e sceneggiatura vi è
stata una netta curva discendente nei contenuti e nella realizzazione.
•
Esiste una serie a fumetti-prequel di “Matrix” pubblicata
dalla casa editrice Omni-Press, famosa per aver prodotto i comics
dedicati ad un altro film campione d'incassi: l'horror "The
Blair Witch project".
•
Il lungometraggio d'animazione di Mamoru Oshii “Ghost
in the Shell” è stato, per ammissione stessa dei
fratelli Wachowski, una grande fonte di ispirazione per la genesi
di “Matrix”, ma gli appassionati hanno individuato
numerose altre fonti da cui i registi hanno attinto: il manga
giapponese “Akira”, la serie a cartoni animati “Dragon
Ball”, la pellicola spagnola del 1997 “Apri gli
Occhi” di Alejandro Amenábar (rifatto in USA con
il titolo di “Vanilla Sky”) e persino il film indipendente
“Buffalo ‘66” di e con Vincent Gallo, in cui
appare una versione artigianale e “dal vivo” dell’effetto
speciale Bullet-Time. Inoltre nel 1999, prima dell’uscita
di “The Matrix”, un piccolo film di fantascienza,
“Wing Commander”, ispirato ad un videogioco omonimo,
presenta due brevissime sequenze in Bullet-Time.
Paolo Pugliese
Scheda
Tecnica:
Regia:
Andy e Larry Wachowsky
Sceneggiatura: Andy e Larry Wachowsky
Produzione: Silver Production, Village Roadshow
Fotografia: Bill Pope
Montaggio: Zach Staenberg
Effetti speciali: Steve Courtley, Brian Cox, John Gaeta
Scenografia: Lisa Brennan, Tim Ferrier, Marta McElroy
Musiche: Don Davis
Distribuzione: Warner Bros.
Paese: Stai Uniti
Anno di Uscita: 1999
Durata: 136 minuti
Cast:
Keanu Reeves - Thomas Anderson/Neo
Laurence Fishburne - Morpheus
Carrie-Anne Moss - Trinity
Hugo Weaving - Agente Smith
Gloria Foster - l'Oracolo
Joe Pantoliano - Cypher
Marcus Chong - Tank
Julian Arahanga - Apoc
Matt Doran - Mouse
Belinda McClory - Switch
Anthony Ray Parker - Dozer
Paul Goddard - Agente Brown
Robert Taylor - Agente Jones
Doppiatori italiani:
Luca Ward - Thomas Anderson/Neo
Massimo Corvo - Morpheus
Emanuela Rossi - Trinity
Ennio Coltorti - Agente Smith
Vittoria Febbi - l'Oracolo
Sergio Di Giulio - Cypher
Fabrizio Vidale - Tank
Nanni Baldini - Mouse
Claudia Razzi - Switch
Premi
e riconoscimenti:
2000 - MTV Movie Awards Miglior film
2000 - MTV Movie Awards Miglior Performance Maschile (Keanu
Reeves)
2000 - MTV Movie Awards Miglior Combattimento (Keanu Reeves
contro Laurence Fishburne)
1999 – Premio Oscar Miglior Montaggio (Zach Staenberg)
1999 - Premio Oscar Miglior Sonoro
1999 - Premio Oscar Migliori Effetti Speciali Sonori
1999 - Premio Oscar Migliori Effetti Speciali Visivi
(Marzo
2008)