Intervista al regista Lorenzo Bianchini

 

 

“LB no budget production” è il marchio di fabbrica dei film del giovane regista udinese Lorenzo Bianchini. E il fatto che al terzo lungometraggio, autoprodotto ed osannato da critica e pubblico (soprattutto dei festival), Bianchini non sia stato ancora “assorbito” dal cinema italiano ufficiale, è un ulteriore segno della miopia e della mancanza di idee produttive della nostra industria audiovisiva. Una miopia accentuata, nel caso specifico, dal fatto che Bianchini ha scelto il film di genere, da sempre sottovalutato in Italia, come suo cavallo di battaglia: con “Radice Quadrata di Tre” e “Custodes Bestiae” l’horror d’atmosfera, con “Film sporco” il noir alla Tarantino.

 


Da cosa nasce il titolo “Film sporco”?

Il titolo nasce dall’idea di girare il film con uno stile graffiante, con luci espressionistiche, insomma in modo non levigato e dunque, appunto, sporco. La storia è quella di un gruppo di 4 spacciatori perseguitati da un maniaco misterioso, forse in cerca di vendetta, che nel corso di una sola notte cercherà di sterminarli tutti. I sospetti ricadranno a turno sui 4 e su fattori esterni, primi fra tutti uno speaker radiofonico che conduce un programma notturno, una spettatrice dello stesso programma che chiama per fare una dedica strana, i diretti rivali degli spacciatori. Il finale è a sorpresa.


Quanto sono durate le riprese?

Abbiamo girato il film in 45 ore, 3 ore al giorno per 15 giorni. La troupe e gli attori non sono stati pagati, non ho usato un direttore della fotografia. Il film l’ho scritto in un mese, assieme a Massimo Versolatto, che ne è anche interprete, e montato in un altro mese, per un totale complessivo di 3 mesi di lavoro. Il protagonista, Massimiliano Pividore, aveva già lavorato con me negli altri due film e credo si possa dire che ha raggiunto la maturità espressiva.


Che tipo di circolazione hanno avuto i suoi film precedenti?
“Radice di tre” era autoprodotto come “Film sporco”, e ambientato per gran parte in una scuola di Udine. Così mi venne l’idea di girarlo tutto in dialetto udinese. Il film è rimasto in programmazione per più di un mese in una sala di Udine battendo per incassi molti film americani di richiamo. Poi naturalmente lo abbiamo portato ai festival, specializzati e non, dal Fantafestival di Roma al Joe D’Amato horror Festival di Livorno fino a Torino, e adesso sembra che debba finalmente uscire in home video.
Per “Custodes Bestiae” riuscimmo invece ad avere un finanziamento dagli enti locali, perché era tutto ambientato nei luoghi storici di Udine. Anche questo secondo film è rimasto a lungo in programmazione ad Udine e ha girato molti Festival. Se il lancio di “Radice di tre” in home video dovesse funzionare, gli stessi distributori sono già intenzionati a far uscire anche “Custodes…”


E cose prevede per “Film sporco”?
Sinceramente per le condizioni produttive che abbiamo avuto, lo consideravo un esercizio di stile, in attesa che alcuni produttori di Roma si decidessero a darmi una chance nel cinema ufficiale. L’ho fatto perché non riesco a stare con le mani in mano e sono sempre pieno d’idee. Invece, con mio grande stupore, da più parti ritengono che sia la mia opera più matura. Ho ricevuto critiche entusiastiche dai giornali nazionali, specie “Il Messaggero” e “La Repubblica”, e gli organizzatori del Festival di Pesaro hanno deciso di sponsorizzarmi presso alcune distribuzioni cinematografiche. Staremo a vedere.


È un po’ sfiduciato rispetto al cinema ufficiale?
Sinceramente si. Sembra non ci sia nessuno in grado di montare un progetto, anche a basso costo, senza ricorrere ai finanziamenti statali, che ormai sono diventati una chimera. Senza contare che il tipo di cinema che faccio io non sarebbe comunque adatto a ricevere i suddetti finanziamenti perché non sarebbe considerato “d’interesse culturale nazionale”. Io invece ho bisogno di muovermi liberamente, raccontare le mie storie quando ne sento l’esigenza. E allora ben vengano le produzioni “no budget”.


Riguardo ai suoi inizi, come ha deciso di realizzare da solo un film?
Per anni ho mandato in giro copioni e soggetti. I più gentili spedivano due righe: grazie, terremo presente. Dagli altri, nessuna risposta. Così alla fine mi sono deciso e son passato al fai da te.


Parlando di "Radice Quadrata di Tre", perché girarlo in friulano?
Sono partito dalle storie e le leggende di cui sentivo a casa da bambino. Ad aumentare lo spavento credo fosse proprio il fatto che mi venissero raccontate in friulano, la lingua della mia quotidianità domestica.


In che modo ha lavorato sulla paura nella quotidianità domestica?

Prima di tutto, meno fai vedere, più lasci immaginare. Poi, dentro un vecchio castello ti aspetti già di tutto. I brividi, quelli veri, arrivano se sai suscitare fantasmi in una situazione normale di tutti i giorni.


Normale come la scuola dove ha ambientato “Radice Quadrata di Tre”?

Si. Di giorno la scuola è un luogo affollato di ragazzi rumorosi e colorati; di notte è deserta, buia e preda di strane presenze. I tre studenti che si introducono con il favore delle tenebre nei sotterranei del loro istituto tecnico per cercare di sostituire il loro compito di matematica sbagliato con un altro rifatto, si imbatteranno in quei cunicoli di cemento illuminati dai neon in qualcosa del tutto inatteso...


I sotterranei della scuola sono davvero claustrofobici ed inquietanti: come è avvenuta la scelta di questo luogo?

Sono i sotterranei dell’ Istituto tecnico Malignani di Udine. Ci lavoro da anni come assistente tecnico. Per questo ho avuto il permesso di girarvi dentro il film, naturalmente in orari notturni. E talvolta, chiusi da soli dentro quegli spazi sterminati, confesso che un pò di inquietudine l’abbiamo provata anche noi. Si tratta di 55.000 metri quadrati, 9000 solo di officine e laboratori.


Quanto è costato in tutto il film?
In tutto, 350 euro. In gran parte spesi in telefonate, il resto per affittare qualche costume e poi naturalmente per gli effetti speciali. I ragazzi che hanno lavorato con me lo hanno fatto gratis: il massimo della paga è stato un ‘tajut’ di bianco alla sera.


Parliamo degli effetti speciali
Per il sangue sono bastate una dozzina di bottiglie di ketchup. Mentre, per simulare i moncherini delle mani tagliate, hanno funzionato a meraviglia degli zampetti di maiale comprati in un negozio di carne.


Sta lavorando al suo quarto lungometraggio?

Si, le riprese sono iniziate a novembre scorso. Ma di più non posso dire. Come tradizione vuole, il progetto è top secret. E c’entra molto anche la scaramanzia.

 

Bruno di Marcello 2005