"CINEMA MARGINAL"

Lo strano caso del Dottor MARINS e Mister ZE

 

 

“La vita è tutto e la morte nulla…O la vita è nulla…E la morte…TUTTO?” Se credete di essere capitati sull’homepage di Gigi Marzullo vi siete sbagliati: la perla di saggezza sopracitata è un parto del signor José Mojica Marins, in arte Zé do Caixao (Zé della Cassa da morto): regista, visionario, imbonitore, voyeur, provocatore, anarchico e capostipite nel natio Brasile del movimento cinematografico“Cinema Marginal”.

Descrivere i film diretti ed interpretati da Zé negli anni ’60 a qualcuno che non li abbia mai visti è un’impresa praticamente impossibile: pellicole in bianco e nero girate ad un costo che sarebbe parso infimo pure ad Ed Wood (gli esterni sono stati girati nelle favelas e nei quartieri più poveri di San Paolo, e si vede), ma con il piglio autoriale di chi accampa ambizioni assai più alte di quanto le sue possibilità -o il suo talento- possano permettere, con gli anni sono state riscoperte, permettendo a Marins di diventare una figura di culto in patria, un po’ come Freddy Krueger da noi, e facendo comparire l’immagine del suo macabro alter ego cinematografico, Zé appunto, su una vasta linea di gadget a lui ispirati, dai pupazzetti alle figurine, ai fumetti, e financo in video musicali di gruppi metal come i Sepultura.

Il cilindro da beccamorto di Zé ha fatto capolino anche in America, dove è stato ribattezzato Coffin Joe, e persino in Italia un critico autorevole come Paolo Mereghetti ha espresso un certo interesse per i film con protagonista il demoniaco doppio di Marins. Che compare per la prima volta nel 1963, in A meia noite levarei sua alma (A mezzanotte mi prenderò la tua anima).

Zé è proprio un bel tipo. Frac, tuba, mantellone, monosopracciglio, barba, vocione, unghie lunghissime (non sono un trucco: Marins se le fa crescere veramente in modo spropositato) e piglio da De Sade dei poveri, Zé è convinto che Dio sia un’invenzione degli stupidi, che l’amore non esista, che l’istinto debba vincere sulla ragione e altre cosucce. Il suo unico debole sono i bambini: “peccato”, dice scuotendo la testa, “che poi crescano e diventino tutti degli stupidi!”. Credendosi un essere assolutamente puro, Zé cerca la donna perfetta per avere il figlio supremo (!!!): sfortuna vuole che la individui in Terezinha, moglie del suo amico Antonio, e che faccia fuori allegramente tutti quelli che si mettono sulla sua strada: ma finirà massacrato dai fantasmi (o sono le sue allucinazioni, dovute ai sensi di colpa?) .

Girato in un livido bianco e nero, in una sinagoga abbandonata, il film pone subito l’attenzione sul suo strampalato protagonista: un ateo bestemmiatore (si mangia un bel cosciotto d’agnello di Venerdì santo!), mezzo mago da luna park e mezzo maniaco sadico, che parla come un poeta decadente di serie B e agisce come un cattivo dei comics. Ovviamente non muore, e ritorna tre anni dopo in Esta noite encarnarei no teu cadaver (Questa notte mi incarnerò nel tuo cadavere), un delirio assoluto fin dai folli titoli di testa, dove l’ineguagliabile Zé pronuncia la sua improbabile filosofia con un mezzo sopracciglio inarcato e un fare che vorrebbe essere minaccioso e che non può non far sghignazzare. Stavolta Zé fa sul serio: sempre preso dai suoi discutibili passatempi, ha la pessima idea di sequestrare sei donne per metterle alla prova e valutare chi fra loro sia abbastanza perfetta da essere ingravidata.

La prova consiste nel farsi sottoporre a torture di ogni specie, in particolare farsi cospargere da ragni, serpenti e altre bestiacce: scene davvero disturbanti, tanto per lo spettatore quanto per le attrici (non vennero usate controfigure, e tutti gli animali usati sul set sono veri), i cui personaggi patiscono tutti una brutta morte. Zé, seminando morti a destra e a manca, trova infine la sospirata compagna e la mette incinta: ma la sua felicità viene interrotta quando la ragazza muore di parto. Impazzito dal dolore e bestemmiando a più non posso (alcune battute vennero censurate e sostituite da incongrue invocazioni a Dio), Zé finisce sepolto in una palude sotto il peso di un tronco d’albero a forma di croce (!), cadutogli addosso dopo essere stato colpito da un fulmine apparentemente esploso per virtù divina (!!), mentre in sottofondo inizia un inno sacro (!!!). Di fronte all’incredibile povertà di mezzi e, soprattutto, all’ingenuità pacchianissima di certe scene e trovate (veramente incredibili: in una sequenza Zé , organizzando una trappola come i cattivi di James Bond, sfigura e uccide con un masso un poveraccio) c’è veramente da chiedersi se il regista e gli interpreti “ci siano” o “ci facciano”, ma è inutile cercare una qualsivoglia logica in questo delirio (peraltro tutt’altro che comico: non fatevi ingannare dalla trama demenziale, le sequenze splatter sono di una violenza che lascia ammutoliti ancora oggi): molto meglio abbandonarsi alla lucida follia di Zé, che in una sequenza (a colori!) finisce pure all’inferno, ovviamente realizzato con muri di polistirolo da cui sbucano arti (e un paio di chiappe!) umani, con dannati tormentati da diavoli che sono palesemente attori con la calzamaglia e personaggi zombeschi che si spalmano addosso del fango per dare l’idea della putrefazione, e dove Satana è un doppio di Zé stesso con una corona da statua greca (giuro che è vero).

Zè torna alla ribalta in O estranho mundo de Zé do Caixao (Lo strano mondo di Zé do Caixao), un film in tre episodi: i primi due non sono niente di chè, ma il terzo, con protagonista l’ormai mitico Zé, è davvero grandioso. Il nostro, che per l'occasione è diventato il professor Oaxiac Odez (ebbene sì, è proprio Zé do Caixao al contrario!) sequestra una coppia felice e per provare che l'amore non esiste: li affama e tortura per qualche giorno, poi taglia la gola al marito (in una scena VIO-LEN-TIS-SI-MA: l’immagine della giugulare da cui sprizza fuori il sangue è davvero stomachevole) e dà da bere il sangue alla moglie assetata...
Il film finisce con Zé e i suoi che si pappano moglie e marito in un festino alla De Sade (Zé dice pure "Buon Appetito", serissimo, cercando di apparire solenne e crudele), mentre in sottofondo si sente un coro da chiesa e compaiono a casaccio immagini di temporali e di rane, serpenti e millepiedi! Un film al di là dell'umana immaginazione!

Questi sono i film fondamentali su Zé, ma la carriera del becchino con la mania dell’eugenetica non finisce qui; comparirà in serie televisive e in altri film di Marins, sempre con le sue strampalate teorie, che poi sono le medesime in cui crede Marins stesso: non so cosa pagherei per vedere la faccia dei giornalisti mentre intervistano il regista brasiliano, quando si sentono dire che il suo cinema è fatto “per smascherare l’ipocrisia cattolica”, che “secondo le sue indagini al mondo ci sono un 90% di brutti e un 10% di belli, che non hanno pietà dei brutti: se le percentuali fossero invertite, il 90% dei belli potrebbe aiutare il 10% dei brutti…”, e soprattutto che si fa crescere le unghie “per provare che la natura è sbagliata: le unghie crescono naturalmente, ma, se non le si spuntano con uno strumento artificiale come le forbici, provocano l’artrosi…”.

La prossima volta che Fuoriorario propone uno dei film di Zé, fateci un pensierino: probabilmente lo troverete una mezza boiata, ma sarà difficile che vi lasci indifferenti. E magari finirete anche voi a dirvi: “Il coraggio comincia dove la paura finisce. La paura comincia dove il coraggio finisce. Ma esistono il coraggio e la paura? La morte è l’inizio della vita, o è la vita l’inizio della morte?”….


Davide “Myskin” Giurlando
2007