JOHN FANTE

Un mito letterario prestato al cinema


 

Poco più di vent’anni fa, l’8 maggio del 1983, dopo una lunga malattia moriva in un ospedale di Los Angeles John Fante, famoso e prolifico sceneggiatore di Hollywood ma, soprattutto, uno dei più grandi scrittori della letteratura moderna americana la cui opera per lungo tempo è rimasta ingiustamente misconosciuta.
Oggi, dopo anni di semi anonimato durante i quali le sue opere sono state lette solo da una ristretta cerchia di persone, John Fante è uno dei più celebrati autori letterari americani, amatissimo soprattutto dai giovani grazie al suo stile asciutto, disincantato e sobrio con cui descriveva la realtà dell’America degli anni ’30 e ’40, periodo in cui visse.

La sua “scoperta” e susseguente celebrazione si deve ad un altro scrittore, l’autore “maledetto” Charles Bukowsky che nel 1980 scoprì per caso in una biblioteca pubblica uno dei romanzi più belli scritti da Fante: “Chiedi alla Polvere”; dopo averlo letteralmente divorato lo segnalò ad un suo amico, John Martin, piccolo editore di Santa Barbara che fu il primo a pubblicare la riedizione delle opere dell’autore italo-americano stampate nel 1939.
Buchowsky descrive benissimo lo stile di Fante raccontando le sue impressioni quando lesse per la prima volta il suo libro: “le parole scorrevano con facilità, in un flusso ininterrotto. Ognuna aveva la sua energia ed era seguita da un’altra simile che ti impedivano di smettere; dovevi andare avanti per forza, sapere come andavano a finire le cose raccontate. Ecco finalmente uno scrittore che non aveva paura delle emozioni: ironia e dolore erano intrecciate tra loro con una straordinaria semplicità. Lessi altri suoi romanzi ed erano tutti dello stesso tipo, scritti con le viscere e per le viscere, con il cuore e per il cuore”.

Di origini italiane, Fante nacque a Denver l’8 aprile del 1909 da una famiglia di emigranti abruzzesi.
A vent’anni, dopo un’infanzia vissuta in dignitosa povertà a Boulder, decide di trasferirsi in California per cercar fortuna: la leggenda dice che ci mise due mesi per arrivare viaggiando in autostop.
Seguiranno anni di sacrifici durante i quali Fante si mantiene svolgendo umili lavori (muratore, operaio, cameriere) e riesce anche a frequentare un college, luogo in cui muove i primi passi come scrittore sviluppando il suo talento naturale ed incoraggiato da una giovane professoressa -innamorata di lui- che lo convince a spedire alcuni suoi racconti alla rivista “American Mercury”.

Dal 1932 in poi (a partire dal racconto “Chierichetto”) la rivista comincia a pubblicare i suoi lavori e l’editore Henry Menken lo assume come collaboratore stabile proponendogli anche di scrivere un romanzo: è l’inizio della sua carriera come scrittore ed in seguito, grazie all’interessamento e la stima di amici giornalisti inseriti ad Hollywood, diviene anche uno sceneggiatore cinematografico di buona reputazione. Quello di sceneggiatore è il lavoro che finalmente, dopo anni di espedienti, gli garantisce una certa stabilità economica tanto da permettergli di sposare, nel 1937, la poetessa Joyce Smart conosciuta pochi mesi prima: la coppia avrà 4 figli.
Il primo lavoro come sceneggiatore lo ottenne nel 1934 dalla Warner Brothers per il film “Dinky”, poi comincia a collaborare come sceneggiatore e correttore di bozze per la Metro-Goldwyn-Meyer dietro segnalazione dell’amico Ross Wills, capo del dipartimento sceneggiature del colosso cinematografico.

Ai successi come sceneggiatore però si accompagnano anche le delusioni come scrittore, visto che i suoi primi due romanzi -“La Strada per Los Angeles” (nel quale inventa il personaggio di Arturo Baldini, una sorta di suo alter ego) e “Aspetta Primavera Baldini” (scritto nel 1933)- vengono rifiutati da vari editori e sono pubblicati solo diversi anni dopo, nel 1938, vendendo di fatto pochissime copie. Scrive poi, nel 1939, il bellissimo ed intenso “Chiedi alla Polvere” (da molti definito il suo capolavoro) ed un anno dopo pubblica “Dago Red”, recensito molto positivamente dai critici ma che non incontra ancora i favori del pubblico in termini di vendite.

Scoraggiato ma non sconfitto, Fante continua ad alternare l’attività di romanziere al lavoro di sceneggiatore, collaborando anche con Orson Welles per il suo film “All is True” (mai portato a termine) per il quale scrive due sceneggiature.
Nel 1952, prendendo spunto da eventi veri della sua famiglia, firma “Full of Life”: il primo dei romanzi della maturità, che otterrà un grande successo anni dopo ma che, al momento della sua prima uscita, fu un altro flop; deluso dall’ennesimo insuccesso, Fante abbandona il lavoro di scrittore per dedicarsi a tempo pieno alla sua attività di sceneggiatore, un lavoro che per molti versi detestò nonostante gli avesse fatto raggiungere una buona posizione sociale, garantendogli parecchi soldi ma –è questo il nocciolo- scarse soddisfazioni.
Seguiranno anni di lavoro esclusivamente per l’industria del cinema in cui viene quasi dimenticat

come scrittore e celebrato come sceneggiatore (tra i più famosi ed attivi di Hollywood dagli anni ’50 fino ai ’70) grazie anche al successo del film con Judy Holllyday “Full of Life”, tratto (per ironia della sorte) dal suo omonimo e sfortunato romanzo: tra le tante cose, fu anche candidato all’Oscar nel 1956, collaborò con il regista Richard Quine, l’attore Peter Sellers, il produttore Dino De Laurentis, lo sceneggiatore Robert Towne (autore di "Chinatown" diretto da Polanski) e verso la fine degli anni ‘70 ebbe frequenti contatti con Francis Ford Coppola per una riduzione cinematografica del romanzo “La Confraternita del Chianti” (stampato nel 1977) che però non fu mai realizzata.
La sua riscoperta con il giusto e meritato riconoscimento, avviene nel 1980 grazie a Buchowsky che diventerà suo estimatore ed amico.

L’importanza di Fante sta nel fatto che nel suo stile semplice e schietto, con cui raccontava stati d’animo ed emozioni, illustrava anche storie ambientate nel sottobosco sociale della depressione americana degli anni ’30 descrivendo perfettamente il disagio, la disperazione e la marginalità delle classi sociali medio-basse di quell’epoca.
Fante fu quasi un precursore (visto che scrisse con anni di anticipo) dello stile disincantato e realista di disagio nevrotico ed aperta sfida ai concetti vetusti ed ipocriti dell’”American Dream” bellico e post-bellico da parte del movimento social-letterario della Beat Generation.
Ma a differenza degli autori “Beat”, rappresentati soprattutto da Jack Kerouac e dal suo romanzo “On the Road” del 1957, Fante non prese mai posizione di critica, o di opposizione al sistema sociale americano: gli bastò descrivere, attingendo dai propri ricordi d’infanzia e dalle sue stesse esperienze di vita, l’esistenza vera e l’emarginazione sociale degli immigrati (vissuta in prima persona) rispetto ai poteri egemoni dell’America che conosceva.

I suoi romanzi sono considerati dei veri e propri “documenti” della vita di allora e nel 1990, sette anni dopo la sua morte, la rivista “Life” definì l’autore di origini abruzzesi “un tesoro nazionale” per la cultura americana.
Fante fu un autore puro e sensibile, un artista di grande talento duro ed ostinato il cui forte carattere lo portò a reagire con spavalderia anche contro una malattia (il diabete) che lo rese cieco e disabile (subì 5 operazioni tra cui l’amputazione di entrambe le gambe) ma che non lo sconfisse: l’autore reagì alla sua maniera, scrivendo un ultimo libro prima di morire che completò nel giro di un anno dettandolo riga dopo riga alla moglie.
Quel libro fu l’amaro “Sogni di Bunker Hill”, quarto ed ultimo romanzo della maturità (insieme a “La Confraternita del Chianti”, “Full of Life” ed “Il Mio Cane Stupido”) ed è un vero e proprio testamento morale della sua carriera di scrittore.

In Italia la scoperta di John Fante si deve alla casa editrice Marcos y Marcos che ha tradotto e pubblicato tutte le opere dell’autore.
Per il ventennale della sua morte, la Mondadori ha pubblicato nella linea di classici intitolata “I Meridiani” un monumentale volume di 1768 pagine (al prezzo di 49 euro) con diversi racconti e tutti i romanzi elencati in questo articolo.
Inoltre, la Marcos y Marcos ha recentemente dato alle stampe “Una Vita Piena”, interessante biografia di John Fante firmata da Stephen Cooper.

Paolo Pugliese 2004