Joseph
Zaso, attore/produttore/distributore di New York, è forse
uno degli ultimi film-makers davvero indipendenti degli Stati
Uniti. Da metà degli anni ’90, Zaso produce e interpreta
film horror e thriller con le stesse cifre che una major stanzia
per il solo catering di un film medio. Recentemente Zaso è
venuto a Roma per interpretare un episodio di “Red Midnight”,
un film in tre episodi da lui prodotto e la cui uscita è
prevista in America per il giorno di Halloween.
Zaso è un ragazzone americano alto e muscoloso, con la
faccia quasi di gomma tanto è perfetta e senza alcun
segno del tempo. Una persona molto solare e appassionata a ciò
che fa, ma anche estremamente critica, onesta ed autoironica.
Lei
non è figlio d’arte, come nasce la sua voglia di
fare cinema?
Sono sempre stato innamorato del cinema, in particolare del
genere Horror. Ho sempre aspirato a lavorare nel cinema durante
“l'età dell'oro” dell'horror (i 70 e gli
80). Iniziai a girare film in Super8 all'età di 9 anni,
dopo aver osservato mio fratello (che ora è un dottore)
fare film di vampiri e un omaggio a "L'incredibile Hulk"
chiamato "progetto uomo verde". Il mio primo piccolo
film era intitolato "L'ipnotismo" e fui ispirato a
farlo dopo aver visto "The fury" su una televisione
via cavo. Poi realizzai una serie di video chiamata "La
nostra casa sanguinosa" (un omaggio a Motel Hell e a Creepshow).
Già da piccolo ero molto serio quando realizzavo le mie
cose, a dispetto del fatto che fossero pazze e bruttine. A 17
anni iniziai a studiare recitazione e lavorai in moltissimi
teatrini off-off Broadway. Nell'estate del '92, quando mi diplomai
al college, andai a Hollywood e feci vari lavoretti in film
come "Proposta indecente", "Dragon - la storia
di Bruce Lee" e "Confessioni e segreti di un play
boy". Non ero pazzo di Hollywood nonostante ci fosse molto
lavoro: preferisco di gran lunga New York e l'Europa. Così
ritornai a New York dove continuai a fare teatro e lavorai in
soap come "All my children". Mi piace il lavoro da
tutte e due i lati della macchina da presa ma ho sempre pensato
che recitare è più affascinante, un tipo diverso
di sfida.
Quali
sono i suoi riferimenti cinematografici?
I miei registi preferiti sono Dario Argento, Robert Altman,
Woody Allen e Tim Burton. Da "Il giorno degli zombi"
in poi ho adorato anche il lavoro di George A. Romero e ho sempre
ammirato Joe Dante. Il mio horror preferito è sempre
stato "The Omen". So che per gli standard di oggi
non fa molta paura, ma quando avevo 6 anni mi colpì molto.
Gli altri film che mi spinsero a diventare un film-maker sono
"CREEPSHOW," "SUSPIRIA," "CARRIE",
"GREMLINS", per citarne solo alcuni. Come attore non
ho dei riferimenti precisi, ma studio lo stile e le tecniche
di attori differenti. Più spesso tendo a mettere le personalità
della gente che conosco nel ruolo che interpreto.
Qual
è stato il suo primo progetto “importante”?
Il mio primo film è stato "IT'S ONLY A MOVIE! (E'
solo un film!)", un horror/commedia musicale che feci a
18 anni. Mi ispirai a "PHANTOM OF THE PARADISE" ed
a "LITTLE SHOP OF HORRORS" ("La piccola bottega
degli orrori”). Lo script aveva una story line interessante
e buoni personaggi. Purtroppo la sceneggiatura spesso cade di
tono, la fotografia era brutta e anche le musiche… erano
perfino fuori sincrono! Comunque fu una bella esperienza. I
miei colleghi a 18 anni i film li vedevano soltanto. E poi ho
imparato molto sull'organizzazione del lavoro. Da allora ho
prodotto e spesso interpretato un gran numero di film, che dall’anno
scorso distribuisco anche, in home video, con la mia società
“Cinema Image Production”. I miei collaboratori
fissi sono Joseph Parda e Ray Schwetz, ma ho prodotto anche
“Nikos the impaler” del regista tedesco Andreas
Schnaas, per il quale avevo recitato in “Demonium”,
girato in Italia.
È
stata questa esperienza a convincerla a produrre qualcosa nel
nostro paese?
Già conoscevo e amavo l’Italia, ci sono venuto
varie volte in occasione del Fantafestival, dove i miei film
hanno vinto dei premi. Lavorando a “Demonium” conobbi
Giovanni Pianigiani. In quel film lui era aiuto regista. Legammo
subito. Poi ci siamo persi di vista, fino a quando vidi “Nella
notte - night’s vampires”, la sua prima regia horror.
Mi piacque moltissimo e cercai di acquistarne i diritti di distribuzione
per gli Stati Uniti, ma non riuscimmo a trovare un accordo con
l'agente di distribuzione. Così pochi mesi dopo, mentre
pensavo di produrre un'antologia horror dal titolo “Red
midnight” diretta da tre registi diversi, pensai a Pianigiani.
Inizialmente Giovanni doveva solo realizzare il film e spedirmelo,
ma poi ebbi l'idea di venire in Italia io stesso e recitare
nell'episodio, per unire lavoro e vacanza. La lavorazione è
durata una settimana, tutta a Roma, a metà del marzo
scorso (prima di Pasqua e del caos legato alla morte del Papa).
Abbiamo avuto un’ottima troupe, che ha lavorato sodo.
Le lavorazioni/guerriglia non mi sono nuove. Mentre giravamo
mi dicevo "E' veramente come una sfida. Il modo in cui
comunichiamo non ha importanza: che sia inglese, italiano o
altro, perché il linguaggio del cinema e del fare cinema
è universale e facile da capire".
Di
che parla questo episodio italiano?
Il titolo è “Pilgrimage (Pellegrinaggio)”.
Io interpreto un agente dell’FBI che viene a Roma per
cercare un suo collega scomparso e s’imbatte in una storia
di satanismo, con un finale a sorpresa. La storia (dello stesso
Pianigiani, ndr) è molto densa di atmosfera, molto notturna,
ma anche gore, con zombies, mostri e quant’altro.
Dato che sono un grande fan del cinema horror italiano, questa
esperienza mi è parsa surreale ed eccitante. Inoltre
visto che in questo episodio dovevo solo recitare mi sono completamente
rilassato. Credo molto in questa produzione, e credo nel valore
aggiunto dello scenario italiano: abbiamo girato in bellissime
cripte antiche, vicino San Pietro, nel centro storico con la
sua meravigliosa architettura… Roma è la vera star
di “Pilgrimage”!
Conta
di tornare ad utilizzare scenari italiani per i suoi film?
Vorrei senz’altro tornare in Italia in futuro per fare
altri film. Se dovessi scegliere direi un giallo, che è
il mio genere preferito!
Bruno
di Marcello 2004