Jimmy
il Fenomeno, al secolo Luigi Origene Soffrano, è
il nome di uno dei più famosi caratteristi del cinema
italiano.
Un viso irregolare, accentuato da un esilarante sguardo strabico,
impossibile da dimenticare: un personaggio di molto sopra le
righe, dalla mimica concitata, nervosa e farfugliante, l’accento
dialettale e la folle risata, destinato quasi sempre a prendere
schiaffi in faccia, agitarsi e piangere come un bambino assillante.
Nato
in un piccolo paese del meridione nel 1932, Jimmy esordisce
nel 1958 come comparsa sul set del film “Gambe d’oro”
con Totò. Pare che il principe De Curtis, guardandolo
attentamente disse “Ho girato il mondo intero, ma una
faccia da fesso come te non l’ho mai vista!”, parole
alle quali il giovane Jimmy non poté che dire “Grazie!”.
In quarant'anni circa di carriera ha partecipato ad oltre 100
film, ma c’è chi dice che il numero sia addirittura
il doppio, con comparsate microscopiche, spesso di pochi secondi
o in secondo piano. Ha lavorato in pellicole con Aldo Fabrizi,
Totò, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Paolo Villaggio, Thomas
Milian, Adriano Celentano, Lino Banfi e Diego Abatantuono, passando
alla commedia sexy all'italiana negli anni settanta e perfino
ai Pulp ed ai “Poliziotteschi” (“La banda
del Gobbo”, “La Malavita attacca... la polizia risponde!”).
Ha ricoperto ogni genere di ruolo, sempre interpretato alla
“sua” maniera: dal barista allo sposino attempato,
dal postino alla suora, dall'erotomane al bidello, dal carabiniere
al malato di mente, dal direttore di banca al pompiere, dal
passante terrorizzato al puttaniere.
Negli ambienti di Cinecittà e poi in quelli del calcio
è sempre stato considerato un portafortuna, frequentando
il calciomercato per anni, diventandone la mascotte e firmando
autografi. Discorso a parte merita il sodalizio con Franco Franchi
e Ciccio Ingrassia che lo vollero in quasi tutti i loro film
girati negli anni ’70 (periodo del suo apice artistico):
da “Ultimo tango a Zagarolo” a “Ku Fu? Dalla
Sicilia con furore” (proverbiale fu l’invidia di
Franchi quando tutti dissero che Jimmy faceva ridere più
di lui nel ruolo di un folle karateka), da “Paolo il freddo”
a “L’Esorciccio”.
Dopo aver lavorato attivamente negli anni ’80 sia al cinema
che in televisione (Drive In, Striscia la Notizia, perfino un
programma con Moana Pozzi), abbandona l’attività
professionale e si ritira per motivi di salute in una casa di
riposo a Milano.
A
raggiungerlo nel capoluogo lombardo per un’ultima performance,
ci hanno pensato i due giovani filmakers Dario De Rosario
e Gianni De Mare, i quali hanno realizzato
un gradevole film amatoriale, “Jimmy e i suoi
Fenomeni”, che rende omaggio alla sua arte comica
ripercorrendo in maniera originale le tappe della sua carriera,
miscelando elementi biografici, fiction, filmati d’epoca
ed invenzioni comiche. Abbiamo incontrato i due autori per parlarci
sia del loro film che della figura di Jimmy il Fenomeno.
Innanzitutto,
per i pochi che non lo conoscessero, chi è Jimmy il Fenomeno
e perché dedicargli una pellicola-omaggio?
Dario:
Jimmy è, senza dubbio, l’attore più famoso
di Lucera, un paese in provincia di Foggia. Un caratterista
del cinema che, per storia personale e film interpretati, non
ha certamente eguali nel mondo. Attorno al personaggio sono
fiorite numerose leggende: dall’ubiquità ormai
definitivamente acclarata (lo videro contemporaneamente negli
studi della trasmissione “Drive In”, sul set de
“I Fichissimi” e in una discoteca di Rimini) fino
al grande quesito rimasto inevaso…ci fa o ci è?
Noi abbiamo avuto modo di studiarlo e devo dire che ha tempi
comici notevoli, degni della sua fama. E poi, in tutta sincerità,
era l’unico che potesse vestire i panni dello Scrondo.
“Jimmy
e i suoi Fenomeni” è un docu-film, ovvero un mediometraggio
a metà tra il documentaristico e la fiction, cosa racconta?
Gianni:
Racconta la vita e la carriera di un uomo straordinario, Jimmy
il Fenomeno, a suo modo un autentico genio. Un attore anomalo,
fuori da ogni schema, che ha inventato in un modo del tutto
naturale – ed è questa la cosa sublime - un tipo
di comicità unico nel suo genere. Per quel che ne so,
non credo sia possibile trovare, in tutta la storia del cinema,
un attore come lui. Capace di infilarsi in qualsiasi film come
fosse un film a parte. Avrebbe potuto lavorare con Ingmar Bergman,
così come ha lavorato con Nando Cicero, che la sua è
sempre la fulminea apparizione di un fenomeno, una specie di
evento. E’ come se il film che stiamo vedendo si interrompesse,
per non più di trenta quaranta secondi, per consentire
l’irruzione di un film nel film, ovvero il film di Jimmy
il Fenomeno. Suo e di nessun altro. Bruciante e soprattutto
inimitabile.
E’
incredibile la galleria di personaggi sopra le righe che compaiono
nel film, a cominciare dai protagonisti Nandino e Capello. Come
li avete trovati e convinti a recitare in una pellicola amatoriale?
Dario:
I ragazzi non sono così per caso. La maggior parte di
loro ha velleità artistiche…certo, abbiamo sudato
un po’ per farli resistere a quelli che, anche in un lavoro
amatoriale, sono tempi dilatati. Qualcuno, riferendosi alla
coppia protagonista, ci ha fatto notare che abbiamo creato due
mostri.
A distanza di un anno dalle riprese pare che non riescano a
pensare ad altro (Nando sta girando un nuovo corto e Capello
pensa ad un sequel!). Un grosso vantaggio, durante le riprese,
è stato quello di non dovergli chiedere la perdita della
coscienza di se stessi.
La
vostra opera presenta un inedito approccio narrativo, mescolando
biografia e fiction, con filmati d’epoca, gags, invenzioni
visive e diverse citazioni cinematografiche. Come mai? Avevate
in mente fin dall’inizio di concepirla in questo modo
oppure è stato un working in progress?
Dario:
L’idea di fondo era proprio quella di fare un “docu-fiction”
e comunque un lavoro anomalo. Siamo riusciti a tenere fede a
buona parte della sceneggiatura. Abbiamo lasciato spazio all’improvvisazione
dell’attore/cabarettista Gino Nardella che ci ha divertiti
molto. Avevamo intenzione di preparare diversamente la scena
con Jimmy, ma alcune esigenze ci hanno limitato.
Quanto
tempo è costato “Jimmy ed i suoi Fenomeni”
e quali sono state le difficoltà che avete incontrato
durante la sua realizzazione?
Gianni:
Da quando ho cominciato a occuparmi di cortometraggi ho potuto
riscontrare di persona la veridicità dell’affermazione
di Albert Einstein secondo la quale il tempo è relativo.
Nel caso poi di filmmakers indipendenti come noi, il tempo è
relativo a tutta quella serie di necessità che per forza
di cose devi trasformare in virtù. Le solite difficoltà:
penuria di mezzi, disponibilità e gestione delle risorse
umane etc. Ma queste sono difficoltà solo se viste dalla
logica dell’industria del cinema. Per chi, come noi, ha
la fortuna di essere fuori da questa catena di montaggio, tali
presunte difficoltà diventano addirittura fonte di poesia.
L’intera operazione “Jimmy e i suoi Fenomeni”
ha richiesto un anno e mezzo di lavoro. C’è poi
un’altra cosa: quando inizi a girare un film, in fondo,
non vorresti finirlo mai. Vorresti come averlo sempre solo per
te. Finire di montarlo, dargli una forma definitiva, metterlo
in circolazione, è un po’ come abbandonare una
creatura a lungo vagheggiata come un sogno, che all’improvviso,
diventa una realtà. Insomma: fare un film è anche
più bello quando ancora non esiste.
Il
film contiene un’enorme quantità di notizie e filmati
d’epoca, anche abbastanza rari. Come è avvenuta
la ricerca biografica e di materiale? Vi ha aiutato qualcuno?
Dario:
Con un po’ di ostinazione abbiamo scovato molte chicche
ma, ancora oggi, scopro nuove apparizioni di Jimmy in oscuri
film, fiction tv e filmati vari. Non ho trovato la foto che
ritrae Marcello Mastroianni con Jimmy (so che esiste…lancio
un appello!), avrei voluto utilizzarla. Purtroppo non siamo
riusciti ad avere delle foto di famiglia con Jimmy bambino.
Naturalmente, per noi molte cose sarebbero state più
complicate se non avessimo potuto utilizzare una delle più
grandi trovate dell’uomo, internet.
Che
reazioni ha suscitato la vostra opera, sia tra il pubblico normale
che tra i cittadini del paese di Jimmy?
Dario:
C’è qualcuno che cita le battute a memoria, alcune
sequenze girano sui telefonini, la diffusione tramite emule
è costante dal mese di agosto. Da varie parti d’Italia
abbiamo ricevuto commenti entusiastici. Però, dato che
la nostra non è un’agiografia e che in certi passaggi,
dietro alla farsa, abbiamo nascosto della sana ferocia, qualche
lucerino non ha gradito. Ma noi aborriamo la “valorizzazione
del territorio”!
Nel
finale compare a sorpresa Jimmy. Cosa ci potete raccontare dell’incontro
con lui?
Gianni:
Jimmy ha davvero un particolare carisma tutto suo. Immediatamente
gli vuoi bene, è impossibile resistergli. L’abbiamo
conosciuto in un momento della sua vita senz’altro difficile,
viste purtroppo le sue non brillanti condizioni di salute. Ma
posso garantire che è un uomo capace di trasmettere una
grande energia. Ci ha conquistati tutti con il suo innato senso
dell’umorismo, la sua indomita carica vitale, e devo aggiungere
anche la sua impeccabile professionalità. Abbiamo trascorso
una bellissima giornata in sua compagnia. Anche Jimmy ci ha
detto di essersi divertito molto con noi. Al momento dei saluti,
non volevamo più lasciarci. E’ stata una grande
emozione. Non ho mai provato un qualcosa di simile che andasse
al di là del semplice fatto di girare un film.
Come
è avvenuta la collaborazione con il regista indipendente
Jean Patrick Sablot, voce narrante del film?
Dario:
Con Patrick ci siamo conosciuti alla prima edizione di Cortelli,
rassegna di cortometraggi che si svolge a Sant'Agapito, organizzata
da me e presentata da Gianni...grazie a questo piccolo festival,
ormai giunto alla quarta edizione, abbiamo avuto la possibilità
di conoscere gente "del campo" e con Patrick il feeling
è stato istantaneo. Infatti ha curato anche la fotografia
di un nostro precedente corto ("Una confusione che succede
ogni giorno") e recentemente abbiamo collaborato per un
piccolo documentario sugli "sciamboli", canti popolari
tipici del Subappennino.
Come
sta avvenendo la promozione e la distribuzione della vostra
opera?
Dario:
Per la promozione di "Jimmy", fino ad ora ci siamo
limitati al passaparola, che a quanto pare sta dando ottimi
risultati. Il Fenomeno ha molti fans incalliti! Vedremo comunque
di proporlo a qualche festival e magari a tv private...
Voi
due siete registi, sceneggiatori ed anche attori. In che modo
lavorate insieme e quali sono i vostri prossimi progetti?
Gianni:
Siamo accomunati dalla follia di voler giocare con il cinema.
Quando lavoriamo insieme, le due follie, quella di Dario e la
mia, a seconda dei casi e dei momenti, trovano degli accordi,
oppure si danno battaglia. Ma l’obiettivo è sempre
uno solo: trasmettere emozioni. E poi – questo credo valga
per tutti – non siamo noi a dirigere i film: sono i film
che dirigono noi. Quanto ai prossimi progetti, ai due folli
di cui sopra, se ne aggiungeranno altri due, ovvero Berardo
La Porta da San Severo e Gaetano Accettulli da Foggia, per mettere
su un progetto cinematografico a “otto mani”. Dunque
si prevedono altri incontri-scontri di follie per dar vita a
un nuovo sconvolgente film, animati sempre da questa passione
per il cinema che proprio non vuol darci tregua.
Paolo
Pugliese
2006
| SCHEDA
FILM:
Titolo:
Jimmy e i suoi fenomeni
Genere: docu-fiction
Durata: 35 min.
Regia: Dario De Rosario e Gianni De Mare
Cast: Jimmy il Fenomeno (se stesso),
Danny Lemmo (se stesso), Gino Nardella (conduttore tv),
Capello e Nandino
Montaggio: Dario De Rosario
Sceneggiatura: Dario De Rosario, Gianni
De Mare e Valentino Follieri
Operatori: Dario De Rosario e Jean Patrick
Sablot
Voce narrante: Jean Patrick Sablot
Produzione: Caffarella (prod. indipendente)
Anno: 2006 |