Come
abbiamo più volte avuto occasione di dire, nel nostro piccolo,
tendiamo ad informare e parlare di cinema a 360 gradi ponendoci
con attenzione nei confronti sia di film che di autori piccoli o
grandi, affermati o sconosciuti. Per questo, quando abbiamo potuto,
il nostro spazio è stato messo a disposizione di registi
indipendenti o di nicchia che faticano in Italia a far conoscere
i propri film. Crediamo che il nostro cinema non sia poi così
“cotto”, visto che esiste una nuova generazioni di autori,
spesso indipendenti, che con coraggio, passione e volontà
realizzano e promuovono il proprio lavoro presentando idee e tecnologia
spesso all’avanguardia (se non innovative) rispetto al cinema
più tradizionale e mainstream (cioè quello che arriva
sul grande schermo); la sfida per rilanciare il nostro cinema da
parte dei produttori e distributori consiste -a nostro avviso- nello
scoprire e promuovere tanto nel nostro paese quanto all’estero
nuovi talenti esordienti o sconosciuti, rischiando ma al tempo stesso
aiutandoli a crescere ed affermarsi, auspicando così quel
ricambio generazionale di cui il nostro cinema ha fortemente bisogno.
Un augurio che va ai vari Lorenzo Bianchini e Giovanni Pianigiani,
già nostri “ospiti”, ai quali si aggiunge ora
Bruno di Marcello.
Bruno
di Marcello lavora da diverso tempo nel mondo del cinema,
è un collaboratore del nostro sito da più di un anno
e lo fa no-profit, solo per pura passione e spirito critico cinematografico;
dribblando qualsiasi possibilità di impichment, gli abbiamo
chiesto proprio noi un’intervista per conoscere meglio il
lavoro di un autore indipendente come lui, in occasione del nuovo
film che ha realizzato. Bruno ha infatti appena terminato di girare
un horror “vecchia maniera” orientato ed ispirato alle
atmosfere dei classici horror di serie B americani degli anni ’70,
stile “Venerdì 13” o “Halloween”,
diventati con il tempo dei classici. La sua opera, intitolata “The
Terrace”, è scandito da elementi narrativi
precisi e collaudati del genere “Teen Horror Movie”
e propone il gioco al massacro di un gruppo di ragazzi vittime di
un inesorabile e misterioso serial killer incappucciato e con il
viso celato da una maschera neutra. Autore indipendente e poliedrico,
Bruno di Marcello è al tempo stesso produttore, regista e
sceneggiatore con, nonostante sia poco più che trentenne,
un rilevante background e numerosi anni di gavetta. Laureatosi in
Storia e Critica del cinema alla facoltà di Lettere e Filosofia
dell’università La Sapienza di Roma (con una tesi intitolata
“Fellini tra fumetti e riviste umoristiche”), ha frequentato
vari corsi di sceneggiatura tenuti da professionisti come il regista
Mario Sesti ed il grande sceneggiatore Bernardino Zapponi. Nel suo
carnet anche diversi corsi di regia e di produzioni audiovisive,
cominciando poi a lavorare come assistente tecnico ed aiuto-regista
in vari documentari e piccoli film indipendenti come “Il Tuffo”
con Vincenzo Salemme, “Pugni nell’aria” e “Il
Manoscritto di Van Hecken”.
Ha
collaborato anche alla realizzazione di vari cortometraggi scrivendo
e dirigendone in seguito alcuni propri, come “Milla”
e “La Debuttante”. Da anni, al suo
lavoro, accompagna anche diverse collaborazioni come giornalista
pubblicista a vari giornali, radio ed emittenti private, collaborando
anche con la casa editrice “Italibri” come autore di
racconti per ragazzi.
Vincitore di alcuni premi e riconoscimenti a vari festival del cinema
come quelli di Salerno, Napoli e Fabriano, nel 2004 Di Marcello
fa il grande passo e fonda la sua piccola ditta di produzioni audiovisive:
la “Gothic Produzioni”, specializzata nella realizzazione
di film low budget per il mercato internazionale. Tra i suoi molti
lavori figurano i documentari “Zapp: uno sceneggiatore
italiano si racconta” dedicato al suo maestro Zapponi
e poi “Pietro Pinna: la mia obiezione di coscienza”.
Ha diretto inoltre già due film: “Promessa
di Matrimonio” e “Nel Giorno dei Morti/I
Delitti della Processione”, mentre “The Terrace”
è il suo terzo lungometraggio. Infine, ha recentemente collaborato
insieme ai suoi due colleghi Bianchini e Pianigiani con l’attore-produttore
indipendente Joseph Zaso e la sua Cinema Images Production per il
film horror ad episodi “Red Midnight”,
uscito recentemente in dvd negli Usa, e del quale Bruno di Marcello
ha diretto uno dei tre episodi.
Parlaci
del tuo film “The Terrace”. Cosa racconta?
Racconta
dell’assurdità del destino: dieci ragazzi tutti presi,
come è giusto che sia, dai progetti per il futuro e dai divertimenti,
trovano la loro assurda fine in una notte a causa di un folle. Ma
“The Terrace” è soprattutto un film di genere,
fatto per divertire gli appassionati, che vi troveranno tanta tensione
e la giusta dose di “gore”.
Nel
tuo film i protagonisti sono dei giovani ragazzi che vengono presi
di mira da un assassino mascherato: praticamente il tuo film è
uno “Slash Movie”, sul modello di classici come “Halloween”
e “Venerdì 13”. Perché questa scelta?
Non
sono mai stato un grandissimo appassionato di “Slash movies”,
anche se mi diverte vederli con gli amici e quindi alla fine ne
ho visti un bel pò. Mi piace molto l’horror, ma quello
gotico, d’atmosfera. “The Terrace” nasce dall’esigenza
di realizzare un prodotto adatto al mercato internazionale dell’home
video, e il “teen horror movie” è più
adatto del gotico ad un’impresa del genere. Allora ne ho approfittato
per fare un omaggio a quel cinema anni ’80 con il quale sono
cresciuto, e specialmente a John Carpenter, che è uno dei
miei miti di celluloide.
In
che modo e con quali scelte di regia hai impostato la narrazione
del film?
Il
film ha un prologo nel quale si presenta subito l’assassino
con la sua prima strage, in un convento. Il centro della narrazione
è la strage dei 10 ragazzi al parti in terrazza, infine partono
le indagini. In genere adotto uno stile di regia molto classico,
con luci naturalistiche, in questo caso mi pareva più adatto
uno stile più sciolto, “moderno”, con macchina
a mano, montaggio serrato, inquadrature espressionistiche e colori
accesi, anche al limite della verosimiglianza.
Dove
avete ambientato “The Terrace” e quanto sono durate
le riprese?
Il
film è stato girato quasi completamente a Roma, specie al
centro storico, sul Lungotevere, e in un paio di quartieri più
periferici a sud. Le riprese in totale sono durate 20 giorni.
Sono stato molto contento di riuscire finalmente ad ambientare nella
Capitale qualcosa diretta da me. Io sono di Caserta ma vivo a Roma
da 15 anni, è una città che amo molto, difatti non
ho mai capito se sono andato a Roma per fare il cinema o se ho fatto
il cinema per potermene andare a Roma…
Stavolta ho messo in rilievo le parti più note della città
con qualche periferia d’alto bordo. Però mi piacerebbe
fare una storia che mi frulla in mente da parecchio, nella quale
verrebbe fuori la parte meno nota ma anche più suggestiva
e misteriosa della città.
Parlaci
degli attori protagonisti del tuo film.
Li
ho cercati principalmente sui siti internet specializzati e tramite
conoscenze. Un po’ mi ha aiutato anche aver fatto per molti
anni l’aiuto regista e il casting director. Comunque è
stata forse la parte più lunga e complessa del lavoro: dovevo
trovare 10 buoni attori sui 25 anni, che non fossero ancora inglobati
nel sistema televisivo e fossero pronti a provare un’esperienza
produttiva diversa, per certi aspetti un po’ “pirata”,
e che per giunta parlassero un inglese comprensibile! Non è
certo cosa di tutti i giorni.
Quali
difficoltà avete incontrato durante la realizzazione?
Devo
dire, molto meno di quanto temessi, dato che parliamo comunque di
un prodotto low budget. Magari ho stentato un po’ a trovare
dei bravi attori giovani che sapessero anche recitare in inglese
in maniera convincente, ma poi tutto ha funzionato, si è
creata una bella alchimia tra tutta la troupe sul set, e non è
scontato che sia così. Per il resto è bastato un accuratissimo
lavoro di preparazione.
Come
intendi promuovere il tuo film?
Il
mio film è pensato direttamente per l’home video e
alla promozione ci penseranno i compratori, specialmente stranieri.
Io di mio ci metterò la partecipazione a tutti i possibili
Festival specializzati, a cominciare dal “Fantafestival”
di Roma e passando per il “Pesahorror Fest”, il “Joe
D’Amato Film Festival” e chi più ne ha…
Infine c’è Internet, che è un enorme mezzo di
promozione e sempre più spesso anche di vendita diretta.
Quali
sono, per un autore indipendente, le possibilità di far conoscere
il proprio lavoro in Italia?
Festival
ce ne sono più che in abbondanza, e per i prodotti più
piccoli e di nicchia, specie non di genere, il giro di Festival
si tramuta alla fine nella vera distribuzione per il film. Neanche
male, se ci pensi. Quando un piccolo film esce al cinema, le spese
sono enormi, le sale sono poche e la gente non va a vederli. Ai
Festival il pubblico è assicurato e se giochi bene le tue
carte il film diventa un piccolo caso, anche di critica, il che
ti aiuta a realizzare il secondo film per vie più ufficiali
e dare inizio magari ad una bella carriera.
Tu
hai addirittura fondato una tua casa di produzione, la Gothic Produzioni.
Come hai iniziato?
Ho
fatto per molti anni il “free lance” sui set, prima
come assistente alla regia, poi come aiuto. Pian piano ho poi toccato
tutti i vari ambiti, dall’organizzazione di produzione all’edizione.
Infine ho iniziato a fare cortometraggi e documentari miei e, quando
mi si è presentata l’occasione di racimolare una piccola
cifra per girare il mio primo film, ho smesso di fare il free lance
e ho messo su la mia ditta.
Sei
un giovane regista e produttore indipendente. Quali sono le difficoltà
che si presentano a lavorare nel mondo del cinema non essendo legati
a grossi produttori o distributori?
Quello
che s’impara rapidamente è che se vuoi sopravvivere
come indipendente devi trovare un tuo target preciso di riferimento.
A me sembra di averlo trovato, dopo lungo cercare, negli horror
“straight to video” e nei documentari storici per le
pay tv. Riuscendo in questa operazione, che ti da’ una base
economica solida, puoi anche permetterti di cercare strade per crescere
o comunque per produrre qualcosa di un po’ diverso e interessante.
Hai
collaborato con altri registi indipendenti come Lorenzo Bianchini
e l’americano Joe Zaso. Come è avvenuto l’incontro
e cosa ti ha lasciato la collaborazione con loro?
Bianchini
me lo ha presentato il mio amico Giovanni Pianigiani (regista di
un episodio di “Red Midnight” e di “Night’s
vampires” ndr), fa parte della banda dei friulani. Mi colpisce
sempre la sua estrema modestia, a fronte di un talento unico. Joe
è un personaggio mitico e sono contento che in questo mestiere
esistano ancora tipi come lui. È un estimatore di Lucio Fulci,
di Argento e di tutto ciò che è cinema di genere italiano
anni ’70. Difatti anche il nuovo film che stiamo preparando
per lui da girarsi a gennaio, a Firenze, è un giallo e lo
stile sarà un omaggio a Fulci. Di bello ha di sicuro il modo
americano di vedere la produzione, ti chiama e ti dice: mi serve
una storia del genere, mi piace, ci mettiamo questi attori, la giriamo
il tale mese. Immediato, chiaro, come i produttori (anche italiani)
di una volta.
In
che misura per te la tecnologia digitale ha influito o alterato
il modo di fare cinema?
Lo
ha sicuramente reso più leggero e sciolto. E credo sia importante
specie per chi deve esordire, essendo venuti a mancare anche i finanziamenti
pubblici. I primi tempi, specie nei festival di corti, inorridivo
perché ogni ragazzino che si poteva permettere la peggiore
delle telecamere digitali faceva il filmino familiare e lo spacciava
per un film. Ora il cinema ufficiale ha sdoganato la nuova tecnologia
a pieno titolo e la qualità generale anche dei dilettanti
si è alzata di molto. Credo che alla fine sia stata una grande
invenzione. E poi, specie per chi fa film di genere, realizzare
gli effetti speciali con il digitale è molto più semplice,
immediato e meno costoso.
Sia
come addetto ai lavori che come normale spettatore, come vedi l’attuale
situazione cinematografica del nostro paese?
L’Italia
si sta svegliando da un sonno durato 20/25 anni. Il Fondo Unico
per lo Spettacolo, che lo si voglia o no, è di fatto solo
un ricordo, e allora tutti si sono messi a produrre in digitale
a basso costo. Laddove per tutti intendo anche quelli che mi guardavano
dall’alto in basso quando io ho iniziato a farlo in tempi
non sospetti… In generale comunque, al di là delle
nuove tecnologie che cambiano di continuo il mercato non solo italiano
e alle quali bisogna adeguarsi, vedo che tecnicamente il nostro
prodotto si va ri-allineando al livello che la Francia, la Spagna
e l’Inghilterra hanno da sempre, si ricomincia a parlare di
cinema medio e di genere, si ricomincia a prendere in considerazione
il mercato estero, e credo che questo possa fare solo bene alla
nostra cinematografia.
Puntare
sull'horror per rilanciare il cinema italiano. E’ una proposta
avanzata durante una tavola rotonda presso la Casa del Cinema di
Roma, alla luce di recenti considerazioni sulla vendibilità
e sul successo del genere, sia sul mercato italiano che internazionale.
Cosa ne pensi di questa proposta e quali sono per te le potenzialità
dell'horror in Italia?
Puntare
sull’horror per rilanciare una intera cinematografia mi sembra
una bufala meravigliosa. Posso capire che si debba reinvestire sul
film di genere per crearsi di nuovo un mercato internazionale e
quindi un’industria seria. Poi il genere bisogna saperlo fare,
sia di scrittura che di regia, di recitazione, di produzione ecc.
mentre oggi in Italia tutti sono autori, anche quando cercano la
via del genere, il sano artigianato è sparito. Peccato che
i fans dei film di genere snobbino il prodotto di questi sedicenti
autori…
Ci
sono altri progetti nel tuo futuro professionale?
In
questo mestiere se non hai almeno sempre 10 nuovi progetti nel cassetto
sei già morto. Adesso ad esempio sto producendo un cortometraggio
di fantascienza girato a Napoli con Lucio Allocca per protagonista.
E’ diretto da Renato Lori, uno scenografo di fama che tenta
la strada della regia, e credo possa uscirne qualcosa di davvero
buono. C’è poi il progetto di un horror d’atmosfera
con Alfredo Arciero, regista e sceneggiatore televisivo che scrive
molto bene, in maniera molto “visiva” a differenza dello
sceneggiatore italiano medio. Cercheremo di produrlo il prossimo
autunno. Oltre poi a quelli anticipati, ho altri progetti che scoprirete
poco a poco, sennò dov’è il “thrilling”…?
Paolo
Pugliese
(2006)
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