I MAGNIFICI 7

Il western diventato leggenda

 

 

Specialista in duelli e sfide mortali del genere western, il regista John Sturges (“Sfida all’O.K. Corral”,”L’Assedio delle Sette Frecce”), con un’ardita ma geniale operazione, trapianta nel vecchio West il tema di onore, combattimenti e sacrificio de “I Sette Samurai” di Akira Kurosawa (regista di cui se ne ricorderà anche il nostro Sergio Leone per il suo “Per un Pugno di Dollari”, tratto dal suo “La Guardia del Corpo”), dirigendo nel 1960 quello che diventerà un classico del genere: I MAGNIFICI SETTE.

Il film racconta di un paese di contadini messicani tiranneggiato da una banda di crudeli banditi. Oppressi oltre ogni misura, i contadini decidono di “affittare” dei pistoleri professionisti per essere difesi. Il mercenario Chris è il primo ad accettare l’incarico e lui formerà la pattuglia dei sette del titolo, portandoli nel paese per un pugno di dollari fino alla battaglia finale dove pochi, dei sette, sopravvivranno.

Il copione del film è di ferro e la formazione del cast a dir poco perfetta: accanto ad un Yul Brinner al massimo della forma spiccano degli attori all’epoca sconosciuti ma destinati tutti ad un grande futuro professionale come Steve McQueen, Charles Bronson, James Coburn ed Eli Wallach.
La sceneggiatura, elaboratissima, oltre a contenere una certa lezione morale arricchisce la storia anche con una certa dose di humor, caratterizzato soprattutto nel felice assortimento dei protagonisti, i quali regalano durante il film momenti scolpiti nella memoria degli spettatori: l’imperturbabilità di Bronson sconfitta dal candore dei bambini del villaggio, le battute ciniche di McQueen, il duello con il pugnale di Cuburn, le schermaglie d’amore tra i giovani Horst Buchholz e Rosenda Monteros, la velocità di Robert Vaughn nell’uccidere le mosche…

Certo, Sturges non è Kurosawa ed in questo remake si affievolisce parecchio la sottile malinconia che rendeva più struggente la battaglia finale dei Samurai, ma il ritmo del western è esemplare, martellante come il bellissimo ed avvincente tema musicale scritto dal compositore Elmer Bernstein, candidato all’Oscar. Il film ha una costruzione degna di un meccanismo ad orologeria e procede per gradi (l’antefatto, la formazione della pattuglia, l’arrivo nel paese, l’addestramento, l’attesa ed infine la battaglia) con delle belle scene di azione, visivamente catartiche, nelle quali Sturges dimostra tutto il suo senso organizzativo dello spazio filmico e la sua strategia visiva.

Per l’epoca in cui uscì, I MAGNIFICI SETTE si pone come ideale punto di equilibrio tra il western classico e quello che da lì a poco sarà la sua radicale revisione (grazie a gente come Leone ma anche Sam Peckinpah), in più direzioni: sguardo disincantato sui miti di frontiera, incrudelimento dei caratteri e delle situazioni, perdita persino dei punti di riferimento morali fino ad allora presenti in ogni storia di frontiera. In particolare il film ha segnato, nella sua accattivante semplificazione commerciale delle complesse tematiche presenti ne “I Sette Samurai”, la nascita del western contemporaneo, un genere che non crede più alla verità storica dell’epopea gloriosa e pulita dei western anni’40 e ’50 ma contiene elementi germinali di un west duro e sporco, destinato ad esplodere nel celebre genere degli “Spaghetti Western” inventato da Sergio Leone, regista che si ispirò non poco alla pellicola di Sturges.

I MAGNIFICI SETTE ebbe un enorme successo di pubblico, generando ben tre sequel, via via sempre più mediocri: “Il Ritorno dei Magnifici Sette”(1966),”Le Pistole dei Magnifici Sette”(1969),”I Magnifici Sette cavalcano ancora”(1972). Degno di curiosità il fatto che Yul Brinner, verso la fine della sua carriera, regalò ai suoi fans una memorabile apparizione nel fantascientifico “Il Mondo dei Robot” (1973), dove reinterpretò ironicamente il personaggio di Chris sotto forma di un implacabile automa pistolero.

Marco Scaligeri 2004