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Giuseppe
Giusto è un attore e regista 43enne di teatro che, dopo
una lunga esperienza sul palcoscenico, ha iniziato un’attività
parallela di autore cinematografico e televisivo, realizzando
numerosi cortometraggi autoprodotti, alcuni dei quali (come “Cozze”)
hanno ottenuto diversi riconoscimenti. MANDORLE AMARE rappresenta
il suo primo mediometraggio, ovvero un piccolo film sperimentale
della durata di 48 minuti, ambientato e girato addirittura in
Giappone. Il film racconta, con toni in bilico tra commedia degli
equivoci, grottesco e Pulp Fiction, una storia corale inerente
un traffico internazionale di mandorle amare, manipolate geneticamente
in laboratorio, che producono sorprendenti effetti afrodisiaci.
Ma, soprattutto, MANDORLE AMARE rappresenta un’esperienza
cinematografica coraggiosa e fuori dagli schemi per ideazione
e realizzazione, quest’ultima avventurosa e con poche attrezzature
a disposizione. Un mediometraggio girato in digitale a costo zero
fra Milano e Tokyo che racconta un intreccio con sviluppi inaspettati,
arricchito dalle suggestive ambientazioni giapponesi e da personaggi
conosciuti sul luogo. Singolari e faticose anche le fasi di produzione:
la troupe, in tournée teatrale in Giappone, si metteva
al lavoro nei rari momenti di pausa dagli impegni teatrali.
Abbiamo incontrato Giuseppe Giusto, insieme all’autore della
colonna sonora del film Angelo Lo Sasso, per farci raccontare
tutto sulla sua avventura di MANDORLE AMARE.
Di
cosa parla in breve “Mandorle Amare”?
Il
mio film è un intreccio di storie di vari personaggi le
cui vite vengono pretestualmente stravolte dalla manipolazione
genetica, cioè da un caso di Ogm che irrompe nella vita
dei protagonisti cambiandone i destini e facendoli diventare da
vittime carnefici e viceversa. Io poi adoro Amodovar e come lui
adoro mischiare le carte, far scoprire cose che in realtà
non sono come vengono presentate. Il mio esercizio stilistico
più grosso è far cambiare la vita dei personaggi
e farne incrociare le rispettive esistenze.
Nel film le protagoniste indirette sono
appunto queste Mandorle Amare che, geneticamente modificate, hanno
un grosso potere afrodisiaco. La tematica che volevi esporre in
questo film è pro o contro la diffusione degli Ogm?
La
tematica è assolutamente provocatoria e la mia posizione
è contro gli Ogm; non volevo comunque fare una cosa contro
gli Ogm di per sé, nel senso che mi interessava mettere
in evidenza la criminalizzazione che si fa a volte di un caso,
di quando si prenda un elemento come capro espiatorio per rovinare
la vita di una persona. Inutile dare l’autorizzazione di
produrre Ogm e poi varare una legge contro essa come è
successo, giustamente. Leggendo il giornale mi è venuta
l’idea della storia di “Mandorle Amare”, ma
gli Ogm sono solo un pretesto per essa: io sono assolutamente
contrario all’Ogm ed il suo inserimento nel film era pretestuale.
Come è nato il film e
come mai è stato girato in parte a Tokyo?
Faccio
parte di una compagnia teatrale e nel 2003 siamo partiti per Tokyo
per una lunga tournée (durata circa un mese) portando in
scena, partendo dal teatro della Scala, “Macbeth”
ed “Otello”. L’occasione mi è sembrata
troppo ghiotta, avremmo potuto approfittare di location esotiche
e stravaganti praticamente a costo zero. Eravamo nei camerini
durante le prove e, siccome io realizzo cortometraggi, mi chiedevo
con gli altri attori “ma come, andiamo a Tokyo e non giriamo
niente?”. Ci siamo dati allora appuntamento dopo le prove:
per tre volte ci siamo visti prima di partire ed abbiamo buttato
giù alcune idee veramente assurde di lavorazione che poi
hanno preso corpo in “Mandorle Amare”. Le riunioni
per la costruzione della storia non sono state fatte con tutti
gli attori, ma Sergio Paladino (lo Zappasan del film) e con Tommaso
Rotella (L'investigatore Tommasini) sono stati i miei principali
cosceneggiator. Ripeto, noi abbiamo ipotizzato delle tracce da
seguire con delle cose che dovevano succedere e che poi abbiamo
sviluppato. In fase di riprese, arrivati a Tokyo, ho “rubato”
tutto, dall’aeroporto alle strade della città; addirittura
la polizia voleva sequestrami la cassetta perché non avevamo
il permesso di filmare. Le particolari location del Sol Levante
mi hanno poi offerto lo spunto per raccontare una storia, che
via via prendeva corpo da un soggetto solo in parte abbozzato.
Come è avvenuta e quanto è
durata la lavorazione del tuo mediometraggio?
Io,
tutte le notti prima di andare a dormire, mi facevo il mio piano
di lavorazione per il giorno dopo. Ad esempio, sapevo che il giorno
seguente avrei provato dalle 14,00 alle 19,00 e, in base all’orario
di prova e quindi di lavoro per la rappresentazione che avevo
in giornata, organizzavo le riprese. Quindi, se avevamo la mattina
libera giravamo delle scene di giorno, se avevamo invece la sera
libera giravamo esterni di notte.
Per quanto riguarda la durata, noi siamo stati a Tokyo 28 giorni
ed abbiamo girato ritagliandoci tutti i momenti liberi che avevamo.
Per dirtene una, io l’ultima scena l’ho girata alle
4,00 di notte ed alle 10,00 avevamo l’aereo per Milano.
E’ stata una cosa abbastanza “avventurosa”,
ma devo dire che siamo stati bravi a pianificare il lavoro di
volta in volta ed a riuscire a girare tutto quello che volevo
girare, anche roba in più, nel senso che molte cose sono
state poi tagliate in fase di montaggio. E’ stato un lavoro
che non ho fatto tutto da solo ed in questo senso sono stato aiutato
da tutti gli attori miei colleghi della compagnia. Il film è
stato realizzato con la collaborazione di tutti loro: per il modo
in cui giravamo, in genere per alcune cose mi affidavo a loro
(tipo camminate, sguardi e cose del genere) però se c’erano
dei testi preferivo scriverli io, prima di dormire oppure anche
in macchina, poi gli attori li adattavano...
Ci sono state particolari difficoltà
durante le riprese?
No,
non particolarmente. E’ evidente che con il fatto di girare
senza mezzi hai delle difficoltà. Avendo lavorato anche
in grosse produzioni (ad esempio con Edoardo Winspeare) dove ci
sono sempre tanti problemi tecnici da affrontare, posso dirti
che in una produzione se ci sono difficoltà si affrontano,
ma senza produzione le difficoltà si superano, cioè
si bypassano automaticamente facendo fronte –anche in fase
di montaggio- alla mancanza di mezzi e materiale aguzzando l’ingegno.
Per me è diventato anche uno stimolo girare in questo modo
perché ho dovuto creare una storia con pochi mezzi, ovvero
attori, l’ambiente, una telecamera senza cavalletto e basta.
Quindi è stato molto stimolante.
La colonna sonora di “Mandorle Amare” è molto
ricca e particolare: avete utilizzato brani musicali già
esistenti o è stato un lavoro ex-novo?
[risponde
Giuseppe Giusto] Le musiche del film sono firmate da
Angelo Lo Sasso, mio amico e collaboratore. Io gli ho chiesto
un Rock-Blues metropolitano e lui mi ha fatto il motivo portante
del film, con un’evoluzione sostanziale dell’dea che
avevo in mente prima e finendo per firmare anche alcuni effetti
sonori.
[risponde
Angelo Lo Sasso] E’ stato un lavoro totalmente
nuovo. Questa è anche la seconda colonna sonora che compongo
per un lavoro di Giuseppe e tutte e due le volte i pezzi composti
sono stati esclusivamente creati per i film. C’è
stato un bel pò di lavoro dietro a “Mandorle Amare”,
con diversi mesi sulle registrazioni poiché c’era
molto materiale visivo da coprire, però la cosa è
stata così bella con degli spunti iniziali e dei miglioramenti
progressivi e sono venuti fuori 5-6 brani con accenni blues proprio
su indicazioni del regista, ma anche arricchiti con un’
impostazione un pò “fusion”.
Quale è stato il tuo approccio da compositore con le immagini
del film?
[risponde
Angelo Lo Sasso] Béh, il mio approccio direi che
più o meno è sempre il solito nel comporre, nel
senso che ho chiaramente –come tutti- diversi riferimenti
musicali e culturali, però allo stesso tempo mi piace molto
confondere la situazione, mischiare molto le carte con cose nuove;
per dire, il tema di accompagnamento della scena ambientata nel
giardino giapponese l’ho realizzata insieme ad un mio amico
che suona il vibrafono e gli ho chiesto di improvvisare un pezzo
per 5-6 minuti su una scala, poi dopo ho cominciato ad arricchire
e cambiare il pezzo suonandoci sopra con altri strumenti, ad esempio
con il basso elettrico; è venuta quindi fuori un’idea
nata da un’altra cosa e questo mi è piaciuto molto.
Oltre a sperimentare e mischiare i pezzi per creare qualcosa di
nuovo, volta per volta mi indirizzavo con Giuseppe sul tipo di
approccio da usare per la scena da musicare. Ad esempio, per le
due scene parallele di sesso, una ironica ed umoristica mentre
l’altra estremamente estetizzante, che finiscono poi per
alternarsi, abbiamo lavorato molto sul contrasto musicale, in
maniera da essere quasi grottesco da un lato e maligno e sulfureo
dall’altro.
[Parla
anche Giusto] Ci
sono poi, per dovere di cronaca, alcune parti della colonna sonora
che sono state realizzate da Mauro Boccuni, un nostro amico e
collaboratore, che ha curato alcuni momenti di ambientazione.
[Riprende
Losasso] Poi c’è un un’ultima cosa
di cui siamo particolarmente fieri che è l’effetto
sonoro della sciabolata: nella scena delle armi, quando c’è
il telo che si alza scoprendo le pistole sotto, vedevamo in fase
di montaggio che si scopriva questo telo e non succedeva niente,
mancava cioè qualcosa per sottolineare questo passaggio
e così mi è venuta l’idea di inserire un rumore
come di spada di samurai che esce dalla custodia; ho provato diversi
rumori di metalli strisciati tra di loro, tipo ghisa con lamiera,
con una decina di esperimenti fino ad ottenere finalmente l’effetto
giusto.
Ritornando a Giuseppe Giusto, le scene
d’amore accennate da Losasso sono da un lato erotiche, ma
dall’altro estremamente farsesche e divertenti. Come sono
state concepite?
Siamo
stati un bel pò a girarle. All’inizio doveva essere
un solo piano sequenza poi abbiamo avuto l’idea del contrasto
tra tre situazioni diverse: una scena d’amore, appunto grottesca,
in cui la madre di famiglia mangia la mandorla amara e con il
detective privato ha una sorta di liberazione visto che, probabilmente,
il marito la trascurava e la lasciava insoddisfatta. L’altra
scena era frutto invece di una situazione più noir, più
bastarda, con due persone senza scrupoli ed in mezzo c’era
quest’uomo, il marito, solo e con questa pistola. Quindi,
queste tre situazioni dovevano essere fortemente contrastate:
per me poi la musica ha sempre un valore molto importante, quindi
era significativo differenziare questi momenti sia col sonoro
che, ovviamente, con il girato: infatti una scena è velocizzata
e l’altra è rallentata, una con l’audio e l’altra
muta, accompagnata solo dalla musica.
Oltre che nelle camere d’albergo,
ci sono altre scene in interni giapponesi. Dove le avete girate?
Sempre
nella stessa casa, ovvero l’abitazione di Ken. Ken è
un ragazzo giapponese che abbiamo conosciuto lì e di cui
mi sono innamorato subito: di lui ed anche della sua macchina
americana, una bellissima Mustang nera che si vede anche nel film.
Lui ci ha aiutato molto durante la realizzazione, sia prestandosi
come attore sia procurandoci praticamente tutto. Quando poi abbiamo
avuto bisogno di un’abitazione siamo andati quindi a casa
sua. Per dire altro, ad un certo punto avevamo bisogno di una
pistola per il film; abbiamo chiesto a lui ed abbiamo scoperto
che era un appassionato di armi ed a casa sua aveva questa collezione
di pistole che poi si vede nel film: la scena della vendita delle
armi, che per me è bellissima e che mi sono divertito molto
a girare, in un primo momento non c’era ed è nata
proprio così, sul posto, in un working in progress. La
scena l’abbiamo girata nella stanza del padre di Ken che
era l’ambiente più grande della casa, seppur piccolissimo,
perché i giapponesi hanno problemi di spazio e vivono in
ambienti molto ridotti. La scena di sesso, invece, l’abbiamo
girata nella stanza di Ken, che era grande la metà di quella
del padre: praticamente uno sgabuzzino dove c’era solo questo
letto con tutte le pistole di Ken ed un muro pieno di macchine
Ferrari; è stato anche difficile muoversi per girare la
scena...
Parlaci un pò di questo Ken.
Come vi siete conosciuti?
Ken
è un appassionato di opera lirica, quindi conosceva l’italiano.
L’incontro è nato grazie ad una ricerca fatta prima
di partire e, tramite amici via Internet, lo abbiamo contattato.
Lui sapeva che noi saremmo arrivati in Giappone in Settembre ma
non ci conoscevamo né avevamo mai parlato. Ci siamo dati
appuntamento il giorno dell’arrivo e lui ci è venuto
a prendere in aeroporto. L’incontro è nato così.
Parlando ora di te, quali sono stati
i tuoi inizi artistici?
Come
ho già accennato prima ho lavorato come aiuto–regista
di Winspeare per il film “Il Miracolo”. Ma io ho comunque
un background teatrale, sia di attore che di regista, avendo lavorato
per parecchi anni in teatro anche se, attualmente, sto tentando
di staccarmi lavorando come autore per cinema, televisione e video.
Ho realizzato una decina di cortometraggi, tutti autoprodotti,
ed un documentario girato insieme ad Angelo (Lo Sasso) con delle
riprese di una zona di litorale bellissima di Taranto, che è
anche la nostra città, fatte il 16 Agosto e con le quali
documentavamo la devastazione selvaggia delle nostre spiagge.
Poi ho girato un cortometraggio sul G8 di Genova, filmando mio
malgrado una testimonianza di una pagina nera del nostro paese.
Come è arrivata poi la collaborazione con Winspeare?
Grazie
a quelle classiche circostanze strane, magiche; io avevo appena
visto il suo primo film “Sangue Vivo” e mi era piaciuto
moltissimo, ero a casa mia ed un giorno mi squilla il telefono:
dall’altro capo c’era Edoardo Winspeare che aveva
visto “Cozze” (il mio primo cortometraggio girato
nella mia città ed in dialetto tarantino) e siccome doveva
girare il suo film “Il Miracolo” a Taranto voleva
qualcuno che lo aiutasse a fare il casting. Poi io ho spinto un
pò sull’acceleratore chiedendogli di fare anche l’aiuto
regista. Ho imparato molto sul set de “Il Miracolo”
perché naturalmente un discorso è fare delle cose
autoprodotte, in cui ti puoi permettere errori ed incompetenze,
mentre ben altro è una produzione dove sei pagato e quindi
d’altra parte devi controbilanciare il compenso con la professionalità
e soprattutto con la conoscenza di quello che fai. Per me la conoscenza
era indiretta, nel senso che non avevo un’esperienza di
scuola di cinema ma solo sul campo, avendo realizzato delle cose
autonomamente con un occhio alla flessibilità legata alle
tre pareti del teatro e dalle quali ero partito. Avere a che fare
invece con una grossa produzione mi è stato utile in termini
di professionalità e correzioni di ingenuità dettate
da inesperienza tecnica.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Ho
iniziato a lavorare allo sviluppo di un progetto, in cui c’è
anche Angelo, da girare sempre a Taranto. Non sappiamo ancora
bene, visto che siamo ancora agli inizi, se lo svilupperemo come
medio o lungometraggio. Quello che ti posso dire è che
sarà un docu-fiction, ovvero un progetto in parte documentario
ed in parte fiction, cioè una testimonianza legata alla
nostra terra, alla nostra città, a quelle cose importanti
e profonde riguardanti l’economia del territorio di cui
si stanno snaturando e perdendo i connotati e quindi miriamo a
mettere a fuoco questo processo. Poi ho appena finito di scrivere
un film di cui vorrei trovare una produzione con cui realizzarlo.
Riguardo a “Mandorle Amare”
come lo stai promuovendo e come pensi di distribuirlo?
Con
la povertà dei mezzi che ho, nel senso che non c’è
una produzione e quindi non c’è neanche una distribuzione,
mi sto affidando ai Festival, accarezzando anche l’idea
della vendita on-line del film, però al momento mi interessa
la visibilità, quindi Festival in tutto il modo. All’estero
siamo stati in Estonia ed andremo anche in America, certo con
grande difficoltà, visto che lavorando come libero professionista
non mi occupo a tempo pieno della promozione e devo ritagliarmi
quindi lo spazio per potermici dedicare. Poi, “Mandorle
Amare” ha una durata strana, inusuale, di 48 minuti.
Ma non hai pensato di ampliare questi
48 minuti con altro materiale, magari ex-novo girato a posteriori?
Io
ho girato altro materiale quando sono tornato dal Giappone, cioè
tutta la prima parte ambientata a Milano, ma poi l’ho ritagliata
perché rischiavo di allungare il brodo. La storia compiuta
è quella che si vede sullo schermo, allungarla significa
dare un altro ritmo al film rigirando le scene intorno e dando
una masticazione del tutto differente alla storia. All’inizio
infatti durava un’ora e dieci minuti ma ho preferito tagliare
molto perché per me è importante il pubblico ed
ho pensato soprattutto al ritmo della storia senza crogiolarmi
con le immagini che mi piacevano. Per un autore in effetti tagliare
e un pò come tagliarsi le mani però, alla fine,
è tutto il prodotto ne acquista.
Il cinema indipendente, con pochi mezzi
ma libero, può salvare quello mainstream ufficiale?
Secondo
me sono importanti le persone che fanno il cinema e non certo
il modo di farlo definito “indipendente” per povertà
di mezzi. I mezzi certo ci vogliono, quindi ben vengano le produzioni
ma non le logiche di produzione. Dobbiamo ben renderci conto che
un film deve avere un ritorno, cioè deve interessare il
pubblico e non può essere una mera elucubrazione dell’autore,
deve anche rapportarsi a chi lo vede, ma quando il cinema indipendente
arriva a sostituire le majors, allora non è più
indipendente. Diciamo che l’indipendenza non è nei
mezzi ma è nell’autore e ci sono dei registi che
riescono ad essere indipendenti (pensiamo ad un Almodovar e Kusturika)
anche se hanno dietro grosse produzioni. Essere indipendenti non
è legato quindi solo alla povertà dei mezzi in fase
di realizzazione ma è definito dalla libertà dell’autore
e dall’espressione di criteri personali ed artistici non
toccati da una previsione di futuri riscontri economici dei film
che fanno.
Paolo
Pugliese 2005
Nota:
questa intervista è stata resa possibile grazie alla gentile
collaborazione dello staff del cinema “Falso_Movimento”
di Foggia che ha organizzato una serie di incontri con
autori del cinema indipendente. Ringraziamo per la disponibilità
il proprietario Mauro Palma ed il suo collaboratore
Rino.
Per
ulteriori informazioni: http://www.falsomovimentoilcinema.it/eventi.htm
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