Intervista al regista Giovanni Pianigiani

 

 

Anni 43, triestino, Giovanni Pianigiani ha avuto un approccio al cinema da filmmaker: negli anni 80 ha comprato una cinepresa super8 e ha cominciato a fare film con amici sia a Bologna, dove studiava al Dams, sia a Trieste.
È uscito negli USA in home video il suo “Pilgrimage” episodio di “Red Midnight”.


Com’è nata la tua passione per il cinema?
Da ragazzino, grazie a don Mario, il mio parroco. Ho visto una serie di film distribuiti dalla San Paolo, tutti i possibili Godzilla (da lì il piacere di vedere mostri nei film) e i western all’italiana, in una sala dov’erano normali il lancio di pop-corn, le urla, e la mano del fratello del prete davanti al proiettore quando c’erano i baci. C’era “Daleks”, un film di fantascienza americano, così avvincente che tutti si zittivano in sala. Da allora mi è piaciuto il film di genere.


Il primo approccio all’horror?

“Catastrofe” del giapponese Muraki, visto 3 volte nella stessa giornata. Narrava della fine del mondo e nell’ultima scena c’erano 2 uomini nudi e macrocefali che si contendevano l’ultimo verme rimasto sulla terra dopo la catastrofe nucleare. Non ho dormito per una settimana. Mi piace in generale il cinema capace di inchiodare tutti alle poltrone sia facendo pensare (Fellini, Antonioni, Pasolini) sia spaventando. Un cinema forte e molto visivo. Quanto a questo Tarkovskij e Godzilla si equivalgono, per me.


A che tipo di cinema ti ispiravi per i tuoi primi esperimenti in super8?
I super8 con i quali ho iniziato erano strambi, con forti contenuti politici che definirei social/naif. I più belli secondo me sono i due fatti nell’ambiente Punk di Bologna, tra John Waters e l’estetica Punk. Molto ironici. E facendo il super8, dove ti occupavi di tutto dalla sonorizzazione alla fotografia, senza poter vedere subito quello che giravi, imparavi il mestiere del cinema dalla A alla Z. Poi la pellicola costava, quindi se non avevi molti soldi dovevi imparare in fretta.


Le prime esperienza professionali?

Dopo il Dams sono venuto a Roma e ho provato ad entrare nel cinema “normale” ma non riuscivo ad integrarmi, così ho iniziato con i documentari a Trieste, sulla comunità serba, i tatuaggi, i piercing... Nel frattempo a Roma scrivevo una sceneggiatura che ha vinto l’European Script fund. Stavamo per fare il film, erano già pronti i contratti, sennonché è uscito un altro film sullo stesso argomento, anche con qualche scena uguale (!), e il produttore si è dileguato. Così è iniziata la mia crisi monetaria e sono approdato al porno, come sceneggiatore e poi aiuto regista. Erano film ancora in 35mm e mi chiedevano una trama di mezz’ora molto articolata. Così ho imparato a scrivere sceneggiature! C’era tutto, inizio, svolgimento, finale, protagonisti, antagonisti ecc. Nonostante la necrofilia e la tristezza che sono alla base di cinema porno, era l’unico genere che si poteva fare, molti registi erano entusiasti e l’industria funzionava non sui finanziamento statali ma producendo con i ricavi dei film precedenti. Proprio uno di questi produttori di hard core, stufo del genere mi ha chiesto un horror, ed è nato “Nella notte- Night’s vampires” (co-diretto con Lorenzo Onorati ndr). Per me è stata la manna, perché all’università mi ero laureato con una tesi su Romero, e mi trovavo nella condizione di poter fare horror con gente che non aveva paura dei prodotti estremi. La sfida poi era anche di fare un prodotto per il mercato internazionale con meno di 100.000 euro di budget.


Ma hai avuto anche altre esperienze di scrittura più “regolari”...

Si, contemporaneamente ho scritto quello che a me sembra più estremo del porno, e cioè dialoghi per la soap “Vivere”: quei personaggi lì sono i veri zombies, non quelli dei film dell’orrore! Gente catatonica che vive una vita ripetitiva di puntata in puntata senza mai uscire da quelle stanze...


Distributivamente com’è andata con il primo film?
“Nella notte” è stato venduto in Indonesia e poi si è fermato, nonostante sia stato preso da una grossa casa di distribuzione italiana. Hanno avuto molte offerte di acquisto ma chiedono un prezzo troppo alto per un film di un esordiente con attori sconosciuti. In ogni caso abbiamo fatto un nutrito giro di Festival, il che ha innescato un fitto dialogo su Internet tra i fans. In particolare siamo stati al Fantafestival di Roma e al “Rojo sangre” di Buenos Aires, uno dei Festival più estremi del mondo, dove è stato molto apprezzato.


Parliamo dell’ultima fatica, “Pilgrimage” (il pellegrinaggio), episodio III di “Red Midnight”.
Come spesso succede al cinema, è nato per puro caso. Tra i molti lavori mi era capitato di fare l’aiuto regista al tedesco Andreas Schnaas per l’horror “Demonium”, girato a Roma. Qui come attore c’era un vero gentleman, Joe Zaso, un raggio di luce in una lavorazione difficilissima. Siamo diventati amici. Qualche tempo dopo ci siamo risentiti e mi ha proposto di fare qualcosa assieme (lui produce e distribuisce negli USA), anche perché gli era moto piaciuto “Nella notte”. Mi ha convinto subito, anche perché con lui non c’è pericolo che il film resti fermo in distribuzione. Si trattava ancora di una sfida: fare un film a Roma, parlato mezzo in inglese e mezzo in italiano, valorizzando il fascino horror di Roma che da qualche anno nessuno mostra più al cinema.


Di cosa parla "Pilgrimage"?
Essendo a Roma, il film gira attorno alla religione, al satanismo ecc. Il bello è che, nonostante il controllo costante di Joe sulla sceneggiatura, ho potuto fare un film particolare con tematiche forti, con stile underground e un piccolo approccio politico che si ricollega tanto a “Nella notte” quanto a “Godzilla”, il più grande film contro l’era nucleare che sia mai stato fatto! Con pochissimi soldi il film sembra tecnicamente “main stream”, tanto che a volte mi domando dove vadano a finire i milioni di euro usati nei film “tradizionali”. Spesso basta l’ingegno e buoni professionisti entusiasti sia tra i tecnici che tra gli organizzatori. La mia produzione esecutiva con un budget risibile ha gestito 7 giorni di riprese con 15 location in giro per Roma senza perdersi per strada chili di luci, costumi ed effetti speciali.


Prospettive per il futuro?

Ho sospeso con i documentari, una grande fatica che adesso in Italia pagano poco, non c’è una cultura del documentario. Mi piacerebbe fare film normali, storie realistiche alla Ken Loach ma anche altre più surreali con uno stile vicino al cinema balcanico, tipico della terra da cui provengo. Sto scrivendo molto, mi hanno chiesto un altro soggetto horror e sto montando un corto girato nella mia Trieste, una storia psico/fantascientifica che s’intitola “Parabolika”. Intanto “Red midnight” è uscito in America il primo di novembre e si può acquistare anche in Italia attraverso Internet al sito di Cinema Image Production. Incrociamo le dita.

Bruno di Marcello 2005