FANTASCIENZA MADE IN ITALY

Intervista a Fabio Resinaro e Fabio Guaglione della Fast and Forward

 

 

Fabio Resinaro e Fabio Guaglione sono due giovani filmakers italiani: sceneggiatori, registi e produttori indipendenti che hanno fondato la loro piccola casa di produzione Fast & Forward, con la quale hanno realizzato spot pubblicitari, videoclip musicali ed alcuni cortometraggi distintisi per il fatto di appartenere al genere della Fantascienza ed essere corredati da effetti speciali digitali, cosa inusuale per il panorama cinematografico italiano. La loro opera più famosa è E:D:E:N, un cortometraggio di fantascienza ambientato in un’astronave che ha ottenuto molti premi: Miglior Corto Internazionale a Manchester, Premio per il contributo Artistico e la Miglior Regia all’Arcipelago Film Festival di Roma, Miglior corto al Cyborg Film Festival, Menzione speciale ai Nastri D’Argento.

 

Nel 2004 vi avevamo incontrato per parlare del progetto E:D:E:N, il primo cortometraggio italiano appartenente al genere di fantascienza “Space Opera” che avevate appena finito di realizzare. Come sono andate poi le cose?

Dopo un paio di anni è possibile trarre un primo bilancio: “E:D:E:N” ha fatto la sua strada nel mondo dei festival (sia in Italia ma anche in America e Francia) talvolta riscontrando riconoscimenti, talvolta scontrandosi con numerose difficoltà. Ad esempio, molti festival importanti l’hanno snobbato per la sua natura apparentemente più commerciale che “artistica”, mentre altri non l’hanno fatto vincere in quanto i membri della giuria erano convinti che avessimo avuto a disposizione una cifra spropositata di soldi per realizzarlo. Inoltre, così come nella vita e nel lavoro, anche nel mondo dei festival è importante la rete di relazioni che si costruiscono con il tempo, i cosiddetti “contatti”, cosa che forse non siamo così bravi a coltivare. Per cui “E:D:E:N” è senz’altro conosciuto e apprezzato, ma forse non quanto dovrebbe essere.


Leggiamo tra le righe una punta di polemica.

A volte ci stupiamo di come solo certe riviste più “libere” e meno “politicizzate” ne abbiano parlato, mentre altre celebri testate dedicate al mondo del cinema non gli abbiano dedicato nemmeno una riga. In questo senso Internet è molto più libera e aperta alla promozione di un’opera realizzata da due illustri giovani sconosciuti piuttosto che da registi romani intrallazzati. L’impatto con il pubblico crediamo sia sempre stato positivo. La critica è invece stata contrastante, ma va benissimo così. Non diciamo certo che “E:D:E:N” sia perfetto, anzi, però prima di dare certi giudizi severi diciamo solo che bisognerebbe considerare in che tipo di panorama artistico e produttivo è stato realizzato e, soprattutto, con quali (poveri) mezzi. Nel complesso però ci ha sicuramente aiutato a aprire certe porte, conoscere certe persone e ad accedere a un livello di lavoro e ambizione che ci sarebbe stato precluso in assenza di un “biglietto da visita” come “E:D:E:N”. Poi, l’esperienza di realizzazione di questo corto ci ha fatto sicuramente crescere come registi e come produttori. Insomma, tutto molto positivo, con qualche rammarico.


Due anni fa avete dichiarato che E:D:E:N. era il preludio sperimentale di un progetto più ampio incentrato su un futuro, probabile, film della durata estesa di due ora e mezza. Avete avuto contatti con produttori e distributori italiani? Cosa ne è stato del progetto?

Abbiamo il vizio di voler fare le cose “per bene”, di pianificarle e realizzarle nella maniera più logica e fedele alla nostra visione artistica possibile. Quando abbiamo iniziato a sviluppare la storia del lungometraggio di “E:D:E:N” è diventato in breve chiaro che si sarebbe trattato di un kolossal di fantascienza della durata di tre ore. Un film costosissimo. Quindi, a questo punto della nostra carriera, infattibile. Nessuno ci darebbe in mano un budget del genere, ora, forse anche giustamente. E’ necessario un percorso di crescita, un percorso che abbiamo continuato a fare con “The Silver Rope” e che continueremo a fare con il nostro primo film, che con tutta probabilità sarà un low-budget. Il film di “E:D:E:N” resta per ora nel cassetto, nei nostri pc, nelle nostre menti. Ci costruiremo giorno per giorno la possibilità di poterlo realizzare un domani…e quel domani ne vedrete delle belle.


E:D:E:N ha comportato, sia per realizzazione che per effetti speciali, l’opera congiunta di varie equipes: Logic Image, Fast Forward ed Ascari, gruppi di giovani esperti informatici con laboratori di CGI ed SFX. Non c’è stato finora nulla di simile nel cinema italiano, sentite di aver avuto un impatto significativo?

Se abbiamo avuto un impatto significativo o no non lo sappiamo dire, anche se molte persone che ci scrivono ci dicono che abbiamo “smosso” qualcosa in loro, facendogli capire che le cose “si possono fare”. Sicuramente “E:D:E:N” ha generato un piccolo fenomeno underground. Al di là di noi, sicuramente l’evoluzione dei sistemi software e hardware casalinghi, insieme alla rivoluzione di ripresa ed editing digitale, ha contribuito a cambiare la concezione di filmaking dei giovani registi.


Lavorerete ancora insieme con gli altri gruppi di SFX e con gli attori protagonisti di E:D:E:N?

Con Logic Image e Ascari non crediamo lavoreremo ancora in futuro, in quanto alcuni rapporti sono stati conclusi in maniera poco piacevole. Siamo rimasti in contatto invece con gli attori: alcuni di loro hanno anche recitato in altri nostri lavori successivi. Fabrizio Vigano (il capitano Semyaza di E:d:e:n), ad esempio, è nel cast di “The Silver Rope”.


Parliamo ora del vostro nuovo cortometraggio di fantascienza, THE SILVER ROPE.

La sinossi diciamo "ufficiale" è che le vite, le emozioni, i misteri e i conflitti personali di alcune persone si intrecciano in un mondo per sempre cambiato da un’incredibile scoperta scientifica: la localizzazione dell’anima, la nascita di un’ingegneria dello spirito, la morte concettuale di Dio.
Da un punto di vista artistico, “The Silver Rope” è una storia corale, stratificata, strutturalmente complessa. Sono presenti diversi personaggi, le cui vite si intrecciano in modi a volte chiari a volte misteriosi o comunque non immediatamente cristallini. Il montaggio, in accordo con la complessità delle vicende, tende a ricreare l’ambivalente meccanismo causalità/casualità che è proprio della vita stessa, tramite continui salti temporali. Inoltre è il risultato della fusione e della reciproca contaminazione di diversi generi narrativi. E’ un film drammatico, fantascientifico, poliziesco, filosofico. Arrivare quindi ad una stesura soddisfacente della sceneggiatura non è stato affatto semplice, così come non è stato semplice finalizzare il montaggio. Continuavamo a chiederci “funzionerà? O è troppo ermetico?”, ma alla fine abbiamo scelto una linea di editing coerente e complementare alla narrazione.


SILVER ROPE è caratterizzato da un linguaggio più complesso ed elaborato rispetto a E:D:E:N. Volete spiegarci come?

“E:D:E:N” era in un certo senso la nostra “Killer Application.” Volevamo rendere chiaro la fantascienza fosse fattibile in Italia e con mezzi economici non spaventosi (a riguardo abbiamo anche realizzato un making of, ora online su www.edentheproject.com ). Quindi in un certo senso siamo andati, seppur con apprezzate variazioni sul tema, sul classico. Per la nostra opera successiva, abbiamo cercato di non rispettare uno schema preciso, di non lavorare in funzione delle aspettative. Abbiamo sostanzialmente “sciolto le briglie” e seguito quanto ci suggeriva il racconto stesso.
A livello produttivo è stata una vera e propria follia. TSR richiedeva molti attori protagonisti, molte comparse, molte scenografie, molti costumi, molti effetti speciali… Ancora una volta, il nostro budget non era sicuramente “comodo”, ma abbiamo cercato di ottenere il massimo dal minimo, puntando molto sullo storytelling e su una massiccia post-produzione. “The Silver Rope” è un vero e proprio mondo, in cui vi permettiamo di vivere per 30 minuti.


Che tecnologia e che effetti speciali avete usato per TSR?

TSR è stato girato in super16, è stato telecinemato in Interactive (una nota società di postproduzione Milanese, nonché società co-produttrice del progetto) ed interamente postprodotto da noi. Fabio Resinaro si è occupato della totalità degli effetti speciali visivi, con la sola esclusione della costruzione e animazione 3d di un elicottero futuristico costruito dal bravissimo Massimiliano Bova. I software sono stati semplicemente Maya, Combustion, After Effects, l’immortale Photoshop ed Edius. Per la parte tecnica audio ci siamo avvalsi dell’amichevole ausilio di Livio Magnini (ex chitarrista Bluvertigo e produttore di Giorgia) e della Mach2 nella persona di Luca De Sensi per il mix finale Audio. Tutto fatto in casa….pazzesco, eh? Noi lavoriamo ancora con le workstation nelle nostre mansarde. E prima che qualcuno, come al solito, possa dire “eh, ma chissà quanto costano…” possiamo assicurare che si tratta di normalissimi computer collegati tra di loro, con un paio di monitor. Punto.


Spieghiamo un attimo ai nostri lettori cos’è il Telecinema.

Il Telecinema è il processo che sostanzialmente permette di acquisire elettronicamente il girato dai rulli di pellicola, per poi calibrare le frequenze cromatiche di ogni scena. In realtà ha molte più funzioni, ma può essere riassunto così...

TSR è ancora inedito in quanto solo recentemente si sono sbloccate complesse situazioni dovute a problemi contrattuali. Cosa è successo?

E’ successo che i furbi sono sempre in giro, e in certe situazioni, pur di salvare (o realizzare) il tuo film, decidi di non ribellarti a meccanismi non perfettamente onesti. Quindi, uno dei produttori associati non volle firmare nessun tipo di contratto riguardante l’acquisizione di una quota dei diritti di sfruttamento commerciale sul film nonché la spartizione di spese e introiti (creando vuoti legali potenzialmente pericolosi per tutti). Un giorno questo produttore venne licenziato dalla società in cui lavorava. Lui scomparì nel nulla (cosa che spesso accade nel nostro bel paese) e la società, apparentemente all’oscuro di quanto successo, volle capire cosa gli sarebbe convenuto fare. Il problema era che il contratto con Sky era stato firmato da questo signore per conto di questa società, ma senza il contratto di cessione di diritti firmato da noi e lui, il contratto tra lui e Sky si sarebbe rivelato praticamente nullo. Quando vennero a conoscenza di questo i responsabili di Sky, basiti, ci dissero che non avrebbero potuto (per motivi burocratici interni) formulare un nuovo contratto direttamente con noi e che sarebbero quindi usciti dall’operazione. Allora abbiamo cercato, divincolandoci tra legali e pubbliche relazioni, di recuperare il rapporto con la tale società, al fine di firmare tra noi un contratto equo e vantaggioso per tutti i partecipanti all’operazione, convalidando così il contratto con Sky e regolando una volta per tutte gli accordi interni tra gli autori e i produttori associati di “The Silver Rope”. Non so se si è capito qualcosa…ma vi assicuriamo che è stato tutto molto complicato.


Come promuoverete THE SILVER ROPE?

Cercheremo di promuovere TSR in modo classico, facendogli compiere la “solita” trafila di festival, cercando di puntare manifestazioni più importanti rispetto a quelle che videro “E:d:e:n” protagonista, con articoli sul web e non, costruendo un sito-diario di produzione (www.thesilverrope.com), cercando di farlo mandare in onda anche su Sky.


MY FAVOURITE GAME invece è il vostro primo lungometraggio. A che genere appartiene e cosa racconta?

Stiamo lavorando a questo progetto da più di due anni. A oggi, non siamo ancora sicuri che sarà il nostro primo lungometraggio. Magari altri progetti collaterali in cui abbiamo le mani riusciranno a vedere prima la luce…
MFG è un Thriller/Horror con delle venature action. E’ la storia di un gruppo di persone che, messe a contatto con un pericolo mortale, dovranno fare i conti con la propria natura. L’Uomo Sociale contro l’Uomo Animale. MFG parla della violenza e del modo in cui andrebbe sublimata, anziché negata. Poi, si sa, non vogliamo svelare troppo…


Dove girerete il film?

Il film sarà ambientato in una foresta, quindi le riprese avverranno totalmente in esterni. Le location che abbiamo visto e che ci sono piaciute moltissimo sono in Piemonte: Parco della Trinità, Marmottone, Orridi di Uriezzo.


Quali sono state le influenze e le contaminazioni di genere per l’ideazione di MY FAVOURITE GAME?

Sicuramente MFG è figlio di un certo tipo di film anni ‘80, i cui punti di forza e tratti caratteristici abbiamo cercato di riattualizzare per i nostri anni. Prima fra tutte la figura della Nemesi, che diventa più amata degli stessi eroi. Chi ha visto il primo materiale promozionale o di work in progress (sul blog www.myfavouritegame.net) ha subito detto “Predator!”. Beh…no, o perlomeno non solo. MFG è figlio di tanti padri…che possiamo vedere in Predator, in Fight Club, in 28 Giorni Dopo, in La Casa, in The Village, in Non Aprite Quella Porta (l’originale, per carità)… Inoltre, in MFG anche se partiamo da una piccola storia intima, tendiamo a finire con l’avere una sceneggiatura che parla dell’apocalisse.


Frase impegnativa quest’ultima. Volete spiegarci in che senso?

Era riferita al nostro modo di lavorare in generale. Tendiamo ad ampliare le ambizioni visive e narrative di qualsiasi storia. Se partiamo con due ladruncoli che entrano in un vecchio bar dopo un furto di qualche mela, finiamo inevitabilmente a mettere in gioco il destino del mondo rivelando che i due ragazzini sono in realtà prescelti cosmici. Nel caso specifico di MFG, questo meccanismo è stato fatale. Tutto era infatti nato con un “prendiamo dieci attori, dieci pistole, andiamo in un bosco e facciamo un film.” Sembrava così facile, ma poi lavorando alla sceneggiatura e allo storyboard il film continuava a diventare sempre più grosso, sempre più grosso…


Da quanto tempo ci state lavorando e quali sono le difficoltà che state affrontando?

La prima volta che ne abbiamo parlato è stato nell’estate del 2004. Da lì abbiamo iniziato a scrivere un trattamento, poi la sceneggiatura. Una volta preparati alcuni artwork, abbiamo iniziato a cercare i soldi necessari per farlo. Il primo budget che pensammo fosse necessario, ricordo ancora, fu 30000 euro. Dopo quattro settimane eravamo passati a 400000. La cifra finale che presentammo ai produttori fu di circa 600000. Abbiamo firmato un contratto con una casa di produzione, e da lì è iniziata la lunga trafila dell’approvazione dello script, le relative (infinite modifiche), lo storyboarding, nuovi artworks, primi sopralluoghi, primi casting, mentre parallelamente si cercava un distributore e, soprattutto, il capitale. Alla fine del processo di storyboarding però il budget era aumentato vertiginosamente. La scelta del produttore è stata quella di non operare tagli nella sceneggiatura e di cercare di realizzare il film così com’era… Per cui tutto è ancora slittato di parecchio. A tutto questo, aggiungete le normali difficoltà che possono trovare due giovani registi italiani (senza curriculum, senza conoscenze o “strade preferenziali”) nel cercare soldi per la realizzazione di un thriller/horror “all’americana”. In questi giorni, stiamo ancora vivendo una situazione di burrasca contrattuale!


Come avverranno le riprese?

Gireremo il film con una nuova cinepresa digitale in alta definizione, le cui immagini sono favolose. Essendo digitali, permettono una maneggevolezza finalizzata alla post-produzione che fa proprio al caso nostro. Attenzione però, la combinazione “bosco+digitale” non deve far venire in mente Blair Witch Project…siamo fuori strada. Ormai il digitale, se trattato bene in post-produzione, è difficilmente distinguibile dalla pellicola a occhi profani, abbiamo già fatto i nostri test. L’idea, ancora una volta, sarebbe quella di gestire l’interezza della post-produzione magari passando definitivamente su piattaforme Mac, questa volta però ampliando notevolmente il team di lavoro in tutti i reparti. D’altronde stiamo parlando di un film e non di un corto. E poi lo facciamo per evitare che Fabio (Resinaro) passi mesi e mesi sulla poltrona nella fase di Post, prendendo 6 chili come successe con TSR….


Si è parlato addirittura di un contratto con una major distributiva ancor prima di girare il film, di una co-produzione con Regno Unito e Stati Uniti e di casting list contenenti nomi di attori che hanno recitato in film come Almost Famous, Terminator 3, Sin City o Final Destination. Ne vogliamo parlare?

Si è parlato di tante cose e noi stessi abbiamo parlato con tante persone, anche d’oltreoceano. Alcune esperienze sono state davvero strane e avvincenti, come il casting che abbiamo fatto a Londra. Ma qui il problema è che questo film bisogna farlo. Quindi noi siamo abbastanza pragmatici. Quando ci dicono “oh, c’è quella star che potremmo chiamare per…” io penso già “per questo film quella star vorrà soldi che non abbiamo, e deve far altri due film prima del nostro, per cui farebbe slittare tutto…”. Oltre al fatto che per MFG non abbiamo mai voluto e non vorremmo star. Il fatto che il film sia “salito di profilo” è sicuramente una cosa piacevole, ma vi assicuriamo che ha i suoi pro e i suoi contro.


In che modo l’esperienza dei lavori passati vi ha fatto crescere dal punto di vista tecnico ed artistico?

Sicuramente, la tipologia di lavori che abbiamo affrontato ci ha aiutato a comprendere i meccanismi dell’intero processo realizzativo, dalla creazione dell’idea alla finalizzazione della stampa su pellicola. E questo è già un primo grosso tesoro. Abbiamo imparato come ottenere certi risultati tecnici e artistici in base alle risorse a disposizione (dote primaria di un filmaker). Ora siamo sicuramente più consci delle possibilità del mezzo narrativo, del mezzo tecnologico. Ogni situazione problematica di fronte al quale ci siamo trovati ci ha permesso di apprendere una soluzione. Sicuramente non ci sono “regole”, ogni progetto è caratterizzato da una propria vita, e quindi da un proprio modo di lavorarci sopra.
Però possiamo dire che questi anni e queste esperienze ci hanno dato fiducia nelle nostre capacità, e danno sicurezza al team che lavora con noi, senza il quale non potremmo realizzare prodotti così ben confezionati.
Quest’anno inoltre abbiamo capito di esserci dedicati troppo ad un solo progetto, MFG, escludendo a priori tutti gli altri che avremo potuto portare avanti parallelamente. Da qualche mese infatti stiamo smuovendo nuovamente le cose, intanto che seguiamo il destino di “My Favorite Game”. Visti i tempi di concretizzazione cinematografica, non possiamo permetterci di avere meno di cinque progetti in ballo. Quindi continuiamo a scrivere, a proporre, a vedere che succede là fuori.


Quali sono adesso i vostri obiettivi per il futuro?

Il nostro obiettivo è sempre lo stesso: dare corpo alle storie che abbiamo in testa. Abbiamo cominciato anni fa con “Ti Chiamo io” (il nostro primo cortometraggio, distribuito da Medusa Home Entertainment), e stiamo proseguendo ora iniziando a promuovere “The Silver Rope” e occupandoci di MFG.
Continuiamo a realizzare spot e videoclip, comunque mezzi di espressione interessanti, e per il resto…beh, stiamo preparando altri progetti da proporre a potenziali finanziatori: dopo aver visto “E:d:e:n” e TSR ci ha contattato un canale satellitare interessato alla realizzazione di un telefilm. Abbiamo proposto quattro possibili idee per serial tv, e pare che due siano piaciute. Abbiamo iniziato proprio in questi giorni a parlarne, e pare che scriveremo uno o due episodi piloti. Ma le trattative sono ancora in una fase embrionale (e saranno molto lunghe e complesse)…per cui vi abbiamo già detto troppo! Ma se qualcosa si smuove…tranquilli che lo saprete.

Paolo Pugliese 2006