EASY RIDER è
sicuramente uno dei film più rappresentativi della controcultura
giovanile della fine degli anni ’60, un’opera prima
girata in economia e scritta, diretta ed interpretata dall’allora
sconosciuto attore e filmaker indipendente Dennis Hopper insieme
all’amico e “figlio d’arte” (del grande
Henry) Peter Fonda; un film che ottenne immediatamente un enorme
successo di critica e pubblico, con nominations all’Oscar
per sceneggiatura ed attore non protagonista (un giovane e già
straordinario Jack Nicholson) nonché il premio come miglior
opera prima al Festival del cinema di Cannes.
EASY RIDER è
un film che prende il suo celebre titolo da un tipo di motociclette
Harley Davidson “Chopper”, dalla fisionomia modificata
e caratterizzata dalle lunghe forcelle anteriori e gli alti
manubri: un mezzo popolare tra i Bikers e gli Hippies nonché
icona culturale giovanile dei difficili anni di transizione
dei ’60 e ’70, dove l’America registrava una
perdita di innocenza e fiducia sociale da parte delle nuove
generazioni.
Ed il film di Hopper ne diventa il documento più rappresentativo,
mettendo anche fine a un cinema tutto rose e fiori, ottimismo
e patriottismo con protagonisti giovani americani gonfi di speranze
e motti morali. Non ci sono più “spacconi”
(Paul Newman) o “selvaggi” (Marlon Brando) redenti
o gioventù bruciate (James Dean) con finali consolatori,
EASY RIDER propone due antieroi disincantati, anarchici e puri
nella loro voglia di libertà, discutibili nei loro mezzi
per ottenerla (spaccio e vendita di droga) e protagonisti di
un racconto “on the road” che rimanda ai miti del
vagabondaggio per le strade d’America narrato da autori
come Jack Kerouac (di cui il film è debitore).
Ma non solo,
perché il film mescola il tema classico del viaggio a
quello della cultura alternativa di quegli anni mettendo in
mostra, con rigore quasi documentaristico, riti e miti hippy,
uso e commercio di droghe pesanti, rock, amore libero, sogni
di pace e fratellanza che si scontrano con l’incomprensione
della gente “normale” la cui violenza è sempre
in agguato. Attraverso questo contrasto insanabile, si sottolinea
anche la crisi dei maggiori miti americani molto celebrati dal
cinema USA ovvero quelli di libertà, comprensione e spazio
per tutti.
I protagonisti del film, Billy e Wyatt (chiamato anche “Capitan
America”), sono due amici che nel 1968, con i proventi
della vendita di una partita di droga, attraversando le strade
dell’America per arrivare a New Orleans ed assistere al
carnevale locale. A bordo delle loro moto “Chopper”
inseguono lungo la strada un sogno di libertà, destinata
però ad infrangersi con una dura realtà e finendo
male. Entrambi, infatti, percorreranno un sentiero senza ritorno
accompagnati dall’ostilità della gente e facendo
numerosi incontri con alcuni coetanei, per la maggior parte
appartenenti alla comunità degli hippies, venendo arrestati
e poi, una volta liberi, scontrandosi con il razzismo degli
“onesti” cittadini di provincia, incapaci di comprendere
ciò che è diverso dal loro modo di vivere ma capaci
di inaudita violenza, tanto ingiustificata quanto moralmente
“giusta” ai loro occhi.
Alla fine, Wyatt e Billy andranno incontro alla morte per mano
di un camionista che li prenderà a fucilate, quasi con
indifferenza.
Tra figli dei
fiori, Vietnam e contadini bigotti, ecco che crolla il mito
della nuova frontiera americana.
EASY RIDER è il film che, in chiave di western post moderno,
racconta una storia di sogni ed innocenza infrante da parte
di un’intera generazione americana, divenendo ben presto
il manifesto della controcultura giovanile in aperta contrapposizione
contro il perbenismo e l’ipocrisia di una società
chiusa ed in preda a convenzioni sociali retrograde.
Ma il film concede ben poco della sua narrazione alla celebrazione
di quelle pratiche giovanili di libertà che fanno da
contrappunto al progressivo neo-pessimismo americano, preferendo
mantenersi su un registro narrativo di inquietudine e di angoscia,
con un racconto dal finale tragico ma disseminato per tutta
la sua durata da cupi presagi.
EASY RIDER,
con la sua sceneggiatura psichedelica, il bizzarro montaggio
ed il finale che rimanda agli assassini di Kennedy e Martin
Luther King, fu uno shock culturale per tutti, proponendo una
serie di luoghi inediti e non ancora comuni che segnò
l’immaginario di diverse generazioni, anche susseguenti.
Un film da vedere per ricordare, o scoprire, il viaggio di un’intera
generazione che sfidò il sistema e le convenzioni di
allora e che oggi quella sua voglia di libertà e quell’idealismo
sembrano essere stati soffocati da indifferenza, consumismo
e televisione.
Degne di note le sequenze degli allucinogeni, girate prima in
16 millimetri e poi “gonfiate” a 35 millimetri,
per ottenere quell’effetto di sfasamento sensoriale della
realtà. Eccezionale, infine, la colonna sonora, costituita
da brani rock di gente come Jimmy Hendrix, Bob Dylan, Jefferson
Airplane, Crosby Still & Nash, Robbie Robertson, The Byrds,
Steppenwolf, The Band ed altri ancora.
Titolo
Originale: EASY RIDER
Genere: Drammatico
Regia: Dennis Hopper
Cast: Dennis Hopper, Peter Fonda, Jack
Nicholson
Paese d’origine: USA - 1969
Durata:
94 minuti |
Marco
Scaligeri 2006