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Polvere e
Sangue |
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DUST, è
uno di quei film che valgono la pena di essere visti almeno una volta
nella vita e che purtroppo è passato piuttosto inosservato durante
la stagione cinematografica 2001-2002, naturalmente in un paese dove pellicole
tipo “Natale in India” rimangono in cartellone per un mese
di fila. Il regista è Milcho Manchewsky, alla sua seconda opera dopo il bellissimo PRIMA DELLA PIOGGIA, che con DUST (Polvere) continua la sua apologia sulla solitudine umana e sulla disgregazione degli animi e dei valori dell’uomo ad opera della guerra. Il risultato è, purtroppo, inferiore a quello della sua acclamatissima opera prima, tuttavia Manchewsky firma un lavoro molto particolare e personale: il dramma storico della guerra civile in Macedonia e della repressione feroce degli ebrei ad opera dei turchi, è raccontato sotto forma di uno spaghetti western psichedelico che a tratti ricorda il film di culto EL TOPO. La storia,
vissuta attraverso gli occhi di due fratelli in lotta tra di loro senza
speranza di perdono o riconciliazione a causa di una donna, è sfasata
tanto nello spazio (America e Macedonia) quanto nel tempo e procede parallelamente
in due linee temporali: i primi del ‘900 ed i giorni nostri. A parte
il finale un pò gigionesco dove passato e presente si fondono oniricamente
e dove l’autore strizza l’occhio al cinema di Sergio Leone
(con l’incredibile mattanza finale ad opera del protagonista che,
cercando riscatto dai suoi errori, vendica un villaggio distrutto UCCIDENDO
DA SOLO il piccolo esercito turco responsabile) il film ha una narrazione
poderosa, lenta, a tratti onirica, condita con uno spietato realismo da
far impallidire cineasti tipo Quentin Tarantino. Il protagonista
di DUST, nella scena del massacro finale, lo apostrofa interrogativamente
(“Tu che cosa ci fai qui?”) e poi senza aspettare risposta
gli spara. Gustosissima vendetta poetica del regista a riguardo di un
progetto naufragato miseramente. Paolo Pugliese 2004
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