SPECIALE

DISTRICT 9

 

Introduzione
La Trama
La Produzione
Le Origini del film
Scenografie & Locations
Alieni ed Effetti Speciali
I Realizzatori del Film

 

Introduzione

DISTRICT 9 è un film di fantascienza di nuova generazione che ha un incipit classico -l’arrivo degli alieni sulla terra- la cui trama viene però sviluppata con molto realismo e con una forte componente politica che funge da aperta metafora sia in merito alla mancanza di scrupoli delle varie multinazionali sia sul clima di razzismo ed intolleranza tra etnie diverse che si respira attualmente in tutto il mondo. La pellicola è prodotta da Peter Jackson, il regista della trilogia de Il Signore degli Anelli, tramite la sua compagnia cinematografica Wingnut Films, in associazione con la TriStar Pictures e la Block/Hanson. La regia è di Neill Blomkamp, autore anche della sceneggiatura insieme a Terri Tatchell.
Neill Blomkamp è un giovane regista assolutamente strabiliante”, sostiene il regista-produttore Peter Jackson, “Stavamo lavorando a una produzione tratta dal videogioco di Halo, ma non si è concretizzata. Tuttavia, ci è talmente piaciuto lavorare con Neill che quando ci ha proposto DISTRICT 9, abbiamo deciso che sarebbe stato divertente trasformare la sua idea in un film".

DISTRICT 9 è ambientato in un mondo alternativo”, dichiara Jackson. “Vent’anni fa, oltre un milione di rifugiati alieni è arrivato sulla Terra in una navicella spaziale a pezzi. Loro sono benevoli e soprattutto non ricevono nessun aiuto. Non riescono neanche a nutrirsi e non hanno voglia di fare nulla. Sono arrivati, tra tutti i posti possibili, a Johannesburg, e il governo non sa cosa fare con loro, quindi gli alieni finiscono in una comunità molto simile a Soweto. E per oltre 20 anni, gli umani hanno cercato di risolvere il problema alieno”. Torna su

 

La Trama

Più di vent’anni fa, gli alieni hanno preso contatto con la Terra. Gli umani si aspettavano un attacco ostile o dei progressi enormi in campo tecnologico, ma nulla di questo è avvenuto, perché gli alieni erano dei profughi scappati dal loro pianeta natale. Queste creature sono state collocate in una patria provvisoria in Sudafrica, una zona chiamata District 9, mentre le nazioni mondiali discutevano sul da farsi.
Ora, la pazienza nei confronti della situazione aliena è terminata. Il controllo sugli alieni è stato affidato in gestione alla Multi-National United (MNU), una società privata che non ha alcun interesse verso il benessere degli alieni. La MNU otterrà dei profitti immensi se riuscirà a far funzionare le potenti armi aliene, ma fino a questo momento ha fallito, perché l’attivazione delle armi richiede il DNA alieno.
La tensione tra gli alieni e gli umani raggiunge l’apice quando la MNU inizia a cacciare i non umani dal District 9, con gli agenti responsabili della MNU che devono trasferirli in un nuovo campo. Uno degli operativi sul campo della MNU, Wikus van der Merwe (Sharlto Copley), contrae un virus alieno che comincia a mutare il suo DNA. Wikus diventa rapidamente l’essere umano più ricercato nel mondo, così come quello più prezioso, essendo fondamentale per svelare i segreti della tecnologia aliena. Ostracizzato e senza amici, c’è soltanto un posto dove può nascondersi: il District 9. Torna su

 

La Produzione

Con DISTRICT 9, Blomkamp ha creato una pellicola coraggiosa dotata di una visione originale, sfruttando un metodo unico per raccontare la sua storia. Dopo essersi fatto le ossa come artista specializzato negli effetti visivi e regista di video musicali e pubblicità, esordisce con un lungometraggio ispirandosi ai classici film di fantascienza, così come alla Johannesburg della sua giovinezza (Blomkamp è infatti nato e cresciuto lì prima di trasferirsi in Canada). Il risultato è una pellicola all’avanguardia e dotata di uno stile nuovo ed eccitante.
Fin dall’inizio, Blomkamp desiderava che DISTRICT 9 facesse storia a sé, sicuramente influenzato dalle grandi pellicole di fantascienza del passato, ma unico per la sua visione e rivoluzionario nei metodi adottati per realizzarlo: la volontà era che il film sfidasse le convenzioni e superasse i confini tra stili cinematografici. “Sostanzialmente, il film passa dalla nostra storia, che ovviamente è una finzione, a uno stile ultrarealistico”, spiega il regista. Scene drammatiche, materiale che sembra vero, notiziari televisivi reali concessi dalla South African Broadcasting Corporation, tutto “fa parte della stessa storia”, prosegue il regista. “La pellicola a tratti sembra proprio un film, ma in altri momenti appare assolutamente reale”.
DISTRICT 9 infrange quindi le regole stilistiche di ripresa, cosa che alla fine porta il pubblico a chiedersi cosa sia reale e cosa sia immaginario. Lo storico amico di Blomkamp, il direttore della fotografia Trent Opaloch, condivideva la comprensione istintiva del regista del viaggio che aveva previsto per gli spettatori. “Trent è perfetto per questo tipo di situazione ultrarealistica e frenetica”, sostiene Blomkamp. “Non abbiamo passato molto tempo a dipingere un quadro meraviglioso, ma siamo andati lì e abbiamo colto delle sensazioni autentiche e primordiali”.

Blomkamp ha utilizzato tre componenti diverse per raccontare la sua storia.
Per prima cosa, ovviamente, c’erano le sequenze drammatiche legate alla vicenda di Wikus. Con ampio uso di macchina a mano e altre tecniche, Blomkamp e Opaloch hanno cercato di trovare delle immagini crude, brutali e autentiche. Per esempio, Opaloch ha montato decine di microcamere in ogni set per cogliere sia l’azione che il processo di riprese.
Il secondo aspetto sono le riprese mockumentary. I realizzatori hanno lavorato in maniera indipendente dall’unità principale, intervistando decine di persone, attori o persone comuni, per ottenere le risposte sincere desiderate rispetto alla situazione mostrata dalla pellicola.
Il terzo elemento è rappresentato dai veri filmati presi da South African Broadcasting Corporation, Reuters e altre agenzie di informazione. Si tratta soprattutto di notiziari d’archivio che sono stati utilizzati per approfondire il mondo che Blomkamp ha creato. “Molte pellicole fanno riferimento a filmati reali, come quando si vede un celebre giornalista televisivo o un frammento della CNN, quindi non sto facendo qualcosa di nuovo”, spiega Blomkamp. “L’unica differenza è che in questo film il procedimento viene adottato spesso”.

Blomkamp sostiene che la pellicola evochi il flusso di notizie in onda 24 ore su 24 che i canali via cavo, internet e le altre fonti di informazioni ci offrono ogni giorno. “Un tempo, c’era soltanto la storia offerta da un quotidiano. Ora, le immagini sono sempre presenti e noi ci siamo abituati”, rivela Blomkamp. Inoltre, il regista sostiene che l’avvento dei reality abbia ulteriormente confuso la divisione tra realtà e intrattenimento. Torna su

 

Le Origini del film

La nascita di DISTRICT 9 dipende da un corto mockumentary a basso budget chiamato Alive in Jo’burg che Blomkamp ha girato in una baraccopoli di Johannesburg alcuni anni fa. Nel corto, il regista presentava degli alieni di un’altra galassia che facevano parte del mix culturale di Johannesburg, una delle città africane più dinamiche.
Per quel prodotto, Blomkamp ha percorso le strade con una troupe, cercando di cogliere le reazioni della gente normale. In breve tempo, il regista ha scoperto che l’idea dei rifugiati intergalattici che arrivano alle porte della città riecheggiava il conflitto reale e la xenofobia diffusa tra gli abitanti di Johannesburg verso il flusso di immigrati illegali dalle nazioni confinanti. Le reazioni oneste che ha filmato hanno fornito una grande vitalità al cortometraggio, rendendo incerta la separazione tra finzione e realtà. Parlando del corto, Blomkamp ha detto “non era mia intenzione ingannare le persone che stavamo intervistando. Io cercavo soltanto di ottenere le risposte più reali e genuine possibili. In sostanza, non c’è una grande differenza, se non per il fatto che nel mio film abbiamo degli alieni intergalattici opposti a degli immigrati illegali”.

Visto che DISTRICT 9 è ambientato in Sudafrica, alcuni potrebbero pensare che il film sia una metafora dei tanti problemi che la nazione ha affrontato nel corso degli anni. I realizzatori sostengono che, nonostante sia impossibile separare la pellicola dalla sua ambientazione, non esiste una vera e propria metafora, almeno nelle intenzioni. “In Sudafrica, abbiamo dovuto affrontare dei problemi che generalmente nel mondo vengono nascosti sotto al tappeto”, sostiene Sharlto Copley, che interpreta il personaggio principale, Wikus.
Lavorando con alcuni ingredienti tematici e visivi presenti nel cortometraggio come base, Blomkamp e la sua socia-sceneggiatrice Terri Tatchell hanno ampliato il personaggio di Wikus, mentre hanno creato due personaggi alieni fondamentali, Christopher Johnson e suo figlio Little C.J. Gli sceneggiatori hanno infatti fornito agli alieni dei nomi umani, immaginando che i terrestri, accettando gli alieni sul nostro pianeta, si sarebbero comportati in questo modo. Per gli sceneggiatori, era importante che tutti i personaggi, in particolare gli alieni, fossero credibili e facilmente riconoscibili, insomma umani. Ispirandosi a persone che conoscevano, gli sceneggiatori hanno creato un insieme di protagonisti che sono un mix di persone differenti. Torna su

 

Scenografie & Locations

Viste le origini sudafricane del regista, era intenzione della produzione di girare DISTRICT 9 a Johannesburg, in Sudafrica. Mentre la storia avrebbe potuto facilmente essere realizzata in qualsiasi metropoli di una nazione in via di sviluppo, soltanto Johannesburg forniva questa sensazione africana unica che Blomkamp conosce bene e da cui è sempre stato ispirato. “Penso che sarebbe incredibilmente difficile replicare altrove quello che c’è a Johannesburg”, sostiene Blomkamp. “Ci sono talmente tanti dettagli visivi qui, come lo sporco, il filo spinato o l’erba. C’è veramente una grande ricchezza visiva. Perché il film funzionasse, ritenevo ci fosse bisogno di questo livello di realismo e di inquinamento”.
L’aumento della criminalità ha stravolto la città negli anni successivi alla partenza di Blomkamp per Vancouver, ma lui ha trovato interessanti questi cambiamenti e li ha inseriti nella sua storia. “E’ diventato una comunità con muri di protezione, filo spinato, recinti elettrici, telecamere a circuito chiuso e tante società di sicurezza private”, sostiene Blomkamp. “I cambiamenti avrebbero potuto rendere Johannesburg una città orribile, ma io invece li trovo visivamente stimolanti e li adoro”.

Per DISTRICT 9, Blomkamp ha dato vita a una visione dura, quasi apocalittica della città. Mentre manteneva gli autentici elementi sudafricani, ha anche creato una Johannesburg fittizia che risulta un luogo assolutamente grigio. Per ottenere questo risultato, i realizzatori hanno girato il film nei mesi secchi invernali. In estate, la zona è bella e verdeggiante, ma il film è stato girato d’inverno per dare alla città l’aspetto di un territorio urbano desolato, con fuochi, cenere ed inquinamento che punteggiavano l’orizzonte.
La location principale utilizzata nel film è quella di Tshiawelo, baraccopoli alla periferia di Soweto. Le persone vivevano nelle baracche da anni e le riprese stavano per cominciare, quando le autorità locali hanno deciso di trasferirle in residenze statali a venti chilometri di distanza, abbattendo così le baracche. La produzione ha acquistato quelle che sono rimaste, ha recintato la zona e ha creato un ambiente controllato in cui girare.
Per lo scenografo Philip Ivey, Tshiawelo e le baracche fornivano una solida base su cui lavorare. “Avevamo tutto, compresi la spazzatura e il ferro polveroso sulle nostre dita”, ricorda Ivey. “Quello che abbiamo fatto è stato comprare le baracche demolite e poi ricostruirle grazie a questo materiale. Questo ci ha risparmiato la ricerca del materiale, ha fornito un aspetto più autentico e ci ha permesso di non sprecare tempo”. Ivey ha anche deciso di coinvolgere come art director Emelia Weavind, che aveva già lavorato nella stessa zona come scenografa della pellicola vincitrice dell’Oscar Il suo nome è Tsotsi.

Le scenografie di Ivey per il film rappresentano un contrasto tra il mondo reale e banale degli esseri umani e quello fantascientifico, eccessivo ed esagerato dei non umani. “Questi due elementi sono spesso in contrapposizione nel film ed è proprio quello di cui tratta la pellicola”, sostiene Blomkamp. “Tutto quello che abbiamo costruito proviene da queste riflessioni”.
Tra il mondo ordinario degli umani e quello bizzarro dei non umani si colloca la tana di Obesandjo. Il personaggio è un re della malavita nigeriana, l’unico legame per i non umani con il contrabbando, ma non è assolutamente benevolo. La sua dimora ha uno stile unico, che rappresenta una moltitudine di diverse influenze africane. Qui Ivey e la Weavind hanno creato un set a diversi livelli che è affascinante ma anche spietato. “Questo spazio ha molti scopi”, spiega la Weavind. “E’ un bar, una macelleria e un negozio di parti di veicoli a motore, oltre che un luogo dove si pratica la medicina tradizionale e in cui un sangoma (un guaritore Zulu) pratica dei rituali. Lo abbiamo ideato e arredato in modo tale che in ogni parte ci sia qualcosa di interessante da vedere, dalle ossa animali ai barattoli con le creature morte, fino alle scatole di munizioni”.

A parte l’ambiente duro e polveroso di Soweto, Ivey ha costruito diversi set in studio. Ad esempio il Laboratorio segreto medico della MNU, che si trova all’interno del quartier generale dell’azienda. Quando una location ospedaliera è venuta meno, i realizzatori hanno deciso di costruire il laboratorio da zero. “Abbiamo preso un’architettura ingombrante e abbiamo fornito la sensazione di un seminterrato”, sostiene Ivey. “Desideravamo che fosse claustrofobico, come se si chiudesse intorno a Wikus. Doveva assolutamente essere un ambiente minaccioso. Abbiamo inserito delle luci fluorescenti per dare una sensazione fredda e sterile, mentre abbiamo dipinto di verde le pareti, che così non si intonavano bene con la carnagione di nessuno”.

Il Supervisore degli effetti sul set della WETA Joe Dunckley fa notare che, considerando che i non umani sono arrivati sulla Terra più di vent’anni prima dell’inizio del film, significa che la tecnologia aliena deve essere in circolazione da almeno altrettanto tempo. “Una delle sfide era quella di fornire una sensazione convincente a ogni cosa”, sostiene Dunckley. “Abbiamo utilizzato una combinazione di vapore di lacca e acqua, che provoca una reazione e fornisce una sensazione di ruggine e invecchiamento”. Torna su

 

Alieni ed Effetti Speciali

Uno degli aspetti più affascinanti di DISTRICT 9 per Blomkamp era l’opportunità di portare la sua visione della vita extraterrestre sullo schermo.
Nell’ideare gli alieni, Neill non ha preso la strada più semplice”, sostiene Terri Tatchell, la partner di sceneggiatura del regista. “Non sono affascinanti, carini e non ci inteneriscono. Abbiamo optato per un alieno spaventoso, duro e simile a un insetto guerriero, una sfida decisamente maggiore”.

Lo sviluppo di queste creature è stato un processo organico con degli spunti forniti da Blomkamp così come dagli ideatori alla WETA Workshop. “L’idea base era che loro avessero un esoscheletro da insetto unito a quello di un crostaceo”, sostiene il supervisore agli effetti sul set Joe Dunckley. “Loro posseggono delle giunture rigide ma delicate tra le parti con il guscio duro, simili a quelle dei gamberi o delle aragoste. L’intenzione è di farli apparire assolutamente disgustosi. Loro secernono una sorta di resina, così abbiamo utilizzato alcune sostanze appiccicose per fornire loro una certa lucentezza e un’immagine vitale”.
Gli alieni sono realizzati con un misto di effetti visivi e pratici per quanto riguarda i loro corpi, dotati di vite strette e di arti inferiori simili a quelli dei cani, che erano difficili da animare. “Il piccolo C.J. nel film sarà realizzato interamente con gli effetti visivi, ma noi abbiamo costruito un manichino realistico di silicone per i riferimenti degli effetti visivi”, spiega Dunckley.
Blomkamp ha deciso di utilizzare un mix di effetti visivi e protesi per creare gli alieni, semplicemente perché le protesi forniscono un buon punto di riferimento quando si gira, mentre tanti elementi (come i movimenti) vengono realizzati meglio con gli effetti visivi. “Queste creature hanno la vita estremamente stretta e sono molto difficili da realizzare concretamente”.

La forma più avanzata di armatura nell’arsenale alieno è l’exo-abito, una combinazione di tecnologia e tessuti organici che in effetti è un abito vivente, che si attacca agli alieni e che loro possono controllare dall’interno. “L’abito riconosce Wikus come un alieno e si insinua nel suo cervello”, rivela Blomkamp. “Così, anche se la parte esterna è fatta di metallo, gli invia uno stimolo doloroso quando le pallottole rimbalzano su di esso, per cui il dolore arriva direttamente al cervello”.

Per il coordinatore degli stunt Grant Hulley, l’exo-abito rappresentava un cambiamento nell’approccio verso gli stunt. Per la maggior parte del film, Hulley e la sua squadra hanno cercato di limitare la confusione. “Per esempio, se qualcuno veniva colpito da un mitra che spara, non lo facevamo volare attraverso un muro”, sostiene Hulley. “Quando parte l’attacco dell’exo-abito, scoppia l’inferno. Abbiamo costruito una rampa per l’exo-abito, visto che quest’ultimo sarebbe stato creato dalla squadra degli effetti visivi in postproduzione. Abbiamo corso per trecento metri e siamo saliti sulla rampa a circa 80km/h, che ha portato il veicolo a girare di 270 gradi in aria. A essere onesti, non avevo mai fatto girare un veicolo così grande prima d’ora, quindi non ero sicurissimo del risultato”. Hulley è stato felice di notare che lo stunt ha superato le aspettative dei realizzatori. Torna su

 

I Realizzatori del Film

NEILL BLOMKAMP (Regista/sceneggiatore) si è trasferito in Canada all’età di 18 anni, iniziando la sua carriera nel mondo del cinema e della televisione come tecnico degli effetti speciali, venendo in seguito candidato a un Emmy Award per i migliori effetti visivi all’età di 21 anni. Poco dopo, è passato alla regia, prima come realizzatore di video musicali e poi nelle pubblicità. Si è rapidamente fatto notare come un regista dal talento unico, fondendo efficacemente immagini generate al computer con il live action, mentre intanto inseriva elementi emozionanti, divertenti e di atmosfera.
Oltre ad aver diretto pubblicità costose per Nike, Citroen, Gatorade, Panasonic e Namco, Blomkamp ha anche realizzato tanti celebrati cortometraggi, tra cui quello finanziato dalla Wieden and Kennedy, Tempbot, che ha ottenuto il premio per il miglior film al No Spot Short Film Festival ed nfine ha diretto tre pubblicità live action per il videogioco della Microsoft Halo.

PETER JACKSON (Produttore) Nato in Nuova Zelanda il giorno di Halloween del 1961, ha iniziato a realizzare film fin dalla tenera età grazie alla cinepresa Super 8 dei suoi genitori. A 17, ha lasciato la scuola, ha acquistato una cinepresa 16mm e ha iniziato a girare un cortometraggio di fantascienza comico che in seguito è diventato una pellicola di 75 minuti chiamata Fuori di testa (Bad Taste).
Ha fatto la storia con la trilogia Il Signore degli Anelli (The Lord of the Rings), diventando il primo regista a dirigere contemporaneamente tre pellicole di major. La compagnia dell’anello (The Fellowship of the Ring), Le due torri (The Two Towers) e Il ritorno del Re (The Return of the King) sono stati candidati e hanno vinto tanti premi nel mondo, compresi 17 Academy Award, 12 British Academy of Film and Television Award e quattro Golden Globe.
E’ stato Il ritorno del re che ha regalato i riconoscimenti maggiori a Jackson, tra cui tre Academy Award (miglior sceneggiatura originale, miglior regia e miglior film), due Golden Globe (miglior regista e miglior film drammatico), tre BAFTA (miglior sceneggiatura non originale, miglior film e premio del pubblico), un Directors Guild Award, un Producers Guild Award e un New York Film Critics Circle Award.
Dopo la trilogia de Il Signore degli Anelli, nel 2005, Jackson ha diretto, scritto e prodotto King Kong per la Universal Pictures, una pellicola che ha incassato oltre 500 milioni di dollari nel mondo e ha vinto tre Oscar.
Jackson aveva ricevuto grandi consensi per la pellicola del 1994 Creature del cielo (Heavenly Creatures), che aveva ottenuto una candidatura agli Academy Award per la miglior sceneggiatura originale. Nella sua filmografia, troviamo anche Sospesi nel tempo (The Frighteners), con protagonista Michael J. Fox; la pellicola per adulti con protagonisti dei pupazzi Meet the Feebles; e Splatters, gli schizzacervelli (Braindead), che si è aggiudicata 16 premi internazionali di fantascienza, tra cui il Saturn. Inoltre, è stato coregista di Forgotten Silver, brillante mockumentary anch’esso passato nel circuito dei Festival. Attualmente è al lavoro sul film d'animazione Tin Tin.

CAROLYNNE CUNNINGHAM (Produttrice) ha collaborato per la prima volta con il regista Peter Jackson a Creature del cielo (Heavenly Creatures) come prima assistente alla regia. In seguito, hanno lavorato ancora alla notevole sfida rappresentata dalla trilogia vincitrice agli Academy Award Il Signore degli Anelli. Successivamente, la Cunningham ha ritrovato Jackson per King Kong con il ruolo di produttrice, mentre ha comunque conservato il suo impiego come prima assistente alla regia.
In questa funzione, è stata impegnata anche in Peter Pan, Swimming Upstream, Nella sua pelle (Dating the Enemy), Shine, Tutto ciò che siamo (The Sum of Us), Flynn e tante altre pellicole, miniserie e film per la televisione.

TRENT OPALOCH (Direttore della fotografia) ha iniziato la sua carriera come direttore della fotografia girando cortometraggi e oltre cento video musicali. I suoi premiati lavori comprendono il prodotto della Weiden & Kennedy Tempbot (miglior film al No Spot Short Film Festival) per il regista Neill Blomkamp e il premiato Terminus di Trevor Cawood.
Nel campo delle pubblicità, è stato impegnato con Adidas, Bungie, Electronic Arts, Gatorade, Microsoft, Lucasfilm, Panasonic e la campagna di 13 spot per la Visa legata ai Giochi Olimpici del 2008.
Recentemente, ha lavorato a pubblicità per The Clone Wars di George Lucas ed il trailer Halo – Combat di Neill Blomkamp, che si è aggiudicato il Grand Prix Award al Festival di Cannes del 2008. Ha terminato l’impegno nella sua prima pellicola, l’horror a basso budget Darklands, prima di iniziare District 9.

PHILIP IVEY (Scenografie) lavora nell’industria del cinema da 18 anni. Ha iniziato la sua carriera nel reparto artistico come assistente in Crush di Alison McLean e in The Footstep Man di Leon Narbey. Si è fatto strada nel suo campo per diventare un art director in tante pellicole locali e internazionali. Come art director, ha lavorato alla trilogia de Il Signore degli Anelli, Laundry Warrior, In My Father’s Den (vincitore del premio della critica internazionale al Toronto Film Festival del 2004), The Legend of Zorro, Boogeyman - L'uomo nero (Boogeyman), così come a oltre 100 episodi della serie televisiva Xena principessa guerriera (Xena: Warrior Princess).
Recentemente, è stato responsabile delle scenografie per il film punk di vampiri di Glenn Standring, Perfect Creature, No. 2 (vincitore del premio del pubblico al Sundance Film Festival del 2006) di Toa Fraser e Out of the Blue di Robert Sarkies.
Si è aggiudicato per due volte il premio della Art Directors Guild grazie al suo lavoro sulla trilogia de Il Signore degli Anelli.

JULIAN CLARKE (Montaggio) lavora come montatore fuori da Vancouver, Canada, da oltre sette anni. Ha collaborato a diverse pellicole per il regista Carl Bessai, tra cui Emile con protagonista Ian McKellen. Ha ricevuto un Leo Award per il suo lavoro in Unnatural & Accidental di Bessai ed è stato candidato a questo premio per diversi altri progetti. Recentemente, si è occupato di American Venus di Bruce Sweeney, interpretato da Rebecca De Mornay, e Control.Alt.Delete di Cameron Labine. Inoltre, ha collaborato a diversi documentari, tra cui il premiato lavoro di Gordon McLennan The Life and Times of Arthur Erickson.

DIANA CILLIERS (Costumi) ha ideato i costumi di oltre 150 pellicole, così come di tante pubblicità e prodotti televisivi. Ha lavorato ai premiati film sudafricani Fiela se Kind, Die Storie van Klara Viljee, Paljas e Promised Land, così come a diverse pellicole internazionali, tra cui The Deal, Bopha per la regia di Morgan Freeman, Boesman and Lena di John Berry, Red Dust di Tom Hooper, Proteus di John Greyson, Story of an African Farm, Il colore della libertà (Goodbye Bafana) del premiato realizzatore Bille August; nella sua filmografia figurano Disgrace, Krakatoa, To Be First, The Librarian 2: Ritorno alle miniere di Re Salomone (The Librarian) e The Bird Can’t Fly. La Cilliers è stata candidata a un Canadian Gemini Award per i migliori costumi grazie alla premiata serie televisiva canadese Human Cargo. Torna su

 

Cast

Titolo: District 9
Regia: Neill Blomkamp
Sceneggiatura: Neill Blomkamp e Terri Tatchell
Protagonisti: Sharlto Copey, David James, Jason Cope, Vanessa Haywood
Musiche: Clinton Shorter
Supervisore alle musiche: Michelle Belcher
Montaggio: Julian Clarke
Scenografie: Philip Ivey
Direttore della fotografia: Trent Opaloch
Produttori: Peter Jackson, Carolyne Cunningham, Wingnut Films
Co-produttore: Philippa Boyens
Associati di Produzione:TriStar Pictures, la Block/Hanson
Produttori Esecutivi: Bill Block Ken Kamins
Co-produttori esecutivi: Paul Hanson, Elliot Ferwerda
Distribuzione in Italia: Sony Pictures Releasing Italia
Durata: 112 minuti
Data di uscita: 25 settembre
Sito Web: district9.it
Vedi il Trailer

 

(Settembre 2009)