Introduzione
La Trama
La Produzione
Le Origini del film
Scenografie & Locations
Alieni ed Effetti Speciali
I Realizzatori del Film
Introduzione
DISTRICT
9 è un film di fantascienza di nuova generazione
che ha un incipit classico -l’arrivo degli alieni
sulla terra- la cui trama viene però sviluppata
con molto realismo e con una forte componente politica che funge
da aperta metafora sia in merito alla mancanza di scrupoli delle
varie multinazionali sia sul clima di razzismo ed intolleranza
tra etnie diverse che si respira attualmente in tutto il mondo.
La pellicola è prodotta da Peter Jackson, il regista
della trilogia de Il Signore degli Anelli, tramite
la sua compagnia cinematografica Wingnut Films, in associazione
con la TriStar Pictures e la Block/Hanson. La regia è
di Neill Blomkamp, autore anche della sceneggiatura insieme
a Terri Tatchell.
“Neill Blomkamp è un giovane regista assolutamente
strabiliante”, sostiene il regista-produttore Peter
Jackson, “Stavamo lavorando a una produzione tratta
dal videogioco di Halo, ma non si è concretizzata. Tuttavia,
ci è talmente piaciuto lavorare con Neill che quando
ci ha proposto DISTRICT 9, abbiamo deciso che sarebbe stato
divertente trasformare la sua idea in un film".
“DISTRICT 9 è ambientato in un mondo alternativo”,
dichiara Jackson. “Vent’anni fa, oltre un milione
di rifugiati alieni è arrivato sulla Terra in una navicella
spaziale a pezzi. Loro sono benevoli e soprattutto non ricevono
nessun aiuto. Non riescono neanche a nutrirsi e non hanno voglia
di fare nulla. Sono arrivati, tra tutti i posti possibili, a
Johannesburg, e il governo non sa cosa fare con loro, quindi
gli alieni finiscono in una comunità molto simile a Soweto.
E per oltre 20 anni, gli umani hanno cercato di risolvere il
problema alieno”. Torna su
La Trama
Più
di vent’anni fa, gli alieni hanno preso contatto con la
Terra. Gli umani si aspettavano un attacco ostile o dei progressi
enormi in campo tecnologico, ma nulla di questo è avvenuto,
perché gli alieni erano dei profughi scappati dal loro
pianeta natale. Queste creature sono state collocate in una
patria provvisoria in Sudafrica, una zona chiamata District
9, mentre le nazioni mondiali discutevano sul da farsi.
Ora, la pazienza nei confronti della situazione aliena è
terminata. Il controllo sugli alieni è stato affidato
in gestione alla Multi-National United (MNU), una società
privata che non ha alcun interesse verso il benessere degli
alieni. La MNU otterrà dei profitti immensi se riuscirà
a far funzionare le potenti armi aliene, ma fino a questo momento
ha fallito, perché l’attivazione delle armi richiede
il DNA alieno.
La tensione tra gli alieni e gli umani raggiunge l’apice
quando la MNU inizia a cacciare i non umani dal District 9,
con gli agenti responsabili della MNU che devono trasferirli
in un nuovo campo. Uno degli operativi sul campo della MNU,
Wikus van der Merwe (Sharlto Copley), contrae un virus alieno
che comincia a mutare il suo DNA. Wikus diventa rapidamente
l’essere umano più ricercato nel mondo, così
come quello più prezioso, essendo fondamentale per svelare
i segreti della tecnologia aliena. Ostracizzato e senza amici,
c’è soltanto un posto dove può nascondersi:
il District 9. Torna su
La Produzione
Con
DISTRICT 9, Blomkamp ha creato una pellicola coraggiosa dotata
di una visione originale, sfruttando un metodo unico per raccontare
la sua storia. Dopo essersi fatto le ossa come artista specializzato
negli effetti visivi e regista di video musicali e pubblicità,
esordisce con un lungometraggio ispirandosi ai classici film
di fantascienza, così come alla Johannesburg della sua
giovinezza (Blomkamp è infatti nato e cresciuto lì
prima di trasferirsi in Canada). Il risultato è
una pellicola all’avanguardia e dotata di uno stile nuovo
ed eccitante.
Fin dall’inizio, Blomkamp desiderava che DISTRICT 9 facesse
storia a sé, sicuramente influenzato dalle grandi pellicole
di fantascienza del passato, ma unico per la sua visione e rivoluzionario
nei metodi adottati per realizzarlo: la volontà era che
il film sfidasse le convenzioni e superasse i confini tra stili
cinematografici. “Sostanzialmente, il film passa dalla
nostra storia, che ovviamente è una finzione, a uno stile
ultrarealistico”, spiega il regista. Scene drammatiche,
materiale che sembra vero, notiziari televisivi reali concessi
dalla South African Broadcasting Corporation, tutto “fa
parte della stessa storia”, prosegue il regista. “La
pellicola a tratti sembra proprio un film, ma in altri momenti
appare assolutamente reale”.
DISTRICT 9 infrange quindi le regole stilistiche di ripresa,
cosa che alla fine porta il pubblico a chiedersi cosa sia reale
e cosa sia immaginario. Lo storico amico di Blomkamp, il direttore
della fotografia Trent Opaloch, condivideva la comprensione
istintiva del regista del viaggio che aveva previsto per gli
spettatori. “Trent è perfetto per questo tipo
di situazione ultrarealistica e frenetica”, sostiene
Blomkamp. “Non abbiamo passato molto tempo a dipingere
un quadro meraviglioso, ma siamo andati lì e abbiamo
colto delle sensazioni autentiche e primordiali”.
Blomkamp
ha utilizzato tre componenti diverse per raccontare la sua storia.
Per prima cosa, ovviamente, c’erano le sequenze drammatiche
legate alla vicenda di Wikus. Con ampio uso di macchina a mano
e altre tecniche, Blomkamp e Opaloch hanno cercato di trovare
delle immagini crude, brutali e autentiche. Per esempio, Opaloch
ha montato decine di microcamere in ogni set per cogliere sia
l’azione che il processo di riprese.
Il secondo aspetto sono le riprese mockumentary. I realizzatori
hanno lavorato in maniera indipendente dall’unità
principale, intervistando decine di persone, attori o persone
comuni, per ottenere le risposte sincere desiderate rispetto
alla situazione mostrata dalla pellicola.
Il terzo elemento è rappresentato dai veri filmati presi
da South African Broadcasting Corporation, Reuters e altre agenzie
di informazione. Si tratta soprattutto di notiziari d’archivio
che sono stati utilizzati per approfondire il mondo che Blomkamp
ha creato. “Molte pellicole fanno riferimento a filmati
reali, come quando si vede un celebre giornalista televisivo
o un frammento della CNN, quindi non sto facendo qualcosa di
nuovo”, spiega Blomkamp. “L’unica
differenza è che in questo film il procedimento viene
adottato spesso”.
Blomkamp
sostiene che la pellicola evochi il flusso di notizie in onda
24 ore su 24 che i canali via cavo, internet e le altre fonti
di informazioni ci offrono ogni giorno. “Un tempo,
c’era soltanto la storia offerta da un quotidiano. Ora,
le immagini sono sempre presenti e noi ci siamo abituati”,
rivela Blomkamp. Inoltre, il regista sostiene che l’avvento
dei reality abbia ulteriormente confuso la divisione tra realtà
e intrattenimento. Torna su
Le Origini del film
La
nascita di DISTRICT 9 dipende da un corto mockumentary a basso
budget chiamato Alive in Jo’burg che Blomkamp
ha girato in una baraccopoli di Johannesburg alcuni anni fa.
Nel corto, il regista presentava degli alieni di un’altra
galassia che facevano parte del mix culturale di Johannesburg,
una delle città africane più dinamiche.
Per quel prodotto, Blomkamp ha percorso le strade con una troupe,
cercando di cogliere le reazioni della gente normale. In breve
tempo, il regista ha scoperto che l’idea dei rifugiati
intergalattici che arrivano alle porte della città riecheggiava
il conflitto reale e la xenofobia diffusa tra gli abitanti di
Johannesburg verso il flusso di immigrati illegali dalle nazioni
confinanti. Le reazioni oneste che ha filmato hanno fornito
una grande vitalità al cortometraggio, rendendo incerta
la separazione tra finzione e realtà. Parlando del corto,
Blomkamp ha detto “non era mia intenzione ingannare
le persone che stavamo intervistando. Io cercavo soltanto di
ottenere le risposte più reali e genuine possibili. In
sostanza, non c’è una grande differenza, se non
per il fatto che nel mio film abbiamo degli alieni intergalattici
opposti a degli immigrati illegali”.
Visto
che DISTRICT 9 è ambientato in Sudafrica, alcuni potrebbero
pensare che il film sia una metafora dei tanti problemi che
la nazione ha affrontato nel corso degli anni. I realizzatori
sostengono che, nonostante sia impossibile separare la pellicola
dalla sua ambientazione, non esiste una vera e propria metafora,
almeno nelle intenzioni. “In Sudafrica, abbiamo dovuto
affrontare dei problemi che generalmente nel mondo vengono nascosti
sotto al tappeto”, sostiene Sharlto Copley, che interpreta
il personaggio principale, Wikus.
Lavorando con alcuni ingredienti tematici e visivi presenti
nel cortometraggio come base, Blomkamp e la sua socia-sceneggiatrice
Terri Tatchell hanno ampliato il personaggio di Wikus, mentre
hanno creato due personaggi alieni fondamentali, Christopher
Johnson e suo figlio Little C.J. Gli sceneggiatori hanno infatti
fornito agli alieni dei nomi umani, immaginando che i terrestri,
accettando gli alieni sul nostro pianeta, si sarebbero comportati
in questo modo. Per gli sceneggiatori, era importante che tutti
i personaggi, in particolare gli alieni, fossero credibili e
facilmente riconoscibili, insomma umani. Ispirandosi a persone
che conoscevano, gli sceneggiatori hanno creato un insieme di
protagonisti che sono un mix di persone differenti. Torna
su
Scenografie & Locations
Viste
le origini sudafricane del regista, era intenzione della produzione
di girare DISTRICT 9 a Johannesburg, in Sudafrica. Mentre la
storia avrebbe potuto facilmente essere realizzata in qualsiasi
metropoli di una nazione in via di sviluppo, soltanto Johannesburg
forniva questa sensazione africana unica che Blomkamp conosce
bene e da cui è sempre stato ispirato. “Penso
che sarebbe incredibilmente difficile replicare altrove quello
che c’è a Johannesburg”, sostiene Blomkamp.
“Ci sono talmente tanti dettagli visivi qui, come
lo sporco, il filo spinato o l’erba. C’è
veramente una grande ricchezza visiva. Perché il film
funzionasse, ritenevo ci fosse bisogno di questo livello di
realismo e di inquinamento”.
L’aumento della criminalità ha stravolto la città
negli anni successivi alla partenza di Blomkamp per Vancouver,
ma lui ha trovato interessanti questi cambiamenti e li ha inseriti
nella sua storia. “E’ diventato una comunità
con muri di protezione, filo spinato, recinti elettrici, telecamere
a circuito chiuso e tante società di sicurezza private”,
sostiene Blomkamp. “I cambiamenti avrebbero potuto
rendere Johannesburg una città orribile, ma io invece
li trovo visivamente stimolanti e li adoro”.
Per
DISTRICT 9, Blomkamp ha dato vita a una visione dura, quasi
apocalittica della città. Mentre manteneva gli autentici
elementi sudafricani, ha anche creato una Johannesburg fittizia
che risulta un luogo assolutamente grigio. Per ottenere questo
risultato, i realizzatori hanno girato il film nei mesi secchi
invernali. In estate, la zona è bella e verdeggiante,
ma il film è stato girato d’inverno per dare alla
città l’aspetto di un territorio urbano desolato,
con fuochi, cenere ed inquinamento che punteggiavano l’orizzonte.
La location principale utilizzata nel film è quella di
Tshiawelo, baraccopoli alla periferia di Soweto. Le persone
vivevano nelle baracche da anni e le riprese stavano per cominciare,
quando le autorità locali hanno deciso di trasferirle
in residenze statali a venti chilometri di distanza, abbattendo
così le baracche. La produzione ha acquistato quelle
che sono rimaste, ha recintato la zona e ha creato un ambiente
controllato in cui girare.
Per lo scenografo Philip Ivey, Tshiawelo e le baracche fornivano
una solida base su cui lavorare. “Avevamo tutto, compresi
la spazzatura e il ferro polveroso sulle nostre dita”,
ricorda Ivey. “Quello che abbiamo fatto è stato
comprare le baracche demolite e poi ricostruirle grazie a questo
materiale. Questo ci ha risparmiato la ricerca del materiale,
ha fornito un aspetto più autentico e ci ha permesso
di non sprecare tempo”. Ivey ha anche deciso di coinvolgere
come art director Emelia Weavind, che aveva già lavorato
nella stessa zona come scenografa della pellicola vincitrice
dell’Oscar Il suo nome è Tsotsi.
Le
scenografie di Ivey per il film rappresentano un contrasto tra
il mondo reale e banale degli esseri umani e quello fantascientifico,
eccessivo ed esagerato dei non umani. “Questi due
elementi sono spesso in contrapposizione nel film ed è
proprio quello di cui tratta la pellicola”, sostiene
Blomkamp. “Tutto quello che abbiamo costruito proviene
da queste riflessioni”.
Tra il mondo ordinario degli umani e quello bizzarro dei non
umani si colloca la tana di Obesandjo. Il personaggio è
un re della malavita nigeriana, l’unico legame per i non
umani con il contrabbando, ma non è assolutamente benevolo.
La sua dimora ha uno stile unico, che rappresenta una moltitudine
di diverse influenze africane. Qui Ivey e la Weavind hanno creato
un set a diversi livelli che è affascinante ma anche
spietato. “Questo spazio ha molti scopi”,
spiega la Weavind. “E’ un bar, una macelleria
e un negozio di parti di veicoli a motore, oltre che un luogo
dove si pratica la medicina tradizionale e in cui un sangoma
(un guaritore Zulu) pratica dei rituali. Lo abbiamo ideato e
arredato in modo tale che in ogni parte ci sia qualcosa di interessante
da vedere, dalle ossa animali ai barattoli con le creature morte,
fino alle scatole di munizioni”.
A
parte l’ambiente duro e polveroso di Soweto, Ivey ha costruito
diversi set in studio. Ad esempio il Laboratorio segreto medico
della MNU, che si trova all’interno del quartier generale
dell’azienda. Quando una location ospedaliera è
venuta meno, i realizzatori hanno deciso di costruire il laboratorio
da zero. “Abbiamo preso un’architettura ingombrante
e abbiamo fornito la sensazione di un seminterrato”, sostiene
Ivey. “Desideravamo che fosse claustrofobico, come
se si chiudesse intorno a Wikus. Doveva assolutamente essere
un ambiente minaccioso. Abbiamo inserito delle luci fluorescenti
per dare una sensazione fredda e sterile, mentre abbiamo dipinto
di verde le pareti, che così non si intonavano bene con
la carnagione di nessuno”.
Il
Supervisore degli effetti sul set della WETA Joe Dunckley fa
notare che, considerando che i non umani sono arrivati sulla
Terra più di vent’anni prima dell’inizio
del film, significa che la tecnologia aliena deve essere in
circolazione da almeno altrettanto tempo. “Una delle
sfide era quella di fornire una sensazione convincente a ogni
cosa”, sostiene Dunckley. “Abbiamo utilizzato
una combinazione di vapore di lacca e acqua, che provoca una
reazione e fornisce una sensazione di ruggine e invecchiamento”.
Torna su
Alieni ed Effetti Speciali
Uno
degli aspetti più affascinanti di DISTRICT 9 per Blomkamp
era l’opportunità di portare la sua visione della
vita extraterrestre sullo schermo.
“Nell’ideare gli alieni, Neill non ha preso
la strada più semplice”, sostiene Terri Tatchell,
la partner di sceneggiatura del regista. “Non sono
affascinanti, carini e non ci inteneriscono. Abbiamo optato
per un alieno spaventoso, duro e simile a un insetto guerriero,
una sfida decisamente maggiore”.
Lo
sviluppo di queste creature è stato un processo organico
con degli spunti forniti da Blomkamp così come dagli
ideatori alla WETA Workshop. “L’idea base era
che loro avessero un esoscheletro da insetto unito a quello
di un crostaceo”, sostiene il supervisore agli effetti
sul set Joe Dunckley. “Loro posseggono delle giunture
rigide ma delicate tra le parti con il guscio duro, simili a
quelle dei gamberi o delle aragoste. L’intenzione è
di farli apparire assolutamente disgustosi. Loro secernono una
sorta di resina, così abbiamo utilizzato alcune sostanze
appiccicose per fornire loro una certa lucentezza e un’immagine
vitale”.
Gli alieni sono realizzati con un misto di effetti visivi e
pratici per quanto riguarda i loro corpi, dotati di vite strette
e di arti inferiori simili a quelli dei cani, che erano difficili
da animare. “Il piccolo C.J. nel film sarà
realizzato interamente con gli effetti visivi, ma noi abbiamo
costruito un manichino realistico di silicone per i riferimenti
degli effetti visivi”, spiega Dunckley.
Blomkamp ha deciso di utilizzare un mix di effetti visivi e
protesi per creare gli alieni, semplicemente perché le
protesi forniscono un buon punto di riferimento quando si gira,
mentre tanti elementi (come i movimenti) vengono realizzati
meglio con gli effetti visivi. “Queste creature hanno
la vita estremamente stretta e sono molto difficili da realizzare
concretamente”.
La
forma più avanzata di armatura nell’arsenale alieno
è l’exo-abito, una combinazione di tecnologia
e tessuti organici che in effetti è un abito vivente,
che si attacca agli alieni e che loro possono controllare dall’interno.
“L’abito riconosce Wikus come un alieno e si
insinua nel suo cervello”, rivela Blomkamp. “Così,
anche se la parte esterna è fatta di metallo, gli invia
uno stimolo doloroso quando le pallottole rimbalzano su di esso,
per cui il dolore arriva direttamente al cervello”.
Per
il coordinatore degli stunt Grant Hulley, l’exo-abito
rappresentava un cambiamento nell’approccio verso gli
stunt. Per la maggior parte del film, Hulley e la sua squadra
hanno cercato di limitare la confusione. “Per esempio,
se qualcuno veniva colpito da un mitra che spara, non lo facevamo
volare attraverso un muro”, sostiene Hulley. “Quando
parte l’attacco dell’exo-abito, scoppia l’inferno.
Abbiamo costruito una rampa per l’exo-abito, visto che
quest’ultimo sarebbe stato creato dalla squadra degli
effetti visivi in postproduzione. Abbiamo corso per trecento
metri e siamo saliti sulla rampa a circa 80km/h, che ha portato
il veicolo a girare di 270 gradi in aria. A essere onesti, non
avevo mai fatto girare un veicolo così grande prima d’ora,
quindi non ero sicurissimo del risultato”. Hulley
è stato felice di notare che lo stunt ha superato le
aspettative dei realizzatori. Torna su
I
Realizzatori del Film
NEILL
BLOMKAMP (Regista/sceneggiatore) si è trasferito
in Canada all’età di 18 anni, iniziando la sua
carriera nel mondo del cinema e della televisione come tecnico
degli effetti speciali, venendo in seguito candidato a un Emmy
Award per i migliori effetti visivi all’età di
21 anni. Poco dopo, è passato alla regia, prima come
realizzatore di video musicali e poi nelle pubblicità.
Si è rapidamente fatto notare come un regista dal talento
unico, fondendo efficacemente immagini generate al computer
con il live action, mentre intanto inseriva elementi emozionanti,
divertenti e di atmosfera.
Oltre ad aver diretto pubblicità costose per Nike, Citroen,
Gatorade, Panasonic e Namco, Blomkamp ha anche realizzato tanti
celebrati cortometraggi, tra cui quello finanziato dalla Wieden
and Kennedy, Tempbot, che ha ottenuto il premio per il miglior
film al No Spot Short Film Festival ed nfine ha diretto tre
pubblicità live action per il videogioco della Microsoft
Halo.
PETER
JACKSON (Produttore) Nato in Nuova Zelanda il giorno
di Halloween del 1961, ha iniziato a realizzare film fin dalla
tenera età grazie alla cinepresa Super 8 dei suoi genitori.
A 17, ha lasciato la scuola, ha acquistato una cinepresa 16mm
e ha iniziato a girare un cortometraggio di fantascienza comico
che in seguito è diventato una pellicola di 75 minuti
chiamata Fuori di testa (Bad Taste).
Ha fatto la storia con la trilogia Il Signore degli Anelli
(The Lord of the Rings), diventando il primo regista
a dirigere contemporaneamente tre pellicole di major. La
compagnia dell’anello (The Fellowship of the Ring), Le
due torri (The Two Towers) e Il ritorno del Re (The
Return of the King) sono stati candidati e hanno vinto
tanti premi nel mondo, compresi 17 Academy Award, 12 British
Academy of Film and Television Award e quattro Golden Globe.
E’ stato Il ritorno del re che ha regalato i riconoscimenti
maggiori a Jackson, tra cui tre Academy Award (miglior sceneggiatura
originale, miglior regia e miglior film), due Golden Globe (miglior
regista e miglior film drammatico), tre BAFTA (miglior sceneggiatura
non originale, miglior film e premio del pubblico), un Directors
Guild Award, un Producers Guild Award e un New York Film Critics
Circle Award.
Dopo la trilogia de Il Signore degli Anelli, nel 2005,
Jackson ha diretto, scritto e prodotto King Kong per
la Universal Pictures, una pellicola che ha incassato oltre
500 milioni di dollari nel mondo e ha vinto tre Oscar.
Jackson aveva ricevuto grandi consensi per la pellicola del
1994 Creature del cielo (Heavenly Creatures), che aveva
ottenuto una candidatura agli Academy Award per la miglior sceneggiatura
originale. Nella sua filmografia, troviamo anche Sospesi
nel tempo (The Frighteners), con protagonista Michael J.
Fox; la pellicola per adulti con protagonisti dei pupazzi Meet
the Feebles; e Splatters, gli schizzacervelli (Braindead),
che si è aggiudicata 16 premi internazionali di fantascienza,
tra cui il Saturn. Inoltre, è stato coregista di Forgotten
Silver, brillante mockumentary anch’esso passato
nel circuito dei Festival. Attualmente è al lavoro sul
film d'animazione Tin Tin.
CAROLYNNE
CUNNINGHAM (Produttrice) ha collaborato per la prima
volta con il regista Peter Jackson a Creature del cielo
(Heavenly Creatures) come prima assistente alla regia.
In seguito, hanno lavorato ancora alla notevole sfida rappresentata
dalla trilogia vincitrice agli Academy Award Il Signore
degli Anelli. Successivamente, la Cunningham ha ritrovato
Jackson per King Kong con il ruolo di produttrice,
mentre ha comunque conservato il suo impiego come prima assistente
alla regia.
In questa funzione, è stata impegnata anche in Peter
Pan, Swimming Upstream, Nella sua pelle (Dating the Enemy),
Shine, Tutto ciò che siamo (The Sum of Us), Flynn
e tante altre pellicole, miniserie e film per la televisione.
TRENT
OPALOCH (Direttore della fotografia) ha iniziato la
sua carriera come direttore della fotografia girando cortometraggi
e oltre cento video musicali. I suoi premiati lavori comprendono
il prodotto della Weiden & Kennedy Tempbot (miglior film
al No Spot Short Film Festival) per il regista Neill Blomkamp
e il premiato Terminus di Trevor Cawood.
Nel campo delle pubblicità, è stato impegnato
con Adidas, Bungie, Electronic Arts, Gatorade, Microsoft, Lucasfilm,
Panasonic e la campagna di 13 spot per la Visa legata ai Giochi
Olimpici del 2008.
Recentemente, ha lavorato a pubblicità per The Clone
Wars di George Lucas ed il trailer Halo – Combat
di Neill Blomkamp, che si è aggiudicato il Grand Prix
Award al Festival di Cannes del 2008. Ha terminato l’impegno
nella sua prima pellicola, l’horror a basso budget
Darklands, prima di iniziare District 9.
PHILIP
IVEY (Scenografie) lavora nell’industria del
cinema da 18 anni. Ha iniziato la sua carriera nel reparto artistico
come assistente in Crush di Alison McLean e in The
Footstep Man di Leon Narbey. Si è fatto strada nel
suo campo per diventare un art director in tante pellicole locali
e internazionali. Come art director, ha lavorato alla trilogia
de Il Signore degli Anelli, Laundry Warrior, In
My Father’s Den (vincitore del premio della critica
internazionale al Toronto Film Festival del 2004), The Legend
of Zorro, Boogeyman - L'uomo nero (Boogeyman), così
come a oltre 100 episodi della serie televisiva Xena principessa
guerriera (Xena: Warrior Princess).
Recentemente, è stato responsabile delle scenografie
per il film punk di vampiri di Glenn Standring, Perfect
Creature, No. 2 (vincitore del premio del pubblico al Sundance
Film Festival del 2006) di Toa Fraser e Out of the Blue
di Robert Sarkies.
Si è aggiudicato per due volte il premio della Art Directors
Guild grazie al suo lavoro sulla trilogia de Il Signore
degli Anelli.
JULIAN
CLARKE (Montaggio) lavora come montatore fuori da Vancouver,
Canada, da oltre sette anni. Ha collaborato a diverse pellicole
per il regista Carl Bessai, tra cui Emile con protagonista
Ian McKellen. Ha ricevuto un Leo Award per il suo lavoro in
Unnatural & Accidental di Bessai ed è stato
candidato a questo premio per diversi altri progetti. Recentemente,
si è occupato di American Venus di Bruce Sweeney,
interpretato da Rebecca De Mornay, e Control.Alt.Delete
di Cameron Labine. Inoltre, ha collaborato a diversi documentari,
tra cui il premiato lavoro di Gordon McLennan The Life and
Times of Arthur Erickson.
DIANA
CILLIERS (Costumi) ha ideato i costumi di oltre 150
pellicole, così come di tante pubblicità e prodotti
televisivi. Ha lavorato ai premiati film sudafricani Fiela
se Kind, Die Storie van Klara Viljee, Paljas e Promised
Land, così come a diverse pellicole internazionali,
tra cui The Deal, Bopha per la regia di Morgan Freeman,
Boesman and Lena di John Berry, Red Dust di
Tom Hooper, Proteus di John Greyson, Story of an
African Farm, Il colore della libertà (Goodbye Bafana)
del premiato realizzatore Bille August; nella sua filmografia
figurano Disgrace, Krakatoa, To Be First, The Librarian
2: Ritorno alle miniere di Re Salomone (The Librarian) e
The Bird Can’t Fly. La Cilliers è stata candidata
a un Canadian Gemini Award per i migliori costumi grazie alla
premiata serie televisiva canadese Human Cargo. Torna
su
Cast
Titolo:
District 9
Regia: Neill Blomkamp
Sceneggiatura: Neill Blomkamp e Terri Tatchell
Protagonisti: Sharlto Copey, David James, Jason
Cope, Vanessa Haywood
Musiche: Clinton Shorter
Supervisore alle musiche: Michelle Belcher
Montaggio: Julian Clarke
Scenografie: Philip Ivey
Direttore della fotografia: Trent Opaloch
Produttori: Peter Jackson, Carolyne Cunningham,
Wingnut Films
Co-produttore: Philippa Boyens
Associati di Produzione:TriStar Pictures, la
Block/Hanson
Produttori Esecutivi: Bill Block Ken Kamins
Co-produttori esecutivi: Paul Hanson, Elliot
Ferwerda
Distribuzione in Italia: Sony Pictures Releasing
Italia
Durata: 112 minuti
Data di uscita: 25 settembre
Sito Web: district9.it
Vedi
il Trailer
(Settembre
2009)