CICCIO INGRASSIA

La maschera di un comico, il volto di un attore


Sull’altare dei grandi, e spesso bistrattati, attori comici italiani ora è salito anche lui.
Accanto a Totò, a Petrolini, ad Alberto Sordi ed Ugo Tognazzi, accanto all’amico e patner Franco Franchi adesso c’è un piccolo posto anche per un artigiano della risata di vecchio stampo come Ciccio Ingrassia, il quale ha lasciato sicuramente un altro vuoto nel mondo dell’arte comica del nostro paese.

Ciccio Ingrassia si è spento il 28 aprile 2003 all’età di 79 anni: era rimasto solo da quando, poco più di dieci anni fa, moriva Franco Franchi, suo compagno di lavoro ed altra metà di una coppia comica e scanzonata che aveva conquistato fin dagli anni ’60 l’Italia popolare con il teatro, la televisione ed oltre 150 film girati insieme.
Franco e Ciccio erano 2 clowns siciliani contrapposti a livello fisico e lessicale (il basso ed allegro pasticcione ed il saggio malinconico ed allampanato) che hanno condiviso una ricchissima carriera durata ben 40 anni, dagli esordi nell’avanspettacolo fino ai riconoscimenti del cinema di autore con i fratelli Taviani ed il premio Nastro d’Argento per il film “Todo Modo”. Francesco, per gli amici Ciccio, Ingrassia era nato a Palermo nel 1923 da una famiglia molto povera: 5 fratelli, padre muratore e madre casalinga ed orgogliosa.

Cento mestieri fatti prima di scoprire ed usare il suo talento comico, una durissima gavetta come cantante e commediante nelle piazze, nei locali e poi nella bolgia dell’avanspettacolo nei teatri di quart’ ordine.
Un percorso formativo che gli servì per affinare le sue doti di mimica e fantasticheria interpretativa, tipiche del teatro popolare e folkloristico delle strade siciliane che conosceva bene, unendo poi a queste doti una struttura recitativa classica che gli permise col tempo di affrontare anche intense prove interpretative.
Nel 1957, avviene il colpo di fulmine: Ingrassia incontra un comico ambulante, Franchi, e riconosciutone il talento gli propone uno sketch insieme.

Per il successo dovettero aspettare fino al 1961, quando la coppia trionfò al teatro Sistina di Roma imponendo la loro comicità stralunata all’interno dello spettacolo musicale “Rinaldo in Campo” avente per protagonista il cantante Domenico Modugno.
Al momento dei saluti finali, infatti, la coppia fu accolta da un’ovazione sincera e roboante da parte del pubblico. Fu l’inizio.

I 2 erano estremamente diversi: Franco istintivo e Ciccio riflessivo; gli amici ed i colleghi riferiscono che litigavano spesso ma c’era un mirabile equilibrio tra loro per il quale uno compensava l’altro.
La loro era un’arte semplice e portentosa, basata sulle loro differenti e contrapposte tonalità comiche: Franco era la follia, la cialtroneria, il dispetto e la maschera popolare con gli sberleffi ma anche l’ingenuità infantile e la semplicità; Ciccio invece era la saggezza, la malinconia, il machiavellismo ma anche la pazienza e la sopportazione delle intemperanze del compagno.

La loro comicità aveva però anche radici antiche nella commedia dell’arte e nel varietà che i 2 riproposero anche al cinema con duelli verbali, storielle di ripicca, rivalità, stupidaggini e smorfie, giocando con generi famosi e parodiando titoli di successo: furono agenti segreti, figli di gringo, soldati, spie dal semifreddo, disoccupati, ladri, vigili, evasi, sanculotti, legionari, preti, samurai e soprattutto mafiosi in una lunga serie di film di successo.
Le loro furono comiche e farse senza peso satirico, per questo disprezzate dalla critica cinematografica colta e raffinata ma amate da quel pubblico popolare che rideva di gusto alle loro gags e che li rese tanto dei beniamini del cinema “plebeo” quanto delle vere e proprie macchine sfornasoldi.
La prima apparizione al cinema risale al 1960 nel film “Appuntamento ad Ischia” dove il regista Mattioli, divertito, concesse ai 2 comici in visita sul set di improvvisare uno sketch che poi risultò uno dei momenti più divertenti dell’intera pellicola.

Poi ebbero la prima parte di rilievo nel film “L’Onorata Società” di Riccardo Pazzaglia e nel giro di soli due anni la coppia arrivò a girare anche 12 film all’anno (il record raggiunto dai due fu nel 1964 con 18 pellicole) lavorando con registi del calibro di Steno, Corbucci, Grimaldi, Girolami ma anche con budget ridottissimi, periodi ristretti di lavorazione di circa 15 giorni ed incassi per l’epoca stratosferici: parliamo di guadagni di 100-150 milioni a film, fenomeno passato sotto silenzio sulla stampa “seria” di allora.
Ingrassia nonostante il successo rimaneva sempre un uomo con i piedi per terra, consapevole dei propri limiti: si riteneva un attore plebeo con ancora molto da imparare. Rifiutò le lusinghe del cinema intellettuale e del teatro “serio” con proposte inerenti Pirandello e Beckett perché le sentiva ancora lontane ed estranee dal suo bagaglio culturale e di formazione.

Solo dopo oltre 20 anni di lavoro alle spalle, soprattutto con la separazione da Franchi nel 1971, accettò di mettersi nuovamente in gioco: arruolato da fior fiori di registi, quell’Ingrassia che veniva ritenuto, erroneamente, la “spalla di quello che faceva le smorfie” dimostrò di essere un attore di prim’ordine, sensibile ed istintivo con straordinari strumenti espressivi in suo possesso; un attore che ci ha regalato delle autentiche perle con interpretazioni intense ed originali di personaggi che ha saputo disegnare in maniera sempre differente da film a film.

Come dimenticare ad esempio lo straordinario zio matto che, arrampicato su un albero, grida al mondo “voglio una donnaaa” nel bellissimo “Amarcord” di Fellini?
Oppure il cupo, spigoloso, intollerante e tristemente solo Don Lollò nell’episodio “la Giara” del film “Kaos” dei fratelli Taviani, una bellissima interpretazione che donò lustro alla sua carriera e che vide anche la sua riunione dopo anni con Franco Franchi, riunione voluta fortemente dai Taviani che avevano scritto la sceneggiatura de “La Giara” pensando proprio a loro.

E via via, gli anni della “maturità” sono stati scanditi da poche, efficaci interpretazioni al cinema con film come “Domani Accadrà” di Lucchetti, “Capitan Fracassa” di Scola, “Todo Modo” di Petri con cui vinse il Nastro d’Argento e “Giovani e belli” di Risi dove interpretò un istrionico capo zingaro e che fu anche il suo ultimo film.
Negli anni ’70 seppe alternare alla sua crescita e maturazione professionale anche altre attività parallele: in televisione, con la bella e cialtronesca interpretazione insieme a Franchi del Gatto e la Volpe nel “Pinocchio” di Comencini oppure in tante trasmissioni televisive come “Canzonissima”, “Drim”, “Patatrac”, “2 Ragazzi Incorreggibili”, misurandosi anche con la regia di ben due film: “Paolo il Caldo” sempre con l’amico Franchi e soprattutto lo spassosissimo “L’Esorciccio” del 1975, parodia dichiarata e film “demenzial-trash” (quasi un precursore) girato praticamente in casa che recentemente è stato anche ampiamente e giustamente rivalutato.
Ingrassia è stato definito dal critico Kezich “un maestro della finzione che nelle scelte non fingeva mai”, anzi sapeva portarle coerentemente avanti fino alla fine, con serietà ed abnegazione.
Fu un artista vero che, da solo o in coppia con Franchi, non fu mai volgare; un artista che ha dimostrato di saper far ridere e, negli ultimi suoi anni di vita e di arte, anche far pensare.

Paolo Pugliese 2004