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La
maschera di un comico, il volto di un attore
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Sull’altare
dei grandi, e spesso bistrattati, attori comici italiani ora è
salito anche lui. Ciccio
Ingrassia si è spento il 28 aprile 2003 all’età di
79 anni: era rimasto solo da quando, poco più di dieci anni fa,
moriva Franco Franchi, suo compagno di lavoro ed altra metà di
una coppia comica e scanzonata che aveva conquistato fin dagli anni ’60
l’Italia popolare con il teatro, la televisione ed oltre 150 film
girati insieme. Cento
mestieri fatti prima di scoprire ed usare il suo talento comico, una durissima
gavetta come cantante e commediante nelle piazze, nei locali e poi nella
bolgia dell’avanspettacolo nei teatri di quart’ ordine. Per il
successo dovettero aspettare fino al 1961, quando la coppia trionfò
al teatro Sistina di Roma imponendo la loro comicità stralunata
all’interno dello spettacolo musicale “Rinaldo in Campo”
avente per protagonista il cantante Domenico Modugno. I 2 erano
estremamente diversi: Franco istintivo e Ciccio riflessivo; gli amici
ed i colleghi riferiscono che litigavano spesso ma c’era un mirabile
equilibrio tra loro per il quale uno compensava l’altro. La loro
comicità aveva però anche radici antiche nella commedia
dell’arte e nel varietà che i 2 riproposero anche al cinema
con duelli verbali, storielle di ripicca, rivalità, stupidaggini
e smorfie, giocando con generi famosi e parodiando titoli di successo:
furono agenti segreti, figli di gringo, soldati, spie dal semifreddo,
disoccupati, ladri, vigili, evasi, sanculotti, legionari, preti, samurai
e soprattutto mafiosi in una lunga serie di film di successo. Poi ebbero
la prima parte di rilievo nel film “L’Onorata Società”
di Riccardo Pazzaglia e nel giro di soli due anni la coppia arrivò
a girare anche 12 film all’anno (il record raggiunto dai due fu
nel 1964 con 18 pellicole) lavorando con registi del calibro di Steno,
Corbucci, Grimaldi, Girolami ma anche con budget ridottissimi, periodi
ristretti di lavorazione di circa 15 giorni ed incassi per l’epoca
stratosferici: parliamo di guadagni di 100-150 milioni a film, fenomeno
passato sotto silenzio sulla stampa “seria” di allora. Solo dopo oltre 20 anni di lavoro alle spalle, soprattutto con la separazione da Franchi nel 1971, accettò di mettersi nuovamente in gioco: arruolato da fior fiori di registi, quell’Ingrassia che veniva ritenuto, erroneamente, la “spalla di quello che faceva le smorfie” dimostrò di essere un attore di prim’ordine, sensibile ed istintivo con straordinari strumenti espressivi in suo possesso; un attore che ci ha regalato delle autentiche perle con interpretazioni intense ed originali di personaggi che ha saputo disegnare in maniera sempre differente da film a film. Come dimenticare
ad esempio lo straordinario zio matto che, arrampicato su un albero, grida
al mondo “voglio una donnaaa” nel bellissimo “Amarcord”
di Fellini? E via
via, gli anni della “maturità” sono stati scanditi
da poche, efficaci interpretazioni al cinema con film come “Domani
Accadrà” di Lucchetti, “Capitan Fracassa” di
Scola, “Todo Modo” di Petri con cui vinse il Nastro d’Argento
e “Giovani e belli” di Risi dove interpretò un istrionico
capo zingaro e che fu anche il suo ultimo film. Paolo
Pugliese 2004 |