CHARLES BRONSON

L'Ultimo Duro di Hollywood

 

Il 30 agosto del 2003 è scomparso ad 81 anni di età Charles Bronson, l’ultimo duro del cinema americano d’azione, che ha trovato la pace (a causa di una “banale” polmonite) dopo un lungo e straziante periodo di degenza ospedaliera a causa dell’Alzheimer, malattia che comunque, tenendo fede alla sua fama di duro, non è riuscita a sconfiggerlo.

Uomo taciturno, Bronson fu un attore che, con i lineamenti del volto duri e marcati (di lui dissero “ha una faccia tagliata con il coltello”) sottolineati dai suoi occhi di ghiaccio stretti come due fessure, fu caratterizzato fin dagli inizi della sua carriera per ruoli molto forti e drammatici. E infatti, la sua filmografia è ricca di film western, polizieschi o di azione (con 2 sole commedie in circa 50 film) dove interpreta giustizieri, poliziotti, assassini, indiani, banditi, cowboy vendicatori, in una galleria di ruoli “virili” che gli diede successo e fama ma che al tempo stesso lo limitò anche molto come attore, in una monotematicità di interpretazioni di cui soffrì molto.
Ex-minatore di origini lituane (il suo vero nome è Charles Buckinsky), Bronson ha avuto una vita dura ed avventurosa come gli eroi che ha impersonato in tanti film: nato in una famiglia di 15 figli, si mise fin da adolescente a lavorare nelle miniere di carbone per contribuire al bilancio di casa. Partì poi in guerra come aviatore ed una volta finita, si mise a studiare arte (assecondando un suo vecchio sogno), mantenendosi duramente ai corsi e diventando attore negli studios televisivi Pasadena Playhouse con serie Tv come “Bonanza”, “I Leoni della Guerra”, “Alfred Hitchcock Presenta” e “Man with the Camera”.

Al cinema cominciò in ruoli di contorno, sempre negativi, in film come “Vera Cruz”, “I 4 del Texas” ed “I Cannoni di S.Sebastian”, per poi farsi notare nelle pellicole “Il Comandante Johnny” e “L’Ultimo Apache”: in quest’ultimo, Bronson lavorerà per la prima volta con il regista Robert Aldrich che qualche anno dopo lo vorrà nel magnifico “Quella Sporca Dozzina”.
Dopo anni di gavetta, la grande occasione per la sua carriera arriva nel 1960, interpretando il ruolo del silenzioso e generoso pistolero Bernardo, nel bellissimo “I Magnifici Sette” di John Sturges, cult movie che lo lanciò in ruoli da duro castigamatti di poche parole. Negli anni ’60 Bronson ha interpretato vari film, divenuti poi col tempo dei cult-movie, come “Il Padrone del Mondo” del 1961, “La Grande Fuga” del 1963, “Quella Sporca Dozzina” del 1967, fino alla vera e propria consacrazione a divo nel 1968 grazie al film “C’era una Volta il West” di Sergio Leone che gli regala, forse, il migliore ruolo della sua carriera: quello di Armonica, un solitario e taciturno cowboy che, dopo aver compiuto la sua vendetta, si allontana come un fantasma del passato avviato all’estinzione dal progresso incombente rappresentato dalla costruzione della ferrovia.

Gli anni ’70 rappresentano il picco più alto della sua carriera, ricchi di film di successo come i western “Chato” (1972), “Sole Rosso” (1972), “Valdez il Mezzosangue” (1973) e “Sfida a White Buffalo” (1977) che rappresentano anche il canto del cigno del genere western ormai in declino, genere dal quale si affranca interpretando ruoli da poliziotto o da criminale in pellicole d’azione.
Ed infatti Bronson gira uno dopo l’altro, specializzandosi poi nel genere, film polizieschi di grosso successo come “Due Sporche Carogne”, realizzato in Francia nel 1968 accanto ad Alain Delon, “L’Uomo della Pioggia” del 1970 e, soprattutto, “Professione Assassino” del 1972.
Nel 1974 la sua carriera ha una svolta importante con il film “Il Giustiziere della Notte” per la regia di Michael Winner; il film è un vero e proprio caso: la storia di un architetto che diventa uno spietato giustiziere per vendicare moglie e figlia violentate da una gang provocò un’ondata di polemiche ma anche un grosso successo non solo di pubblico ma anche sociologico; il Giustiziere fortemente reazionario interpretato da Bronson è stato uno dei successi maggiori della sua carriera, con ben 4 sequel all’attivo di qualità decrescente, che contribuì a rendere l’attore una delle icone del cinema d’azione botta e risposta, genere che ebbe (pensate al successo di un personaggio come Rambo, anch’esso molto “reazionario”) massima espressione nel periodo reganiano degli anni ‘80.

L’inizio del decennio degli ’80 lo vedono interpretare alcuni buoni film come il western “Caccia Selvaggia”, accanto ad un altro “duro” come Lee Marvin, la spy-story “Telefon” (1979) ed il drammatico “L’Eroe della Strada” (1983) ma la sua carriera è in lento declino, avviata sulla strada di action thriller sempre più modesti dove interpreta ormai un unico personaggio: quello del duro giustiziere dalla pistola facile. Da dimenticare, infatti, pellicole come “Professione Giustiziere”, “10 Minuti a Mezzanotte”, “Assassination”, “La Legge di Murphy”.
Snobbato dalla critica o dal cinema “impegnato”, Bronson è stato un attore “nazional-popolare”: i suoi personaggi erano infatti molto amati dalla gente semplice che apprezzava un cinema d’intrattenimento senza pretese ma onesto, con storie di lotte tra buoni e cattivi, crimini puniti ed eroi duri che non dovevano chiedere mai niente a nessuno. (2004)

Paolo Pugliese