CARLO PONTI

Una vita per il cinema

 

 

E’ morto il 10 Gennaio 2007 in un ospedale di Ginevra il grande produttore italiano Carlo Ponti. Aveva da poco compiuto 94 anni di età e la sua scomparsa rappresenta un grosso lutto per il nostro cinema, visto che con lui scompare uno dei più grandi produttori italiani, uomo vitale e creativo, razionale ed al tempo stesso passionale come lo ricorda l’amico ed ex-socio Dino De Laurentiis: un produttore attento e sensibile che realizzò film popolari riuscendo a coniugare i gusti del grande pubblico con un livello artistico e tecnico molto alto nelle sue produzioni.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano scrive di lui: “Scompare con Carlo Ponti uno dei maggiori rappresentanti dell’imprenditoria cinematografica italiana ed internazionale, un uomo sensibile, coraggioso ed innovativo come ha dimostrato la sua lunga e brillante carriera. Oltre 60 anni di attività, un percorso di eccellenza iniziato con pellicole di origine letteraria, fino ai successi internazionali con cui ha onorato la storia del cinema”.
Ponti fu infatti una delle figura cardine della stagione d’oro dei cinema italiano, quella a cavallo degli anni ’50 e ’60, finanzando film sia drammatici che comici legati alla storia e l’identità del nostro paese, ma perfettamente fruibili ed esportabili all’estero, come ad esempio uno dei capolavori da lui prodotti: “La Ciociara” di De Sica.
Famose furono le litigate con il grande regista Vittorio, visto che Ponti era un uomo pratico che, pur non frenando il talento creativo dei suoi registi, faceva sentire anche la sua voce nel corso della realizzazione di un film; il rapporto con i registi era quindi tumultuoso, con frequenti scontri che però hanno contribuito a far nascere molte idee e molti bei film per il cinema, perché -come ricorda Monicelli- da uomo intelligente quale era si litigava, ma si lavorava benissimo con lui.

Ponti nacque a Magenta in provincia di Milano l’11 Dicembre del 1912, figlio di un commercialista che curava l’aspetto economico del brefotrofio provinciale, ma anche gli interessi di Antonio Mambretti, un conte proprietario di varie attività tra le quali una società di produzione cinematografica ed alcuni teatri di posa. A 28 anni, con una laurea di avvocato in tasca, Ponti accetta l’offerta di Mambretti di dirigere in sua vece la casa di produzione. Ponti impara rapidamente il mestiere sul campo, distinguendosi subito come produttore esecutivo attento e dal pugno di ferro: il suo esordio avvenne nel 1941 con la produzione di “Piccolo Mondo Antico” di Mario Soldati e da quel momento in poi produsse circa 140 film. Lavorò alla Lux Film, sempre come produttore esecutivo, dove incontrò un altro grande produttore italiano come Dino De Laurentiis ed i due furono dapprima agguerriti rivali e poi patners, associandosi insieme nella casa di produzione Ponti-De Laurentiis e producendo molti film tra cui “Le Notti di Cabiria” e “La Strada” di Fellini.
Nel 1955 Ponti decide di scogliere la società ed intraprendere una carriera indipendente che certamente ebbe il suo punto di forza nel sodalizio con Sophia Loren. Oltre a lei, furono comunque tante le attrici che scoprì e/o valorizzò: produsse film con Alida Valli, Silvana Mangano, Gina Lollobrigida, Marisa Allasio, Elsa Martinelli, tanto per citare qualche nome.
Inoltre, a differenza dell’amico De Laurentiis che si trasferì in America, preferì concentrare il suo lavoro in Italia ed Europa, realizzando diversi film che riuscirono ad imporsi anche all’estero: è il caso, ad esempio, di alcune pellicole dirette dal “maestro” Michelangelo Antonioni divenute poi cult movie quali “Blow Up” (Palma d’oro a Cannes), Zabriskie point” e “Professione Reporter” con un già famoso Jack Nicholson, per non parlare della realizzazione di un classico come il kolossal “Il Dottor Zivago” che vinse nel 1961 ben 6 premi Oscar.

Al di là dei suoi meriti come produttore, Ponti è ricordato soprattutto come l’uomo che scoprì ed inventò il mito di Sophia Loren, la grandissima attrice di origini partenopee che ebbe con lui un lunghissimo e solido connubio sentimentale ed artistico, sfociato nella nascita di due figli e nell’Oscar nel 1960 con, appunto, il film “La Ciociara”.
Ponti fu infatti l’artefice ed il promotore dello sbocciare della carriera della Loren, accorgendosi di lei e del suo potenziale artistico ad un concorso di bellezza e diventando prima il suo pigmalione e poi suo marito, con una travagliatissima e “scandalosa” storia -visto che lui era sposato e fu accusato di bigamia- culminante in un matrimonio non trascritto in Messico, poi nella richiesta della cittadinanza francese ed infine in un definitivo matrimonio a Parigi.
Il produttore le fece studiare dizione, recitazione e lingua inglese, consigliandole i ruoli e producendo alcuni film che ne fecero esplodere il mito: “La Ciociara”, ma anche il bellissimo “L’Oro di Napoli” e poi, in coppia con il grande Marcello Mastroianni, una raffica di film come “Peccato che sia una canaglia”, “La fortuna di essere donna”, “Matrimonio all’Italiana”, “Ieri, oggi e domani”, “I Girasoli”, “La Pupa del gangster” ed infine “Una Giornata Particolare”; tanti poi i film americani nel carnet dell’attrice, tra i quali “Arabesque”, “Lady L”, “La Contessa di Hong Kong”, “Un Marito per Cinzia” (famoso l’innamoramento per lei, non ricambiato, da parte di Cary Grant, l’attore di Hollywood più desiderato del momento), il kolossal “El Cid”, “Cassandra Crossing”, diventando una diva a livello internazionale nonché, di fatto, l’attrice italiana più famosa del mondo (più della grande Anna Magnani).

Un uomo dalle scelte produttive coraggiose, Ponti lavorò sempre prediligendo storie, linguaggi e meccanismi narrativi che fossero sia innovativi ed originali (vedi il cinema di Fellini, Antonioni, Ferreri) sia che arrivassero al cuore della gente, preoccupandosi poi relativamente del loro impatto ai botteghini. In questo senso, il suo fiuto negli affari gli consentiva di diversificare le proprie produzioni, realizzando anche formidabili film “popolari” (vedi le commedie dirette da Steno oppure i film con Totò), il cui successo finanziava e si “parificava” con pellicole d’autore e dalle ispirazioni più “alte”, ma dal minor riscontro economico. E così, accanto alle opere di Fellini, Rossellini o Germi, Ponti produsse film più apertamente commerciali come quelli di Totò (il primo che produsse per la Lux fu il celebre “Totò cerca Casa”, diretto da un giovane Mario Monicelli), Alberto Sordi (“Un Giorno in pretura” e “Un Americano a Roma”), Aldo Fabrizi, Ugo Tognazzi, Renato Rascel, Tino Scotti e perfino conclamati cult del cinema di serie B come lo spaghetti western “Cipolla Colt” con Franco Nero oppure il pruriginoso “L’Infermiera” con Ursula Andress.
Il suo intuito e la sua intraprendenza, lo resero tanto produttore quanto talent scout, scoprendo registi come Pietro Germi, di cui produsse gli amari “Gioventù Perduta” ed “Il Ferroviere”, ma anche “L’Uomo di Paglia” ed “Un maledetto imbroglio”, oppure Marco Ferreri con il grottesco “La Donna Scimmia” interpretato da Ugo Tognazzi ed Annie Girardot, o ancora Alberto Lattuada del quale Ponti produsse le principali opere come il suo primo film “Giacomo l’idealista” del 1943 e poi “Senza Pietà”, “Anna” (film del 1951 dove avvenne anche l’esordio cinematografico della Loren), “Guendalina” e “Bianco, rosso e...”.
Oltre a quelli già precedentemente citati, Ponti lavorò con quasi tutti i più grandi registi italiani, da Mario Monicelli a Antonio Pietrangeli, da Luigi Comencini a Roberto Rossellini, da Dino Risi ad Ettore Scola, da Mauro Bolognini a Damiano Damiani e poi Mario Soldati, Giuliano Montaldo, Luigi Zampa, Steno, Raffaello Matarazzo, Mario Mattoli e Mario Camerini.
Con alcuni di loro avviò anche un lungo sodalizio artistico e di amicizia: è il caso di de Sica, Monicelli ed Antonioni, ma fu soprattutto con il primo che si ebbero i frutti migliori: i già citati “L’Oro di Napoli”, “La Ciocara”, “Ieri, oggi e domani”, “Matrimonio all’Italiana”, “I Girasoli”, ma anche “Umberto D”, “Il Giudizio Universale”, “Boccaccio ‘70”, “Il Boom”, “Il Giardino dei Finzi Contini” e “Lo Chiameremo Andrea”.
Ponti lavorò anche con molti registi stranieri, producendo Milos Forman (“Al fuoco Pompieri”), Roman Polanski (“Che?”), Jean-Luc Godard (“Il Disprezzo”, “Una donna è una donna”) e Agnés Varda (“Clèo dalle 5 alle 7”) e Jean-Pierre Melville (“Leon Morin, prete”, “Lo Sciacallo”), tanto per fare qualche nome.

Il cinema, racconta chi lo conosceva bene, era una sua grande passione, ma riusciva a viverla in maniera distaccata, diversificando le sue attività con affari anche nel ramo immobiliare e commerciale, che comunque rimanevano sempre complementari al suo lavoro in campo cinematografico.
A Cinecittà c’è la leggenda sulla formula del modo di fare cinema di Ponti rivelata da lui stesso, il quale ironicamente disse che il segreto del suo successo era “piccoli film e belle donne”, minimizzando ironicamente un lavoro attento e di scoperta di talenti che portò avanti per decenni, fino alla maturità con opere di respiro internazionale.
Attivo e lucido fino all’ultimo, Carlo Ponti aveva dichiarato in occasione del suo ultimo compleanno: “ho fatto il produttore per amore e questo amore mi è sembrato ben riposto”. Un degno epitaffio per un uomo che ha fatto davvero tanto per il cinema italiano ed internazionale. (2007)

Paolo Pugliese