BRUCE LEE

"The Little Dragon"

 

 

A 32 anni dalla sua morte, il “Piccolo Drago” rimane una delle più grandi leggende nella storia delle arti marziali e del cinema dell’Estremo Oriente.
Lee Juan Fan, meglio conosciuto come Bruce Lee, nacque a San Francisco nel Jackson Street Hospital di Chinatown il 27 Novembre 1940, nell'anno del Drago e nell'ora del Drago (tra le 6,00 e le 8,00 di mattina) come afferma la tradizione cinese.

Il padre, Lee Hoi Cheun, famoso attore di Hong Kong, in quel periodo era in tour negli U.S.A. accompagnato dalla moglie Grace. I due, estremamente nostalgici e desiderosi di tornare in Cina, rientrarono nella casa natale di Kawlon, in un villaggio di Hong Kong. Fu proprio questo il motivo per cui chiamarono il piccolo Lee Jun Fan, che in cinese significa "colui che ritorna".
Già da piccolo Bruce si meritò il soprannome di "mo si tung", cioè "quello che non sta mai fermo": dal temperamento assai sveglio e agitato, fu un ragazzo dotato di una grandissima intelligenza, amante della lettura e dello studio, come dimostrerà successivamente la laurea conseguita in Filosofia.

Dopo aver frequentato la scuola elementare cinese si iscrisse al La Salle College, dove maturò la sua decisione di dedicarsi approfonditamente allo studio e alla pratica delle arti marziali. Un cambiamento radicale, visto che fino ad allora aveva dedicato la maggior parte del suo tempo allo studio della danza. Fu spronato ad intraprendere questo suo cammino dalle continue risse scolastiche che scoppiavano tra i ragazzi cinesi e quelli inglesi, percepiti allora come invasori, dato che al tempo Hong Kong era ancora una colonia britannica.

Si iscrisse allora, nel 1953 all’età di 13 anni, alla scuola di Kung-Fu, praticando e specializzandosi nello stile Wing-Chun del famoso maestro Yip Man, diventando uno degli allievi più dotati e ricettivi e facendo di questa forma di “meditazione in movimento” una scienza, un’arte, uno stile di vita, che portò ad un grandissimo sviluppo delle arti marziali moderne tanto in Oriente quanto in Occidente. Da quel momento, cominciò per lui una nuova vita, un’esistenza segnata dallo studio delle più grandi filosofie cinesi (Buddhismo, Taoismo, Confucianesimo), dalla pratica meditativa, dall’esercizio del corpo e della mente, che lo portava ad esercitarsi ovunque gli capitasse. Fu proprio grazie a questo bagaglio ventennale di studio ed esperienza pratica che Bruce Lee fu in grado addirittura di proporre delle innovazioni sugli stili tradizionali, arrivando a fondare successivamente la propria arte, quella del Jeet Kune Do (“La Via per intercettare il Pugno”).

Nel 1959 gli si aprirono nuovamente le porte degli States: si recò a San Francisco dove continuò a coltivare lo studio della meditazione e delle pratiche marziali e dove cominciò ad insegnare il Kung-Fu, nonostante il forte razzismo nei suoi confronti che lo portò a trovarsi sovente coinvolto in risse, causate dal colore proprio dal colore della sua pelle.
Trasferitosi a Seattle, lavorò come cameriere in un ristorante, completando gli studi liceali all'Edison Tecnical School e conseguendo, in seguito, la già nominata laurea in Filosofia alla Washington University.

Col tempo riuscì a radunare attorno a sé amici o curiosi interessati all’arte del Kung-Fu, allora semi-sconosciuta al di fuori delle comunità cinesi.
Il suo primo obiettivo fu quello di diffondere i principi e la pratica dell’arte marziale in tutti gli Stati Uniti. Trasferitosi in California nel 1964, continuò ad approfondire il suo studio, rivolgendo la sua attenzione anche ad altre discipline come il kali, il judo, le tecniche Shaolin della Cina del nord e quelle dei bastoni filippini, il pugilato, la lotta libera, il karate ed altri stili di kung-fu. Con il tempo collezionò un'immensa biblioteca contenente volumi riguardo ogni genere di stile e su ogni tipo di arma. Dall'elaborazione di tutti questi studi naque il suo Jeet Kune Do.
Il 17 Agosto del 1964 sposò Linda Emery, sua allieva di kung-fu, dalla quale l’anno successivo (Febbraio 1965) ebbe il suo primo figlio, Brandon.
In questo periodo Bruce partecipò e vinse molti tornei e durante le tante esibizioni attirò l'attenzione di molti registi.

Fu a Los Angeles che il “Piccolo Drago (Li Xiao Long)” cominciò la sua carriera di attore, recitando nella popolare serie televisiva “The Green Hornet” (1966-1967) con il ruolo di Kato e, tra le riprese delle puntate e la nascita della seconda figlia Shannon, trovò anche il tempo di insegnare regolarmente Kung-fu, una "mania" che contagiò molti attori famosi (come, ad esempio, Steve McQueen e James Coburn), pronti a tutto pur di prendere lezioni da lui. In quegli anni diede anche alle stampe il primo dei libri sulla sua nuova arte con il titolo "The Tao of Jeet Kune Do (Il Tao del Jeet Kune Do)", che aveva il nobile intento di diffondere gli importanti fondamenti spirituali provenienti dall'Oriente. Fino ad allora, infatti, si era limitato esclusivamente a scrivere tutti i suoi pensieri sulle arti marziali, ma pian piano elaborando questo suo stile innovativo ed avanzato, grazie ad una grande conoscenza in questo campo, stabilendo e migliorando le molte tecniche da lui apprese in precedenza, sentì la necessità di divulgarle.

Fu la carriera cinematografica che lo portò alle stelle: Bruce, prima di morire in modo inaspettato sul concludersi della sua ultima pellicola, recitò in venticinque film e serie televisive, tutti entrati più o meno a far parte dell'immaginario collettivo.
Il suo debutto nel mondo cinematografico avvenne molto presto: aveva addirittura solo sei mesi quando fece la parte del neonato nel film “Golden Gate Girl” (1941).
Fra i 6 ed i 17 anni prese parte a ben 16 pellicole, anche se il primo film di un certo riguardo lo interpretò a 18 anni: “The Orphan (Ren hai gu hong)”, (del 1958 ma distribuito solo due anni più tardi), un film che trattava l'argomento della criminalità giovanile.

Nel 1966 fu invitato dalla famosa casa cinematografica 20th Century Fox a partecipare alla già citata serie televisiva “The Green Hornet (Il Calabrone Verde)”, di cui girò la prima stagione di 26 episodi, che però non riscosse un grande successo.
Altri piccoli ruoli Bruce li ricoprì in telefilm come "Batman" (1966) o "Ironside" (1967) e nel film “L'investigatore Marlowe” (1969).
Fu anche coreografo dei combattimenti del film “Berretti Verdi (The Green Beret)”, nel 1968. Ma fu solo nei primi anni ’70 che raggiunse la notorietà.
Del 1971-1972 sono, infatti, i suoi primi due successi: “Il Furore Della Cina Colpisce Ancora (The Big Boss)” e “Dalla Cina Con Furore (Fist of Fury)”.
Nel 1972 fondò insieme a Raymond Chow la società Concord Production, per la quale scrisse, produsse e diresse il suo terzo film: “L'urlo Di Chen Terrorizza Anche L'Occidente (The Way of Dragon)”.

Del 1973 sono i suoi due ultimi capolavori “I Tre Dell'operazione Drago (Enter the Dragon)”, una coproduzione fra Warner Bros e Concord Production nonché il suo primo film americano che lo avrebbe consacrato definitivamente in tutto il mondo, e “L'ultimo Combattimento Di Chen (The Game of Death)”, rimasto incompiuto a causa della sua morte ed in cui, successivamente, furono usate delle controfigure per terminare le scene non girate da lui.
Il 20 Luglio 1973, Bruce Lee morì ad Hong Kong in circostanze ancora oggi misteriose. Moltissime sono state le ipotesi e le congetture avanzate, ma non c’è ancora nessuna certezza.

Secondo una di queste ipotesi, un giorno come tanti Bruce era immerso nel lavoro insieme a Raymond Chow nella casa dell'attrice Betty Ting-pei, la quale avrebbe dovuto prendere la parte della protagonista femminile nel film “L'ultimo Combattimento di Chen”. Dopo aver discusso della sceneggiatura, Raymond Chow andò via mentre Bruce rimase alla casa di Betty, a causa di una forte emicrania. Qui prese un medicinale abbastanza forte, l’ Equagesic, a base di aspirina ed andò a riposare; ma quando Betty preoccupata andò a risvegliarlo, Bruce aveva perso conoscenza e non rinveniva. Venne portato con urgenza all'ospedale Queen Elisabeth Hospital, dove i dottori lo ricoverarono immediatamente nel reparto di rianimazione e cercarono di fare tutto il possibile, ma fu tutto inutile. Bruce Lee già era morto, forse per una reazione allergica alle componenti del farmaco.
Altre voci dicono che Bruce, nonostante conducesse una vita fatta di costanti allenamenti e quindi apparentemente salutare, in realtà facesse uso di sostanze stupefacenti e che fu proprio la droga la causa della sua morte.

In una testimonianza del figlio Brandon, sembra che Bruce negli ultimi anni della sua vita ebbe alcuni problemi di salute e che i dottori gli consigliarono riposo ed una diminuzione radicale degli allenamenti. Ma per lui gli esercizi erano al primo posto, sia per il suo aspetto fisico che per il lavoro, e li continuò, nonostante in parere medico contrario, finché il suo cuore stremato dalla fatica e dallo stress del lavoro non resse.
Altre congetture, forse più vicine alla realtà delle altre, sono quelle per cui fu ucciso dalla mafia cinese. Quando Bruce si recò in America per insegnare la sua disciplina agli occidentali, fu ostacolato in molti modi. Divenendo un personaggio di grande fama sia come atleta che come star del cinema tanto in Oriente quanto in Occidente, infastidì lo “Hei Shou Dang (Il Partito della Mano Nera)”, che non accettava assolutamente che un orientale desse così tanto ad un popolo come l'America (ricordiamo che l'America nella storia non ebbe mai dei buoni rapporti con la Cina). Da ciò si è ipotizzato che Bruce Lee fu ucciso volontariamente da queste organizzazioni mafiose.

Una folla immensa partecipò ai suoi funerali ad Hong Kong ed una seconda funzione, in forma più ristretta e privata, ebbe luogo a Seattle dove è sepolto, al Lakeview Cemetery.
Vent'anni dopo la sua scomparsa, anche suo figlio Brandon, che aveva seguito le orme del padre, morì durante le riprese del film “Il Corvo” all’età di 29 anni (31 Marzo 1993), infittendo ancor più il mistero che circondava la famiglia Lee. Ed è proprio questo mistero, insieme all’enorme uso delle arti marziali nel cinema hollywoodiano, che hanno fatto sì che Bruce Lee sia ancora oggi una grande leggenda ed un mito senza pari.


Valeria Marinaccio 2007