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i più temerari e versatili produttori Usa nonché
uno dei più genuini e incisivi terroristi dell'inconscio,
BRIAN YUZNA è stato il raffinato e visionario guru dell'horror-splatter
delle ultime due decadi. Un indipendente puro ed orgogliosamente
lontano dai salotti di Hollywood che ha lanciato le carriere artistiche
di Stuart Gordon e Christophe Gans, di Jeffrey Combs, Mindy Clarke
e Screaming Mad George, producendo riveriti e deliranti classici
del calibro di RE-ANIMATOR, FROM BEYOND e DOLLS e rivitalizzando
con inedita inventiva e feroce intelligenza la franchise di SILENT
NIGHT DEADLY NIGHT. Profondamente nauseato dall'allucinante esperienza
corporativa con il Disneyano TESORO, MI SI SONO RISTRETTI I RAGAZZI,
il brillante filmmaker globetrotter si scatena contro tutti i
simboli più evidenti del sogno americano e dell'american
way of life debuttando nella regia con il bellissimo e folgorante
SOCIETY (sottotitolo ideale: il fascino mostruoso della borghesia)
in cui disvela, con impressionante e iconoclasta furore espressivo,
gli osceni riti antropofago-sodomitici dell'high-class californiana.
Seguono l'intelligente BRIDE OF RE-ANIMATOR, spassosissimo sequel
a base di bizzarre compilation anatomiche e gore oltraggioso;
l'eccentrico RETURN OF THE
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LIVING
DEAD 3, blasfema rilettura underground in salsa zombi del mito
di Romeo & Giulietta; il grottesco H.P. LOVECRAFT's NECRONOMICON,
antologico dalle fosche tinte liberamente ispirato all'immaginario
gotico del "solitario di Providence"; senza ovviamente
dimenticare gioiellini di umorismo nero e cattiveria pregni di
acidità anti-establishment come THE DENTIST e PROGENY.
Chiusa la parentesi spagnola della casa di produzione Fantastic
Factory, Yuzna ha lanciato la nuova casa di produzione cinematografica
Halcyon Pictures annunciando una mezza dozzina di pellicole che
ha già riscosso il preventivo entusiastico plauso dei fan
di mezzo mondo. Contattato dal nostro sito, l'imprevedibile e
dissacrante cineasta originario dell'America Latina ha accettato
di sottoporsi ad un estenuante terzo grado regalandoci in esclusiva
mondiale anticipazioni e scoop a go-go sul suo futuro cinematografico.
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Volgendo
lo sguardo all'indietro, che bilancio trai della tua quinquennale
esperienza con la FANTASTIC FACTORY, l'etichetta iberica di genere
fantastico da te allestita per la FILMAX?
In
realtà ho lavorato sulla FANTASTIC FACTORY a Barcellona
per 7 anni (non cinque). E' stato uno dei migliori progetti della
mia carriera perché mi ha permesso la possibilità
concreta di creare un’etichetta cinematografica. Dato che
la FILMAX era solo una compagnia video locale quando sono arrivato,
ho avuto l'ulteriore opportunità di poter creare un sistema
produttivo e di trasformare una società in un mini-studio.
Questo mi ha fornito un'esperienza inestimabile. Non solo potevo
collaudare le mie idee e verificare se potessero funzionare, ma
potevo osservare dall'interno le dinamiche di un'entità
corporativa e sperimentare i conflitti e le politiche che questo
comporta. Ovviamente ci sono state grandi frustrazioni che vanno
di pari passo con grandi soddisfazioni.
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Raccontaci
qualche personale rimpianto o filosofica considerazione. Quali
sono stati, ad esempio, i problemi che hai incontrato?
Penso
che molti dei problemi incontrati siano da rintracciare a disaccordi
iniziali relativi al piano progettuale che presentai alla fine
del 1998. In quel piano proposi una struttura per produrre 3-4
film all'anno di genere "low-budget" ed in lingua inglese
usando un singolo team produttivo (non tanto per le riprese, sia
chiaro, ma per l'allestimento finale delle produzioni). Poi l'idea
era di sviluppare ogni anno o due un film più consistente
e ambizioso in ordine di mirare più in alto (DARKNESS ne
è un esempio calzante). Il piano provvedeva inoltre la
formulazione di un dipartimento supervisionato dal sottoscritto
e che includeva un avvocato specializzato in business, una divisione
di sviluppo, un contabile e un produttore per ogni film. Inoltre
era necessario un outlet per le vendite internazionali. Tutte
le pedine furono collocate al loro posto (purtroppo queste entità
non comunicavano direttamente con il sottoscritto) eccetto per
il contabile e il produttore per film. Questo fu dovuto a due
questioni, una che è comune a molte compagnie di produzione
europee e l'altra che è generalmente limitata a minuscole
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compagnie:
la contabilità dei film era completamente controllata dal
dipartimento corporativo. Questo è un problema perché
la contabilità corporativa è molto differente da
come un contabile lavora all’interno di una produzione cinematografica.
Ma alcune compagnie hanno ancora una mentalità affaristica
che in America chiamiamo stile "mamma e papà".
Questo significa che in piccoli business nei quali marito e moglie
("mamma e papà") sono i proprietari c'è
un controllo dei costi basato su una persona che firma gli assegni
e controlla tutti i costi. Questo funziona bene in piccole compagnie
ma in grandi organizzazioni crea solo ingorghi e inefficienza.
In un film porta il controllo dei costi lontano dal produttore.
Solo in Spagna ho prodotto film nei quali non ero uno dei firmatari
degli assegni della produzione. Senza firmare gli assegni (o perlomeno
ottenere la mia autorizzazione a compilarli) non è possibile
creare una produzione creativamente efficiente e flessibile. Questo
squilibrio ha comportato che i vari dipartimenti chiedevano la
mia testa ogni qualvolta una decisione non fosse di loro gradimento.
Per questo ritengo sia necessaria la presenza di un produttore
individuale su ogni produzione, non tanto per ragioni finanziarie
ma per quelle creative (benché in un film creatività
e finanza siano inestricabilmente legate). |
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In
che modo differiscono per te, a livello di metodo, le produzioni
europee da quelle americane?
In
Europa sussiste la convinzione che il produttore è colui
che finanzia i film: questo concetto è valido quando si
realizzano pochi film e il produttore finanzia e produce di giorno
in giorno. Ma era la mia reputazione e le mie connessioni nei
mercati internazionali che hanno reso possibile le pre-vendite
dei film della Fantastic Factory (soprattutto i primi), quindi
io ero la chiave di accesso ai finanziamenti ma allo stesso tempo
non ero ritenuto direttamente responsabile per aver raccolto il
denaro. Su RE-ANIMATOR, il mio primo film, ho finanziato il film
e supervisionato ogni fermata del processo, dallo sviluppo dello
script al casting, dalla post-produzione fino agli accordi distribuitivi.
Questo è impossibile all'interno di un tipico processo
produttivo di una major o alla Fantastic Factory. Così
a Hollywood questo ha portato alla posizione di "Executive
Producer" che spesso identifica il produttore coinvolto nei
finanziamenti o negli accordi con il distributore. Poi il "Producer"
diventa il responsabile per la produzione in generale e specialmente
per l'aspetto creativo. Il "Line Producer" è
il produttore direttamente responsabile degli aspetti manageriali
della produzione.
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In
Spagna (e nel resto dell' Europa) dove vige un'assenza totale
di un'industria cinematografica commerciale, il titolo di "Producer"
va normalmente a colui che noi identifichiamocome "Executive
Producer". E per confondere le acque ulteriormente, in Spagna
il titolo di "Productor Ejecutivo" si riferisce ad una
combinazione dei ruoli di "Producer" e "Line Producer".
Tuttavia, quando tu stai sviluppando una linea di produzioni bisogna
creare un sistema più sofisticato. Quello in cui noi ci
siamo imbattuti è l'inclinazione dei capi compagnia a reclamare
il credito di "Producer" anche quando hanno avuto poco
a che fare con gli aspetti creativi e su base quotidiana della
produzione. Questa rincorsa al credito porta qualche volta ad
un assurdo e imbarazzante blocco dei crediti che lista lo stesso
individuo come "Producer" e "Executive Producer".
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Ha
influito così negativamente sulla produzione la faccenda
dei crediti?
Il
problema dei crediti era presente sin dall'inizio alla Fantastic
Factory e finalmente i nodi arrivarono al pettine. Per questo
non era possibile per me ottenere dalla compagnia l'assunzione
di un produttore individuale per ogni produzione. Qualche volta
persiste l'idea che il regista può fare il film da solo
e che un produttore è solo necessario per assistenza logistica
ed economica. Questo è il triste risultato della "teoria
dell'autore", l'idea che un film è un lavoro di arte
concepito e realizzato dalla mente febbrile di un individuo talentuoso.
Può essere vero in alcuni casi particolari e, forse, è
vero per i film d'autore, ma nel mondo del cinema commerciale
questa è un'attitudine che lavora contro la produzione
di intrattenimento di successo. Normalmente un film è uno
sforzo collaborativo che include i talenti ed i criteri di molti
artisti e tecnici, e nella mia esperienza ci sono solitamente
una manciata di collaboratori chiave. Certamente il regista è
quasi sempre centrale così come lo sceneggiatore, il direttore
della fotografia, il montatore, l'attore e lo scenografo. E molto
spesso il produttore. Ma questo necessita di un produttore creativo
che ha il potere di aprire i cordoni della borsa e il tempo di
concentrarsi lucidamente sul progetto al fine di plasmarlo e migliorarlo
sulle linee impostate da distributore, sceneggiatore e regista.
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Parlaci
della HALCYON PICTURES, di cosa si tratta esattamente? E' una
nuova casa di produzione che hai fondato oppure una pre-esistente
compagnia con la quale hai forgiato un'alleanza?
La
Halcyon International Pictures è una nuova compagnia di
produzione e vendita creata dal sottoscritto, Ted Chalmers e Ray
Haboush nel febbraio 2006. L'idea per me era di allearmi con Ted
e Ray, i quali hanno rimarchevole esperienza in vendite all'estero,
in una compagnia che possa vendere film a livello internazionale
ma anche produrne di propri; lavorando con loro posso avere un
contatto più stretto con le vendite e il finanziamento
dei film. Inoltre, essendo coinvolto nelle vendite posso occuparmi
di progetti nei quali non partecipo come regista o produttore
e maneggiando le vendite all'estero posso giustificare il mio
contributo a film come il "poltergeist movie" finlandese
EVERDARK.
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Il
nuovo "scream slate" presentato a Cannes è davvero
ambizioso e "fan-friendly": SPRAWL, EVERDARK e una nuova
trilogia di RE-ANIMATOR. Desta particolare trepidazione EVERDARK,
perchè hai sempre dichiarato di voler dirigere una "ghost-story"
sul modello de “Gli Invasati” di Robert Wise, un sogno
finalmente in via di realizzazione. Cosa puoi dire o rivelare
su questi progetti?
EVERDARK
è diretto dagli sceneggiatori Tommi Lepola e Tero Molin
di Tampere, Finlandia. E' basato su un vero evento Poltergeist
accaduto a Tampere nel 1880. Loro hanno concepito la storia come
una sorta di film in stile Esorcista/Poltergeist e l'ambientazione
da inverno nevoso è molto atmosferica. Mi è piaciuto
molto lavorarci e sono ansioso di monitorarne la produzione. Hai
ragione, ho sempre desiderato poter dirigere una "ghost-story"
(forse ti ricordi di EXHIBITION, la "ghost-story" olandese
che stavo sviluppando prima di trasferirmi in Spagna?), ma nel
caso di EVERDARK non curerò la regia. SPRAWL è un
"creature feature": la storia di un orso feroce all'assalto
di una comunità periferica che ne ha usurpato l'habitat.
La trilogia di RE-ANIMATOR è abbastanza auto-esplicativa:
tre ulteriori film di RE-ANIMATOR con i quali risolvere la saga
del dottore Herbert West. Nel primo capitolo proposto, HOUSE OF
RE-ANIMATOR, West è contattato dalla Casa Bianca per rianimare
il Vice-Presidente (Dick Cheney, ndr). Ovviamente, una volta che
il caos è dissipato, anche il Presidente è stato
rianimato e West si ritrova addirittura in cabina di comando.
Il secondo è RE-ANIMATOR UNBOUND! nel quale West è
proprietario di un feudo in una zona di guerra ma i suoi esperimenti
lo porteranno in conflitto con la religione e dovrà affrontare
i Grandi Antichi della tradizione Lovecraftiana. L'episodio conclusivo
è RE-ANIMATOR BEGINS: traumatizzato dagli eventi di UNBOUND!,
West riprende coscienza (in questo frangente vedremo finalmente
alcuni episodi della sua adolescenza) grazie ad un misterioso
dottore che si rivela essere il nipote del suo mentore Dr. Gruber.
Tornato alla scuola medica in Svizzera (dove tutto iniziò
nel RE-ANIMATOR originale) West ricrea i suoi primi esperimenti,
ma commette il fatale errore di innamorarsi di...una donna.
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L'high-concept
alla base di HOUSE OF RE-ANIMATOR è intrigante, oltraggioso
ed esilarante: la nazione più potente del mondo è
governata dal cadavere rianimato di un simil-Bush, con chiari
elementi di satira. Per questo film tu e Stuart Gordon potete
contare anche su un budget rimarchevole, un grande attore mainstream
come William H. Macy (Fargo, Pleasantville, Magnolia) e il ritorno
a furor di popolo di Barbara Crampton nel ruolo della First Lady.
Beh,
noi stiamo provando ad ottenere un budget più consistente.
Esatto, Macy è interessato al ruolo del Presidente e vorremmo
anche recuperare Dan Cain (il dottore interpretato da Bruce Abbott,
ndr) al fine di farlo confrontare con West, reo di avergli rovinato
la vita. Ad ogni modo, proprio perché il film richiede
un budget ampio, si sono presentate difficoltà nel rastrellare
finanziamenti. Ho qualche perplessità sul fatto che HOUSE
OF RE-ANIMATOR sia una satira troppo specifica sull'amministrazione
Bush. Realizzare un horror legato ad eventi attuali può
risultare in un film già datato una volta completato. Dal
mio punto di vista l'idea di West alla Casa Bianca ha una qualità
eterna che ha a che fare con potere governativo, arroganza e corruzione
in ogni Paese ad ogni tempo. Mi piace l'idea di un governo che
finanzia gli esperimenti di West per motivi ideologico-
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politici. Normalmente però sono dell'idea che la politica
sia un soggetto più indicato in generi come science-fiction
piuttosto che horror. I migliori horror sono quelli che si occupano
di psicologia, religione, morte, carne. Ma un film horror riflette
anche i tempi in cui è realizzato, clima politico incluso.
E penso che c'è reale orrore alla Casa Bianca attualmente,
e se noi possiamo mantenere il nostro senso dell'humour potrebbe
rivelarsi un film horror di successo. E' indubbiamente divertente
vedere West guidare il governo. |
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Originariamente
dovevi debuttare nell'industria fumettistica con l'albo one-shot
METAMORPHOSIS che, dalle anticipazioni, sembrava trattarsi di
un horror nella stessa corrosiva vena di SOCIETY e THE DENTIST
che riflette anche tutte le tue personali ossessioni: ritroviamo
l'alta società di Beverly Hills con i suoi vizi e tradimenti...
Cosa puoi rivelarci della storia? Inoltre, originariamente era
stato concepito come un film, c'è ancora la possibilità
che tu possa girarlo?
Il
mio coinvolgimento nel mondo fumettistico va interpretato come
una strategia per sviluppare progetti cinematografici. E questa
era l'idea dietro METAMORPHOSIS. Insieme allo scrittore ed editore
Dario Gulli ho scritto la storia di un eroe sportivo, un giocatore
di baseball, che assume droghe sintetiche per migliorare le performance
agonistiche. Ovviamente le droghe non solo lo rendono un campione
ma provocano anche effetti collaterali indesiderati... Il grande
divertimento dell'industria fumettistica è che i costi
di realizzazione di una storia sono minuscoli se comparati con
quella cinematografica. Naturalmente i margini di guadagno sono
quasi inesistenti in un fumetto ordinario, ma l'assoluto divertimento
di inventare storie e vederle velocemente realizzate è
semplicemente fantastico. Penso che possa essere un modo efficiente
per sviluppare idee
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cinematografiche ed ho sempre immaginato METAMORPHOSIS come un
film. Il progetto iniziò quando Dario Gulli era l'art-director
della Narwain Comics. Abbiamo anche lavorato insieme ad un'antologia
durata solo tre numeri chiamata Horrorama. Purtroppo diventò
complicato lavorare con Narwain e Dario ha poi lasciato per entrare
in società con Media Mobile, residente a Terni. Ho scritto
una sceneggiatura basata sul fumetto di METAMORPHOSIS, ma ho scoperto
che aveva metà della durata di un lungometraggio.Ora con
Media Mobile stiamo lavorando ad una serie animata di HORRORAMA
ed è possibile che anche METAMORPHOSIS segua la stessa
sorte. Altri progetti fumettistici al quale sto lavorando consistono
in un titolo basato su una "ghost-story" cinese scritta
da Rob Aft e poi un adattamento di RE-ANIMATOR firmato da Barry
Keating. Il primo RE-ANIMATOR sarà adattato in una miniserie
di tre numeri e seguirà molto fedelmente lo stile e la
storia del film originale. Poi l'idea è di continuare con
il secondo film ma anche di narrare gli eventi accaduti tra i
primi due capitoli per poi proseguire con l'attuale trilogia.
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A
metà degli anni '90 stavi sviluppando la versione "live-action"
del DEVILMAN del grande cartoonist giapponese Go Nagai, considerato
il più bel manga horror di tutti i tempi. Penso che non
potesse esserci, se possibile, materiale migliore per le tue visionarie
abilità registiche. Perché il film fu abortito?
Screaming Mad George realizzò molteplici storyboards.
DEVILMAN
era un progetto che ho sviluppato con Screaming Mad George, Aki
Komine e Taka Ichise. Dopo la versione cinematografica del manga
THE GUYVER (MUTRONICS, ndr) i finanziatori giapponesi erano interessati
a proseguire con DEVILMAN. Avevamo uno script che seguiva molto
fedelmente il primo manga e gli anime. Ma una volta vicini alla
produzione ho avuto contrasti con Aki Komine e ho ritenuto prudente
non procedere con il film. Era un progetto molto eccitante, dark
e amorale, ma anche difficile da tradurre in un film in tempi
pre-CGI (Computer Generated Image, ndr). Dovrei consultare i miei
corposi files per ricordare i dettagli ma so per certo che avevamo
almeno una sceneggiatura completata.
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E
cosa è accaduto alla versione cinematografica di PATLABOR
diretto da Christophe Gans con FX in 3D del compianto Dave Allen?
PATLABOR
era un progetto che Christophe era interessato a realizzare direttamente
dopo CRYING FREEMAN. Kazunori Ito era uno degli sceneggiatori
sull'anime di PATLABOR e lo conoscevamo perché aveva scritto
un episodio di NECRONOMICON. Purtroppo il budget necessario a
realizzare una versione "live-action" di PATLABOR era
impraticabile. Invece Christophe ha sviluppato NEMO (un prequel
dell'iconico romanzo di Jules Verne abortito nel 2000, ndr) con
Samuel Hadida.
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La
moda del momento sembra essere quella di realizzare remake di
horror giapponesi (The Ring, The Grudge) e di manga (Battle Angel
Alita, Speed Racer), ma tu sei stato in assoluto il primo filmmaker
occidentale genuinamente interessato all'industria culturale nipponica
(la WILD STREET dietro SOCIETY e BRIDE OF RE-ANIMATOR era sostenuta
da capitali giapponesi), lo testimoniano le produzioni "ante-litteram"
di MUTRONICS (GUYVER: THE MOVIE) e CRYING FREEMAN: cosa ne pensi
di questa tendenza mainstream in voga? E' solo una moda passeggera,
un’infatuazione corporativa per l'esotico o un serio tentativo
di rinnovamento da parte di una Hollywood sempre più disperata
e sull'orlo del collasso creativo-economico?
Io
sono un grande fan di manga e anime giapponesi e come tu hai ricordato
fui uno dei primi a sviluppare film hollywoodiani basati su tali
ricchi materiali. Bada bene che Taka Ichise è il creatore
degli "J-Horror" e il produttore dei film di THE RING,
THE GRUDGE, DARK WATER e molti altri. Conobbi Taka quando arrivò
per la prima volta a Los Angeles e insieme abbiamo prodotto NECRONOMICON
e CRYING FREEMAN. L'ho anche aiutato a raggiungere accordi che
sono risultati in film come BLUE TIGER, FIST OF THE NORTH STAR
(KEN IL GUERRIERO, ndr) e AMERICAN YAKUZA, etc. I finanziamenti
per SOCIETY e BRIDE OF RE-ANIMATOR arrivarono dal Giappone grazie
al coinvolgimento di PAUL WHITE, uno dei fondatori di WILD STREET
PICTURES. All'epoca Paul viveva a Tokio e Wild Street era sostenuta
da una compagnia giapponese. Anche Aki Komine lavorava alla Wild
Street e quando si verificò un tracollo acrimonioso, mi
contattò per propormi di realizzare qualche film. Fu proprio
lui a portarmi il progetto di DEVILMAN e abbiamo lavorato insieme
per molti anni. Inoltre mi introdusse a Taka Ichise. Aki continua
a vivere e lavorare a Los Angeles. La moda di tradurre horror
giapponesi in produzioni hollywoodiane può essere attribuita
all'alta qualità e originalità di questi film. E
non dobbiamo sottovalutare il merito avuto da Roy Lee nel convincere
le major di Hollywood a realizzarne gli adattamenti. Senza questi
remake il fenomeno asiatico sarebbe stato appannaggio esclusivo
di cineasti e fan di genere. Invece lo stile "J-Horror"
ha raggiunto le platee mainstream ed è regolarmente incorporato
nel cinema horror. Abbiamo già assistito a questo fenomeno
negli anni ‘90 con il grande successo degli action-movie
di Honk Kong incarnato dai film di John Woo (A BETTER TOMORROW,
HARD BOILED, THE KILLER). Questi film hanno elevato la grammatica
dell'azione a vertici inediti e anche se non sono stati direttamente
rifatti a Hollywood (forse perchè non c'era Roy Lee a stipulare
gli accordi?), alcuni registi (John Woo, Ronny Yu) e attori (Chow
Yun Fat, Jackie Chan) hanno realizzato film presso le majors.
Poi è accaduto che gli action-movie di Honk Kong sono affondati
sotto il peso di molteplici imitazioni e assenza di nuove idee.
Ovviamente sono ancora una parte vitale della scena cinematografica
internazionale, ma non più eccitanti e di moda come un
tempo. Questo è accaduto anche con gli "spaghetti-western"
negli anni ‘60 e ‘70 e sospetto sarà il fato
ultimo degli "j-horror". Penso comunque che il genere
"j-horror" saprà reinventarsi mentre assistiamo
alla corrente ascesa degli horror coreani e thailandesi. E' la
sensibilità asiatica in generale che ha dato nuova linfa
al cinema horror e non un Paese asiatico in particolare.
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Nella
tua lunga carriera c'è un particolarissimo "dream
project" che ti è molto caro e tuttora irrealizzato:
una nuova versione dell'UOMO INVISIBILE ispirata al film antologico
DONNE AMAZZONI SULLA LUNA, il segmento con Ed Begley Jr. dove
egli è supposto essere invisibile ma nessuno nota la differenza.
Chi scrisse la sceneggiatura? Sei ancora interessato a resuscitare
il progetto?
Ho
sviluppato THE INVISIBLE MAN per la Wild Street Pictures ma il
progetto si dissolse durante il collasso della società.
Il primo trattamento fu scritto da Woody Keith (uno degli sceneggiatori
di SOCIETY) ed era piuttosto fedele allo spirito del romanzo di
H.G.Wells. Ma non aveva nulla a che fare con l'episodio di DONNE
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AMAZZONI SULLA LUNA (benché io sia un grande fan di quel
segmento). Quando Woody lasciò il progetto ho sviluppato
un'idea personale di invisibilità sulla quale basare la
sceneggiatura ma molti degli sceneggiatori coinvolti non erano
interessati. Finalmente lavorai con George R. R. Martin che completò
una prima stesura, intitolata FADEOUT. Non aveva molto a che fare
con il romanzo di Wells: era ambientato nel futuro e trattava
di arti bio-meccanici, allarmi globali e immortalità virtuale.
George Martin è un fantastico scrittore di fantascienza
ed è stato entusiasmante lavorare con lui alla storia.
Io sono un grande fan del suo lavoro e mi piacerebbe adattare
alcuni suoi lavori per il grande schermo. Serbo ancora con me
il nocciolo dell'idea di un film sull'Uomo Invisibile e spero
di poterlo un giorno realizzare. |
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Una
delle tue massime aspirazioni è quella di poter realizzare
un film ad alto budget sui simulacri: perché sei così
affascinato da questo concetto visivo?
Prima
di debuttare nel cinema ero molto interessato in arti visive.
Ho anche dipinto ed ero affascinato dalle illusioni ottiche. Immagino
vada di pari passo con il mio interesse per il fantasy e il fantastico.
Era stupefacente come un'immagine potesse cambiare mentre la stai
osservando. Questo mi spinse ad immaginare la realizzazione di
un dipinto nel quale l'occhio era trascinato da una parte all'altra
del quadro e durante questo lasso di tempo il dipinto diventava
qualcos'altro, come fosse arte cinetica. Quando iniziai a lavorare
con Screaming Mad George eravamo ossessionati dai simulacri che
sono un'idea simile. Il simulacro è quando qualcosa appare
essere qualcosa che non è. Questo può essere una
proiezione psicologica come quando vediamo forme nelle nuvole
o facce nelle rocce, etc. o può essere un fenomeno naturale
come quando un pesce piccolo ha marcature che lo fa sembrare più
grande al fine di ingannare i predatori. Cosa mi affascinava era
il contenuto psicologico che il simulacro può impartire
ad un film. Il problema è che è incredibilmente
complicato fare simulacri in movimento nei film.
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Volevo
farlo in SOCIETY ma semplicemente non ne avevo il tempo. Quando
George e io abbiamo lavorato su INITIATION (SILENT NIGHT DEADLY
NIGHT 4) abbiamo disegnato parecchi simulacri e anche filmati
alcuni. Abbiamo provato a rendere la storia stratificata e psicologicamente
evocativa, stile flusso-di-coscienza. Purtroppo il film non ha
funzionato molto bene a causa della mia inesperienza, ma sono
molto contento della parte simulacrale parzialmente ispirata a
GLI INVASATI di Robert Wise. In alcuni dei miei film ho provato
ad integrare questo metodo, per esempio in PROGENY puoi notare
simulacri nella scena dove l'eroina vede l'immagine di un alieno
alla finestra che poi diventa l'immagine di due poliziotti. L'intento
era di creare un'immagine cinematica che riflettesse la mia interpretazione
dell'ambigua realtà inerente al tema dei rapimenti alieni:
ancora una volta non può considerarsi completamente riuscito
nonostante pensi che il film funzioni bene. Così, è
vero, amerei molto girare un film nel quale il simulacro è
il tema e la tecnica. |
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Originariamente,
invece di SOCIETY, il tuo debutto registico doveva essere un film
su una donna che scopre che tutti gli uomini sono alieni. E ci
sono altri progetti che non sei riuscito a realizzare? Quali?
Devo
correggerti a proposito di THE MEN. L'idea di una donna che scopre
che tutti gli uomini sono alieni era di Dan O'Bannon. Io l'ho
solo aiutato a svilupparla in un lungometraggio che doveva dirigere.
Ci sono davvero molti progetti che vorrei riuscire a realizzare
ma alcuni sono solo in attesa della giusta occasione, come DAGON
la cui sceneggiatura firmata da Dennis Paoli risale al 1985. Dopo
molto tentativi di produrlo (prima a Wales e poi nel Maine), ho
dovuto attendere l'allestimento della Fantastic Factory per poterlo
finalmente girare in Spagna. E questo era 20 anni dopo. Come puoi
notare si è trattato di una lunga gestazione.
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In
passato sei stato legato a molti progetti: WEIRD MUSEUM firmato
dallo sceneggiatore di Society Rick Fry, ZEN INTERGALACTIC NINJA:
THE MOVIE, RETURN OF THE LIVING DEAD 4: HELL MARY, il manga BAOH
di Hirohiko Araki, LA DISTANZA DELLA LUNA di Italo Calvino, THE
DENTIST 3: ci sono aggiornamenti al riguardo o possiamo considerali
tutti defunti?
Molti
dei progetti che citi possono essere considerati morti e sepolti.
WEIRD MUSEUM era uno dei miei preferiti. Rick Fry (l'altro co-sceneggiatore
di SOCIETY) ha una stupenda sensibilità bizzarra, ma non
sono riuscito a rastrellare i finanziamenti per il film. ZEN arrivò
alla fase di scelta delle location in Montreal ed avevamo completato
molti storyboards e un vasto numero di scenografie. Ma essendo
un regista su commissione non sono al corrente dei dettagli e
del purché il progetto non è proseguito. HELL MARY
era solo la mia idea per un sequel di RETURN OF THE LIVING DEAD
3. Nessuno mi ha chiesto di farlo, l'ho scritto semplicemente
perché mi interessava. E dato che non è necessario
che sia un sequel diretto, il progetto può ancora essere
realizzato. Tuttavia, attualmente il genere zombie è un
pò inflazionato. LA DISTANZA DELLA LUNA è un progetto
al quale penso spesso. Amo molto quel racconto e, anche se ad
una prima lettura potrebbe sembrare infilmabile, ho trovato un
modo per adattarlo su celluloide. Io penso che hai confuso BAOH
con KISEIJU (L'OSPITE INDESIDERATO, ndr). KISEIJU è un
manga che ero assolutamente ossessionato a portare sul grande
schermo, il problema risiedeva solo nell'acquisizione dei diritti.
L'idea mi intrigava molto e la plasticità delle parti corporee
infettate dal parassita alieno era una visuale che mi ispirava
tremendamente. Mi piacerebbe tuttora adattare quel manga. Per
il terzo capitolo di THE DENTIST fui contattato dai produttori
5 anni fa ma ero nel bel mezzo della Fantastic Factory e non potevo
essere coinvolto. Mi piacerebbe farlo solo per l'opportunità
di poter lavorare ancora con Corbin Bernsen nel ruolo del dentista.
Ad un certo punto sapevo che Corbin era interessato ad acquisire
i diritti del sequel per poterlo produrre egli stesso.
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Nonostante
budget microscopici e tempi restrittivi di riprese, i tuoi film
si segnalano per le inquadrature immaginative, eleganza visiva
e una straordinaria capacità di tenere sotto controllo
tutti gli elementi della messinscena: immagino sia dovuto al tuo
background artistico-pittorico...
Grazie
per il tipo di analisi del mio lavoro filmico. Nella maggior parte
dei miei film sono stato molto entusiasta e qualche volta l'entusiasmo
e l'energia hanno compensato eventuali problemi produttivi e concettuali.
Non penso di essere uno storyteller naturale e qualche volta i
miei film soffrono di squilibri narrativi o assenza di risoluzioni
narrative. Il mio interesse in arti visive e idee concettuali
ha spesso mascherato ogni possibile deficienza narrativa. Sono
del parere che spesso inseguo un'idea visualmente (a volte ciecamente,
ma con grande entusiasmo) sperando che alla fine il film incarni
questo processo e raggiunga un risultato soddisfacente. Generalmente
questo risultato soddisfacente non sempre è stato pienamente
raggiunto, ma coloro che rispondono positivamente ai miei film
ne apprezzano le idee visive e l'energia creativa. Quando ho provato
a concentrarmi sugli elementi tradizionali del filmmaking, ho
ottenuto risultati meno interessanti.
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SOCIETY
è stato indubbiamente uno degli horror più radicali,
influenti e sovversivi degli ultimi 15 anni: il sublime chiodo
nella bara degli horror anni '80 nonché acuta ed azzeccata
satira dell'edonismo reaganiano. Cosa ne pensi? Ha mai considerato
l'idea di un sequel?
E'
abbastanza strano, sono occorsi molti anni prima di realizzare
che c'era un vero apprezzamento per Society. All'epoca sembrava
un disastro senza appello e le recensioni erano perlopiù
sconfortanti. In particolare le platee americane reagirono alla
debolezza del filmmaking e soprattutto all'ambiguità di
molti elementi. Ovviamente io l'ho amato. Con SOCIETY stavo sperimentando
un tipo di libera associazione visiva. Sin dall'inizio ero affascinato
dallo script di Woody Keith e Rick Fry. L'elemento paranoico mi
colpì particolarmente perché avevo appena speso
molti mesi immaginando la paranoia di THE MEN. Quando il progetto
fu abortito, ero completamente recettivo alla paranoia di Keith/Fry.
Tuttavia, come tu ben sai, non ero soddisfatto con la risoluzione
dello script originale. Volevo qualcosa di fantastico e così
ho concepito le immagini del "risucchio". Insieme a
Woody e Rick ho sviluppato lo script su queste linee guida. Io
sono un sostenitore dell'ispirazione e accetto le idee che ispirano
me o i miei collaboratori. Così ho provato ad interpretare
il mondo paranoico che Woody e Rick avevano creato. Ciò
mi ha portato in un contesto politico perché la base della
paranoia era il disagio di qualcuno nato nel privilegio. Da ex
hippie l'idea della politica come intrattenimento inestricabilmente
legato all'arte era una parte della mia mentalità. Così
ho preso l'idea di sfruttamento di classe e gli ho dato forma
fisica e visiva per puro divertimento. Implicito era anche il
desiderio e la paura dell'incesto e ho lavorato con gli sceneggiatori
per portare il tema più vicino alla superficie della storia.
Il metodo di lavoro consisteva nel prendere qualsiasi pazza idea
che uno di noi poteva avere e dargli un senso narrativo. L'altro
principale collaboratore era Screaming Mad George con il quale
condivido la passione per il surrealismo. Nonostante le sue migliori
idee non fossero narrativamente calzanti, io non le cestinavo
ma provavo a trovare la logica estetica implicita in esse. Ecco
perché SOCIETY ha brividi euforici e bizzarri ma altre
parti sembrano invece vicoli ciechi e idee irrisolte. Come un
enorme fan horror, devo ammettere a me stesso che SOCIETY non
è esattamente classificabile nel genere horror e benché
questo fosse un pò problematico a livello commerciale,
aveva comunque tutti i requisiti che rendono divertente un film.
Girarlo ha rappresentato uno dei momenti più belli della
mia vita. Sì, ho pensato ad un sequel: recentemente mi
è successo di immaginare che potrebbe essere interessante
avere un protagonista che non fa parte della Società ma
ne è intenzionato ad affiliarsi a tutti i costi...
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Intervista
a Brian Yuzna - traduzione copyright Emiliano Carpineta
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sul Cinema
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