SPECIALE

AVATAR

 

• INTRODUZIONE
• NOTE DI PRODUZIONE
• SINOSSI
• IL PROTAGONISTA E L’AMBIENTAZIONE ALIENA
• LA REALIZZAZIONE DEGLI EFFETTI SPECIALI
• L’ANIMAZIONE DIGITALE
• PERFORMANCE CAPTURE & VIRTUAL CAMERA
• LA CREAZIONE DEL PIANETA PANDORA
• FOTOGRAFIA LIVE ACTION & 3D
• IL COMPLETAMENTO: MONTAGGIO E COLONNA SONORA
• LA LINGUA, I SUONI E LE DANZE DEI NA’VI
• GLI ATTORI PARLANO DEI PERSONAGGI E DELLA LORO EVOLUZIONE
• IL REAL-D
• GLI INTERPRETI PRINCIPALI
• I REALIZZATORI DEL FILM
• INTERVISTA A JAMES CAMERON

 


INTRODUZIONE
AVATAR conduce lo spettatore in un mondo spettacolare al di là di ogni immaginazione, in un’esperienza visiva senza precedenti, destinata a cambiare la concezione di cinema 3D. James Cameron, il regista vincitore dell’Oscar con “Titanic”, aveva concepito il film quindici anni fa, quando i mezzi per realizzare la sua visione non esistevano ancora. Dopo quattro anni di produzione, AVATAR è un film live action con una nuova generazione di effetti speciali che offre un’inedita esperienza cinematografica totalmente coinvolgente, in cui la tecnologia rivoluzionaria inventata per realizzare la visione del regista si dissolve nelle emozioni dei personaggi e nella grandiosità della vicenda narrata. Torna all'Indice

 

NOTE DI PRODUZIONE
Fantascienza, amore e guerra sono gli elementi narrativi di AVATAR, film uscito a distanza di oltre 10 anni dal monumentale “Titanic” e che, con un budget record di oltre 400 milioni di dollari (237 spesi per la realizzazione ed il resto per la promozione mondiale), racconta una storia di fantascienza venata da critiche socio-politiche, filmata con cineprese ad alta definizione inventate dal team tecnico di Cameron, ricorrendo poi alla tecnologia del motion-capture e della conseguente ricostruzione digitale tridimensionale di alcuni personaggi.
Progetto ambizioso e tecnicamente rivoluzionario, fu accantonato dal regista per molto tempo a causa degli altissimi costi di produzione e per le difficoltà insuperabili della tecnologia digitale di alcuni anni fa, ma dopo un decennio sabbatico vissuto intensamente tra produzione di fiction televisiva (il serial “Dark Angel”), cinematografica (il “Solaris” di Soderbergh), documentaristica (“Expedition: Bismarck”, “Ghosts of the Abyss”, “Aliens of the Deep”) e lo sviluppo febbrile di nuove tecnologie con il fratello ingegnere Mike, Cameron ha finalmente ultimato la sua visionaria e colossale epopea futuristica.

AVATAR non solo segna il suo ritorno alla fantascienza pura, ma si segnala anche come il primo film della storia del cinema che, oltre a macchine da presa ad alta definizione, virtual camera ed un’innovativa tecnologia tridimensionale, fa anche uso di attori antropo-digitali: i "synthespians”, animazioni in motion capture realizzate dalla Weta Digital, il prestigioso laboratorio di Sfx fondato dal regista Peter Jackson e responsabile degli effetti speciali di “King Kong” e della trilogia “Il Signore degli Anelli”.
Sul fronte degli attori in carne ed ossa, i protagonisti del film sono Sam Worthington (“Terminator: Salvation”, "Boot Men", "Clash of The Titans"), Zoe Saldana (“Star Trek”, "The Terminal", "Indovina Chi?"), Sigourney Weaver (“Alien” e “Aliens”), Michelle Rodriguez (“Resident Evil”, “Girl Fight”, il serial “Lost”), Giovanni Ribisi (“Salvate il Soldato Ryan”, “Via in 60 Secondi”), Wes Studi ("L'Ultimo dei Mohicani", "Geronimo"), CCH Punder ("Face/Off", il serial "The Shield"), Stephen Lang (“Public Enemies”, "D-Tox"), Joel David Moore (“Dodgeball – Palle al balzo”), Laz Alonso (“Miracolo a Sant’Anna”), Dileep Rao (“Drag Me to Hell”) e Matt Gerald (“Terminator 3”). Il film è co-prodotto dallo stesso James Cameron e Jon Landau con la loro Lightstorm Entertainment, in patnership con la 20th Century Fox. Le riprese sono state effettuate in set a Los Angeles e poi in Nuova Zelanda, presso gli studi della Weta.

Ex studente di fisica, camionista, tecnico degli effetti speciali per Roger Corman, grande appassionato di fumetti Marvel e anime giapponesi, consulente della NASA, con una compagnia di produzione (la Lightstorm Entertainment) e una di effetti speciali (la Digital Domain) e soprattutto 6 capolavori assoluti firmati in 22 anni (i primi due “Terminator”, “Aliens”, “The Abyss”, “True Lies”, “Titanic”), James Cameron ha ampiamente dimostrato di saper realizzare prodotti innovativi e caratterizzati da una commistione di spettacolo, vicende incredibili e personaggi credibili, con una maestria tecnica posta al servizio della storia e delle emozioni. Lo scrittore-regista-produttore è soprannominato "Iron Jim" per il carattere abrasivo e dittatoriale nonché per il perfezionismo ossessivo-compulsivo. Cameron è autheur completo e indipendente di un corpus filmico archetipico e dicotomico: il suo è un cinema millenarista e apocalittico, commerciale e autoriale, hi-tech e umanista, post-moderno e classico dalle fortissime valenze etico-morali e pregnanti istanze proto-femministe, oltre che permeato da uno sperimentalismo tecnico-visivo avant-garde che non ha eguali nella Settima Arte. Non è un caso che a Hollywood circoli il seguente slogan: “Quando Cameron fa una cosa, nessuno al mondo la fa meglio di lui”. Torna all'Indice

 

SINOSSI
Siamo nel 2154 e Jake Sully è un ex Marine colpito in battaglia e costretto a vivere su una sedia a rotelle. Nonostante la disabilità fisica, Jake è rimasto un combattente. Informato dalle autorità della tragica morte del fratello gemello Tom (un giovane scienziato rimasto ucciso in un tentativo di rapina), Jake viene avvicinato da due dirigenti della RDA (Resources Development Alliance), un consorzio internazionale di corporazioni specializzato in viaggi interspaziali finalizzati alla ricerca di risorse e corpi celesti in grado di ospitare la vita. La RDA lo assolda per recarsi sul pianeta Pandora e prendere il posto del fratello gemello, il cui DNA era stato utilizzato per creare un ibrido umano-alieno… o avatar. Dopo un viaggio di alcuni anni luce, raggiunge l’avamposto degli umani sul lussureggiante pianeta Pandora, dove la RDA è impegnata nell’estrazione di un raro minerale, l’Unobtainium, indispensabile per risolvere la crisi energetica sulla Terra. La base militare e scientifica degli umani, Hell’s Gate, appare come una cicatrice scavata dall’uomo nel mezzo di un mondo vergine. Presto Jake scopre che la foresta pluviale al di fuori di Hell’s Gate è ricca di flora e fauna esotica, ma anche di animali feroci e violenti. Poiché l’atmosfera di Pandora è tossica, è stato sviluppato il Programma Avatar, che permette di collegare la coscienza umana a un avatar, cioè un corpo biologico guidato a distanza, in grado di sopravvivere all’atmosfera letale del pianeta. Questi avatar sono ibridi geneticamente modificati in cui il DNA umano è stato mescolato con quello della popolazione indigena di Pandora… i Na’vi.

Con il suo DNA, identico a quello del gemello scomparso, Jake è adatto allo scopo di “guidare”, grazie al collegamento di un link telepatico, quello che una volta era stato l’avatar del fratello, sperimentando nuovamente l’emozione di poter camminare. Jake inizia la missione che gli è stata assegnata: infiltrarsi nel mondo dei Na’vi, che sono diventati un serio ostacolo per le attività estrattive del prezioso minerale. Mentre esplora la lussureggiante foresta pluviale di Pandora, Jake viene attaccato da alcuni animali feroci. È certo di morire, ma viene salvato da Neytiri, un’impavida e bellissima cacciatrice, nonché membro del vicino Clan Omaticaya. Il loro incontro è carico di forti emozioni, sia negative sia positive, e crea un legame che nessuno dei due si aspetta. L’atteggiamento iniziale che Neytiri ha di Jake non è favorevole, anzi è sprezzante. Anche nei panni di un avatar, Jake rappresenta per Neytiri la mentalità distruttiva degli umani, che minaccia la stessa esistenza dei Na’vi. Per salvare la vita di Jake, Neytiri ha dovuto uccidere alcuni Viperwolf, feroci animali che, nonostante la loro aggressività, sono tuttavia parte integrante dell’ecosistema del pianeta, con il quale i Na’vi hanno un forte legame. Pandora è abitata da molti Clan Na’vi, ma quello che Jake conosce è il Clan Omaticaya, che vive da 10.000 anni in un Albero Casa alto più di 300 metri. Gli Omaticaya hanno trasformato i diversi livelli della struttura interna dell’albero nel loro villaggio. La gerarchia sociale degli Omaticaya è chiaramente definita e al vertice si trova Eytukan, capo del Clan o “Olo’eyctan”. Eytukan è il padre di Neytiri e la madre, Mo’at, condivide con lui il potere in qualità di sciamana o “Tsahik” del Clan. Tus’tey, un forte e orgoglioso giovane cacciatore, è il primo nella linea gerarchica per il ruolo di Olo’eyctan ed è stabilito che sposi Neytiri.

Tra le molte meraviglie di Pandora spicca la rete neurale, che interconnette la vita di tutta la flora e fauna. Simile al sistema nervoso umano, questa rete permette a tutte le forme di vita su Pandora di funzionare come un unico sistema armonioso. Il centro della rete, che è anche il cuore e il cervello della luna, è un antico salice enorme e nodoso che rappresenta l’epicentro dei Na’vi, un’estensione della loro linfa vitale, un luogo di rigenerazione e conoscenza. Questo “Albero delle Anime” si trova al centro del più potente campo magnetico di Pandora, il “Vortice dei Flussi”. In un’epoca remota il campo invisibile ha dato origine alle insolite formazioni geologiche ad archi che formano arcobaleni di pietra, al di sopra di un profondo cratere, al centro del quale si trova l’Albero delle Anime. Jake viene accolto nella tribù degli Omaticaya e impara ad essere uno di loro, dopo avere superato molte prove e vicissitudini. Man mano che il rapporto tra Jake e la riluttante insegnante Neytiri si approfondisce, l’uomo impara a rispettare i Na’vi e il mondo in cui vivono schierandosi, alla fine, dalla loro parte per combattere le forze della RDA che stanno sconvolgendo il delicato ecosistema del pianeta. Presto Jake dovrà affrontare la prova finale, guidando i Na’vi in una battaglia epica che deciderà il destino di un mondo intero. Torna all'Indice

 

IL PROTAGONISTA E L’AMBIENTAZIONE ALIENA
Il personaggio centrale di AVATAR, Jake Sully (Sam Worthington), è un uomo qualsiasi in cui chiunque può identificarsi e che, inaspettatamente, diventa un eroe, quando gli eventi lo trascinano sempre più addentro a uno scontro tra civiltà, con le multinazionali della Terra decise a “sviluppare” Pandora, da un lato, e gli indigeni Na’vi, dall’altro. Jake è un ex Marine per il quale l’onore e il dovere vengono prima di tutto ma che, alla fine, deve scegliere tra l’onore personale, in difesa di ciò che è giusto, e il dovere che ha nei confronti di coloro che gli hanno affidato la missione.
Jake è un personaggio ricco e complesso, con una rara commistione di passione, forza, astuzia e sentimento. Con il corpo di avatar, Jake ha davanti a sé un nuovo scopo, nuovi obiettivi e un’avventura che lo porterà a raggiungere i suoi limiti e a superarli. È un ruolo difficile, cosa di cui Cameron era consapevole quando lui, Landau e la responsabile del casting Margery Simkin hanno iniziato la ricerca dell’attore a cui affidare la parte. “Il ‘trucco’ riguardo a Jake è stato di non mettere per iscritto il personaggio”, spiega Cameron, “ma di trovare la persona adatta per interpretarlo”.
Dopo mesi trascorsi ad esaminare attori negli Stati Uniti e in Europa, la Simkin ha segnalato a Cameron di aver trovato un candidato in Australia. Sam Worthington, come la Simkin disse al regista, “ha in sé qualcosa di viscerale, il pubblico lo troverà credibile e carismatico, i suoi occhi sprigionano un’intelligenza e un’intensità che non hanno mai vacillato”.

AVATAR si svolge su Pandora, una luna con un ambiente simile a quello terrestre, che orbita intorno a un pianeta gassoso gigante, chiamato Polyphemus, nel sistema stellare Alpha Centauri. Distante 4,4 anni luce, Alpha Centauri è il sistema a noi più vicino, raggiungibile dopo sei anni di viaggio. Quando si scopre che Pandora è ricca di un minerale molto raro sulla Terra, l’Unobtainium, inizia la corsa allo sfruttamento delle risorse sul nuovo pianeta, devastandone la complessa biologia. L’Unobtainium non esiste nel nostro sistema solare, ma è fondamentale per risolvere la crisi energetica che ha colpito la Terra nel XXII secolo, quindi l’ente responsabile dello sviluppo delle risorse, la RDA è disposta a spendere centinaia di miliardi di dollari per avviare le attività estrattive in quel mondo lontano. La storia si svolge nel 2154, trent’anni dopo la fondazione della prima colonia mineraria su Pandora. Lo sconfinamento delle attività umane nel territorio degli indigeni Na’vi ha provocato crescenti tensioni tra le due razze, con tutti i presupposti per scatenare un conflitto.

A causa di un evento accidentale, la morte del fratello gemello, Jake Sully viene catapultato in questa situazione difficile e confusa. Si trova su Pandora per diventare la “guida” più innovativa sviluppata dagli scienziati umani del Programma Avatar, nel tentativo di guadagnarsi la fiducia dei Na’vi attraverso l’uso di corpi geneticamente modificati somiglianti alla popolazione indigena e in grado di muoversi liberamente nel mondo alieno. Ma Jake viene assoldato dal Colonnello Miles Quaritch, responsabile della sicurezza della colonia umana, per infiltrarsi nella popolazione locale e imparare come controllarla o sconfiggerla. Quaritch è a capo dei Secops, i servizi di vigilanza che difendono Hell’s Gate dai feroci predatori di Pandora e dai fieri Na’vi. Si tratta di un esercito di mercenari non troppo disciplinati ma ben equipaggiati, dotati di velivoli simili ad elicotteri pesantemente armati e di giganteschi “AMP Suit”, esoscheletri da combattimento. Jake è la persona sbagliata in un ruolo tanto delicato. E nel conflitto fra i Na’vi e l’esercito della RDA, deciso a distruggere la dimora ancestrale dei Na’vi, vecchia di 10.000 anni, Jake prende posizione schierandosi a favore dei nativi e scatenando una vera e propria guerra. Torna all'Indice

 

LA REALIZZAZIONE DEGLI EFFETTI SPECIALI
A Cameron non interessava usare il trucco per creare la sua specie aliena. Gli alieni umanoidi sono stati interpretati per anni dagli attori grazie al trucco, fin dai tempi dei film a basso costo degli anni ’50 e, nei successivi quattro decenni, in serie televisive come “Star Trek” e i suoi spin-off, nei film e programmi TV di fantascienza. Ad oggi, sono praticamente stati studiati e sperimentati tutti i metodi per applicare gomma sui volti degli attori, senza trascurare il fatto che, in sé, la tecnica pone dei limiti. La grandezza e la distanza tra gli occhi non può essere cambiata. Le proporzioni del corpo non possono essere modificate, né può esserlo nel complesso la dimensione del personaggio. Da ultimo, il trucco fino ad oggi utilizzato limita l’interpretazione dell’attore, perché frappone una barriera tra lui e la macchina da presa.
Con il processo di “performance capture” tutti questi limiti vengono superati. Sebbene i personaggi realizzati per AVATAR con la computer grafica (CG) somiglino agli attori che li interpretano, le loro proporzioni sono fondamentalmente diverse. Gli occhi dei Na’vi hanno un diametro doppio rispetto a quelli umani e sono più distanziati tra loro. Come corporatura gli alieni sono più longilinei degli umani, hanno il collo più lungo e strutture muscolari e ossee differenti, ad esempio le mani hanno solo quattro dita. Con la CG i Na’vi e gli avatar possono avere dimensioni molto maggiori rispetto agli umani. Mentre il trucco blu avrebbe reso la pelle opaca, a CG dona ai personaggi una pelle traslucida che si comporta proprio come quella vera, la cui pigmentazione superficiale non maschera il bagliore sottostante del sangue, come ad esempio quando la forte luce del sole colpisce la parte posteriore delle orecchie. Tutte queste sfumature si mescolano permettendo di ottenere delle creature che sembrano vive.

Cameron era da tempo in cerca di un modo per trasportare la creazione di figure aliene nel XXI secolo. Nel 1995 ha assistito ai rapidi progressi compiuti dalla CG nella realizzazione di creature e ha pensato che il progetto dei suoi sogni, ambientato in un altro mondo, avrebbe forse potuto vedere la luce.
Avendo già creato alcuni personaggi che possono considerarsi delle pietre miliari della CG in “Abyss” (il serpente d’acqua) e “Terminator 2” (il T-1000), grazie all’effetto digitale chiamato “Morphing”, Cameron voleva spingere l’arte della CG verso nuovi traguardi e così ha scritto il visivamente ambizioso AVATAR. Ma quando le sue idee sono state analizzate e poi bocciate dagli esperti CG, Cameron ha capito che le tecnologie necessarie per avere il fotorealismo a cui ambiva erano ancora lontane, quindi ha accantonato il progetto.
Quando il regista lo ha ripreso in mano nel 2005, sembrava che le tecnologie richieste fossero a portata di mano. All’epoca, c’era ancora qualche perplessità riguardo al fatto che i personaggi potessero apparire totalmente reali, perché avrebbero sofferto dello sgradevole effetto “dead eye”, cioè la mancanza di luminosità osservata in alcuni dei primi film realizzati con la tecnica del performance capture. Il team di Cameron ha provato ad andare oltre e migliorare questi primi tentativi, in modo da assicurare la totale realtà dei personaggi.

Per fare ciò, invece di ricorrere alla tecnica della motion capture basata su marcatori riflettenti sul volto per cogliere le espressioni, Cameron ha messo a punto un nuovo sistema usando un casco da far indossare agli attori sulla testa, munito di una piccola telecamera, che ha permesso di catturare anche le sfumature più impercettibili dei loro volti. La telecamera era rivolta verso il viso degli attori, in modo da registrare le loro espressioni e i movimenti dei muscoli con un livello di dettaglio mai ottenuto fino ad allora ma, soprattutto, ha registrato il movimento degli occhi, cosa che non era mai stata fatta con i sistemi utilizzati in precedenza.
Si sono quindi potute catturare le espressioni del viso con una chiarezza e una precisione senza precedenti. Inoltre, non utilizzando le macchine da presa del motion capture, queste ultime sono state usate per catturare i movimenti del corpo, quindi sono state posizionate a una maggiore distanza dagli attori. In questo modo, il team di AVATAR ha potuto disporre nel capture environment di uno spazio, anche detto “Volume”, molto più ampio di quanto non si sia mai avuto in precedenza. Con un capture environment sei volte più grande rispetto al passato, il “Volume” di AVATAR è stato usato per cogliere dal vivo il movimento di cavalli al galoppo, per sequenze acrobatiche piuttosto complesse e perfino per i combattimenti tra apparecchi aerei e creature volanti. Quindi, la rivoluzionaria tecnica adoperata è stato la chiave non solo per ottenere le sfumature più sottili delle emozioni espresse dai personaggi, ma anche per amplificare la grandiosità dello spettacolo cinematografico.

Un’altra innovazione creata appositamente per AVATAR è stata la “virtual camera”, che ha permesso a Cameron di girare scene all’interno del mondo generato al computer, proprio come se stesse effettuando le riprese in un teatro di posa a Hollywood. Attraverso la virtual camera, il regista vedeva, al posto di Zoë Saldana, il suo personaggio, Neytiri, alta tre metri e dalla pelle blu. Invece di Sam Worthington e Sigourney Weaver, vedeva i loro enormi avatar blu, completi di coda ed enormi occhi dorati. Invece dell’austero spazio grigio tipico del “Volume”, vedeva la lussureggiante foresta pluviale di Pandora o le montagne fluttuanti Hallelujah oppure la colonia umana a Hell’s Gate.
Dopo avere definito i dettagli su come esattamente “catturare” le performance degli attori, il passo successivo per Cameron è stato di assicurarsi la collaborazione di Peter Jackson e della sua società neozelandese WETA Digital, vincitrice di un Academy Award per gli effetti speciali. Gli innovativi e realistici personaggi creati dalla WETA, come Gollum ne “Il Signore degli anelli” o King Kong, hanno convinto il regista che la società avrebbe potuto infondere la vita nei suoi personaggi Na’vi. Per Cameron era indispensabile, fin dall’inizio, che ogni dettaglio delle interpretazioni degli attori fosse mantenuto nei personaggi definitivi realizzati con la CG. La WETA ha assicurato che la missione del suo team di animatori di classe mondiale sarebbe stata di trasferire al 100% la performance degli attori nei personaggi Na’vi o avatar. Per fare ciò, è stato necessario registrare dati molto accurati nel momento in cui la scena veniva girata, ma c’è anche voluto più di un anno di lavoro del team dell’animazione per creare gli strumenti che hanno permesso di rendere l’espressività dei personaggi CG identica a quella degli attori la cui interpretazione essi rispecchiavano. Torna all'Indice

 

L’ANIMAZIONE DIGITALE
Se chiedete agli animatori della WETA, vi diranno che gli avatar e i Na’vi sono personaggi animati. Se fate la stessa domanda a Jim Cameron, lui risponderà che i personaggi sono stati interpretati dagli attori. La verità è che entrambe le risposte sono corrette. Ci sono volute competenze eccezionali nel campo dell’animazione per assicurare che i personaggi CG recitassero esattamente come gli attori. Ma, al tempo stesso, le interpretazioni non sono state alterate, né abbellite né esagerate. Gli animatori si sono impegnati a rappresentare in modo autentico il lavoro degli attori, senza nulla aggiungere e nulla togliere a quanto Sam Worthington, Zoë Saldana o Sigourney Weaver avevano fatto nel “Volume”. Ovviamente, gli animatori hanno apportato qualche modifica, ad esempio nel movimento della coda o delle orecchie, laddove gli attori non potevano compiere queste azioni. Anche in questo caso, comunque, l’obiettivo era di essere coerenti con le emozioni manifestate dagli attori durante le riprese originali. Così, quando Neytiri sferza l’aria con la coda o abbassa le orecchie per la rabbia, gli animatori si limitano ad accentuare l’espressione collerica manifestata da Zoë Saldana durante la ripresa della scena.

Zoë Saldana si è esercitata a lungo per creare una realtà fisica per il suo personaggio, in modo da poter rappresentare al meglio la naturale grazia atletica di Neytiri. Sapeva che non si trattava di una semplice interpretazione vocale per un classico film d’animazione, quanto piuttosto di una “interpretazione totale”, in cui sarebbe stata catturata ogni sfumatura delle sue espressioni e dei suoi movimenti. Cameron e gli attori hanno lavorato insieme nel “Volume” per oltre un anno, per quanto in modo discontinuo. Il rapporto di lavoro è stato intenso come quello che si instaura tradizionalmente su un set cinematografico, tranne che mancavano le luci, le macchine da presa e i carrelli Dolly. Era recitazione pura. Ciò ha permesso a tutti di focalizzarsi sull’interpretazione e sulle verità emotive di ogni momento, senza le distrazioni associate alla fotografia. Sia il regista sia gli attori sono rimasti affascinati dal processo, apprezzando il rapporto che si è creato e la concentrazione che il performance capture ha reso possibile. Ma solo quando hanno visto le prime scene ultimate dalla WETA, Cameron e il cast si sono resi veramente conto di quanto sarebbe stato rivoluzionario il film. Neytiri, Jake e Grace erano vivi.

Con AVATAR era indispensabile raggiungere un’autenticità assoluta per tutti i numerosi personaggi. Quelli realizzati con la CG dovevano essere, come afferma il produttore Jon Landau, “reali, pieni di sentimento ed emozionanti”.
AVATAR va un passo oltre, collocando questi personaggi fotorealistici in un mondo anch’esso generato al computer, ma che sembra totalmente reale. Ogni pianta, ogni roccia e ogni albero sono stati creati e integrati nei computer della WETA Digital, in Nuova Zelanda. Alcune significative innovazioni nell’illuminazione, nell’ombreggiatura e nel rendering hanno permesso alla WETA di creare un mondo fotorealistico che nei dettagli è alieno, ma che appare del tutto naturale. La WETA ha utilizzato un petabyte (mille terabyte) di memoria digitale per tutti gli “asset” del film realizzati con la CG: dalla miriade di piante, animali e insetti alle rocce, montagne e nuvole. Per rendere l’idea, “Titanic” ha richiesto due terabyte di memoria per creare (e affondare) la nave e le migliaia di passeggeri, circa 1/500 della memoria utilizzata per AVATAR. In aggiunta a questa complessità, il film è stato realizzato in 3D stereoscopico. Da un lato, quindi, la WETA ha dovuto lavorare in 3D per creare le scene CG (così come hanno fatto gli altri fornitori di effetti visivi, quali la ILM) e, dall’altro, anche le scene live action hanno dovuto essere girate in 3D.
Per questa ragione, Cameron si è avvalso del Fusion Camera System, il sistema
stereoscopico di ripresa da lui stesso co-sviluppato insieme a Vince Pace. Ci sono voluti sette anni di lavoro per mettere a punto il Fusion Camera System, che è oggi il sistema più avanzato del mondo per le riprese 3D. Le macchine da presa hanno funzionato in modo impeccabile sul set di AVATAR, permettendo di mescolare le scene live action e quelle in CG in un connubio omogeneo.

Date le diverse tecnologie sviluppate specificamente per questo progetto, AVATAR è stato di gran lunga il film più complesso fra tutti quelli firmati da Cameron. I realizzatori si sono avventurati in un territorio inesplorato, in cui hanno dovuto trovare le risposte man mano che procedevano lungo il cammino. Sono stati necessari diciotto mesi per identificare i vari passaggi e mettere a punto le modalità di performance capture, prima di catturare una sola scena con il cast. Ma queste tecnologie rivoluzionarie sono solo strumenti nella “borsa degli attrezzi” del regista e sono sempre al servizio della storia, delle emozioni e dei personaggi. Come afferma il produttore Jon Landau: “In definitiva, la reazione del pubblico ad AVATAR non riguarderà la tecnologia, ma i personaggi e la storia che Jim ha creato. La tecnologia gli permette di rappresentare una storia che, altrimenti, non avrebbe potuto essere narrata”. Torna all'Indice

 

PERFORMANCE CAPTURE & VIRTUAL CAMERA
Mentre gli attori erano impegnati a incamerare le sfumature fisiche, linguistiche ed emotive, indispensabili per i loro personaggi e per la visione di Cameron, il regista era determinato a catturare e incorporare il tutto nelle incarnazioni degli attori generate al computer.
Sam Worthington e gli altri attori hanno apprezzato il fatto di lavorare in un teatro di posa vuoto, il cosiddetto “Volume”, indossando tute e caschi speciali per il performance capture. “Ci siamo imbarcati in questo processo e ci siamo divertiti moltissimo”, afferma l’attore. “Anche se l’avatar di Jake è alto tre metri ed è blu, ha la mia personalità e la mia anima. È straordinario che Jim sia riuscito a realizzare tutto ciò”.
Il processo di performance capture è liberatorio”, aggiunge Worthington “Non puoi nasconderti e ogni ripresa deve essere credibile. All’inizio può creare un po’ di nervosismo, ma poi dimentichi di indossare un casco e di avere alcune centinaia di puntini sulla faccia”.
Per Joel David Moore, il modo in cui il “Volume” ha acceso la sua immaginazione gli ha ricordato una delle prime tecniche di recitazione che si imparano. “Lavorare sul palcoscenico del performance capture ti riporta ai vecchi tempi del teatro”, egli spiega. “Tutto ciò che c’era sul palcoscenico erano un fondale, un tavolo e qualche sedia. Tutto il resto lo dovevi immaginare”.

Un altro progresso tecnologico rivoluzionario è stato la virtual camera, che non solo ha coinvolto direttamente il regista e gli interpreti nel lavoro di CG, ma ha anche fissato un nuovo paradigma nella produzione, dando a Cameron la possibilità senza precedenti di vedere effettivamente la versione CG dei personaggi interpretati dagli attori e l’ambiente creato con la CG attraverso la macchina da presa, mentre lavorava con gli attori nel “Volume”. “La virtual camera ha permesso a Jim di dirigere gli attori con un’immediatezza che non era mai stata possibile fino a quel momento. Al tempo stesso, gli attori hanno avuto una migliore percezione dei loro personaggi CG perché hanno visto la scena e l’ambiente quasi immediatamente, senza dover aspettare mesi per la consegna del prodotto finito dalla società degli effetti speciali”, spiega Landau.
Le immagini CG visibili nella macchina da presa avevano la risoluzione solo di un videogioco ma, dopo che Cameron aveva completato le riprese e il montaggio di una specifica sequenza, la WETA aveva tutto il tempo per creare le immagini cinematografiche finali ad alta risoluzione. In effetti, ogni ripresa è stata creata due volte: una da Cameron nel “Volume” e una in seguito, dopo mesi, quando la WETA ha rifinito e completato il lavoro.
La virtual camera, che somiglia a una consolle per videogiochi a cui è collegato un monitor, non è veramente una macchina da presa, dal momento che non ha neanche una lente. Si comporta come una macchina da presa grazie alle immagini CG inviate dai numerosissimi computer all’avanguardia che circondano il “Volume” e che la ‘alimentano’. Un piccolo schermo sulla consolle visualizza l’immagine CG prodotta dai computer. Questo modo di lavorare ha permesso a Cameron di girare l’azione da qualunque angolo o vicinanza, offrendogli una spontaneità e flessibilità senza precedenti e un’infinità di opzioni sul set virtuale.
Ad esempio, Jim poteva chiederci di creare una scala in verticale di cinque a uno”, spiega Stephen Rosenbaum della WETA, “E così, quando muoveva la macchina da presa, lo spostamento, invece di essere poco meno di un metro, raggiungeva abbondantemente i 4,5 metri, come quello che si otterrebbe con il movimento di una gru, il tutto in tempo reale. In effetti, Jim avrebbe potuto trasformare il team addetto alle macchine da presa in un gruppo di Na’vi alti 3 metri”. Torna all'Indice

 

LA CREAZIONE DEL PIANETA PANDORA
Poiché tutta l’azione di Avatar si svolge su Pandora, nella base degli umani di Hell’s Gate o fuori nella selvaggia foresta pluviale, ogni singola cosa che si sarebbe trovata sotto la macchina da presa o che sarebbe stata realizzata con la CG doveva essere ideata a partire da zero. Parallelamente allo sviluppo tecnologico, la
progettazione ha richiesto due anni, prima dell’inizio delle riprese. I realizzatori hanno ingaggiato un team di artisti di livello mondiale per progettare ogni personaggio, creatura, pianta, costume, arma, veicolo e ambiente di AVATAR. Gli artisti si sono dedicati alla creazione non di una, ma di due culture: quella umana altamente tecnologica, con tutto il corredo futuristico di veicoli e armi, da un lato, e la società Na’vi, dall’altro. Così come ha fatto per i personaggi, Cameron ha creato Pandora in modo che fosse riconoscibile, senza perdere le qualità di un’area diversa, incontaminata ed esotica. È un mondo in cui si fondono caratteristiche classiche e familiari.
Collaborando con molti dei maggiori artisti nei rispettivi settori, Cameron ha supervisionato l’arte concettuale, i set virtuali e quelli reali. Ha vagliato attentamente tutti i dettagli nel design di AVATAR: ogni creatura, filo d’erba, albero, montagna, nuvola, veicolo e costume.

Cameron e i team di artisti e tecnici hanno continuato a porsi una domanda di fondo: “Il progetto è plausibile?”. Il loro obiettivo era la sospensione del giudizio degli spettatori e l’identificazione con ciò che vedevano sullo schermo.
In questi ambienti incredibili vive una miriade di creature, alcune delle quali sono state progettate dal team della produzione addetto alle creature, guidato da Neville Page, mentre altre sono state create dal team di John Rosengrant degli Stan Winston Studios.
Oltre a spettacolari e feroci creature come il Thanator ed i Viperwolf, una figura fondamentale nell’odissea di Jake è una creatura alata chiamata Banshee che, in uno dei riti dei Na’vi, deve dominare e cavalcare per assumere una posizione legittima nella comunità. La posta in gioco è peraltro accresciuta dal fatto che la Banshee scelta per Jake è quella più decisa a ucciderlo. I Direhorse di Pandora, come suggerisce il nome, somigliano in qualche misura ai cavalli terrestri, ma con alcuni importanti abbellimenti, ideati e disegnati dagli Stan Winston Studios e da Cameron, che ha descritto l’animale come un “destriero alieno con sei zampe e antenne simili a quelle di una falena”.
La variegata fauna di Pandora comprende anche l’Hexapede, simile a un cervo; il feroce Hammerhead Titanothere, un erbivoro che ricorda un rinoceronte con un cattivo carattere e una testa a martello; infine il Leonopteryx, enorme predatore del cielo, con striature scarlatte, gialle e nere e un’apertura alare di quasi 25 metri che rivestirà una rilevante importanza nel corso della battaglia finale. Vi è poi un’altra specie che vive su Pandora, più piccola e delicata: i Woodsprite, simili a meduse, che fluttuano con grazia nell’aria notturna muovendo seriche appendici filiformi. Chiamati Atokirina dai Na’vi, essi sono in effetti semi del sacro “Albero delle Voci”, Utraya Mokri, e quindi rappresentano un elemento fondamentale dell’”anima” della foresta pluviale. Quando si posano su Jake, Neytiri interpreta l’evento come un segnale importante, e da lì la vicenda prende una piega inaspettata.

Il vincitore di un Academy Award Richard Taylor e il suo team della WETA Workshop hanno progettato accessori e armi sia per i Na’vi sia per la RDA, mentre il noto artista TyRuben Ellingson ha ideato molti dei veicoli usati dalle forze militari di stanza a Hell’s Gate, visibili in prevalenza in un’epica battaglia che vede contrapposte macchine e Banshee, soldati umani irriducibili e guerrieri Na’vi. L’AMP Suit (AMP è l’acronimo di Amplified Mobility Platform) è un imponente dispositivo per la deambulazione, che permette di “amplificare” i movimenti dell’operatore umano che lo guida. Gli AMP Suit e i soldati che li occupano sono trasportati da quello che è forse l’apparecchio più letale della RDA, ovvero il velivolo da guerra Dragon C-21. Questo enorme aeromobile a rotore somiglia a un insetto predatore ed è dotato di diverse cabine con tettuccio. Con una capacità distruttiva quasi altrettanto letale, c’è lo Scorpion AT-99, un’evoluzione dell’elicottero militare ultraveloce e molto maneggevole. In un mondo senza piste di atterraggio, questi apparecchi muniti di rotore hanno la capacità di decollare e atterrare in verticale. Sebbene i velivoli militari di AVATAR siano apparecchi futuristici a rotore, l’intento era di dare loro una connotazione familiare, facendoli somigliare agli elicotteri Huey utilizzati all’epoca del Vietnam, per accentuare nel pubblico un forte senso di realtà.
L’apparecchio più grande presente in AVATAR, dalla lunghezza di oltre un chilometro, è l’ISV Venture Star: nave interstellare che trasporta su Pandora il personale della RDA, incluso Jake. I suoi motori ad antimateria lo fanno viaggiare a 7/10 della velocità della luce ma, poiché per raggiungere Pandora occorrono circa sei anni, i passeggeri vengono posti in uno stato di animazione sospesa in capsule criogeniche. Per raggiungere la superficie del pianeta dall’orbita, i nuovi arrivati vengono trasferiti sul Valkyrie TAV (Trans Atmospheric Vehicle), velivolo che può essere paragonato a un lontano discendente dello space shuttle.

I costumi ideati da Mayes C. Rubeo e Deborah L. Scott offrono un’altra chiave di lettura della cultura Na’vi. Sebbene molti costumi e accessori siano indossati da creature realizzate con la CG, le creazioni sono state realizzate realmente, per comunicare al meglio i dettagli sulla consistenza e la trama dei tessuti, e le qualità traslucide dei gioielli. La praticità e il comfort caratterizzano l’abbigliamento Na’vi, riflettendo la grazia e la bellezza del popolo indigeno di Pandora. Torna all'Indice

 

FOTOGRAFIA LIVE ACTION & 3D
Il lavoro del direttore della fotografia Mauro Fiore, ASC si è focalizzato sulla creazione del look polveroso e desolato del complesso industriale di Hell’s Gate.
Ciò che Jim coglieva con il performance capture e ciò che io creavo nelle sequenze live action dovevano essere coerenti”, spiega Fiore, che ha anche girato “The Kingdom” e “Smokin’ Aces”. Fiore ha adottato il 3D Fusion Camera System e, dopo lunghe prove e sperimentazioni, si è dedicato alle riprese live action con stile e precisione. Le immagini che ne sono scaturite si mescolano fluidamente con la CG creata dalla WETA Digital e dalla prestigiosa Industrial Light&Magic. La maggior parte delle scene live action di AVATAR è stata girata a Wellington, in Nuova Zelanda, dove sono stati costruiti dei set enormi. Il lavoro da realizzare era immane e la produzione ha creato un’apposita struttura che ha coordinato il lavoro dato in subappalto a più di 150 ditte. I set comprendevano la Sala di Collegamento, con le unità di collegamento simili a sarcofagi usate per trasportare la coscienza umana nel corpo degli avatar; il Bio-Lab, struttura in cui si trovano le capsule amniotiche contenenti i corpi degli avatar che hanno completato lo sviluppo raggiungendo l’età adulta durante i sei anni di viaggio dalla Terra a Pandora; l’Ops Center, il centro operativo che rappresenta il sistema nervoso centrale della base di Hell’s Gate; infine, la roccaforte militare di Armor Bay, dove sono custoditi gli AMP Suit e gli elicotteri.

In tutti gli ambienti di AVATAR, Cameron crea un’esperienza di coinvolgimento pieno, in cui gli spettatori provano la sensazione di trovarsi accanto ai personaggi mentre vivono le loro avventure. Il regista e il produttore Landau sono da tempo sostenitori del cinema 3D e hanno lavorato instancabilmente per utilizzare questo formato e potenziare le qualità del film. Ma entrambi sottolineano che AVATAR è un’esperienza coinvolgente anche con la tradizionale visione 2D, e questo formato sarà infatti molto diffuso quando il film uscirà nelle sale. Molti film 3D realizzati in passato si avvalevano di questo formato come un “di più” o come un effetto fine a se stesso: ad esempio, lancio di oggetti verso il pubblico, personaggi o oggetti che uscivano dallo schermo. Per Cameron il 3D è una finestra su un mondo dove il formato, invece di richiamare su di sé l’attenzione, si dissolve nella narrazione.
A tal proposito, mentre sviluppava AVATAR, il regista ha iniziato a lavorare a un nuovo 3D Camera System, che ha messo a punto insieme al socio Vince Pace della Pace Technologies, avvalendosi di tecnologia Sony HD e Fujinon HD. Ma prima che AVATAR diventasse una realtà, l’obiettivo di Cameron con il nuovo sistema 3D digitale era di ricreare per il pubblico l’esperienza dell’esplorazione delle profondità oceaniche con una chiarezza senza precedenti. La sua celebre perlustrazione all’interno del Titanic è poi diventata il film IMAX 3D “Ghosts of the Abyss”, seguito da “Aliens of the Deep”. Le esperienze maturate da Cameron con questi film hanno non solo dato impulso alla sua visione tridimensionale di AVATAR, ma hanno anche ispirato uno degli elementi che caratterizzano il design e l’illuminazione del film. Nei fondali oceanici, Cameron ha assistito al fenomeno di alcune forme di vita che, nella totale oscurità, emanano bagliori e brillano di una luce quasi sovrannaturale. Cameron ha applicato questa “bioluminescenza” all’ambiente di Pandora, che di notte prende vita attraverso una radianza diffusa. Torna all'Indice

 

IL COMPLETAMENTO: MONTAGGIO E COLONNA SONORA
Il processo di post-produzione di AVATAR, come quasi tutto ciò che ha riguardato il film, è stato decisamente atipico. Nella maggior parte dei film, il montaggio inizia durante la post-produzione, ma in AVATAR Cameron e i colleghi coinvolti nel montaggio, Stephen Rivkin e John Refoua, hanno iniziato a tagliare le sequenze catturate all’inizio durante la pre-produzione. I responsabili del montaggio e gli addetti al montaggio AVID sono stati una presenza regolare sul set durante la produzione, facendo in modo che la WETA ricevesse le sequenze con cadenza mensile. “Prima di girare anche un solo fotogramma di film live action, avevamo già consegnato circa settanta minuti di sequenze montate alla WETA”, rivela Landau.

Un elemento importante della post-produzione è stato la colonna sonora del compositore James Horner, in cui si mescolano elementi sinfonici classici che accompagnano l’azione epica del film con sonorità che ci trasportano in un altro mondo, fatto di voci e canti in lingua Na’vi, insoliti strumenti acustici ed elettronici. I fan del film e gli amanti della musica hanno atteso con trepidazione questa nuova collaborazione tra Cameron e Horner. La colonna sonora realizzata da Horner nel 1986 per “Aliens – Scontro finale” è stata una delle migliori mai realizzate per un film d’azione, mentre nel 1997 “Titanic” ha rappresentato una pietra miliare nella storia del cinema e delle musiche cinematografiche.
Per AVATAR Horner ha ripreso la collaborazione con Simon Franglen, co-autore del brano musicale di “Titanic” My Heart Will Go On cantato da Celine Dion, per scrivere una nuova canzone. I See You è cantata dall’artista di fama internazionale Leona Lewis e accompagna i titoli di coda del film. La canzone esprime ciò che i Na’vi intendono per “vedere”, che per loro significa capire con il cuore e lo spirito e non solo con la mente.

Mentre si avviava verso le fasi conclusive di AVATAR, Cameron era ansioso di condividere la sua visione con il mondo. Ha perciò organizzato la proiezione in anteprima di alcune sequenze del film in varie sale a livello nazionale e internazionale, nonché in occasione dell’annuale evento Comic Con di San Diego. Lieto della reazione positiva riscontrata, Cameron ha proseguito la messa a punto del montaggio e la verifica degli effetti visivi ultimati o quasi che riceveva quotidianamente dalla WETA Digital e dalle altre società di effetti coinvolte nel progetto (tra cui la ILM, la Framestore, la Prime Focus, la Hybride e la hy*drau”lx), il tutto per trasformare AVATAR in un’esperienza per il pubblico unica nel suo genere. Torna all'Indice

 

LA LINGUA, I SUONI E LE DANZE DEI NA’VI
A dare spessore ad alcuni aspetti specifici delle interpretazioni degli attori hanno contribuito il linguista Paul Frommer, che ha collaborato con Cameron per ideare un linguaggio Na’vi, l’ex artista del Cirque du Soleil Terry Notary e la celebre coreografa Lula Washington. Gli ultimi due hanno curato e creato, rispettivamente, i movimenti dei Na’vi e le coreografie delle loro danze.
Analogamente a molti altri aspetti di AVATAR, la lingua Na’vi integra elementi originali con altri familiari e identificabili. Frommer, Professore all’Università della California meridionale, spiega: “I Na’vi hanno limitazioni sonore simili a quelle degli umani e ciò permette agli scienziati del Programma Avatar di imparare a parlare la loro lingua”.
Nelle fasi iniziali del processo, Cameron ha fornito a Frommer i tipi di suoni che aveva in mente per i Na’vi. Frommer ha poi ideato una struttura linguistica di base. “Si è trattato di dare a Jim diverse possibilità e opzioni”, afferma Frommer. “Alcuni suoni gli sono piaciuti, altri no. Poi abbiamo definito le proprietà strutturali della lingua, le regole di pronuncia e il modo in cui le parole sono costruite”. Questo complesso lavoro ha prodotto un vocabolario di più di mille parole, oltre a una struttura linguistica e una grammatica specifiche, che gli attori hanno imparato con grande abilità e velocemente. Il cast ha anche lavorato a stretto contatto con la dialoghista Carla Meyer per affinare cadenze e inflessioni della lingua inventata.

Le difficoltà linguistiche per Sam Worthington sono state accentuate dal fatto che l’attore australiano ha dovuto non solo imparare a parlare una nuova lingua, ma ha anche dovuto acquisire l’accento americano. “È stato come imparare due lingue”, dichiara Worthington. “E ve lo devo proprio dire: imparare il linguaggio Na’vi è stato più facile che prendere l’accento americano! Ho passato almeno due ore al giorno ad esercitarmi con l’accento americano e con la lingua Na’vi imparando a fare la scomposizione fonetica della lingua, in modo da non dare l’impressione di recitare con una voce ovattata”.
Worthington osserva che la comprensione di Jake della lingua Na’vi è un processo progressivo che accompagna tutta la storia, e ciò ha permesso o perfino richiesto qualche occasionale errore linguistico.
Zoë Saldana e Laz Alonso, che conoscono entrambi lo spagnolo, hanno trovato più semplice imparare il linguaggio Na’vi, ultimando le riprese di AVATAR come probabilmente i soli attori trilingue in tutto il mondo a conoscere il… Na’vi. Ma forse chi si è divertito di più con la lingua inventata sono stati i membri del cast tecnico, che hanno adottato alcune specifiche parole Na’vi: ad esempio, skowng, che significa “stupido”, era una delle preferite per prendersi in giro tra loro.

Lo studio della danza e del movimento ha aiutato gli attori ad approfondire ulteriormente i personaggi. Lula Washington, direttore artistico del Lula Washington Dance Theater e coreografa delle danze Na’vi, osserva che i nativi di Pandora celebrano se stessi attraverso la danza. “Sono un popolo elegante e orgoglioso che ama la propria terra. Sotto questo aspetto, sono vicini alle nostre culture aborigene”. I ballerini della compagnia di Lula sono diventati parte del cast, come membri del Clan Omaticaya, e i loro movimenti selvaggi e aggraziati sono ben visibili nel film.
Terry Notary ha creato i movimenti ispirandosi alle culture indigene e agli animali, come i grandi felini e i primati. Notary spiega: “Abbiamo lavorato cercando di rispondere a una serie di domande sui Na’vi, ad esempio: in che modo si toccherebbero? In che modo si allungherebbero? Come si muoverebbero se fossero felici? Come userebbero la coda?”. Torna all'Indice

 

GLI ATTORI PARLANO DEI PERSONAGGI E DELLA LORO EVOLUZIONE
Gli attori del film hanno ricevuto uno speciale addestramento fisico e all’uso delle armi, ma il giovane attore Sam Worthington era più interessato a prepararsi mentalmente per il ruolo di Jake. “Non volevo che la mia preparazione si limitasse a una sorta di allenamento militare”, egli spiega. “Chiunque può fare flessioni. Ho trascorso un po’ di tempo con il fratello di Jim, John David, un ex Marine. Per me la cosa importante era capire la visione del mondo dei Marine e che cosa li porti a pensare di essere inarrestabili”.
Il primo incontro di Jake con la popolazione indigena di Pandora, i Na’vi, è fatidico, scatena emozioni inaspettate e dà origine a un susseguirsi di azioni e avventure la cui posta in gioco è molto alta. “La prima cosa che Jake nota di Neytiri è il temperamento focoso”, osserva ridendo Sam Worthington. “Poi, inizia a rendersi conto che è una donna forte e indipendente, e che può aiutarlo a diventare un uomo migliore”.

Neytiri, come tutta la sua gente, non capisce i modi e i metodi degli umani, né la loro ‘missione di crudeltà’”, dichiara Zoë Saldana, che interpreta Neytiri. “Un’altra cosa che i Na’vi non capiscono è come gli umani possano maltrattare l’ambiente, che per loro è sacro”.
L’istinto di cui è dotata Neytiri le permette di vedere oltre la rozzezza di Jake. “La donna vede in Jake qualcosa che la attrae”, spiega l'attrivce,“Certo, sulle prime prova per lui un odio assoluto, ma i suoi sentimenti diventano più complessi, la confondono e la costringono a prendere le decisioni più importanti della sua vita”.
L’allenamento pre-produzione di Zoë Saldana comprendeva equitazione, arti marziali, tiro con l’arco, studio e pratica di movimenti. Oltre a ciò, lei e gli altri membri del cast principale si sono recati con Cameron alle Hawaii, che esemplificano l’ambiente che lui aveva immaginato per Pandora. “Abbiamo vissuto senza tecnologie e apparecchi sofisticati e senza comfort. Sono rimasta quasi completamente nuda per tre giorni, scavando, arrampicandomi, coperta di fango come un topo morto”, racconta l’attrice. “Mi mancavano le comodità a cui siamo abituati e pensavo di non riuscire a cavarmela. E Jim mi ha detto: Coraggio, Neytiri, ce la puoi fare!. E’ stato il ruolo fisicamente più complesso che abbia mai interpretato. Mi sono esercitata per mesi prima dell’inizio della produzione per poter catturare la grazia e la potenza del personaggio, sognavo un’occasione per poter incorporare la mia fisicità in un personaggio e AVATAR è stata un’opportunità straordinaria per realizzare questo mio desiderio”. Qual è stata la reazione dell’attrice ai rendering di Neytiri realizzati con la CG? “Ho ringraziato Jim. Neytiri era sexy, bella e longilinea, ma l’interprete ero solo e soltanto io!”.
Quando il cast e i realizzatori sono arrivati a Los Angeles, al teatro di performance capture, l’attrice è stata grata dell’esperienza avventurosa vissuta alle Hawaii. “In questo teatro di posa spoglio, senza scenari, abbiamo dovuto recitare come se ci trovassimo su Pandora nel fango, in acqua, nell’umidità, tra gli alberi, a grandi altezze”, ricorda Zoë Saldana. “Il viaggio alle Hawaii ci ha dato un’impronta mentale su cui basarci quando dovevamo simulare un’azione sul set virtuale”.

Un’altra donna nella nuova vita di Jake su Pandora è Grace Augustine, scienziato responsabile del Programma Avatar. Esperta di botanica, Grace vive su Pandora da quindici anni, dopo avere abbandonato la Terra, pianeta sovraffollato, devastato dall’inquinamento e privo di una biodiversità che meriti di essere studiata.
Su Pandora Grace alterna il lavoro di scienziato nella base degli umani, Hell’s Gate, con quello di biologa sul campo, nella foresta pluviale di Pandora, nel corpo di un avatar. “Grace sta cercando di creare un ponte, un legame di fiducia con i Na’vi, ma continua a subire atti di sabotaggio da parte dei soldati della base”, afferma Sigourney Weaver sul suo personaggio “Grace ama Pandora e i Na’vi con tutto il cuore e spera di riuscire in qualche modo a proteggerli dalle forze industriali della Terra”. La scienziata non è contenta dell’arrivo di Jake su Pandora per partecipare al Programma Avatar. Lo vede scarsamente preparato, se non del tutto privo delle qualifiche necessarie per entrare in un team scientifico d’élite. “Grace è furibonda all’idea che Jake diventi un avatar. Pensa che sia lì unicamente perché è fisicamente adatto, avendo lo stesso DNA del fratello scienziato che, prima di lui, guidava l’avatar", spiega la Weaver.
La donna ha poi un ripensamento riguardo a Jake, che la colpisce per il crescente interesse e rispetto per i Na’vi. Alla Weaver è piaciuto interpretare le dinamiche tra Jake e Grace al fianco di Sam Worthington, che lei vede con un nuovo eroe d’azione e non solo. La Weaver, da sempre amata per il ruolo di Ellen Ripley nei film della serie “Alien”, ovviamente ha qualche cognizione sulle icone dei film d’azione. “È difficile interpretare l’eroe nei film d’azione”, ella spiega. “Occorre adottare un approccio molto specifico. La gente pensa che i film d’azione coinvolgano unicamente la fisicità dell’attore, ma non è così. Le altre ‘vite’ continuano il loro corso, nel frattempo. Devi dotare il personaggio di una specificità molto accentuata. Ho visto Sam fare tutto questo in AVATAR”.

La bête noir della Augustine è il Colonnello Miles Quaritch, responsabile della sicurezza sulla base degli umani. La missione di Quaritch è di agevolare le attività estrattive della RDA su Pandora, non di conquistare il cuore e la mente dei Na’vi. Prova disprezzo per il Programma Avatar perché ha scopi opposti alla sua missione, che è di proteggere le persone che vivono e lavorano su Pandora. Quaritch possiede qualità tutt’altro che ammirevoli, ma l’attore Stephen Lang afferma di avere trovato nel personaggio molti aspetti da apprezzare e altri da compatire. “Quaritch ha un forte senso della missione e della disciplina, e questo mi è piaciuto”, spiega Lang, “È perfetto come leader sulla linea del fronte, nessuno dubita della sua abilità”. Ma è un uomo cattivo? “Beh, di sicuro non è un ipocrita, è esattamente come lo vedi. In un certo senso, Quaritch mi fa pena per le sue mancanze, per il fatto che la sua emotività sia logorata e in pieno caos. È un peccato che si trovi in un vero e proprio Eden e sia incapace di rendersene conto. Penso che molte persone che hanno vissuto i tormenti e le difficoltà della guerra possano capirlo”, conclude Lang.

Un altro personaggio dalla forte personalità è Trudy Chacon, interpretata da Michelle Rodriguez, una pilota di velivoli a rotore con il compito di trasportare umani e avatar dalla base ai siti scientifici nella foresta selvaggia. Ma, a differenza di Quaritch, Trudy è competente, tranquilla e decisamente diversa dagli altri soldati. “In sostanza, Trudy ha a cuore gli scienziati del Programma Avatar e li trasporta avanti e indietro dal laboratorio ai luoghi in cui operano su Pandora”, spiega la Rodriguez, “Penso che Jim abbia la capacità di guardare attraverso le persone. Riesce veramente a capirle per ciò che sono”.

Norm Spellman, un altro scienziato/avatar del Programma, è anch’egli un veterano del progetto, avendo lavorato e studiato per il viaggio su Pandora per cinque anni. Ma la situazione cambia quando arriva Jake. “Norm è un bravo studioso, ma non ha nulla che possa uguagliare l’innato carisma di Jake”, afferma l’attore Joel David Moore, “Norm è pieno di risentimento e geloso di Jake ma, come molti altri personaggi che vivono su Pandora, impara ad ammirarlo e ne viene ispirato”. Infatti, l’arrivo di Jake dà il via a un nuovo e drammatico viaggio per Norm.

A vigilare sulle attività minerarie, sugli scienziati e su tutto ciò che accade a Hell’s Gate troviamo Parker Selfridge, il brillante, vigoroso e carismatico amministratore della stazione, il cui compito è di assicurare il successo delle attività della RDA su Pandora. Giovanni Ribisi che interpreta Selfridge afferma “è flemmatico e spietato nel perseguire i suoi obiettivi. È un amministratore, ma è arrogante e presuntuoso, e vede se stesso più come un presidente o direttore generale di una grande azienda”. Tuttavia, anche un tipo distaccato come Selfridge, che sottolinea come “una cosa che gli azionisti della RDA odiano più della stampa ostile è un rendiconto trimestrale negativo”, può subire alcuni importanti cambiamenti su Pandora.

Altri personaggi chiave di AVATAR sono interpretati da CCH Pounder nel ruolo di Mo’at, l’autorevole e rispettata matriarca dei Na’vi; Wes Studi è Eytukan, leader di un Clan Na’vi, severa e autorevole presenza che si prende cura della sua gente e la protegge dai pericoli; Laz Alonso è Tsu’tey, il miglior cacciatore del Clan, che sfida costantemente Jake; Dileep Rao è il Dottor Max Patel, uno scienziato nel Programma Avatar; infine, Matt Gerald interpreta il Caporale Lyle Wainfleet, un crudele poliziotto dei Secops, che esemplifica il disprezzo degli umani per i Na’vi. Torna all'Indice

 

IL REAL-D
La RealD_3D offre una nuova generazione di intrattenimento, con immagini vivaci, brillanti, ultrarealistiche, così tangibili da dare la sensazione di entrare nel film.
La RealD è stata pioniera dell’attuale 3D digitale ed è la tecnologia cinematografica 3D più diffusa nel mondo, con oltre 9.000 sale attrezzate. In occasione della distribuzione di AVATAR, la RealD installerà più di 4.500 schermi in quarantotto paesi. A differenza dei vecchi film 3D, per i quali occorreva indossare occhiali di cartone, gli occhiali RealD 3D somigliano a occhiali da sole, sono riciclabili e disegnati per adattarsi a tutti i volti, oltre ad essere facilmente sovrapponibili agli occhiali da vista. Torna all'Indice

 

GLI INTERPRETI PRINCIPALI

SAM WORTHINGTON (Jake Sully) è un giovane attore di Sidney che, dopo alcuni lavori teatrali, ha debuttato sul grande schermo nel film australiano “Bootmen”, interpretazione gli è valsa una candidatura a un Australian Film Institute (AFI) Award come migliore attore protagonista nel 2000. Altri film a cui ha preso parte in Australia sono “Dirty Deeds – Le regole del gioco” con John Goodman, Toni Collette e Sam Neill; “Getting’ Square” con David Wenham; infine, l’adattamento contemporaneo di “Macbeth”, curato da Geoffrey Wright, in cui Worthington ha interpretato il protagonista.
Dopo alcuni ruoli minori nei film internazionali “Sotto corte marziale” (Hart’s War), “The Great Raid – Un pugno d’eroi” e “Rogue – Il solitario”, Worthington è stato preso in considerazione per il ruolo di James Bond in “Casino Royale”. Worthington ha poi recitato al fianco di Christian Bale nel blockbuster “Terminator Salvation”, per essere scelto da James Cameron come protagonista di AVATAR.
Worthington è il protagonista anche di “Scontro tra Titani” (Clash of the Titans), kolossal fantasy diretto da Louis Leterrier (“The Incredible Hulk”) ed inoltre ha di recente ultimato le riprese di due film drammatici: “Last Night” insieme a Keira Knightley e “The Debt” con Helen Mirren. Il film sarà distribuito il 26 marzo 2010.

ZOË SALDANA (Neytiri), nata e cresciuta a New York, si è costruita una reputazione di attrice rispettata e versatile, scegliendo ruoli appassionati come la memorabile interpretazione di Eva nel film “Il ritmo del successo” (Center Stage). La sua filmografia comprende anche l’action-thriller “Prospettive di un delitto” (Vantage Point), il drammatico “Haven”, le commedie “Indovina chi” e “The Terminal”, il blockbuster “La maledizione della prima luna”, oltre a varie pellicole come “Dirty Deeds – Le regole del gioco”, “Temptation”, “Constellation”, “Get Over It”, “Crossroads – Le strade della vita”, “Snipes” e “Drumline”.
Nel 2004 l’attrice ha ricevuto il premio Young Hollywood One to Watch assegnatole dalla rivista Movieline, per l’interpretazione in “The Terminal”, di Steven Spielberg.
Di recente, ha preso parte al grande successo di J.J. Abrams “Star Trek”, in cui interpreta il tecnico delle trasmissioni Uhura al fianco di Chris Pine, Zachary Quinto, Eric Bana e Winona Ryder. Zoë Saldana ha recitato nell’imminente commedia nera “Death At A Funeral”, insieme a James Marsden e Martin Lawrence, e nella spy-story d’azione “The Losers”, con Chris Evans, Jeffrey Dean Morgan e Jason Patric, basato sull’omonimo fumetto della DC-Vertigo, che parla di un gruppo appartenente alle Forze Speciali tradito e abbandonato a morte certa. I “perdenti” si trovano uniti dal comune proposito della vendetta, avendo l’opportunità di eliminare i loro nomi da una lista segreta della CIA e di condurre operazioni occulte contro la CIA e i suoi interessi.

SIGOURNEY WEAVER (Dottoressa Grace Augustine) ha creato una serie di personaggi indimenticabili, sia drammatici sia comici, da Ellen Ripley di “Alien” a Dian Fossey di “Gorilla nella nebbia”. Inoltre, ha ottenuto riconoscimenti come una delle più stimate attrici sia teatrali sia cinematografiche.
La Weaver ha debuttato sul grande schermo nel successo di Ridley Scott “Alien”. In seguito, ha ripreso il ruolo dell’ ufficiale Ripley altre tre volte: in “Aliens – Scontro finale” di James Cameron, “Alien 3” diretto da David Fincher e in “Alien: la clonazione” di Jean-Pierre Jeunet.
Negli anni ‘80 ha interpretato il ruolo di protagonista in diversi film di successo: la storia della primatologa Dian Fossey in “Gorilla nella nebbia”, la commedia di Mike Nichols “Una donna in carriera” ed i due “Ghostbusters”. Altri film a cui ha preso parte sono il thriller “Copycat – Omicidi in serie”, la commedia di Paul Rudnick “Jeffrey”, l’avvincente adattamento cinematografico curato da Roman Polanski di “La morte e la fanciulla”, il noir “Mistery”, prendendo parte a “1492 – La conquista del Paradiso” di Ridley Scott, “Uno scomodo testimone”, accanto a William Hurt e il film live action “Biancaneve nella foresta nera” (Snow White), tratto dalla fiaba dei fratelli Grimm, che le ha fatto ottenere una candidatura a un Emmy e a uno Screen Actors Guild.
Nel 1997 la Weaver ha partecipato al film corale di Ang Lee acclamato dalla critica “Tempesta di ghiaccio” (The Ice Storm), al fianco di Kevin Kline, Joan Allen, Elijah Wood e Christina Ricci, vincendo un BAFTA ed è stata candidata a un Golden Globe e a uno Screen Actors Guild come migliore attrice non protagonista.
In seguito, ha recitato nel drammatico “La mappa del mondo” di Scott Elliott, tratto dal romanzo di Jane Hamilton, oltre alla commedia di fantascienza “Galaxy Quest” e la commedia brillante “Heartbreakers – Vizio di famiglia”, al fianco di Gene Hackman e Jennifer Love Hewitt.
Altri suoi film interpretati sono “Holes – Buchi nel deserto”, “The Guys” di Jim Simpson, “Imaginary Heroes” di Dan Harris, “Infamous – Una pessima reputazione” con Toby Jones e Sandra Bullock, “The TV Set” di Jake Kasdan, “Snowcake” al fianco di Alan Rickman, “The Girl in the Park” con Kate Bosworth, “Prospettive di un delitto”.
Ha ricevuto tre candidature agli Academy Award come miglior attrice in “Aliens”, “Gorilla nella nebbia” e “Una donna in carriera” vincendo il Golden Globe per le ultime due pellicole.

STEPHEN LANG (Colonnello Miles Quaritch), attore dalle capacità trasformiste fuori del comune, si è costruito una carriera di tutto rispetto sulle scene teatrali e sul grande schermo. Che si debba cimentare con Amleto o Babe Ruth, “Stonewall” Jackson o Vaslav Nijinsky, Ike Clanton o Charles Winstead, Lang si dissolve nel ruolo, creando ritratti indelebili di personaggi sia storici sia immaginari.
Quest’anno è stato molto importante per Lang dal punto di vista professionale. Oltre al ruolo in AVATAR, ha interpretato l’agente speciale Charles Winstead in “Nemico pubblico” (Public Enemies) di Michael Mann e ha recitato nel ruolo chiave del Generale Hopgood al fianco di George Clooney in “L’uomo che fissa le capre”.
Sulle scene teatrali Lang vanta numerosi ruoli sia a Broadway sia nell’off-Broadway, oltre che a livello nazionale e internazionale, interpretando sia classici di Molière, Williams, Beckett, Sofocle e Shakespeare, sia lavori di autori moderni come Arthur Miller e Sam Shepard.
Sul fronte cinematografico, per il ruolo del Generale “Stonewall” Jackson in “Gods and Generals”, ha ricevuto il Grace Prize. La sua filmografia annovera “Ultima fermata Brooklyn”, “Tombstone”, “Gettysburg”, “Insieme per forza”, “Manhunter – Frammenti di un omicidio”, “I 5 della squadra d’assalto” (Band of the Hand), “Trixie” e “L’inferno sepolto” (Fire Down Below).

MICHELLE RODRIGUEZ (Trudy Chacon) è una versatile attrice dotata di un fisico da dura e un innato sex appeal. Di recente, ha partecipato al sequel “Fast & Furious – Solo parti originali”, al fianco di Vin Diesel e Paul Walker, e a “Battle in Seattle”, insieme a Charlize Theron. Prossimamente, reciterà e sarà co-produttrice del dramma storico intitolato “Trópico de sangre”.
Nata con il nome di Mayte Michelle Rodriguez a Bexar County, nel Texas, ha iniziato a lavorare come comparsa per curiosità. Dopo due anni, ha deciso di intraprendere la carriera di attrice, ottenendo il ruolo principale nel film indipendente di successo “Girlfight” che le è valso molti premi e il riconoscimento della critica. Dopo ha recitato insieme a Danny Glover nel film drammatico per la Showtime “3 A.M. – Omicidi nella notte”, al primo “Fast and Furious” e l’horror “Resident Evil”, adattamento di un videogioco di successo.
La sua filmografia comprende anche “Blue Crush”, “S.W.A.T. – Squadra speciale anticrimine”, con Samuel L. Jackson e Colin Farrell, e “Control” accanto a Ray Liotta.
Nel 2005 ha preso parte alla seconda stagione della serie televisiva di culto “Lost”.

GIOVANNI RIBISI (Carter Selfridge), vincitore nel 1999 del premio ShoW est per l’esordiente dell’anno, si è da allora affermato grazie alla sua versatilità nella recitazione.
All’inizio dell’anno, ha partecipato a “Nemico pubblico” (Public Enemies) del regista Michael Mann, insieme a Johnny Depp. È imminente l’uscita del film indipendente “The Rum Diary”, sempre al fianco di Johnny Depp, tratto dal romanzo di Hunter S. Thompson.
Recentemente, Ribisi ha girato il film indipendente “Middle Men”, una commedia che analizza gli inizi del business pornografico su Internet, seguendo un onesto uomo d’affari introdotto in un mondo che, alla fine, si trasforma in un’industria multimiliardaria. Ha anche partecipato a “The Dead Girl” per la regia di Karen Moncrieff. Tra i suoi film più noti, ricordiamo “Salvate il soldato Ryan” di Steven Spielberg, “Il giardino delle vergini suicide” (The Virgin Suicides) e “Lost in Translation – L’amore tradotto” di Sofia Coppola, “Ritorno a Cold Mountain” (Cold Mountain) di Anthony Minghella e “Strade perdute” (Lost Highway) di David Lynch. Altri film che arricchiscono la sua filmografia sono “Perfect Stranger”, “Il volo della Fenice”, “1 km da Wall Street”, “Fuori in sessanta secondi”, “Un amore speciale”, “Sky Captain and the World of Tomorrow”, “Delitto + castigo a Suburbia” (Suburbia), “Heaven”, “First Love Last Rites”, “Music Graffiti”, “Gli infiltrati” (The Mod Squad) e “The Big White”. È stato candidato a un Independent Spirit Award per l’interpretazione in “The Gift” di Sam Raimi.

WES STUDI (Eytukan), nativo dell’Oklahoma, veterano del Vietnam, scultore, musicista, autore, attivista, di sangue Cherokee e attore caratterista molto famoso, è noto per i ruoli interpretati in “Balla coi lupi”, “L’ultimo dei Mohicani” e “Heat – La sfida”.
Studi ha scoperto la sua vocazione molto tardi rispetto alla maggior parte degli attori, giunta dopo aver lavorato nell’esercito, essersi impegnato politicamente a favore dei nativi Americani e lavorato come giornalista ed addestratore di cavalli di professione. Al tempo stesso, si è avvicinato alla recitazione con l’American Indian Theatre Company di Tulsa. Nel 1988 ha ottenuto il primo ruolo cinematografico in “Oltre la riserva” e neel 1990 ha interpretato il guerriero Pawnee in “Balla coi lupi”. Due anni dopo, è stato scelto per il ruolo che gli ha dato maggiore celebrità, quello del vendicativo Magua in “L’ultimo dei Mohicani” di Michael Mann.
Studi ha interpretato il protagonista nel film di Walter Hill “Geronimo”, insieme a Gene Hackman e Robert Duvall, partecipando anche a “Cavallo pazzo” e “Deep Rising – Presenze dal profondo”. Nel 2002 ha dato vita al leggendario personaggio del Tenente Joe Leaphorn in una serie di film per la PBS, prodotti da Robert Redford e tratti dai libri di Tony Hillerman Skinwalkers, A Thief of Time e Coyote Waits. Nel 2005 ha interpretato un personaggio ispirato al guerriero Powhatan Opechancanough nel film del 2005 candidato a un Academy Award “The New World – Il nuovo mondo”, diretto da Terrence Malick.
La sua filmografia include anche “500 Nations”, “Big Guns Talk”, “Broken Chains”, “The Doors”, “Highlander – L’ultimo immortale”, “Ice Planet”, “The Killing Jar”, “Lone Justice 2”, “Mystery Men”, “Ned Blessings”, “Caccia spietata”. Torna all'Indice

 

I REALIZZATORI DEL FILM

JAMES CAMERON (regista, autore, produttore e montatore) è nato a Kapuskasing, in Ontario (Canada), ed è cresciuto vicino a Niagara Falls. Nel 1971 si è trasferito a Brea, in California, dove ha studiato fisica presso il Fullerton Junior College, lavorando al tempo stesso come macchinista e più tardi come camionista.
Avendo deciso di intraprendere una carriera nel mondo del cinema, nel 1978 realizza un cortometraggio 35 mm grazie ai fondi raccolti presso un consorzio locale di dentisti. Gli effetti visivi di questo cortometraggio gli fanno ottenere un lavoro in “I magnifici sette nello spazio” (1980) di Roger Corman, dove svolge varie mansioni: scenografo, pittore di fondali e direttore della fotografia degli effetti visivi. Nel successivo film di Corman, il thriller di fantascienza “Il pianeta del terrore” (1981), diventa regista della seconda unità, girando nel 1981 il suo primo film: l’horror “Pirana 2”. Nel 1983 Cameron scrive tre sceneggiature: “Rambo II - la vendetta”, “Aliens – Scontro finale” e “Terminator”.
Nel 1984 dirige proprio “Terminator” con Arnold Schwarzenegger, riscuotendo un inaspettato ed incredibile successo di cassetta, venendo inserito dalla rivista Time nella lista dei migliori dieci film dell’anno.
Successivamente, Cameron dirige “Aliens – Scontro finale” (1986) e poi scrive e dirige “Abyss” (1989), che non ottiene il successo sperato. Dopo di ciò, nel 1991 scrive, produce e dirige il sequel“Terminator 2 - Il giorno del giudizio”, film campione d’incassi che infrange il record di pellicola più costosa della storia del cinema; record infranto altre tre volte, rispettivamente con “True Lies” (1994), “Titanic” (1997) ed infine “Avatar” (2009). Inoltre, collabora alla sceneggiatura e produce “Point Break – Punto di rottura” (1991) e “Strange Days” (1994), oltre a produrre il remake di Steven Soderberg “Solaris” (2003).
I suoi film hanno aperto nuove strade nel campo degli effetti visivi e stabilito numerosi primati sia negli Stati Uniti sia all’estero. “Titanic” mantiene tuttora il record nazionale e mondiale al box office, avendo incassato globalmente più di 1,8 miliardi di dollari, recentemente raggiunto da “Avatar” con 1,6 miliardi. I film di Cameron hanno ottenuto numerose candidature e molti riconoscimenti da un gran numero di organizzazioni, culminando nelle quattordici candidature agli Academy Award (un record) e negli undici Oscar vinti per “Titanic”, tra cui tre Oscar a Cameron per il miglior film, la migliore regia e il miglior montaggio.
Nel 1999 Cameron produce la serie televisiva “Dark Angel”, durata due stagioni e di cui dirige l’episodio finale, guadagnandosi un vasto seguito e un ragguardevole numero di candidature e premi, incluso il People’s Choice Award per la migliore nuova fiction televisiva. Il programma lancia anche una nuova stella: Jessica Alba.
Cameron si dedica poi a un nuovo sistema di riprese digitali 3D, che sviluppa con il partner Vince Pace. L’obiettivo è di far vivere al grande pubblico l’esperienza dell’esplorazione delle profondità oceaniche con una nitidezza mai vista prima.
Con questo nuovo sistema di riprese, Cameron inizia a girare documentari subacquei con la sua società, la Earthship Productions. L’esplorazione compiuta dal suo team all’interno del Titanic è in seguito diventata il film IMAX 3D “Ghosts of the Abyss”. A maggio 2002 Cameron ha guidato le sue macchine da presa robotizzate all’interno del relitto della Bismarck, portando alla luce alcune importanti scoperte riguardo al naufragio della leggendaria nave da guerra tedesca, producendo poi il documentario per il Discovery Channel “La spedizione di James Cameron: Bismarck”. Il team di Cameron ha realizzato, nei due anni successivi, tre spedizioni presso alcune sorgenti idrotermali sottomarine nelle profondità dell’Atlantico, del Pacifico e del Mare di Cortez, che sono poi diventate il film-documentario “Aliens of the Deep”, un’incredibile avventura realizzata in formato IMAX 3D. In queste esplorazioni di ambienti estremi, è stato coadiuvato da un gruppo di giovani scienziati e biologi marini per studiare se le creature scoperte a quelle profondità non rappresentino una forma di vita che un giorno potremmo trovare su altri pianeti o lune nel nostro sistema solare. Più di recente, Cameron è tornato ancora sul Titanic per completare l’esplorazione interna della nave, trasmessa nel programma del Discovery Channel “Gli ultimi misteri del Titanic” (Last Mysteries of the Titanic).
Cameron continua a collaborare con il partner Vince Pace per sviluppare sistemi e strumenti per le riprese 3D, il cinema, i documentari, gli eventi sportivi e di altro genere. Il Fusion Camera System da loro ideato è il sistema di riprese stereoscopiche più all’avanguardia che esista oggi ed è stato usato per realizzare, oltre ad AVATAR, pellicole come “Viaggio al centro della terra”, “Hannah Montana & Miley Cyrus: Best of Both Worlds”, “U2:3D”, “Tron: Legacy” e “The Final Destination”, nonché numerosi progetti ed eventi speciali come l’NBA All Star Game.
Infine, Cameron sta sviluppando alcuni nuovi progetti di esplorazione oceanica e documentari su temi legati all’ambiente. Tra i suoi progetti ci sono un probabile sequel di AVATAR

JON LANDAU (produttore), vincitore di un Academy Award, ha un’approfondita comprensione delle più complesse e moderne tecnologie degli effetti visivi, abbinata alla capacità di lavorare al fianco dei più grossi talenti creativi e all’abilità di motivare cast tecnici anche di grandi dimensioni, hanno messo Landau in condizione di avere un ruolo significativo in numerose fra le maggiori produzioni cinematografiche.
Come membro della Lightstorm Entertainment, Inc., Landau, insieme al regista James Cameron, ha sviluppato una serie di strumenti per la produzione digitale, che consentiranno di effettuare riprese e distribuire un’enorme quantità di film in 3D. Landau è anche impegnato in una collaborazione con la Microsoft e le aziende partner per razionalizzare e snellire il processo di produzione degli effetti visivi attraverso l’uso di nuove tecnologie di Virtual Production.
Con il marchio Lightstorm Entertainment, Landau ha prodotto film come “Titanic” di James Cameron e “Solaris” di Steven Soderbergh. In precedenza, ha coprodotto “Dick Tracy” di Warren Beatty e la commedia di successo per la famiglia “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi” (Honey, I Shrunk the Kids). Nei primi anni ’90, Landau è stato Executive Vice President della produzione cinematografica per la Twentieth Century Fox.

MAURO FIORE (direttore della fotografia), originario della Calabria, Fiore è emigrato negli Stati Uniti da bambino con la famiglia, stabilendosi nella periferia di Chicago. Ha imparato la sua professione frequentando il rinomato Columbia College di Chicago, dove ha conosciuto un altro direttore della fotografia in erba, il futuro vincitore di un Oscar Janusz Kaminski. I due diventano amici durante il college e quando poi Kaminski inizia la sua collaborazione per il produttore Roger Corman come caposquadra elettricisti, Fiore lo segue per aiutarlo, collaborando insieme anche per Steven Spielberg, come operatori della seconda unità in “Schindler’s List” (per il quale Kaminski vince il suo primo Academy Award), “Amistad” e “Il mondo perduto: Jurassic Park”.
Il primo incarico di Fiore come direttore della fotografia coincide con il debutto di Kaminski alla regia con “La profezia” (Lost Souls). A questo seguono “Driven” e “The Center of the World”. La sua filmografia per il grande schermo comprende anche “La vendetta di Carter” (Get Carter), “Highway”, “Love From Ground Zero”, “Una maledetta occasione” (An Occasional Hell), “Lasciarsi” (Breaking Up), “Soldier Boyz” e “Dominion”. Fiore ha anche diretto la fotografia della seconda unità in “The Rock” e “Armageddon”, entrambi del regista Michael Bay, curando la fotografia di “The Kingdom” di Peter Berg, dell’epopea di fantascienza “The Island” di Michael Bay e della commedia noir “Smokin’ Aces” di Joe Carnahan. Ha anche collaborato con il regista Antoine Fuqua su due progetti cinematografici: il thriller “Training Day” e il film drammatico di guerra ambientato in Africa “L’ultima alba” con Bruce Willis e, recentemente, il film di Joe Carnahan “The A-Team”.

RICK CARTER (scenografie) disegna scenografie per il mondo del cinema e della televisione da oltre 25 anni. Ha collaborato con il regista Steven Spielberg alla realizzazione di “Guerra dei Mondi”, “Munich”; “A.I. Intelligenza Artificiale”, per il quale è stato candidato all’AFI come scenografo dell’anno e all’Art Directors Guild Award; “Jurassic Park” e “Il mondo perduto: Jurassic Park” (The Lost World: Jurassic Park); “Amistad”, che gli ha fatto ottenere un’altra candidatura all’Art Directors Guild Award; infine, la serie TV “Amazing Stories – Storie incredibili” prodotta da Spielberg. Carter ha lavorato con il regista Robert Zemeckis in “Polar Express”, “Cast Away”, “Le verità nascoste”, “La morte ti fa bella”, “Ritorno al futuro parte II” e “Ritorno al futuro parte III” oltre a “Forrest Gump”, che gli è valso una candidatura agli Academy Award.

ROBERT STROMBERG (scenografie) ha recentemente collaborato con il regista Tim Burton nel film 3D “Alice in Wonderland”. In precedenza, ha lavorato a lungo in vari ruoli legati agli effetti visivi, nei film “G.I. Joe - La Nascita dei cobra”, “Il Petroliere”, “Tropic Thunder”, “La Bussola d’oro” (The Golden Compass), “Quel treno per Yuma” (3:10 to Yuma), “Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo” (Pirates of the Caribbean: At World’s End), “Ghost Rider”, “Quando l’amore brucia l’anima” (Walk the Line), “Sky Captain and the World of Tomorrow”, “Master and Commander: Sfida ai confini del mare” e molti altri.
È stato candidato a un Oscar (in compartecipazione) per i migliori effetti visivi con “Master and Commander: Sfida ai confini del mare” e, nel 2008, ha vinto un Emmy (in compartecipazione) per il lavoro nella mini-serie televisiva “John Adams”. Ha anche vinto altri due Emmy (in compartecipazione) per il lavoro realizzato nei serial “Star Trek: The Next Generation” e “Star Trek: Voyager”.

JOHN REFOUA (montaggio) ha già collaborato con James Cameron nel documentario 3D “Ghosts of the Abyss”. Tra gli altri titoli della sua filmografia troviamo le commedie “Reno 911!: Miami” e “Palle in Gioco”. Refoua ha lavorato a lungo in televisione nelle serie “Reno 911!”, “CSI: Miami” e “Dark Angel”, quest’ultima ideata insieme a James Cameron, che ne ha anche curato la produzione esecutiva.

STEPHEN RIVKIN (montaggio) ha vinto l’Eddie Award dell’American Cinema Editors (in compartecipazione) per il lavoro realizzato in “Pirati dei Caraibi – La maledizione della prima luna” ed è stato candidato a un Eddie sia per “Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma” sia per “Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo”.

JOE LETTERI (supervisore senior effetti visivi) ha vinto tre premi Oscar per gli effetti visivi degli ultimi due film della serie “Il Signore degli anelli” (Lord of the Rings) e per “King Kong”. È stato anche candidato per “Io, Robot” (I, Robot). Letteri è socio della WETA Digital, società neozelandese di produzione di effetti digitali. Prima di unirsi alla WETA, ha collaborato con la ILM. La sua filmografia include anche “X-Men 3”, “Ultimatum alla terra”, “Van Helsing” e “La leggenda degli Abissi”.

JAMES HORNER (musiche), i cui lavori più recenti sono stati “Spiderwick - Le Cronache” e “Apocalypto” di Mel Gibson, è uno dei più noti compositori di musiche per film. Dopo avere creato le musiche per dozzine tra i film più memorabili e famosi degli ultimi vent’anni, Horner è stato premiato con due Academy Award e due Golden Globe per “Titanic” di James Cameron. Inoltre, è stato candidato agli Academy Award per la colonna sonora originale de “La casa di sabbia e nebbia”, “A Beautiful Mind”, “Braveheart – Cuore impavido”, “Apollo 13”, “L’uomo dei sogni” e “Aliens – Scontro finale”, nonché per la canzone originale Somewhere Out There del film “Fievel sbarca in America”. È anche stato candidato a cinque Golden Globe e ha vinto sei Grammy Award, incluso quello per la migliore canzone dell’anno, sia nel 1987 (Somewhere Out There) sia nel 1998 (My Heart Will Go On).
Nell’aprile del 1988, la colonna sonora composta da Horner per “Titanic” è rimasta per sedici settimane al primo posto nella classifica degli album Top 200 di Billboard, stabilendo un nuovo record per il numero di settimane consecutive al primo posto di una colonna sonora.
Conosciuto per la varietà stilistica, Horner ha contribuito ad arricchire con le sue musiche numerosi film, tra cui “L’ombra del potere”, “Tutti gli uomini del Re”, “Il mondo nuovo”, “La leggenda di Zorro”, “Flightplan”, “The Forgotten”, “Troy”, “The Missing”, “Amore senza confini”, “Il nemico alle porte” “Il Grinch”, “Le quattro piume”, “La tempesta perfetta”, “L’uomo bicentenario”, “La maschera di Zorro”, “Deep Impact”, “L’ombra del diavolo”, “Il riscatto”, “Casper”, “Vento di passioni”, “Sotto il segno del pericolo”, “Il rapporto Pelican”, “L’Uomo senza volto”, “Giochi di potere”, “Cuore di tuono”, “I signori della truffa”, “The Rocketeer”, “Uomini di gloria”, “Il nome della rosa”, “Cocoon”, “Gorky Park”, “48 ore”, “Star Trek II” e “Star Trek III”.

DEBORAH L. SCOTT (ideazione costumi) ha vinto un Academy Award per i costumi nel 1998 ed è stata candidata ai BAFTA per il lavoro realizzato nel pluripremiato blockbuster di James Cameron “Titanic”.
La Scott ha collaborato con il regista Michael Bay in “Transformers”, “The Island” e “Bad Boys II”; per Steven Spielberg ha curato i costumi del thriller di fantascienza “Minority Report”. L’artista ha anche disegnato i costumi di “Agente Smart” con Steve Carell e Anne Hathaway, “Reign Over Me” con Adam Sandler, Don Cheadle e Jada Pinkett Smith, “Caccia spietata” con Liam Neeson e Pierce Brosnan, “The Lost City”, debutto alla regia di Andy Garcia.
Altri film che arricchiscono la sua filmografia sono “Litigi d’amore”, “The Patriot”, “Wild Wild West”, “Heat - La sfida”, “Vento di passioni”, “Sliver”, “Hoffa: Santo o mafioso?” e “Ritorno al futuro” (Back to the Future).

MAYES C. RUBEO (ideazione costumi) è stata l’ideatrice dei costumi di “Dragonball: Evolution”, “Apocalypto”, “Sunshine State” e “The Arrival”, oltre ad altri film. Il suo lavoro televisivo comprende il film “Fidel”, per il quale è stata candidata al Guild Award per i costumi, e “The Librarian”. Torna all'Indice


(Gennaio 2010)