•
INTRODUZIONE
• NOTE DI PRODUZIONE
• SINOSSI
• IL PROTAGONISTA E L’AMBIENTAZIONE
ALIENA
• LA REALIZZAZIONE DEGLI EFFETTI SPECIALI
• L’ANIMAZIONE DIGITALE
• PERFORMANCE CAPTURE & VIRTUAL CAMERA
• LA CREAZIONE DEL PIANETA PANDORA
• FOTOGRAFIA LIVE ACTION & 3D
• IL COMPLETAMENTO: MONTAGGIO E COLONNA
SONORA
• LA LINGUA, I SUONI E LE DANZE DEI NA’VI
• GLI ATTORI PARLANO DEI PERSONAGGI E DELLA
LORO EVOLUZIONE
• IL REAL-D
• GLI INTERPRETI PRINCIPALI
• I REALIZZATORI DEL FILM
• INTERVISTA A JAMES CAMERON
INTRODUZIONE
AVATAR conduce lo spettatore in un mondo spettacolare al di
là di ogni immaginazione, in un’esperienza visiva
senza precedenti, destinata a cambiare la concezione di cinema
3D. James Cameron, il regista vincitore dell’Oscar con
“Titanic”, aveva concepito il film quindici anni
fa, quando i mezzi per realizzare la sua visione non esistevano
ancora. Dopo quattro anni di produzione, AVATAR è un
film live action con una nuova generazione di effetti
speciali che offre un’inedita esperienza cinematografica
totalmente coinvolgente, in cui la tecnologia rivoluzionaria
inventata per realizzare la visione del regista si dissolve
nelle emozioni dei personaggi e nella grandiosità della
vicenda narrata. Torna all'Indice
NOTE
DI PRODUZIONE
Fantascienza, amore e guerra sono gli elementi narrativi di
AVATAR, film uscito a distanza di oltre 10 anni dal monumentale
“Titanic” e che, con un budget record di oltre 400
milioni di dollari (237 spesi per la realizzazione ed il resto
per la promozione mondiale), racconta una storia di fantascienza
venata da critiche socio-politiche, filmata con cineprese ad
alta definizione inventate dal team tecnico di Cameron, ricorrendo
poi alla tecnologia del motion-capture e della conseguente ricostruzione
digitale tridimensionale di alcuni personaggi.
Progetto ambizioso e tecnicamente rivoluzionario, fu accantonato
dal regista per molto tempo a causa degli altissimi costi di
produzione e per le difficoltà insuperabili della tecnologia
digitale di alcuni anni fa, ma dopo un decennio sabbatico vissuto
intensamente tra produzione di fiction televisiva (il serial
“Dark Angel”), cinematografica (il “Solaris”
di Soderbergh), documentaristica (“Expedition: Bismarck”,
“Ghosts of the Abyss”, “Aliens of the Deep”)
e lo sviluppo febbrile di nuove tecnologie con il fratello ingegnere
Mike, Cameron ha finalmente ultimato la sua visionaria e colossale
epopea futuristica.
AVATAR
non solo segna il suo ritorno alla fantascienza pura, ma si
segnala anche come il primo film della storia del cinema che,
oltre a macchine da presa ad alta definizione, virtual camera
ed un’innovativa tecnologia tridimensionale, fa anche
uso di attori antropo-digitali: i "synthespians”,
animazioni in motion capture realizzate dalla Weta Digital,
il prestigioso laboratorio di Sfx fondato dal regista
Peter Jackson e responsabile degli effetti speciali di “King
Kong” e della trilogia “Il Signore degli Anelli”.
Sul fronte degli attori in carne ed ossa, i protagonisti del
film sono Sam Worthington (“Terminator: Salvation”,
"Boot Men", "Clash of The Titans"), Zoe
Saldana (“Star Trek”, "The Terminal",
"Indovina Chi?"), Sigourney Weaver (“Alien”
e “Aliens”), Michelle Rodriguez (“Resident
Evil”, “Girl Fight”, il serial “Lost”),
Giovanni Ribisi (“Salvate il Soldato Ryan”, “Via
in 60 Secondi”), Wes Studi ("L'Ultimo dei Mohicani",
"Geronimo"), CCH Punder ("Face/Off", il
serial "The Shield"), Stephen Lang (“Public
Enemies”, "D-Tox"), Joel David Moore (“Dodgeball
– Palle al balzo”), Laz Alonso (“Miracolo
a Sant’Anna”), Dileep Rao (“Drag Me to Hell”)
e Matt Gerald (“Terminator 3”). Il film è
co-prodotto dallo stesso James Cameron e Jon Landau con la loro
Lightstorm Entertainment, in patnership con la 20th Century
Fox. Le riprese sono state effettuate in set a Los Angeles e
poi in Nuova Zelanda, presso gli studi della Weta.
Ex
studente di fisica, camionista, tecnico degli effetti speciali
per Roger Corman, grande appassionato di fumetti Marvel e anime
giapponesi, consulente della NASA, con una compagnia di produzione
(la Lightstorm Entertainment) e una di effetti speciali (la
Digital Domain) e soprattutto 6 capolavori assoluti firmati
in 22 anni (i primi due “Terminator”, “Aliens”,
“The Abyss”, “True Lies”, “Titanic”),
James Cameron ha ampiamente dimostrato di saper realizzare prodotti
innovativi e caratterizzati da una commistione di spettacolo,
vicende incredibili e personaggi credibili, con una maestria
tecnica posta al servizio della storia e delle emozioni. Lo
scrittore-regista-produttore è soprannominato "Iron
Jim" per il carattere abrasivo e dittatoriale nonché
per il perfezionismo ossessivo-compulsivo. Cameron è
autheur completo e indipendente di un corpus filmico archetipico
e dicotomico: il suo è un cinema millenarista e apocalittico,
commerciale e autoriale, hi-tech e umanista, post-moderno e
classico dalle fortissime valenze etico-morali e pregnanti istanze
proto-femministe, oltre che permeato da uno sperimentalismo
tecnico-visivo avant-garde che non ha eguali nella Settima Arte.
Non è un caso che a Hollywood circoli il seguente slogan:
“Quando Cameron fa una cosa, nessuno al mondo la fa meglio
di lui”. Torna all'Indice
SINOSSI
Siamo nel 2154 e Jake Sully è un ex Marine colpito in
battaglia e costretto a vivere su una sedia a rotelle. Nonostante
la disabilità fisica, Jake è rimasto un combattente.
Informato dalle autorità della tragica morte del fratello
gemello Tom (un giovane scienziato rimasto ucciso in un tentativo
di rapina), Jake viene avvicinato da due dirigenti della RDA
(Resources Development Alliance), un consorzio internazionale
di corporazioni specializzato in viaggi interspaziali finalizzati
alla ricerca di risorse e corpi celesti in grado di ospitare
la vita. La RDA lo assolda per recarsi sul pianeta Pandora e
prendere il posto del fratello gemello, il cui DNA era stato
utilizzato per creare un ibrido umano-alieno… o avatar.
Dopo un viaggio di alcuni anni luce, raggiunge l’avamposto
degli umani sul lussureggiante pianeta Pandora, dove la RDA
è impegnata nell’estrazione di un raro minerale,
l’Unobtainium, indispensabile per risolvere la crisi energetica
sulla Terra. La base militare e scientifica degli umani, Hell’s
Gate, appare come una cicatrice scavata dall’uomo nel
mezzo di un mondo vergine. Presto Jake scopre che la foresta
pluviale al di fuori di Hell’s Gate è ricca di
flora e fauna esotica, ma anche di animali feroci e violenti.
Poiché l’atmosfera di Pandora è tossica,
è stato sviluppato il Programma Avatar, che permette
di collegare la coscienza umana a un avatar, cioè un
corpo biologico guidato a distanza, in grado di sopravvivere
all’atmosfera letale del pianeta. Questi avatar sono ibridi
geneticamente modificati in cui il DNA umano è stato
mescolato con quello della popolazione indigena di Pandora…
i Na’vi.
Con
il suo DNA, identico a quello del gemello scomparso, Jake è
adatto allo scopo di “guidare”, grazie al collegamento
di un link telepatico, quello che una volta era stato l’avatar
del fratello, sperimentando nuovamente l’emozione di poter
camminare. Jake inizia la missione che gli è stata assegnata:
infiltrarsi nel mondo dei Na’vi, che sono diventati un
serio ostacolo per le attività estrattive del prezioso
minerale. Mentre esplora la lussureggiante foresta pluviale
di Pandora, Jake viene attaccato da alcuni animali feroci. È
certo di morire, ma viene salvato da Neytiri, un’impavida
e bellissima cacciatrice, nonché membro del vicino Clan
Omaticaya. Il loro incontro è carico di forti emozioni,
sia negative sia positive, e crea un legame che nessuno dei
due si aspetta. L’atteggiamento iniziale che Neytiri ha
di Jake non è favorevole, anzi è sprezzante. Anche
nei panni di un avatar, Jake rappresenta per Neytiri la mentalità
distruttiva degli umani, che minaccia la stessa esistenza dei
Na’vi. Per salvare la vita di Jake, Neytiri ha dovuto
uccidere alcuni Viperwolf, feroci animali che, nonostante la
loro aggressività, sono tuttavia parte integrante dell’ecosistema
del pianeta, con il quale i Na’vi hanno un forte legame.
Pandora è abitata da molti Clan Na’vi, ma quello
che Jake conosce è il Clan Omaticaya, che vive da 10.000
anni in un Albero Casa alto più di 300 metri. Gli Omaticaya
hanno trasformato i diversi livelli della struttura interna
dell’albero nel loro villaggio. La gerarchia sociale degli
Omaticaya è chiaramente definita e al vertice si trova
Eytukan, capo del Clan o “Olo’eyctan”. Eytukan
è il padre di Neytiri e la madre, Mo’at, condivide
con lui il potere in qualità di sciamana o “Tsahik”
del Clan. Tus’tey, un forte e orgoglioso giovane cacciatore,
è il primo nella linea gerarchica per il ruolo di Olo’eyctan
ed è stabilito che sposi Neytiri.
Tra le molte meraviglie di Pandora spicca la rete neurale, che
interconnette la vita di tutta la flora e fauna. Simile al sistema
nervoso umano, questa rete permette a tutte le forme di vita
su Pandora di funzionare come un unico sistema armonioso. Il
centro della rete, che è anche il cuore e il cervello
della luna, è un antico salice enorme e nodoso che rappresenta
l’epicentro dei Na’vi, un’estensione della
loro linfa vitale, un luogo di rigenerazione e conoscenza. Questo
“Albero delle Anime” si trova al centro del più
potente campo magnetico di Pandora, il “Vortice dei Flussi”.
In un’epoca remota il campo invisibile ha dato origine
alle insolite formazioni geologiche ad archi che formano arcobaleni
di pietra, al di sopra di un profondo cratere, al centro del
quale si trova l’Albero delle Anime. Jake viene accolto
nella tribù degli Omaticaya e impara ad essere uno di
loro, dopo avere superato molte prove e vicissitudini. Man mano
che il rapporto tra Jake e la riluttante insegnante Neytiri
si approfondisce, l’uomo impara a rispettare i Na’vi
e il mondo in cui vivono schierandosi, alla fine, dalla loro
parte per combattere le forze della RDA che stanno sconvolgendo
il delicato ecosistema del pianeta. Presto Jake dovrà
affrontare la prova finale, guidando i Na’vi in una battaglia
epica che deciderà il destino di un mondo intero. Torna
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IL
PROTAGONISTA E L’AMBIENTAZIONE ALIENA
Il personaggio centrale di AVATAR, Jake Sully
(Sam Worthington), è un uomo qualsiasi in cui chiunque
può identificarsi e che, inaspettatamente, diventa un
eroe, quando gli eventi lo trascinano sempre più addentro
a uno scontro tra civiltà, con le multinazionali della
Terra decise a “sviluppare” Pandora, da un lato,
e gli indigeni Na’vi, dall’altro. Jake è
un ex Marine per il quale l’onore e il dovere vengono
prima di tutto ma che, alla fine, deve scegliere tra l’onore
personale, in difesa di ciò che è giusto, e il
dovere che ha nei confronti di coloro che gli hanno affidato
la missione.
Jake è un personaggio ricco e complesso, con una rara
commistione di passione, forza, astuzia e sentimento. Con il
corpo di avatar, Jake ha davanti a sé un nuovo scopo,
nuovi obiettivi e un’avventura che lo porterà a
raggiungere i suoi limiti e a superarli. È un ruolo difficile,
cosa di cui Cameron era consapevole quando lui, Landau e la
responsabile del casting Margery Simkin hanno iniziato la ricerca
dell’attore a cui affidare la parte. “Il ‘trucco’
riguardo a Jake è stato di non mettere per iscritto il
personaggio”, spiega Cameron, “ma di trovare
la persona adatta per interpretarlo”.
Dopo mesi trascorsi ad esaminare attori negli Stati Uniti e
in Europa, la Simkin ha segnalato a Cameron di aver trovato
un candidato in Australia. Sam Worthington, come la Simkin disse
al regista, “ha in sé qualcosa di viscerale,
il pubblico lo troverà credibile e carismatico, i suoi
occhi sprigionano un’intelligenza e un’intensità
che non hanno mai vacillato”.
AVATAR
si svolge su Pandora, una luna con un ambiente
simile a quello terrestre, che orbita intorno a un pianeta gassoso
gigante, chiamato Polyphemus, nel sistema stellare Alpha Centauri.
Distante 4,4 anni luce, Alpha Centauri è il sistema a
noi più vicino, raggiungibile dopo sei anni di viaggio.
Quando si scopre che Pandora è ricca di un minerale molto
raro sulla Terra, l’Unobtainium, inizia la corsa allo
sfruttamento delle risorse sul nuovo pianeta, devastandone la
complessa biologia. L’Unobtainium non esiste nel nostro
sistema solare, ma è fondamentale per risolvere la crisi
energetica che ha colpito la Terra nel XXII secolo, quindi l’ente
responsabile dello sviluppo delle risorse, la RDA è disposta
a spendere centinaia di miliardi di dollari per avviare le attività
estrattive in quel mondo lontano. La storia si svolge nel 2154,
trent’anni dopo la fondazione della prima colonia mineraria
su Pandora. Lo sconfinamento delle attività umane nel
territorio degli indigeni Na’vi ha provocato crescenti
tensioni tra le due razze, con tutti i presupposti per scatenare
un conflitto.
A
causa di un evento accidentale, la morte del fratello gemello,
Jake Sully viene catapultato in questa situazione difficile
e confusa. Si trova su Pandora per diventare la “guida”
più innovativa sviluppata dagli scienziati umani del
Programma Avatar, nel tentativo di guadagnarsi la fiducia dei
Na’vi attraverso l’uso di corpi geneticamente modificati
somiglianti alla popolazione indigena e in grado di muoversi
liberamente nel mondo alieno. Ma Jake viene assoldato dal Colonnello
Miles Quaritch, responsabile della sicurezza della colonia umana,
per infiltrarsi nella popolazione locale e imparare come controllarla
o sconfiggerla. Quaritch è a capo dei Secops, i servizi
di vigilanza che difendono Hell’s Gate dai feroci predatori
di Pandora e dai fieri Na’vi. Si tratta di un esercito
di mercenari non troppo disciplinati ma ben equipaggiati, dotati
di velivoli simili ad elicotteri pesantemente armati e di giganteschi
“AMP Suit”, esoscheletri da combattimento. Jake
è la persona sbagliata in un ruolo tanto delicato. E
nel conflitto fra i Na’vi e l’esercito della RDA,
deciso a distruggere la dimora ancestrale dei Na’vi, vecchia
di 10.000 anni, Jake prende posizione schierandosi a favore
dei nativi e scatenando una vera e propria guerra. Torna
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LA
REALIZZAZIONE DEGLI EFFETTI SPECIALI
A Cameron non interessava usare il trucco per creare la sua
specie aliena. Gli alieni umanoidi sono stati interpretati per
anni dagli attori grazie al trucco, fin dai tempi dei film a
basso costo degli anni ’50 e, nei successivi quattro decenni,
in serie televisive come “Star Trek” e i suoi spin-off,
nei film e programmi TV di fantascienza. Ad oggi, sono praticamente
stati studiati e sperimentati tutti i metodi per applicare gomma
sui volti degli attori, senza trascurare il fatto che, in sé,
la tecnica pone dei limiti. La grandezza e la distanza tra gli
occhi non può essere cambiata. Le proporzioni del corpo
non possono essere modificate, né può esserlo
nel complesso la dimensione del personaggio. Da ultimo, il trucco
fino ad oggi utilizzato limita l’interpretazione dell’attore,
perché frappone una barriera tra lui e la macchina da
presa.
Con il processo di “performance capture” tutti questi
limiti vengono superati. Sebbene i personaggi realizzati per
AVATAR con la computer grafica (CG) somiglino agli attori che
li interpretano, le loro proporzioni sono fondamentalmente diverse.
Gli occhi dei Na’vi hanno un diametro doppio rispetto
a quelli umani e sono più distanziati tra loro. Come
corporatura gli alieni sono più longilinei degli umani,
hanno il collo più lungo e strutture muscolari e ossee
differenti, ad esempio le mani hanno solo quattro dita. Con
la CG i Na’vi e gli avatar possono avere dimensioni molto
maggiori rispetto agli umani. Mentre il trucco blu avrebbe reso
la pelle opaca, a CG dona ai personaggi una pelle traslucida
che si comporta proprio come quella vera, la cui pigmentazione
superficiale non maschera il bagliore sottostante del sangue,
come ad esempio quando la forte luce del sole colpisce la parte
posteriore delle orecchie. Tutte queste sfumature si mescolano
permettendo di ottenere delle creature che sembrano vive.
Cameron
era da tempo in cerca di un modo per trasportare la creazione
di figure aliene nel XXI secolo. Nel 1995 ha assistito ai rapidi
progressi compiuti dalla CG nella realizzazione di creature
e ha pensato che il progetto dei suoi sogni, ambientato in un
altro mondo, avrebbe forse potuto vedere la luce.
Avendo già creato alcuni personaggi che possono considerarsi
delle pietre miliari della CG in “Abyss” (il serpente
d’acqua) e “Terminator 2” (il T-1000), grazie
all’effetto digitale chiamato “Morphing”,
Cameron voleva spingere l’arte della CG verso nuovi traguardi
e così ha scritto il visivamente ambizioso AVATAR. Ma
quando le sue idee sono state analizzate e poi bocciate dagli
esperti CG, Cameron ha capito che le tecnologie necessarie per
avere il fotorealismo a cui ambiva erano ancora lontane, quindi
ha accantonato il progetto.
Quando il regista lo ha ripreso in mano nel 2005, sembrava che
le tecnologie richieste fossero a portata di mano. All’epoca,
c’era ancora qualche perplessità riguardo al fatto
che i personaggi potessero apparire totalmente reali, perché
avrebbero sofferto dello sgradevole effetto “dead eye”,
cioè la mancanza di luminosità osservata in alcuni
dei primi film realizzati con la tecnica del performance capture.
Il team di Cameron ha provato ad andare oltre e migliorare questi
primi tentativi, in modo da assicurare la totale realtà
dei personaggi.
Per
fare ciò, invece di ricorrere alla tecnica della motion
capture basata su marcatori riflettenti sul volto per cogliere
le espressioni, Cameron ha messo a punto un nuovo sistema usando
un casco da far indossare agli attori sulla testa, munito di
una piccola telecamera, che ha permesso di catturare anche le
sfumature più impercettibili dei loro volti. La telecamera
era rivolta verso il viso degli attori, in modo da registrare
le loro espressioni e i movimenti dei muscoli con un livello
di dettaglio mai ottenuto fino ad allora ma, soprattutto, ha
registrato il movimento degli occhi, cosa che non era mai stata
fatta con i sistemi utilizzati in precedenza.
Si sono quindi potute catturare le espressioni del viso con
una chiarezza e una precisione senza precedenti. Inoltre, non
utilizzando le macchine da presa del motion capture, queste
ultime sono state usate per catturare i movimenti del corpo,
quindi sono state posizionate a una maggiore distanza dagli
attori. In questo modo, il team di AVATAR ha potuto disporre
nel capture environment di uno spazio, anche detto “Volume”,
molto più ampio di quanto non si sia mai avuto in precedenza.
Con un capture environment sei volte più grande rispetto
al passato, il “Volume” di AVATAR è stato
usato per cogliere dal vivo il movimento di cavalli al galoppo,
per sequenze acrobatiche piuttosto complesse e perfino per i
combattimenti tra apparecchi aerei e creature volanti. Quindi,
la rivoluzionaria tecnica adoperata è stato la chiave
non solo per ottenere le sfumature più sottili delle
emozioni espresse dai personaggi, ma anche per amplificare la
grandiosità dello spettacolo cinematografico.
Un’altra
innovazione creata appositamente per AVATAR è stata la
“virtual camera”, che ha permesso a Cameron di girare
scene all’interno del mondo generato al computer, proprio
come se stesse effettuando le riprese in un teatro di posa a
Hollywood. Attraverso la virtual camera, il regista vedeva,
al posto di Zoë Saldana, il suo personaggio, Neytiri, alta
tre metri e dalla pelle blu. Invece di Sam Worthington e Sigourney
Weaver, vedeva i loro enormi avatar blu, completi di coda ed
enormi occhi dorati. Invece dell’austero spazio grigio
tipico del “Volume”, vedeva la lussureggiante foresta
pluviale di Pandora o le montagne fluttuanti Hallelujah oppure
la colonia umana a Hell’s Gate.
Dopo avere definito i dettagli su come esattamente “catturare”
le performance degli attori, il passo successivo per Cameron
è stato di assicurarsi la collaborazione di Peter Jackson
e della sua società neozelandese WETA Digital, vincitrice
di un Academy Award per gli effetti speciali. Gli innovativi
e realistici personaggi creati dalla WETA, come Gollum ne “Il
Signore degli anelli” o King Kong, hanno convinto il regista
che la società avrebbe potuto infondere la vita nei suoi
personaggi Na’vi. Per Cameron era indispensabile, fin
dall’inizio, che ogni dettaglio delle interpretazioni
degli attori fosse mantenuto nei personaggi definitivi realizzati
con la CG. La WETA ha assicurato che la missione del suo team
di animatori di classe mondiale sarebbe stata di trasferire
al 100% la performance degli attori nei personaggi Na’vi
o avatar. Per fare ciò, è stato necessario registrare
dati molto accurati nel momento in cui la scena veniva girata,
ma c’è anche voluto più di un anno di lavoro
del team dell’animazione per creare gli strumenti che
hanno permesso di rendere l’espressività dei personaggi
CG identica a quella degli attori la cui interpretazione essi
rispecchiavano. Torna all'Indice
L’ANIMAZIONE DIGITALE
Se chiedete agli animatori della WETA, vi diranno che gli avatar
e i Na’vi sono personaggi animati. Se fate la stessa domanda
a Jim Cameron, lui risponderà che i personaggi sono stati
interpretati dagli attori. La verità è che entrambe
le risposte sono corrette. Ci sono volute competenze eccezionali
nel campo dell’animazione per assicurare che i personaggi
CG recitassero esattamente come gli attori. Ma, al tempo stesso,
le interpretazioni non sono state alterate, né abbellite
né esagerate. Gli animatori si sono impegnati a rappresentare
in modo autentico il lavoro degli attori, senza nulla aggiungere
e nulla togliere a quanto Sam Worthington, Zoë Saldana
o Sigourney Weaver avevano fatto nel “Volume”. Ovviamente,
gli animatori hanno apportato qualche modifica, ad esempio nel
movimento della coda o delle orecchie, laddove gli attori non
potevano compiere queste azioni. Anche in questo caso, comunque,
l’obiettivo era di essere coerenti con le emozioni manifestate
dagli attori durante le riprese originali. Così, quando
Neytiri sferza l’aria con la coda o abbassa le orecchie
per la rabbia, gli animatori si limitano ad accentuare l’espressione
collerica manifestata da Zoë Saldana durante la ripresa
della scena.
Zoë
Saldana si è esercitata a lungo per creare una
realtà fisica per il suo personaggio, in modo da poter
rappresentare al meglio la naturale grazia atletica di Neytiri.
Sapeva che non si trattava di una semplice interpretazione vocale
per un classico film d’animazione, quanto piuttosto di
una “interpretazione totale”, in cui sarebbe stata
catturata ogni sfumatura delle sue espressioni e dei suoi movimenti.
Cameron e gli attori hanno lavorato insieme nel “Volume”
per oltre un anno, per quanto in modo discontinuo. Il rapporto
di lavoro è stato intenso come quello che si instaura
tradizionalmente su un set cinematografico, tranne che mancavano
le luci, le macchine da presa e i carrelli Dolly. Era recitazione
pura. Ciò ha permesso a tutti di focalizzarsi sull’interpretazione
e sulle verità emotive di ogni momento, senza le distrazioni
associate alla fotografia. Sia il regista sia gli attori sono
rimasti affascinati dal processo, apprezzando il rapporto che
si è creato e la concentrazione che il performance capture
ha reso possibile. Ma solo quando hanno visto le prime scene
ultimate dalla WETA, Cameron e il cast si sono resi veramente
conto di quanto sarebbe stato rivoluzionario il film. Neytiri,
Jake e Grace erano vivi.
Con
AVATAR era indispensabile raggiungere un’autenticità
assoluta per tutti i numerosi personaggi. Quelli realizzati
con la CG dovevano essere, come afferma il produttore Jon Landau,
“reali, pieni di sentimento ed emozionanti”.
AVATAR va un passo oltre, collocando questi personaggi fotorealistici
in un mondo anch’esso generato al computer, ma che sembra
totalmente reale. Ogni pianta, ogni roccia e ogni albero sono
stati creati e integrati nei computer della WETA Digital, in
Nuova Zelanda. Alcune significative innovazioni nell’illuminazione,
nell’ombreggiatura e nel rendering hanno permesso alla
WETA di creare un mondo fotorealistico che nei dettagli è
alieno, ma che appare del tutto naturale. La WETA ha utilizzato
un petabyte (mille terabyte) di memoria digitale per tutti gli
“asset” del film realizzati con la CG: dalla miriade
di piante, animali e insetti alle rocce, montagne e nuvole.
Per rendere l’idea, “Titanic” ha richiesto
due terabyte di memoria per creare (e affondare) la nave e le
migliaia di passeggeri, circa 1/500 della memoria utilizzata
per AVATAR. In aggiunta a questa complessità, il film
è stato realizzato in 3D stereoscopico. Da un lato, quindi,
la WETA ha dovuto lavorare in 3D per creare le scene CG (così
come hanno fatto gli altri fornitori di effetti visivi, quali
la ILM) e, dall’altro, anche le scene live action hanno
dovuto essere girate in 3D.
Per questa ragione, Cameron si è avvalso del Fusion
Camera System, il sistema stereoscopico
di ripresa da lui stesso co-sviluppato insieme a Vince Pace.
Ci sono voluti sette anni di lavoro per mettere a punto il Fusion
Camera System, che è oggi il sistema più avanzato
del mondo per le riprese 3D. Le macchine da presa hanno funzionato
in modo impeccabile sul set di AVATAR, permettendo di mescolare
le scene live action e quelle in CG in un connubio omogeneo.
Date
le diverse tecnologie sviluppate specificamente per questo progetto,
AVATAR è stato di gran lunga il film più complesso
fra tutti quelli firmati da Cameron. I realizzatori si sono
avventurati in un territorio inesplorato, in cui hanno dovuto
trovare le risposte man mano che procedevano lungo il cammino.
Sono stati necessari diciotto mesi per identificare i vari passaggi
e mettere a punto le modalità di performance capture,
prima di catturare una sola scena con il cast. Ma queste tecnologie
rivoluzionarie sono solo strumenti nella “borsa degli
attrezzi” del regista e sono sempre al servizio della
storia, delle emozioni e dei personaggi. Come afferma il produttore
Jon Landau: “In definitiva, la reazione del pubblico
ad AVATAR non riguarderà la tecnologia, ma i personaggi
e la storia che Jim ha creato. La tecnologia gli permette di
rappresentare una storia che, altrimenti, non avrebbe potuto
essere narrata”. Torna all'Indice
PERFORMANCE
CAPTURE & VIRTUAL CAMERA
Mentre gli attori erano impegnati a incamerare le sfumature
fisiche, linguistiche ed emotive, indispensabili per i loro
personaggi e per la visione di Cameron, il regista era determinato
a catturare e incorporare il tutto nelle incarnazioni degli
attori generate al computer.
Sam Worthington e gli altri attori hanno apprezzato il fatto
di lavorare in un teatro di posa vuoto, il cosiddetto “Volume”,
indossando tute e caschi speciali per il performance capture.
“Ci siamo imbarcati in questo processo e ci siamo
divertiti moltissimo”, afferma l’attore. “Anche
se l’avatar di Jake è alto tre metri ed è
blu, ha la mia personalità e la mia anima. È straordinario
che Jim sia riuscito a realizzare tutto ciò”.
“Il processo di performance capture è liberatorio”,
aggiunge Worthington “Non puoi nasconderti e ogni
ripresa deve essere credibile. All’inizio può creare
un po’ di nervosismo, ma poi dimentichi di indossare un
casco e di avere alcune centinaia di puntini sulla faccia”.
Per Joel David Moore, il modo in cui il “Volume”
ha acceso la sua immaginazione gli ha ricordato una delle prime
tecniche di recitazione che si imparano. “Lavorare
sul palcoscenico del performance capture ti riporta ai vecchi
tempi del teatro”, egli spiega. “Tutto
ciò che c’era sul palcoscenico erano un fondale,
un tavolo e qualche sedia. Tutto il resto lo dovevi immaginare”.
Un
altro progresso tecnologico rivoluzionario è stato la
virtual camera, che non solo ha coinvolto direttamente
il regista e gli interpreti nel lavoro di CG, ma ha anche fissato
un nuovo paradigma nella produzione, dando a Cameron la possibilità
senza precedenti di vedere effettivamente la versione CG dei
personaggi interpretati dagli attori e l’ambiente creato
con la CG attraverso la macchina da presa, mentre lavorava con
gli attori nel “Volume”. “La virtual camera
ha permesso a Jim di dirigere gli attori con un’immediatezza
che non era mai stata possibile fino a quel momento. Al tempo
stesso, gli attori hanno avuto una migliore percezione dei loro
personaggi CG perché hanno visto la scena e l’ambiente
quasi immediatamente, senza dover aspettare mesi per la consegna
del prodotto finito dalla società degli effetti speciali”,
spiega Landau.
Le immagini CG visibili nella macchina da presa avevano la risoluzione
solo di un videogioco ma, dopo che Cameron aveva completato
le riprese e il montaggio di una specifica sequenza, la WETA
aveva tutto il tempo per creare le immagini cinematografiche
finali ad alta risoluzione. In effetti, ogni ripresa è
stata creata due volte: una da Cameron nel “Volume”
e una in seguito, dopo mesi, quando la WETA ha rifinito e completato
il lavoro.
La virtual camera, che somiglia a una consolle per videogiochi
a cui è collegato un monitor, non è veramente
una macchina da presa, dal momento che non ha neanche una lente.
Si comporta come una macchina da presa grazie alle immagini
CG inviate dai numerosissimi computer all’avanguardia
che circondano il “Volume” e che la ‘alimentano’.
Un piccolo schermo sulla consolle visualizza l’immagine
CG prodotta dai computer. Questo modo di lavorare ha permesso
a Cameron di girare l’azione da qualunque angolo o vicinanza,
offrendogli una spontaneità e flessibilità senza
precedenti e un’infinità di opzioni sul set virtuale.
“Ad esempio, Jim poteva chiederci di creare una scala
in verticale di cinque a uno”, spiega Stephen Rosenbaum
della WETA, “E così, quando muoveva la macchina
da presa, lo spostamento, invece di essere poco meno di un metro,
raggiungeva abbondantemente i 4,5 metri, come quello che si
otterrebbe con il movimento di una gru, il tutto in tempo reale.
In effetti, Jim avrebbe potuto trasformare il team addetto alle
macchine da presa in un gruppo di Na’vi alti 3 metri”.
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LA
CREAZIONE DEL PIANETA PANDORA
Poiché tutta l’azione di Avatar si svolge su Pandora,
nella base degli umani di Hell’s Gate o fuori nella selvaggia
foresta pluviale, ogni singola cosa che si sarebbe trovata sotto
la macchina da presa o che sarebbe stata realizzata con la CG
doveva essere ideata a partire da zero. Parallelamente allo
sviluppo tecnologico, la
progettazione ha richiesto due anni, prima dell’inizio
delle riprese. I realizzatori hanno ingaggiato un team di artisti
di livello mondiale per progettare ogni personaggio, creatura,
pianta, costume, arma, veicolo e ambiente di AVATAR. Gli artisti
si sono dedicati alla creazione non di una, ma di due culture:
quella umana altamente tecnologica, con tutto il corredo futuristico
di veicoli e armi, da un lato, e la società Na’vi,
dall’altro. Così come ha fatto per i personaggi,
Cameron ha creato Pandora in modo che fosse riconoscibile, senza
perdere le qualità di un’area diversa, incontaminata
ed esotica. È un mondo in cui si fondono caratteristiche
classiche e familiari.
Collaborando con molti dei maggiori artisti nei rispettivi settori,
Cameron ha supervisionato l’arte concettuale, i set virtuali
e quelli reali. Ha vagliato attentamente tutti i dettagli nel
design di AVATAR: ogni creatura, filo d’erba, albero,
montagna, nuvola, veicolo e costume.
Cameron
e i team di artisti e tecnici hanno continuato a porsi una domanda
di fondo: “Il progetto è plausibile?”.
Il loro obiettivo era la sospensione del giudizio degli spettatori
e l’identificazione con ciò che vedevano sullo
schermo.
In questi ambienti incredibili vive una miriade di creature,
alcune delle quali sono state progettate dal team della produzione
addetto alle creature, guidato da Neville Page, mentre altre
sono state create dal team di John Rosengrant degli Stan Winston
Studios.
Oltre a spettacolari e feroci creature come il Thanator
ed i Viperwolf, una figura fondamentale nell’odissea
di Jake è una creatura alata chiamata Banshee
che, in uno dei riti dei Na’vi, deve dominare e cavalcare
per assumere una posizione legittima nella comunità.
La posta in gioco è peraltro accresciuta dal fatto che
la Banshee scelta per Jake è quella più decisa
a ucciderlo. I Direhorse di Pandora, come suggerisce
il nome, somigliano in qualche misura ai cavalli terrestri,
ma con alcuni importanti abbellimenti, ideati e disegnati dagli
Stan Winston Studios e da Cameron, che ha descritto l’animale
come un “destriero alieno con sei zampe e antenne
simili a quelle di una falena”.
La variegata fauna di Pandora comprende anche l’Hexapede,
simile a un cervo; il feroce Hammerhead Titanothere,
un erbivoro che ricorda un rinoceronte con un cattivo carattere
e una testa a martello; infine il Leonopteryx, enorme
predatore del cielo, con striature scarlatte, gialle e nere
e un’apertura alare di quasi 25 metri che rivestirà
una rilevante importanza nel corso della battaglia finale. Vi
è poi un’altra specie che vive su Pandora, più
piccola e delicata: i Woodsprite, simili a meduse,
che fluttuano con grazia nell’aria notturna muovendo seriche
appendici filiformi. Chiamati Atokirina dai Na’vi, essi
sono in effetti semi del sacro “Albero delle Voci”,
Utraya Mokri, e quindi rappresentano un elemento fondamentale
dell’”anima” della foresta pluviale. Quando
si posano su Jake, Neytiri interpreta l’evento come un
segnale importante, e da lì la vicenda prende una piega
inaspettata.
Il
vincitore di un Academy Award Richard Taylor e il suo team della
WETA Workshop hanno progettato accessori e armi sia per i Na’vi
sia per la RDA, mentre il noto artista TyRuben Ellingson ha
ideato molti dei veicoli usati dalle forze militari di stanza
a Hell’s Gate, visibili in prevalenza in un’epica
battaglia che vede contrapposte macchine e Banshee, soldati
umani irriducibili e guerrieri Na’vi. L’AMP
Suit (AMP è l’acronimo di Amplified Mobility
Platform) è un imponente dispositivo per la deambulazione,
che permette di “amplificare” i movimenti dell’operatore
umano che lo guida. Gli AMP Suit e i soldati che li occupano
sono trasportati da quello che è forse l’apparecchio
più letale della RDA, ovvero il velivolo da guerra Dragon
C-21. Questo enorme aeromobile a rotore somiglia a un insetto
predatore ed è dotato di diverse cabine con tettuccio.
Con una capacità distruttiva quasi altrettanto letale,
c’è lo Scorpion AT-99, un’evoluzione
dell’elicottero militare ultraveloce e molto maneggevole.
In un mondo senza piste di atterraggio, questi apparecchi muniti
di rotore hanno la capacità di decollare e atterrare
in verticale. Sebbene i velivoli militari di AVATAR siano apparecchi
futuristici a rotore, l’intento era di dare loro una connotazione
familiare, facendoli somigliare agli elicotteri Huey utilizzati
all’epoca del Vietnam, per accentuare nel pubblico un
forte senso di realtà.
L’apparecchio più grande presente in AVATAR, dalla
lunghezza di oltre un chilometro, è l’ISV Venture
Star: nave interstellare che trasporta su Pandora il personale
della RDA, incluso Jake. I suoi motori ad antimateria lo fanno
viaggiare a 7/10 della velocità della luce ma, poiché
per raggiungere Pandora occorrono circa sei anni, i passeggeri
vengono posti in uno stato di animazione sospesa in capsule
criogeniche. Per raggiungere la superficie del pianeta dall’orbita,
i nuovi arrivati vengono trasferiti sul Valkyrie TAV
(Trans Atmospheric Vehicle), velivolo che può
essere paragonato a un lontano discendente dello space shuttle.
I
costumi ideati da Mayes C. Rubeo e Deborah L. Scott offrono
un’altra chiave di lettura della cultura Na’vi.
Sebbene molti costumi e accessori siano indossati da creature
realizzate con la CG, le creazioni sono state realizzate realmente,
per comunicare al meglio i dettagli sulla consistenza e la trama
dei tessuti, e le qualità traslucide dei gioielli. La
praticità e il comfort caratterizzano l’abbigliamento
Na’vi, riflettendo la grazia e la bellezza del popolo
indigeno di Pandora. Torna all'Indice
FOTOGRAFIA
LIVE ACTION & 3D
Il lavoro del direttore della fotografia Mauro Fiore, ASC si
è focalizzato sulla creazione del look polveroso e desolato
del complesso industriale di Hell’s Gate.
“Ciò che Jim coglieva con il performance capture
e ciò che io creavo nelle sequenze live action dovevano
essere coerenti”, spiega Fiore, che ha anche girato
“The Kingdom” e “Smokin’ Aces”.
Fiore ha adottato il 3D Fusion Camera System e, dopo lunghe
prove e sperimentazioni, si è dedicato alle riprese live
action con stile e precisione. Le immagini che ne sono scaturite
si mescolano fluidamente con la CG creata dalla WETA Digital
e dalla prestigiosa Industrial Light&Magic. La maggior parte
delle scene live action di AVATAR è stata girata a Wellington,
in Nuova Zelanda, dove sono stati costruiti dei set enormi.
Il lavoro da realizzare era immane e la produzione ha creato
un’apposita struttura che ha coordinato il lavoro dato
in subappalto a più di 150 ditte. I set comprendevano
la Sala di Collegamento, con le unità di collegamento
simili a sarcofagi usate per trasportare la coscienza umana
nel corpo degli avatar; il Bio-Lab, struttura in cui
si trovano le capsule amniotiche contenenti i corpi degli avatar
che hanno completato lo sviluppo raggiungendo l’età
adulta durante i sei anni di viaggio dalla Terra a Pandora;
l’Ops Center, il centro operativo che rappresenta
il sistema nervoso centrale della base di Hell’s Gate;
infine, la roccaforte militare di Armor Bay, dove sono
custoditi gli AMP Suit e gli elicotteri.
In
tutti gli ambienti di AVATAR, Cameron crea un’esperienza
di coinvolgimento pieno, in cui gli spettatori provano la sensazione
di trovarsi accanto ai personaggi mentre vivono le loro avventure.
Il regista e il produttore Landau sono da tempo sostenitori
del cinema 3D e hanno lavorato instancabilmente per utilizzare
questo formato e potenziare le qualità del film. Ma entrambi
sottolineano che AVATAR è un’esperienza coinvolgente
anche con la tradizionale visione 2D, e questo formato sarà
infatti molto diffuso quando il film uscirà nelle sale.
Molti film 3D realizzati in passato si avvalevano di questo
formato come un “di più” o come un effetto
fine a se stesso: ad esempio, lancio di oggetti verso il pubblico,
personaggi o oggetti che uscivano dallo schermo. Per Cameron
il 3D è una finestra su un mondo dove il formato, invece
di richiamare su di sé l’attenzione, si dissolve
nella narrazione.
A tal proposito, mentre sviluppava AVATAR, il regista ha iniziato
a lavorare a un nuovo 3D Camera System, che ha messo a punto
insieme al socio Vince Pace della Pace Technologies, avvalendosi
di tecnologia Sony HD e Fujinon HD. Ma prima che AVATAR diventasse
una realtà, l’obiettivo di Cameron con il nuovo
sistema 3D digitale era di ricreare per il pubblico l’esperienza
dell’esplorazione delle profondità oceaniche con
una chiarezza senza precedenti. La sua celebre perlustrazione
all’interno del Titanic è poi diventata il film
IMAX 3D “Ghosts of the Abyss”, seguito da “Aliens
of the Deep”. Le esperienze maturate da Cameron con questi
film hanno non solo dato impulso alla sua visione tridimensionale
di AVATAR, ma hanno anche ispirato uno degli elementi che caratterizzano
il design e l’illuminazione del film. Nei fondali oceanici,
Cameron ha assistito al fenomeno di alcune forme di vita che,
nella totale oscurità, emanano bagliori e brillano di
una luce quasi sovrannaturale. Cameron ha applicato questa “bioluminescenza”
all’ambiente di Pandora, che di notte prende vita attraverso
una radianza diffusa. Torna all'Indice
IL
COMPLETAMENTO: MONTAGGIO E COLONNA SONORA
Il processo di post-produzione di AVATAR, come quasi tutto ciò
che ha riguardato il film, è stato decisamente atipico.
Nella maggior parte dei film, il montaggio inizia durante la
post-produzione, ma in AVATAR Cameron e i colleghi coinvolti
nel montaggio, Stephen Rivkin e John Refoua, hanno iniziato
a tagliare le sequenze catturate all’inizio durante la
pre-produzione. I responsabili del montaggio e gli addetti al
montaggio AVID sono stati una presenza regolare sul set durante
la produzione, facendo in modo che la WETA ricevesse le sequenze
con cadenza mensile. “Prima di girare anche un solo
fotogramma di film live action, avevamo già consegnato
circa settanta minuti di sequenze montate alla WETA”,
rivela Landau.
Un
elemento importante della post-produzione è stato la
colonna sonora del compositore James Horner, in cui si mescolano
elementi sinfonici classici che accompagnano l’azione
epica del film con sonorità che ci trasportano in un
altro mondo, fatto di voci e canti in lingua Na’vi, insoliti
strumenti acustici ed elettronici. I fan del film e gli amanti
della musica hanno atteso con trepidazione questa nuova collaborazione
tra Cameron e Horner. La colonna sonora realizzata da Horner
nel 1986 per “Aliens – Scontro finale” è
stata una delle migliori mai realizzate per un film d’azione,
mentre nel 1997 “Titanic” ha rappresentato una pietra
miliare nella storia del cinema e delle musiche cinematografiche.
Per AVATAR Horner ha ripreso la collaborazione con Simon Franglen,
co-autore del brano musicale di “Titanic” My
Heart Will Go On cantato da Celine Dion, per scrivere una
nuova canzone. I See You è cantata dall’artista
di fama internazionale Leona Lewis e accompagna i titoli di
coda del film. La canzone esprime ciò che i Na’vi
intendono per “vedere”, che per loro significa capire
con il cuore e lo spirito e non solo con la mente.
Mentre
si avviava verso le fasi conclusive di AVATAR, Cameron era ansioso
di condividere la sua visione con il mondo. Ha perciò
organizzato la proiezione in anteprima di alcune sequenze del
film in varie sale a livello nazionale e internazionale, nonché
in occasione dell’annuale evento Comic Con di San Diego.
Lieto della reazione positiva riscontrata, Cameron ha proseguito
la messa a punto del montaggio e la verifica degli effetti visivi
ultimati o quasi che riceveva quotidianamente dalla WETA Digital
e dalle altre società di effetti coinvolte nel progetto
(tra cui la ILM, la Framestore, la Prime Focus, la Hybride e
la hy*drau”lx), il tutto per trasformare AVATAR in un’esperienza
per il pubblico unica nel suo genere. Torna all'Indice
LA
LINGUA, I SUONI E LE DANZE DEI NA’VI
A dare spessore ad alcuni aspetti specifici delle interpretazioni
degli attori hanno contribuito il linguista Paul Frommer, che
ha collaborato con Cameron per ideare un linguaggio Na’vi,
l’ex artista del Cirque du Soleil Terry Notary e la celebre
coreografa Lula Washington. Gli ultimi due hanno curato e creato,
rispettivamente, i movimenti dei Na’vi e le coreografie
delle loro danze.
Analogamente a molti altri aspetti di AVATAR, la lingua Na’vi
integra elementi originali con altri familiari e identificabili.
Frommer, Professore all’Università della California
meridionale, spiega: “I Na’vi hanno limitazioni
sonore simili a quelle degli umani e ciò permette agli
scienziati del Programma Avatar di imparare a parlare la loro
lingua”.
Nelle fasi iniziali del processo, Cameron ha fornito a Frommer
i tipi di suoni che aveva in mente per i Na’vi. Frommer
ha poi ideato una struttura linguistica di base. “Si
è trattato di dare a Jim diverse possibilità e
opzioni”, afferma Frommer. “Alcuni suoni
gli sono piaciuti, altri no. Poi abbiamo definito le proprietà
strutturali della lingua, le regole di pronuncia e il modo in
cui le parole sono costruite”. Questo complesso lavoro
ha prodotto un vocabolario di più di mille parole, oltre
a una struttura linguistica e una grammatica specifiche, che
gli attori hanno imparato con grande abilità e velocemente.
Il cast ha anche lavorato a stretto contatto con la dialoghista
Carla Meyer per affinare cadenze e inflessioni della lingua
inventata.
Le
difficoltà linguistiche per Sam Worthington sono state
accentuate dal fatto che l’attore australiano ha dovuto
non solo imparare a parlare una nuova lingua, ma ha anche dovuto
acquisire l’accento americano. “È stato
come imparare due lingue”, dichiara Worthington.
“E ve lo devo proprio dire: imparare il linguaggio
Na’vi è stato più facile che prendere l’accento
americano! Ho passato almeno due ore al giorno ad esercitarmi
con l’accento americano e con la lingua Na’vi imparando
a fare la scomposizione fonetica della lingua, in modo da non
dare l’impressione di recitare con una voce ovattata”.
Worthington osserva che la comprensione di Jake della lingua
Na’vi è un processo progressivo che accompagna
tutta la storia, e ciò ha permesso o perfino richiesto
qualche occasionale errore linguistico.
Zoë Saldana e Laz Alonso, che conoscono entrambi lo spagnolo,
hanno trovato più semplice imparare il linguaggio Na’vi,
ultimando le riprese di AVATAR come probabilmente i soli attori
trilingue in tutto il mondo a conoscere il… Na’vi.
Ma forse chi si è divertito di più con la lingua
inventata sono stati i membri del cast tecnico, che hanno adottato
alcune specifiche parole Na’vi: ad esempio, skowng, che
significa “stupido”, era una delle preferite per
prendersi in giro tra loro.
Lo
studio della danza e del movimento ha aiutato gli attori ad
approfondire ulteriormente i personaggi. Lula Washington, direttore
artistico del Lula Washington Dance Theater e coreografa delle
danze Na’vi, osserva che i nativi di Pandora celebrano
se stessi attraverso la danza. “Sono un popolo elegante
e orgoglioso che ama la propria terra. Sotto questo aspetto,
sono vicini alle nostre culture aborigene”. I ballerini
della compagnia di Lula sono diventati parte del cast, come
membri del Clan Omaticaya, e i loro movimenti selvaggi e aggraziati
sono ben visibili nel film.
Terry Notary ha creato i movimenti ispirandosi alle culture
indigene e agli animali, come i grandi felini e i primati. Notary
spiega: “Abbiamo lavorato cercando di rispondere a
una serie di domande sui Na’vi, ad esempio: in che modo
si toccherebbero? In che modo si allungherebbero? Come si muoverebbero
se fossero felici? Come userebbero la coda?”. Torna
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GLI
ATTORI PARLANO DEI PERSONAGGI E DELLA LORO EVOLUZIONE
Gli attori del film hanno ricevuto uno speciale addestramento
fisico e all’uso delle armi, ma il giovane attore Sam
Worthington era più interessato a prepararsi
mentalmente per il ruolo di Jake. “Non volevo che
la mia preparazione si limitasse a una sorta di allenamento
militare”, egli spiega. “Chiunque può
fare flessioni. Ho trascorso un po’ di tempo con il fratello
di Jim, John David, un ex Marine. Per me la cosa importante
era capire la visione del mondo dei Marine e che cosa li porti
a pensare di essere inarrestabili”.
Il primo incontro di Jake con la popolazione indigena di Pandora,
i Na’vi, è fatidico, scatena emozioni inaspettate
e dà origine a un susseguirsi di azioni e avventure la
cui posta in gioco è molto alta. “La prima
cosa che Jake nota di Neytiri è il temperamento focoso”,
osserva ridendo Sam Worthington. “Poi, inizia a rendersi
conto che è una donna forte e indipendente, e che può
aiutarlo a diventare un uomo migliore”.
“Neytiri,
come tutta la sua gente, non capisce i modi e i metodi degli
umani, né la loro ‘missione di crudeltà’”,
dichiara Zoë Saldana, che interpreta Neytiri.
“Un’altra cosa che i Na’vi non capiscono
è come gli umani possano maltrattare l’ambiente,
che per loro è sacro”.
L’istinto di cui è dotata Neytiri le permette di
vedere oltre la rozzezza di Jake. “La donna vede in
Jake qualcosa che la attrae”, spiega l'attrivce,“Certo,
sulle prime prova per lui un odio assoluto, ma i suoi sentimenti
diventano più complessi, la confondono e la costringono
a prendere le decisioni più importanti della sua vita”.
L’allenamento pre-produzione di Zoë Saldana comprendeva
equitazione, arti marziali, tiro con l’arco, studio e
pratica di movimenti. Oltre a ciò, lei e gli altri membri
del cast principale si sono recati con Cameron alle Hawaii,
che esemplificano l’ambiente che lui aveva immaginato
per Pandora. “Abbiamo vissuto senza tecnologie e apparecchi
sofisticati e senza comfort. Sono rimasta quasi completamente
nuda per tre giorni, scavando, arrampicandomi, coperta di fango
come un topo morto”, racconta l’attrice.
“Mi mancavano le comodità a cui siamo abituati
e pensavo di non riuscire a cavarmela. E Jim mi ha detto: Coraggio,
Neytiri, ce la puoi fare!. E’ stato il ruolo fisicamente
più complesso che abbia mai interpretato. Mi sono esercitata
per mesi prima dell’inizio della produzione per poter
catturare la grazia e la potenza del personaggio, sognavo un’occasione
per poter incorporare la mia fisicità in un personaggio
e AVATAR è stata un’opportunità straordinaria
per realizzare questo mio desiderio”. Qual è
stata la reazione dell’attrice ai rendering di Neytiri
realizzati con la CG? “Ho ringraziato Jim. Neytiri
era sexy, bella e longilinea, ma l’interprete ero solo
e soltanto io!”.
Quando il cast e i realizzatori sono arrivati a Los Angeles,
al teatro di performance capture, l’attrice è stata
grata dell’esperienza avventurosa vissuta alle Hawaii.
“In questo teatro di posa spoglio, senza scenari,
abbiamo dovuto recitare come se ci trovassimo su Pandora nel
fango, in acqua, nell’umidità, tra gli alberi,
a grandi altezze”, ricorda Zoë Saldana. “Il
viaggio alle Hawaii ci ha dato un’impronta mentale su
cui basarci quando dovevamo simulare un’azione sul set
virtuale”.
Un’altra
donna nella nuova vita di Jake su Pandora è Grace Augustine,
scienziato responsabile del Programma Avatar. Esperta di botanica,
Grace vive su Pandora da quindici anni, dopo avere abbandonato
la Terra, pianeta sovraffollato, devastato dall’inquinamento
e privo di una biodiversità che meriti di essere studiata.
Su Pandora Grace alterna il lavoro di scienziato nella base
degli umani, Hell’s Gate, con quello di biologa sul campo,
nella foresta pluviale di Pandora, nel corpo di un avatar. “Grace
sta cercando di creare un ponte, un legame di fiducia con i
Na’vi, ma continua a subire atti di sabotaggio da parte
dei soldati della base”, afferma Sigourney
Weaver sul suo personaggio “Grace ama Pandora
e i Na’vi con tutto il cuore e spera di riuscire in qualche
modo a proteggerli dalle forze industriali della Terra”.
La scienziata non è contenta dell’arrivo di Jake
su Pandora per partecipare al Programma Avatar. Lo vede scarsamente
preparato, se non del tutto privo delle qualifiche necessarie
per entrare in un team scientifico d’élite. “Grace
è furibonda all’idea che Jake diventi un avatar.
Pensa che sia lì unicamente perché è fisicamente
adatto, avendo lo stesso DNA del fratello scienziato che, prima
di lui, guidava l’avatar", spiega la Weaver.
La donna ha poi un ripensamento riguardo a Jake, che la colpisce
per il crescente interesse e rispetto per i Na’vi. Alla
Weaver è piaciuto interpretare le dinamiche tra Jake
e Grace al fianco di Sam Worthington, che lei vede con un nuovo
eroe d’azione e non solo. La Weaver, da sempre amata per
il ruolo di Ellen Ripley nei film della serie “Alien”,
ovviamente ha qualche cognizione sulle icone dei film d’azione.
“È difficile interpretare l’eroe nei
film d’azione”, ella spiega. “Occorre
adottare un approccio molto specifico. La gente pensa che i
film d’azione coinvolgano unicamente la fisicità
dell’attore, ma non è così. Le altre ‘vite’
continuano il loro corso, nel frattempo. Devi dotare il personaggio
di una specificità molto accentuata. Ho visto Sam fare
tutto questo in AVATAR”.
La
bête noir della Augustine è il Colonnello
Miles Quaritch, responsabile della sicurezza sulla base degli
umani. La missione di Quaritch è di agevolare le attività
estrattive della RDA su Pandora, non di conquistare il cuore
e la mente dei Na’vi. Prova disprezzo per il Programma
Avatar perché ha scopi opposti alla sua missione, che
è di proteggere le persone che vivono e lavorano su Pandora.
Quaritch possiede qualità tutt’altro che ammirevoli,
ma l’attore Stephen Lang afferma di avere
trovato nel personaggio molti aspetti da apprezzare e altri
da compatire. “Quaritch ha un forte senso della missione
e della disciplina, e questo mi è piaciuto”,
spiega Lang, “È perfetto come leader sulla
linea del fronte, nessuno dubita della sua abilità”.
Ma è un uomo cattivo? “Beh, di sicuro non è
un ipocrita, è esattamente come lo vedi. In un certo
senso, Quaritch mi fa pena per le sue mancanze, per il fatto
che la sua emotività sia logorata e in pieno caos. È
un peccato che si trovi in un vero e proprio Eden e sia incapace
di rendersene conto. Penso che molte persone che hanno vissuto
i tormenti e le difficoltà della guerra possano capirlo”,
conclude Lang.
Un
altro personaggio dalla forte personalità è Trudy
Chacon, interpretata da Michelle Rodriguez,
una pilota di velivoli a rotore con il compito di trasportare
umani e avatar dalla base ai siti scientifici nella foresta
selvaggia. Ma, a differenza di Quaritch, Trudy è competente,
tranquilla e decisamente diversa dagli altri soldati. “In
sostanza, Trudy ha a cuore gli scienziati del Programma Avatar
e li trasporta avanti e indietro dal laboratorio ai luoghi in
cui operano su Pandora”, spiega la Rodriguez, “Penso
che Jim abbia la capacità di guardare attraverso le persone.
Riesce veramente a capirle per ciò che sono”.
Norm
Spellman, un altro scienziato/avatar del Programma, è
anch’egli un veterano del progetto, avendo lavorato e
studiato per il viaggio su Pandora per cinque anni. Ma la situazione
cambia quando arriva Jake. “Norm è un bravo
studioso, ma non ha nulla che possa uguagliare l’innato
carisma di Jake”, afferma l’attore Joel
David Moore, “Norm è pieno di risentimento
e geloso di Jake ma, come molti altri personaggi che vivono
su Pandora, impara ad ammirarlo e ne viene ispirato”.
Infatti, l’arrivo di Jake dà il via a un nuovo
e drammatico viaggio per Norm.
A
vigilare sulle attività minerarie, sugli scienziati e
su tutto ciò che accade a Hell’s Gate troviamo
Parker Selfridge, il brillante, vigoroso e carismatico amministratore
della stazione, il cui compito è di assicurare il successo
delle attività della RDA su Pandora. Giovanni
Ribisi che interpreta Selfridge afferma “è
flemmatico e spietato nel perseguire i suoi obiettivi. È
un amministratore, ma è arrogante e presuntuoso, e vede
se stesso più come un presidente o direttore generale
di una grande azienda”. Tuttavia, anche un tipo distaccato
come Selfridge, che sottolinea come “una cosa che
gli azionisti della RDA odiano più della stampa ostile
è un rendiconto trimestrale negativo”, può
subire alcuni importanti cambiamenti su Pandora.
Altri
personaggi chiave di AVATAR sono interpretati da CCH
Pounder nel ruolo di Mo’at, l’autorevole
e rispettata matriarca dei Na’vi; Wes Studi
è Eytukan, leader di un Clan Na’vi, severa e autorevole
presenza che si prende cura della sua gente e la protegge dai
pericoli; Laz Alonso è Tsu’tey,
il miglior cacciatore del Clan, che sfida costantemente Jake;
Dileep Rao è il Dottor Max Patel, uno
scienziato nel Programma Avatar; infine, Matt Gerald
interpreta il Caporale Lyle Wainfleet, un crudele poliziotto
dei Secops, che esemplifica il disprezzo degli umani per i Na’vi.
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IL REAL-D
La RealD_3D
offre una nuova generazione di intrattenimento, con immagini
vivaci, brillanti, ultrarealistiche, così tangibili da
dare la sensazione di entrare nel film.
La RealD è stata pioniera dell’attuale 3D digitale
ed è la tecnologia cinematografica 3D più diffusa
nel mondo, con oltre 9.000 sale attrezzate. In occasione della
distribuzione di AVATAR, la RealD installerà più
di 4.500 schermi in quarantotto paesi. A differenza dei vecchi
film 3D, per i quali occorreva indossare occhiali di cartone,
gli occhiali RealD 3D somigliano a occhiali da sole, sono riciclabili
e disegnati per adattarsi a tutti i volti, oltre ad essere facilmente
sovrapponibili agli occhiali da vista. Torna all'Indice
GLI
INTERPRETI PRINCIPALI
SAM
WORTHINGTON (Jake Sully) è un giovane attore
di Sidney che, dopo alcuni lavori teatrali, ha debuttato sul
grande schermo nel film australiano “Bootmen”, interpretazione
gli è valsa una candidatura a un Australian Film Institute
(AFI) Award come migliore attore protagonista nel 2000. Altri
film a cui ha preso parte in Australia sono “Dirty Deeds
– Le regole del gioco” con John Goodman, Toni Collette
e Sam Neill; “Getting’ Square” con David Wenham;
infine, l’adattamento contemporaneo di “Macbeth”,
curato da Geoffrey Wright, in cui Worthington ha interpretato
il protagonista.
Dopo alcuni ruoli minori nei film internazionali “Sotto
corte marziale” (Hart’s War), “The Great Raid
– Un pugno d’eroi” e “Rogue –
Il solitario”, Worthington è stato preso in considerazione
per il ruolo di James Bond in “Casino Royale”. Worthington
ha poi recitato al fianco di Christian Bale nel blockbuster
“Terminator Salvation”, per essere scelto da James
Cameron come protagonista di AVATAR.
Worthington è il protagonista anche di “Scontro
tra Titani” (Clash of the Titans), kolossal fantasy diretto
da Louis Leterrier (“The Incredible Hulk”) ed inoltre
ha di recente ultimato le riprese di due film drammatici: “Last
Night” insieme a Keira Knightley e “The Debt”
con Helen Mirren. Il film sarà distribuito il 26 marzo
2010.
ZOË
SALDANA (Neytiri), nata e cresciuta a New York, si
è costruita una reputazione di attrice rispettata e versatile,
scegliendo ruoli appassionati come la memorabile interpretazione
di Eva nel film “Il ritmo del successo” (Center
Stage). La sua filmografia comprende anche l’action-thriller
“Prospettive di un delitto” (Vantage Point), il
drammatico “Haven”, le commedie “Indovina
chi” e “The Terminal”, il blockbuster “La
maledizione della prima luna”, oltre a varie pellicole
come “Dirty Deeds – Le regole del gioco”,
“Temptation”, “Constellation”, “Get
Over It”, “Crossroads – Le strade della vita”,
“Snipes” e “Drumline”.
Nel 2004 l’attrice ha ricevuto il premio Young Hollywood
One to Watch assegnatole dalla rivista Movieline, per l’interpretazione
in “The Terminal”, di Steven Spielberg.
Di recente, ha preso parte al grande successo di J.J. Abrams
“Star Trek”, in cui interpreta il tecnico delle
trasmissioni Uhura al fianco di Chris Pine, Zachary Quinto,
Eric Bana e Winona Ryder. Zoë Saldana ha recitato nell’imminente
commedia nera “Death At A Funeral”, insieme a James
Marsden e Martin Lawrence, e nella spy-story d’azione
“The Losers”, con Chris Evans, Jeffrey Dean Morgan
e Jason Patric, basato sull’omonimo fumetto della DC-Vertigo,
che parla di un gruppo appartenente alle Forze Speciali tradito
e abbandonato a morte certa. I “perdenti” si trovano
uniti dal comune proposito della vendetta, avendo l’opportunità
di eliminare i loro nomi da una lista segreta della CIA e di
condurre operazioni occulte contro la CIA e i suoi interessi.
SIGOURNEY
WEAVER
(Dottoressa Grace Augustine) ha creato una serie di personaggi
indimenticabili, sia drammatici sia comici, da Ellen Ripley
di “Alien” a Dian Fossey di “Gorilla nella
nebbia”. Inoltre, ha ottenuto riconoscimenti come una
delle più stimate attrici sia teatrali sia cinematografiche.
La Weaver ha debuttato sul grande schermo nel successo di Ridley
Scott “Alien”. In seguito, ha ripreso il ruolo dell’
ufficiale Ripley altre tre volte: in “Aliens – Scontro
finale” di James Cameron, “Alien 3” diretto
da David Fincher e in “Alien: la clonazione” di
Jean-Pierre Jeunet.
Negli anni ‘80 ha interpretato il ruolo di protagonista
in diversi film di successo: la storia della primatologa Dian
Fossey in “Gorilla nella nebbia”, la commedia di
Mike Nichols “Una donna in carriera” ed i due “Ghostbusters”.
Altri film a cui ha preso parte sono il thriller “Copycat
– Omicidi in serie”, la commedia di Paul Rudnick
“Jeffrey”, l’avvincente adattamento cinematografico
curato da Roman Polanski di “La morte e la fanciulla”,
il noir “Mistery”, prendendo parte a “1492
– La conquista del Paradiso” di Ridley Scott, “Uno
scomodo testimone”, accanto a William Hurt e il film live
action “Biancaneve nella foresta nera” (Snow White),
tratto dalla fiaba dei fratelli Grimm, che le ha fatto ottenere
una candidatura a un Emmy e a uno Screen Actors Guild.
Nel 1997 la Weaver ha partecipato al film corale di Ang Lee
acclamato dalla critica “Tempesta di ghiaccio” (The
Ice Storm), al fianco di Kevin Kline, Joan Allen, Elijah Wood
e Christina Ricci, vincendo un BAFTA ed è stata candidata
a un Golden Globe e a uno Screen Actors Guild come migliore
attrice non protagonista.
In seguito, ha recitato nel drammatico “La mappa del mondo”
di Scott Elliott, tratto dal romanzo di Jane Hamilton, oltre
alla commedia di fantascienza “Galaxy Quest” e la
commedia brillante “Heartbreakers – Vizio di famiglia”,
al fianco di Gene Hackman e Jennifer Love Hewitt.
Altri suoi film interpretati sono “Holes – Buchi
nel deserto”, “The Guys” di Jim Simpson, “Imaginary
Heroes” di Dan Harris, “Infamous – Una pessima
reputazione” con Toby Jones e Sandra Bullock, “The
TV Set” di Jake Kasdan, “Snowcake” al fianco
di Alan Rickman, “The Girl in the Park” con Kate
Bosworth, “Prospettive di un delitto”.
Ha ricevuto tre candidature agli Academy Award come miglior
attrice in “Aliens”, “Gorilla nella nebbia”
e “Una donna in carriera” vincendo il Golden Globe
per le ultime due pellicole.
STEPHEN
LANG (Colonnello Miles Quaritch), attore dalle capacità
trasformiste fuori del comune, si è costruito una carriera
di tutto rispetto sulle scene teatrali e sul grande schermo.
Che si debba cimentare con Amleto o Babe Ruth, “Stonewall”
Jackson o Vaslav Nijinsky, Ike Clanton o Charles Winstead, Lang
si dissolve nel ruolo, creando ritratti indelebili di personaggi
sia storici sia immaginari.
Quest’anno è stato molto importante per Lang dal
punto di vista professionale. Oltre al ruolo in AVATAR, ha interpretato
l’agente speciale Charles Winstead in “Nemico pubblico”
(Public Enemies) di Michael Mann e ha recitato nel ruolo chiave
del Generale Hopgood al fianco di George Clooney in “L’uomo
che fissa le capre”.
Sulle scene teatrali Lang vanta numerosi ruoli sia a Broadway
sia nell’off-Broadway, oltre che a livello nazionale e
internazionale, interpretando sia classici di Molière,
Williams, Beckett, Sofocle e Shakespeare, sia lavori di autori
moderni come Arthur Miller e Sam Shepard.
Sul fronte cinematografico, per il ruolo del Generale “Stonewall”
Jackson in “Gods and Generals”, ha ricevuto il Grace
Prize. La sua filmografia annovera “Ultima fermata Brooklyn”,
“Tombstone”, “Gettysburg”, “Insieme
per forza”, “Manhunter – Frammenti di un omicidio”,
“I 5 della squadra d’assalto” (Band of the
Hand), “Trixie” e “L’inferno sepolto”
(Fire Down Below).
MICHELLE
RODRIGUEZ (Trudy Chacon) è una versatile attrice
dotata di un fisico da dura e un innato sex appeal. Di recente,
ha partecipato al sequel “Fast & Furious – Solo
parti originali”, al fianco di Vin Diesel e Paul Walker,
e a “Battle in Seattle”, insieme a Charlize Theron.
Prossimamente, reciterà e sarà co-produttrice
del dramma storico intitolato “Trópico de sangre”.
Nata con il nome di Mayte Michelle Rodriguez a Bexar County,
nel Texas, ha iniziato a lavorare come comparsa per curiosità.
Dopo due anni, ha deciso di intraprendere la carriera di attrice,
ottenendo il ruolo principale nel film indipendente di successo
“Girlfight” che le è valso molti premi e
il riconoscimento della critica. Dopo ha recitato insieme a
Danny Glover nel film drammatico per la Showtime “3 A.M.
– Omicidi nella notte”, al primo “Fast and
Furious” e l’horror “Resident Evil”,
adattamento di un videogioco di successo.
La sua filmografia comprende anche “Blue Crush”,
“S.W.A.T. – Squadra speciale anticrimine”,
con Samuel L. Jackson e Colin Farrell, e “Control”
accanto a Ray Liotta.
Nel 2005 ha preso parte alla seconda stagione della serie televisiva
di culto “Lost”.
GIOVANNI
RIBISI (Carter Selfridge), vincitore nel 1999 del premio
ShoW est per l’esordiente dell’anno, si è
da allora affermato grazie alla sua versatilità nella
recitazione.
All’inizio dell’anno, ha partecipato a “Nemico
pubblico” (Public Enemies) del regista Michael Mann, insieme
a Johnny Depp. È imminente l’uscita del film indipendente
“The Rum Diary”, sempre al fianco di Johnny Depp,
tratto dal romanzo di Hunter S. Thompson.
Recentemente, Ribisi ha girato il film indipendente “Middle
Men”, una commedia che analizza gli inizi del business
pornografico su Internet, seguendo un onesto uomo d’affari
introdotto in un mondo che, alla fine, si trasforma in un’industria
multimiliardaria. Ha anche partecipato a “The Dead Girl”
per la regia di Karen Moncrieff. Tra i suoi film più
noti, ricordiamo “Salvate il soldato Ryan” di Steven
Spielberg, “Il giardino delle vergini suicide” (The
Virgin Suicides) e “Lost in Translation – L’amore
tradotto” di Sofia Coppola, “Ritorno a Cold Mountain”
(Cold Mountain) di Anthony Minghella e “Strade perdute”
(Lost Highway) di David Lynch. Altri film che arricchiscono
la sua filmografia sono “Perfect Stranger”, “Il
volo della Fenice”, “1 km da Wall Street”,
“Fuori in sessanta secondi”, “Un amore speciale”,
“Sky Captain and the World of Tomorrow”, “Delitto
+ castigo a Suburbia” (Suburbia), “Heaven”,
“First Love Last Rites”, “Music Graffiti”,
“Gli infiltrati” (The Mod Squad) e “The Big
White”. È stato candidato a un Independent Spirit
Award per l’interpretazione in “The Gift”
di Sam Raimi.
WES
STUDI (Eytukan), nativo dell’Oklahoma, veterano
del Vietnam, scultore, musicista, autore, attivista, di sangue
Cherokee e attore caratterista molto famoso, è noto per
i ruoli interpretati in “Balla coi lupi”, “L’ultimo
dei Mohicani” e “Heat – La sfida”.
Studi ha scoperto la sua vocazione molto tardi rispetto alla
maggior parte degli attori, giunta dopo aver lavorato nell’esercito,
essersi impegnato politicamente a favore dei nativi Americani
e lavorato come giornalista ed addestratore di cavalli di professione.
Al tempo stesso, si è avvicinato alla recitazione con
l’American Indian Theatre Company di Tulsa. Nel 1988 ha
ottenuto il primo ruolo cinematografico in “Oltre la riserva”
e neel 1990 ha interpretato il guerriero Pawnee in “Balla
coi lupi”. Due anni dopo, è stato scelto per il
ruolo che gli ha dato maggiore celebrità, quello del
vendicativo Magua in “L’ultimo dei Mohicani”
di Michael Mann.
Studi ha interpretato il protagonista nel film di Walter Hill
“Geronimo”, insieme a Gene Hackman e Robert Duvall,
partecipando anche a “Cavallo pazzo” e “Deep
Rising – Presenze dal profondo”. Nel 2002 ha dato
vita al leggendario personaggio del Tenente Joe Leaphorn in
una serie di film per la PBS, prodotti da Robert Redford e tratti
dai libri di Tony Hillerman Skinwalkers, A Thief of Time e Coyote
Waits. Nel 2005 ha interpretato un personaggio ispirato al guerriero
Powhatan Opechancanough nel film del 2005 candidato a un Academy
Award “The New World – Il nuovo mondo”, diretto
da Terrence Malick.
La sua filmografia include anche “500 Nations”,
“Big Guns Talk”, “Broken Chains”, “The
Doors”, “Highlander – L’ultimo immortale”,
“Ice Planet”, “The Killing Jar”, “Lone
Justice 2”, “Mystery Men”, “Ned Blessings”,
“Caccia spietata”. Torna all'Indice
I
REALIZZATORI DEL FILM
JAMES
CAMERON (regista, autore, produttore e montatore) è
nato a Kapuskasing, in Ontario (Canada), ed è cresciuto
vicino a Niagara Falls. Nel 1971 si è trasferito a Brea,
in California, dove ha studiato fisica presso il Fullerton Junior
College, lavorando al tempo stesso come macchinista e più
tardi come camionista.
Avendo deciso di intraprendere una carriera nel mondo del cinema,
nel 1978 realizza un cortometraggio 35 mm grazie ai fondi raccolti
presso un consorzio locale di dentisti. Gli effetti visivi di
questo cortometraggio gli fanno ottenere un lavoro in “I
magnifici sette nello spazio” (1980) di Roger Corman,
dove svolge varie mansioni: scenografo, pittore di fondali e
direttore della fotografia degli effetti visivi. Nel successivo
film di Corman, il thriller di fantascienza “Il pianeta
del terrore” (1981), diventa regista della seconda unità,
girando nel 1981 il suo primo film: l’horror “Pirana
2”. Nel 1983 Cameron scrive tre sceneggiature: “Rambo
II - la vendetta”, “Aliens – Scontro finale”
e “Terminator”.
Nel 1984 dirige proprio “Terminator” con Arnold
Schwarzenegger, riscuotendo un inaspettato ed incredibile successo
di cassetta, venendo inserito dalla rivista Time nella lista
dei migliori dieci film dell’anno.
Successivamente, Cameron dirige “Aliens – Scontro
finale” (1986) e poi scrive e dirige “Abyss”
(1989), che non ottiene il successo sperato. Dopo di ciò,
nel 1991 scrive, produce e dirige il sequel“Terminator
2 - Il giorno del giudizio”, film campione d’incassi
che infrange il record di pellicola più costosa della
storia del cinema; record infranto altre tre volte, rispettivamente
con “True Lies” (1994), “Titanic” (1997)
ed infine “Avatar” (2009). Inoltre, collabora alla
sceneggiatura e produce “Point Break – Punto di
rottura” (1991) e “Strange Days” (1994), oltre
a produrre il remake di Steven Soderberg “Solaris”
(2003).
I suoi film hanno aperto nuove strade nel campo degli effetti
visivi e stabilito numerosi primati sia negli Stati Uniti sia
all’estero. “Titanic” mantiene tuttora il
record nazionale e mondiale al box office, avendo incassato
globalmente più di 1,8 miliardi di dollari, recentemente
raggiunto da “Avatar” con 1,6 miliardi. I film di
Cameron hanno ottenuto numerose candidature e molti riconoscimenti
da un gran numero di organizzazioni, culminando nelle quattordici
candidature agli Academy Award (un record) e negli undici Oscar
vinti per “Titanic”, tra cui tre Oscar a Cameron
per il miglior film, la migliore regia e il miglior montaggio.
Nel 1999 Cameron produce la serie televisiva “Dark Angel”,
durata due stagioni e di cui dirige l’episodio finale,
guadagnandosi un vasto seguito e un ragguardevole numero di
candidature e premi, incluso il People’s Choice Award
per la migliore nuova fiction televisiva. Il programma lancia
anche una nuova stella: Jessica Alba.
Cameron si dedica poi a un nuovo sistema di riprese digitali
3D, che sviluppa con il partner Vince Pace. L’obiettivo
è di far vivere al grande pubblico l’esperienza
dell’esplorazione delle profondità oceaniche con
una nitidezza mai vista prima.
Con questo nuovo sistema di riprese, Cameron inizia a girare
documentari subacquei con la sua società, la Earthship
Productions. L’esplorazione compiuta dal suo team all’interno
del Titanic è in seguito diventata il film IMAX 3D “Ghosts
of the Abyss”. A maggio 2002 Cameron ha guidato le sue
macchine da presa robotizzate all’interno del relitto
della Bismarck, portando alla luce alcune importanti scoperte
riguardo al naufragio della leggendaria nave da guerra tedesca,
producendo poi il documentario per il Discovery Channel “La
spedizione di James Cameron: Bismarck”. Il team di Cameron
ha realizzato, nei due anni successivi, tre spedizioni presso
alcune sorgenti idrotermali sottomarine nelle profondità
dell’Atlantico, del Pacifico e del Mare di Cortez, che
sono poi diventate il film-documentario “Aliens of the
Deep”, un’incredibile avventura realizzata in formato
IMAX 3D. In queste esplorazioni di ambienti estremi, è
stato coadiuvato da un gruppo di giovani scienziati e biologi
marini per studiare se le creature scoperte a quelle profondità
non rappresentino una forma di vita che un giorno potremmo trovare
su altri pianeti o lune nel nostro sistema solare. Più
di recente, Cameron è tornato ancora sul Titanic per
completare l’esplorazione interna della nave, trasmessa
nel programma del Discovery Channel “Gli ultimi misteri
del Titanic” (Last Mysteries of the Titanic).
Cameron continua a collaborare con il partner Vince Pace per
sviluppare sistemi e strumenti per le riprese 3D, il cinema,
i documentari, gli eventi sportivi e di altro genere. Il Fusion
Camera System da loro ideato è il sistema di riprese
stereoscopiche più all’avanguardia che esista oggi
ed è stato usato per realizzare, oltre ad AVATAR, pellicole
come “Viaggio al centro della terra”, “Hannah
Montana & Miley Cyrus: Best of Both Worlds”, “U2:3D”,
“Tron: Legacy” e “The Final Destination”,
nonché numerosi progetti ed eventi speciali come l’NBA
All Star Game.
Infine, Cameron sta sviluppando alcuni nuovi progetti di esplorazione
oceanica e documentari su temi legati all’ambiente. Tra
i suoi progetti ci sono un probabile sequel di AVATAR
JON
LANDAU (produttore), vincitore di un Academy Award,
ha un’approfondita comprensione delle più complesse
e moderne tecnologie degli effetti visivi, abbinata alla capacità
di lavorare al fianco dei più grossi talenti creativi
e all’abilità di motivare cast tecnici anche di
grandi dimensioni, hanno messo Landau in condizione di avere
un ruolo significativo in numerose fra le maggiori produzioni
cinematografiche.
Come membro della Lightstorm Entertainment, Inc., Landau, insieme
al regista James Cameron, ha sviluppato una serie di strumenti
per la produzione digitale, che consentiranno di effettuare
riprese e distribuire un’enorme quantità di film
in 3D. Landau è anche impegnato in una collaborazione
con la Microsoft e le aziende partner per razionalizzare e snellire
il processo di produzione degli effetti visivi attraverso l’uso
di nuove tecnologie di Virtual Production.
Con il marchio Lightstorm Entertainment, Landau ha prodotto
film come “Titanic” di James Cameron e “Solaris”
di Steven Soderbergh. In precedenza, ha coprodotto “Dick
Tracy” di Warren Beatty e la commedia di successo per
la famiglia “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi”
(Honey, I Shrunk the Kids). Nei primi anni ’90, Landau
è stato Executive Vice President della produzione cinematografica
per la Twentieth Century Fox.
MAURO
FIORE (direttore della fotografia), originario della
Calabria, Fiore è emigrato negli Stati Uniti da bambino
con la famiglia, stabilendosi nella periferia di Chicago. Ha
imparato la sua professione frequentando il rinomato Columbia
College di Chicago, dove ha conosciuto un altro direttore della
fotografia in erba, il futuro vincitore di un Oscar Janusz Kaminski.
I due diventano amici durante il college e quando poi Kaminski
inizia la sua collaborazione per il produttore Roger Corman
come caposquadra elettricisti, Fiore lo segue per aiutarlo,
collaborando insieme anche per Steven Spielberg, come operatori
della seconda unità in “Schindler’s List”
(per il quale Kaminski vince il suo primo Academy Award), “Amistad”
e “Il mondo perduto: Jurassic Park”.
Il primo incarico di Fiore come direttore della fotografia coincide
con il debutto di Kaminski alla regia con “La profezia”
(Lost Souls). A questo seguono “Driven” e “The
Center of the World”. La sua filmografia per il grande
schermo comprende anche “La vendetta di Carter”
(Get Carter), “Highway”, “Love From Ground
Zero”, “Una maledetta occasione” (An Occasional
Hell), “Lasciarsi” (Breaking Up), “Soldier
Boyz” e “Dominion”. Fiore ha anche diretto
la fotografia della seconda unità in “The Rock”
e “Armageddon”, entrambi del regista Michael Bay,
curando la fotografia di “The Kingdom” di Peter
Berg, dell’epopea di fantascienza “The Island”
di Michael Bay e della commedia noir “Smokin’ Aces”
di Joe Carnahan. Ha anche collaborato con il regista Antoine
Fuqua su due progetti cinematografici: il thriller “Training
Day” e il film drammatico di guerra ambientato in Africa
“L’ultima alba” con Bruce Willis e, recentemente,
il film di Joe Carnahan “The A-Team”.
RICK
CARTER (scenografie) disegna scenografie per il mondo
del cinema e della televisione da oltre 25 anni. Ha collaborato
con il regista Steven Spielberg alla realizzazione di “Guerra
dei Mondi”, “Munich”; “A.I. Intelligenza
Artificiale”, per il quale è stato candidato all’AFI
come scenografo dell’anno e all’Art Directors Guild
Award; “Jurassic Park” e “Il mondo perduto:
Jurassic Park” (The Lost World: Jurassic Park); “Amistad”,
che gli ha fatto ottenere un’altra candidatura all’Art
Directors Guild Award; infine, la serie TV “Amazing Stories
– Storie incredibili” prodotta da Spielberg. Carter
ha lavorato con il regista Robert Zemeckis in “Polar Express”,
“Cast Away”, “Le verità nascoste”,
“La morte ti fa bella”, “Ritorno al futuro
parte II” e “Ritorno al futuro parte III”
oltre a “Forrest Gump”, che gli è valso una
candidatura agli Academy Award.
ROBERT
STROMBERG (scenografie) ha recentemente collaborato
con il regista Tim Burton nel film 3D “Alice in Wonderland”.
In precedenza, ha lavorato a lungo in vari ruoli legati agli
effetti visivi, nei film “G.I. Joe - La Nascita dei cobra”,
“Il Petroliere”, “Tropic Thunder”, “La
Bussola d’oro” (The Golden Compass), “Quel
treno per Yuma” (3:10 to Yuma), “Pirati dei Caraibi
– Ai confini del mondo” (Pirates of the Caribbean:
At World’s End), “Ghost Rider”, “Quando
l’amore brucia l’anima” (Walk the Line), “Sky
Captain and the World of Tomorrow”, “Master and
Commander: Sfida ai confini del mare” e molti altri.
È stato candidato a un Oscar (in compartecipazione) per
i migliori effetti visivi con “Master and Commander: Sfida
ai confini del mare” e, nel 2008, ha vinto un Emmy (in
compartecipazione) per il lavoro nella mini-serie televisiva
“John Adams”. Ha anche vinto altri due Emmy (in
compartecipazione) per il lavoro realizzato nei serial “Star
Trek: The Next Generation” e “Star Trek: Voyager”.
JOHN
REFOUA (montaggio) ha già collaborato con James
Cameron nel documentario 3D “Ghosts of the Abyss”.
Tra gli altri titoli della sua filmografia troviamo le commedie
“Reno 911!: Miami” e “Palle in Gioco”.
Refoua ha lavorato a lungo in televisione nelle serie “Reno
911!”, “CSI: Miami” e “Dark Angel”,
quest’ultima ideata insieme a James Cameron, che ne ha
anche curato la produzione esecutiva.
STEPHEN
RIVKIN (montaggio) ha vinto l’Eddie Award dell’American
Cinema Editors (in compartecipazione) per il lavoro realizzato
in “Pirati dei Caraibi – La maledizione della prima
luna” ed è stato candidato a un Eddie sia per “Pirati
dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma”
sia per “Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo”.
JOE
LETTERI (supervisore senior effetti visivi) ha vinto
tre premi Oscar per gli effetti visivi degli ultimi due film
della serie “Il Signore degli anelli” (Lord of the
Rings) e per “King Kong”. È stato anche candidato
per “Io, Robot” (I, Robot). Letteri è socio
della WETA Digital, società neozelandese di produzione
di effetti digitali. Prima di unirsi alla WETA, ha collaborato
con la ILM. La sua filmografia include anche “X-Men 3”,
“Ultimatum alla terra”, “Van Helsing”
e “La leggenda degli Abissi”.
JAMES
HORNER (musiche), i cui lavori più recenti sono
stati “Spiderwick - Le Cronache” e “Apocalypto”
di Mel Gibson, è uno dei più noti compositori
di musiche per film. Dopo avere creato le musiche per dozzine
tra i film più memorabili e famosi degli ultimi vent’anni,
Horner è stato premiato con due Academy Award e due Golden
Globe per “Titanic” di James Cameron. Inoltre, è
stato candidato agli Academy Award per la colonna sonora originale
de “La casa di sabbia e nebbia”, “A Beautiful
Mind”, “Braveheart – Cuore impavido”,
“Apollo 13”, “L’uomo dei sogni”
e “Aliens – Scontro finale”, nonché
per la canzone originale Somewhere Out There del film “Fievel
sbarca in America”. È anche stato candidato a cinque
Golden Globe e ha vinto sei Grammy Award, incluso quello per
la migliore canzone dell’anno, sia nel 1987 (Somewhere
Out There) sia nel 1998 (My Heart Will Go On).
Nell’aprile del 1988, la colonna sonora composta da Horner
per “Titanic” è rimasta per sedici settimane
al primo posto nella classifica degli album Top 200 di Billboard,
stabilendo un nuovo record per il numero di settimane consecutive
al primo posto di una colonna sonora.
Conosciuto per la varietà stilistica, Horner ha contribuito
ad arricchire con le sue musiche numerosi film, tra cui “L’ombra
del potere”, “Tutti gli uomini del Re”, “Il
mondo nuovo”, “La leggenda di Zorro”, “Flightplan”,
“The Forgotten”, “Troy”, “The
Missing”, “Amore senza confini”, “Il
nemico alle porte” “Il Grinch”, “Le
quattro piume”, “La tempesta perfetta”, “L’uomo
bicentenario”, “La maschera di Zorro”, “Deep
Impact”, “L’ombra del diavolo”, “Il
riscatto”, “Casper”, “Vento di passioni”,
“Sotto il segno del pericolo”, “Il rapporto
Pelican”, “L’Uomo senza volto”, “Giochi
di potere”, “Cuore di tuono”, “I signori
della truffa”, “The Rocketeer”, “Uomini
di gloria”, “Il nome della rosa”, “Cocoon”,
“Gorky Park”, “48 ore”, “Star
Trek II” e “Star Trek III”.
DEBORAH
L. SCOTT (ideazione costumi) ha vinto un Academy Award
per i costumi nel 1998 ed è stata candidata ai BAFTA
per il lavoro realizzato nel pluripremiato blockbuster di James
Cameron “Titanic”.
La Scott ha collaborato con il regista Michael Bay in “Transformers”,
“The Island” e “Bad Boys II”; per Steven
Spielberg ha curato i costumi del thriller di fantascienza “Minority
Report”. L’artista ha anche disegnato i costumi
di “Agente Smart” con Steve Carell e Anne Hathaway,
“Reign Over Me” con Adam Sandler, Don Cheadle e
Jada Pinkett Smith, “Caccia spietata” con Liam Neeson
e Pierce Brosnan, “The Lost City”, debutto alla
regia di Andy Garcia.
Altri film che arricchiscono la sua filmografia sono “Litigi
d’amore”, “The Patriot”, “Wild
Wild West”, “Heat - La sfida”, “Vento
di passioni”, “Sliver”, “Hoffa: Santo
o mafioso?” e “Ritorno al futuro” (Back to
the Future).
MAYES
C. RUBEO (ideazione costumi) è stata l’ideatrice
dei costumi di “Dragonball: Evolution”, “Apocalypto”,
“Sunshine State” e “The Arrival”, oltre
ad altri film. Il suo lavoro televisivo comprende il film “Fidel”,
per il quale è stata candidata al Guild Award per i costumi,
e “The Librarian”. Torna all'Indice
(Gennaio 2010)