ARANCIA MECCANICA

Speciale Stanley Kubrick - parte 4

 

 

In un’Inghilterra appartenente ad un futuro non troppo lontano (ed oggi abbastanza superato) assistiamo alle peripezie di Alex, un giovane di buona famiglia amante di droghe, sesso, violenza e musica classica il quale, a capo di una gang di teppisti chiamata “Drughi”, si dedica di notte a massacrare gente e violentare donne dopo essersi drogati con anfetamine. In seguito ad un’efferata escalation a base di violenza, stupri ed omicidi Alex viene tradito dai compagni, arrestato e sottoposto ad una “cura” sperimentale basata sul lavaggio del cervello: il programma “Ludovico”, consistente nella visione ininterrotta di scene brutali con un sistema che impedisce al soggetto di chiudere gli occhi e che gli provoca un totale rifiuto della violenza. Reso inoffensivo e dichiarato “guarito”, torna ad essere libero ma si ritrova isolato a confrontarsi con un mondo ancora più violento di prima, con la sua famiglia che lo respinge ed i suoi ex-compagni che, diventati poliziotti, si vendicano di lui alla prima occasione massacrandolo di botte. Divenuto il simbolo della “cura” e dell’efficienza della polizia, vittima lui stesso di violenza altrui (la vendetta di una sua vittima), Alex sarà spinto al suicidio ma, salvato in extremis alla fine del film, “guarisce” una seconda volta tornando ad essere sé stesso e stavolta con la benedizione del potere statale.

Dei tre film fantascientifici diretti da Kubrick (“2001” e “Il Dottor Stranamore”), “Arancia Meccanica” è sia quello più violento che quello con maggiori agganci con il presente. Gli elementi futuristici sono pochi, relegati soprattutto alle scenografie, perché il film è in sintesi una parabola fanta-sociale con al suo interno un’amara riflessione in bilico tra il filosofico ed il grottesco sulla violenza, l’istinto umano ed il rapporto del singolo con la società.

Tratto dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess (scritto nel 1962), “Arancia Meccanica” è stato realizzato nel 1970 con un budget di due milioni di dollari e girato in formato di 35 mm; uscito nella seconda metà del 1971, ebbe una nomination per l'Oscar al miglior film nel 1972 ed ancora oggi è una pellicola di allarmante attualità che conquistò all’epoca una fulminea fama di opera maledetta visto la serie di atti di violenza emulativa che scatenò nel sottobosco giovanile. Kubrick fu costretto in seguito a ciò (ed alla conseguente ondata di attacchi dei mass media) a chiedere nel 1974 il ritiro del film dall’Inghilterra. Per anni, prima di essere attentamente analizzato e riconosciuto come cult-movie, il film ha subito le censure di molti paesi nel mondo a causa sia dell’efferata e sgradevole dose di violenza iperrealistica che esso contiene (seppur stemperata da un tono grottesco) sia per le vene di nichilismo, anarchia e pessimismo assoluto scevre da ogni ideologia rivoluzionaria di quegli anni. Kubrick propone un discorso lucido sulla violenza, ritratta prima come “ludica” (quello che Alex fa agli altri per lui è una sorta di gioco) e poi inserita come elemento basilare di un’intera comunità (e quindi necessaria), che all’epoca spaventò non poco, ma che oggi risulta un argomento attualissimo, presentando i germi di un genere cinematografico nuovo ed anticipando i tempi di movimenti anarchici come il Punk o la Blank generation.

Nel film, la follia e l’aggressività del singolo sono parallele a quelle dell’intera società e quelle di quest’ultima sono anche peggiori perché appartenenti ad un organo “superiore” all’individuo che lo inglobano in essa, condizionandolo e strumentalizzandolo. Il protagonista Alex è un personaggio unico ed esemplare per la sua caratterizzazione ambigua e psicotica, specchio di un disagio sociale endemico ed eroe anarchico e “negativo”, ma a suo modo anche onesto, di un racconto senza morale e senza redenzione che ha come oggetto, attraverso la violenza, il semplice libero arbitrio. Lo stesso Kubrick in varie interviste ha spiegato l’anima del personaggio con queste parole:

«L'unico personaggio che si possa paragonare ad Alex è Riccardo III
e penso che entrambi agiscano in modo molto simile sulla nostra immaginazione.
Entrambi portano il pubblico a dar loro confidenza, entrambi sono completamente onesti, acuti, intelligenti e privi d'ipocrisia. La storia ha due livelli. Ci sono le implicazioni sociologiche sul quesito se sia più gravemente immorale togliere ad un uomo la libertà, imprigionandolo, o il libero arbitrio, trasformandolo in un'arancia meccanica, un robot. E il potere della storia è nel personaggio di Alex che in qualche modo ti conquista, come Riccardo III, a dispetto della sua malvagità, per la sua intelligenza e acutezza e per la sua totale onestà. Rappresenta l'inconscio, il lato selvaggio represso della nostra natura, che gode innocentemente dei piaceri dello stupro
».

Ma “Arancia Meccanica” è un film che viene ricordato anche dal punto di vista visivo e sonoro, con un enorme bagaglio di invenzioni stilistiche e narrative che Kubrick inserì in esso, a cominciare dagli originali dialoghi ricchi sia di nuovi elementi lessicali (ad esempio il termine “Drughi”=Amici) mutuati in parte dal romanzo di Burgess sia di contaminazioni e citazioni letterarie e poetiche.
Geniale poi l’uso della colonna sonora composta da brani sintetizzati di musica classica, che accompagnano la narrazione fungendo da contrappunto ironico/grottesco di alcune scene, divenute memorabili ed indimenticabili: è il caso –ad esempio- del brano “Guglielmo Tell” velocizzato ed in linea con le immagini accelerate dell’orgia in stanza di Alex, con lui e due donne, in cui il contenuto erotico cede il posto al comico. Oppure, il dissacrante uso di una canzone famosa ed amata come “Singin' in the rain” che Alex canticchia mentre esegue lo stupro su una donna e che contribuisce a rendere la visione della scena esasperata e disturbante, divenuta poi una delle sequenze più agghiaccianti della storia del cinema. O, ancora, un brano di Rossini funge da accompagnamento/ispirazione catartica per la vendetta di Alex sui compagni, nella scena in cui ristabilisce la propria supremazia come capo banda.

Di grande impatto visivo sono anche i costumi vittoriani e pop dei personaggi, gli interni art-decò d’avanguardia inglese, l’utilizzo di Kubrick dei quadri della moglie Christiane, per non parlare degli arredamenti inusuali e concettuali curati da Russell Hagg e Peter Sheilds come, ad esempio, lo scioccante Korova Milk Bar con tavoli antropomorfi.
Lo spettatore è immerso in uno scenario futurista ma drammaticamente attuale, con un’atmosfera allucinata ed apocalittica, colorata, violenta e con sequenze scioccanti e provocatorie che colpiscono il pubblico con la violenza di un pugno nello stomaco, evidenziate dalla fotografia del tecnico John Alcott -già collaboratore di Kubrick per “2001”- in totale sintonia con il regista per creare l’atmosfera ambigua e non rassicurante del film. Inoltre, Kubrick costringe il pubblico anche a venire a patti con la propria coscienza, visto che la narrazione è soggettiva ed è filtrata dal punto di vista personale dello stesso Alex il quale illustra passaggi, pensieri e riflessioni in prima persona, con voce fuori campo. Il pubblico quindi partecipa costantemente all’esperienza di Alex, perché il personaggio si rivolge più volte ad esso sciorinando i propri pensieri e quindi scatta quasi un processo di “avvicinamento” tra lui e lo spettatore, nonostante il disturbo che i suoi atti provocano.

Una parte del merito del film va, in questo senso, anche all’attore Malcom McDowell che all’epoca era praticamente uno sconosciuto ma dotato di un volto inquietante che colpì molto Kubrick. Mc Dowell ha interpretato il personaggio fulcro della sua carriera, seguendo le direttive del regista ed adattandosi a tutte le sue richieste con un impegno fisico e psicologico durissimo. Ad esempio, l’attore aveva il disgusto per i rettili e fu costretto a maneggiare un serpente che il protagonista teneva come animale domestico, oppure rischiò l’annegamento nella scena in cui gli ex-compagni immergono la faccia di Alex nell’acqua putrida; ma le scene più difficili riguardarono quelle del programma “Ludovico”, nel girare le quali, si ferì alla cornea con il celebre “Fissapalpebre” chirurgico e Kubrick continuò malgrado tutto le riprese.

“Arancia Meccanica” è in sintesi uno dei film più sperimentali e raffinati di Kubrick, praticamente perfetto per quanto riguarda sceneggiatura e messa in atto dal punto di vista tecnico, quest’ultima portata avanti dal regista con numerosi artifici narrativi basati sull’uso dello zoom, dei grandangoli, di soggettive, di accelerazioni e rallentamenti delle riprese, di inquadrature studiatissime...
Un film innovativo e scioccante, definito “sublime” per l’impostazione complessa e modernissima, difficile da rivedere ma impossibile da dimenticare.
Infine, arriviamo alla spiegazione del titolo: perché “Arancia Meccanica”?
E’ lo stesso scrittore Anthony Burgess che, in un’intervista, spiega la genesi del nome:

Nel 1945, al ritorno dal fronte, in un pub di Londra ho sentito un cockney (espressione usata dagli inglesi per distinguere un londinese,ndr) ottantenne dire di qualcuno che era sballato come un'arancia meccanica. L'espressione m'incuriosì per la stravagante mescolanza di linguaggio popolare e surreale. Per quasi vent'anni avrei voluto utilizzarla come titolo per qualche mia opera: ne ho avuto poi l'occasione quando ho concepito il progetto di scrivere un romanzo sul lavaggio del cervello.
Quindi Arancia meccanica è inteso come qualcosa di puramente naturale (arancia) al quale vengono imposte regole statiche, come se essa fosse, appunto, meccanica.
Questo è contro natura. Più di ogni altra cosa, nella mia storia, volevo dire che Dio ha dato all'uomo la libertà di scegliere fra bene e male, e che si tratta di un dono meraviglioso
”.

Curiosità: Kubrick mette in bella mostra la colonna sonora di “2001” nel negozio di dischi dove si rifornisce Alex. “Arancia Meccanica” ottenne alla sua uscita la classificazione “R” da film porno ed il regista fu costretto a tagliare diverse scene. Il film, da sempre vietato ai minori di 18 anni, è stato trasmesso per la prima volta alla televisione inglese soltanto nel 2002, in seconda serata. Nella versione italiana Malcolm McDowell è stato doppiato da Adalberto Maria Merli.

Marco Scaligeri 2006

 

SCHEDA FILM:

Titolo originale: A Clockwork Orange
Paese: Gran Bretagna
Data di Uscita: 30 Novembre 1970
Durata: 137 minuti
Genere: drammatico, grottesco, fantascienza
Regia: Stanley Kubrick
Sceneggiatura: Stanley Kubrick
Soggetto: Anthony Burgess (romanzo)
Fotografia: J. Alcott
Attori: Malcolm McDowell, Patrick Magee, Warren Clark, Adrienne Corri, Carl Duering, Michael Gover, Sheila Raynour, Madge Ryan, Anthony Sharp, Philip Stone, Pauline Taylor
Musiche: Wendy Carlos, Nacio Herb Brown, Edward Elgar, brani di Rossini e Beethoven
Scenografia: Russell Hagg, Peter Sheilds
Distribuzione: Warner Bros